Il 24 gennaio è arrivata per Taranto la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. L’iniziativa è stata promossa, per la prima volta nel 2013, dal Comitato Legamjonici. Questa è la prima vittoria dei tarantini!  

Foto di Rosy Battaglia tratta da facebook.

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https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_20_1.page;jsessionid=MOlJW1Y8re1uzSZF6GAWAHWy?contentId=SDU173674&previsiousPage=mg_1_20

http://www.giurisprudenzapenale.com/2019/01/24/caso-ilva-la-cedu-condanna-lo-ad-attivare-misure-efficaci-la-bonifica/
https://agensir.it/europa/2019/01/25/ilva-le-reazioni-alla-sentenza-della-corte-europea-per-i-diritti-umani-di-strasburgo/

https://www.tpi.it/2019/01/24/ilva-sentenza-cedu-strasburgo/

http://www.ecodallecitta.it/notizie/390626/ilva-condanna-italia-sentenza-sovranazionale-cui-lo-stato-dovra-necessariamente-attenersi

https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2019/01/24/italia-condannata-per-ilva_dP82TnJUlcW1Sq3Pw3vUWL.html

https://portale.fnomceo.it/ilva-anelli-sentenza-cedu-grandissimo-risultato-per-tutti-i-cittadini/

http://www.rivistaoidu.net/content/osservatorio-sull%E2%80%99italia-e-la-cedu-n-12018 

http://questionegiustizia.it/articolo/casi-amanda-knox-e-ilva-dalla-cedu-doppia-condanna-per-l-italia_24-01-2019.php

http://www.affaritaliani.it/puglia/ex-ilva-esortazione-al-governo-br-per-non-impugnare-la-sentenza-cedu-584183.html
https://www.studiocataldi.it/articoli/33331-cedu-condanna-italia-per-l-ilva.asp

http://www.studiolegalezuco.it/ilva-ricorso-cedu-24-gennaio-2019-diritto-vita-privata-ricorso-effettivo/

e tanto altro.

Nella foto Daniela Spera nel corso della manifestazione No Pfas a Venezia (20 ottobre 2019).

ILVA DI TARANTO, DIRITTO AL LAVORO, DIRITTO ALLA SALUTE: UN FOCUS AL FORUM DELLE GIORNALISTE DEL MEDITERRANEO, (21-23 novembre)

Taranto vuole vivere. Sarà questo il messaggio che lanceranno le giornaliste curde, somale, etiopi, maltesi, francesi, inglesi, insieme a tante italiane, in occasione del Forum of Mediterranean Women Journalists (organizzato da GiULiA giornaliste ) che aprirà i lavori il 21 novembre prossimo a Taranto presso il dipartimento jonico dell’Università Aldo Moro.
Tema di questa quarta edizione: “Are women’s rights human rights?”. Ovvero, i diritti “umani” sono anche diritti delle donne?
A Taranto il diritto al lavoro e il diritto alla salute non sono garantiti e le rappresentanti di associazioni locali e nazionali di donne e mamme, convergeranno al Forum, che darà loro voce: un importante momento di sintesi dell’attivismo femminile sul tema complesso dell’ex Ilva e sul destino di Taranto.

Il Forum, insieme a GiULiA giornaliste, ha sottoscritto con altre reti di donne, fondazioni, cooperative e associazioni, il testo delle raccomandazioni per revisione universale periodica sui diritti delle donne (UPR Italy) che saranno presentate in anteprima all’opinione pubblica. Il Forum delle Giornaliste del Mediterraneo intende quindi proporsi, come è accaduto nelle tre edizioni precedenti, come momento di analisi delle tendenze in atto e proposta di temi universali su cui indirizzare il dibattito per l’anno successivo.
Aprirà i lavori Pauline Ades Medel, responsabile di Reporters senza frontiere per l’Unione europea e i Paesi balcanici; i lavori saranno chiusi da Emanuele Russo, presidente di Amnesty international-Italia.

Il Forum prosegue il 22 novembre a Bari e il 23 a Brindisi. Il programma dettagliato e l’elenco delle relatrici internazionali su http://www.giornaliste.org

Legamjonici interverrà nel panel 5 insieme ad altre rappresentanti delle Mamme da Nord a Sud.

 

Il 20 ottobre si è svolta a Venezia la manifestazione promossa dalle Mamme No Pfas che chiedono la bonifica del sito inquinato dall’azienda Miteni che oggi non svolge più la propria attività. La persistente situazione di inquinamento continua a contaminare le acque di falda, nonostante la presenza di una barriera idraulica che, per questo motivo, risulta inefficace. L’unica soluzione è la bonifica. Il Comitato Legamjonici è stato invitato a partecipare a sostegno della manifestazione. Daniela Spera è intervenuta in qualità di rappresentante del comitato, come voce di Taranto, ma anche in rappresentanza della rete delle Mamme da Nord a Sud sottolineando che anche nella provincia di Vicenza, e oltre, viene violato un diritto umano fondamentale: avere l’acqua pulita.

Di seguito un reportage fotografico della manifestazione.

I ricorsi presentati da Codacons (00135/2018) e da Peacelink (00786/2018) al Consiglio di Stato sono stati respinti in via preliminare. Erano stati presentati nel 2018 per ”l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 settembre 2017, pubblicato sulla G.U. n. 229 del 30 settembre 2017, avente ad oggetto “Approvazione delle modifiche al piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 marzo 2014, a norma dell’articolo 1, comma 8.1, del decreto legge 4 dicembre 2015, n. 191, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 febbraio 2016, n. 13”.

Di seguito i testi integrali che ne spiegano le motivazioni.

Si specifica che in merito alla citata sentenza Cedu (nel ricorso 00786/2018), il Consiglio di Stato scrive che i ricorrenti hanno lamentato ‘il pregiudizio alla loro salute causato dallo stabilimento Ilva di Taranto nel corso degli anni e dei decenni, con la conseguenza che da tale sentenza della Corte sovranazionale non si possono desumere argomenti idonei ad inficiare, in via diretta, la validità del gravato d.p.c.m.‘ Ciò vuol dire che tecnicamente la sentenza Cedu non poteva essere utilizzata come ulteriore motivazione per l’annullamento dello specifico Dpcm. Tuttavia la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nella sentenza, specifica che è proprio la tendenza ad emanare decreti Salva-Ilva ad aver ulteriormente messo in pericolo la salute dei cittadini di Taranto. Anche la proroga dei termini previsti per l’attuazione delle prescrizioni contenute nell’Aia potrebbe essere in contrasto con l’attuazione della sentenza Cedu. E dunque anche il parere del Consiglio di Stato. L’attuale Governo Italiano, infatti, dovrà eseguire quanto stabilito dai giudici europei. Come? È il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa che oggi vigila sull’esecuzione della sentenza.

 

Numero 01898/2019 e data 27/06/2019 Spedizione

REPUBBLICA ITALIANA

Consiglio di Stato

Sezione Prima

Adunanza di Sezione del 27 marzo 2019

NUMERO AFFARE 00135/2018

OGGETTO:

Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

 

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza sospensiva, proposto, con presentazione diretta, ex art. 11 d.P.R. n. 1199/1971-OMISSIS-, per l’annullamento, previa sospensione, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 settembre 2017, pubblicato in G.U. n. 229 del 30/09/2017 – anche nella parte in cui non ha previsto apposite misure di ristoro dei danni subiti e subendi dai cittadini -OMISSIS– avente ad oggetto “Approvazione delle modifiche al piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 marzo 2014, a norma dell’articolo 1, comma 8.1, del decreto-legge 4 dicembre 2015, n. 191, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° febbraio 2016, n. 13“, nonché di tutti gli atti connessi e presupposti e/o consequenziali, ivi compresi – ove occorra – la nota ISPRA prot. n. 46939 del 25 settembre 2017 e le presupposte note Ilva in questa richiamate, il parere del Comitato di esperti del 27 settembre 2017, la richiesta del Ministro dello sviluppo economico non conosciuta, la proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dello sviluppo economico non conosciuta, -OMISSIS-la nota della Direzione generale salvaguardia del territorio e delle acque del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare prot. n. 20001 del 22 settembre 2017, nonché degli atti con cui è stata rigettata la richiesta del Codacons, nella sua qualità di Associazione riconosciuta di protezione ambientale ex lege n. 349/1986, di partecipare al Tavolo tecnico -OMISSIS-, istituito presso il Ministero dello sviluppo economico, nonché del verbale della riunione del 20 dicembre 2017 da cui il Codacons è stato escluso, nonché di tutti gli atti presupposti, conseguenti e comunque connessi, ivi compreso il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 18 luglio 2016 con il quale sono stati nominati i membri del Comitato di esperti.

LA SEZIONE

Vista la nota di trasmissione della relazione prot. n. 4411 del 21 febbraio 2018 con la quale il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull’affare consultivo in oggetto;

-OMISSIS-;

Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Michele Pizzi;

 

Premesso:

1.1. -OMISSIS-, su richiesta della competente Procura della Repubblica, disponeva il sequestro preventivo, senza facoltà d’uso,-OMISSIS-, nominando tre custodi giudiziari.

Nel medesimo anno 2012, nel mese di ottobre, veniva adottato il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare prot. n. 547 del 26 ottobre 2012 (AIA 2012), -OMISSIS-.

1.2. A seguito del sequestro la continuità della produzione veniva garantita in forza di specifiche norme derogatorie: in particolare il Governo è intervenuto con il decreto legge 3 dicembre 2012, n. 207, convertito con modificazioni dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231, il cui articolo 1, comma 1, ha introdotto la nozione di “-OMISSIS-”; il successivo articolo 3 (nella versione originaria) del medesimo d.l. n.207/2012, oltre ad affermare, al comma 1, che “-OMISSIS- a norma dell’articolo 1”, ha altresì precisato, al comma 2, che il decreto ministeriale prot. n. 547 del 26 ottobre 2012 (AIA 2012) “contiene le prescrizioni volte ad assicurare la prosecuzione dell’attività produttiva -OMISSIS-” ed ha inoltre autorizzato, al comma 3, la società ILVA, nei limiti consentiti dal provvedimento AIA 2012 e per un periodo di trentasei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legge (entrato in vigore il 3 dicembre 2012), “alla prosecuzione dell’attività produttiva nello stabilimento e alla commercializzazione dei prodotti […]”.

1.3. In considerazione del perdurare delle inadempienze e dei ritardi nell’attuazione delle prescrizioni di cui all’AIA del 2012 da parte del Gestore, il Governo è intervenuto nuovamente con il decreto legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2013, n. 89, prevedendo in linea generale, all’articolo 1, comma 1, il possibile commissariamento straordinario (da deliberare dal Consiglio dei Ministri) di qualunque impresa, avente determinate caratteristiche dimensionali, che gestisca -OMISSIS-, qualora “l’attività produttiva abbia comportato e comporti oggettivamente pericoli gravi e rilevanti per l’integrità dell’ambiente e della salute a causa dell’inosservanza reiterata dell’autorizzazione integrata ambientale […]”; il successivo articolo 2, comma 1, del medesimo decreto legge n. 61 del 2013 ha stabilito che i presupposti per il commissariamento straordinario (di cui all’articolo 1, comma 1, d.l. n. 61/2013) “sussistono” per la -OMISSIS-

Inoltre il comma 5 dell’articolo 1 del medesimo d.l. n. 61/2013 ha previsto che, contestualmente alla nomina del commissario straordinario, deve essere predisposto (da un comitato di tre esperti nominati dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare), in conformità alle norme dell’Unione europea e internazionali nonché alle leggi nazionali e regionali, il “piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria che prevede le azioni e i tempi necessari per garantire il rispetto delle prescrizioni di legge e dell’a.i.a.”, da presentare successivamente al predetto Ministro e la cui approvazione, mediante decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa delibera del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente, “equivale a modifica dell’a.i.a.” ai sensi dell’art. 1, comma 7, del d.l. n. 61/2013, ove è stato altresì prescritto il completamento degli interventi previsti dall’a.i.a. entro il termine di “trentasei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”, ovvero entro il 3 agosto 2016.

1.4. Veniva pertanto adottato, -OMISSIS-, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 marzo 2014 “Approvazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, a norma dell’articolo 1, commi 5 e 7, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89” che, pur confermando i valori limite di emissione ed il limite alla produzione dell’AIA 2012, apportava una rimodulazione delle tempistiche originariamente fissate per l’attuazione degli interventi di adeguamento ambientale della previgente AIA del 2011 e dell’AIA del 2012, definendo anche gli obiettivi ambientali per la gestione delle acque meteoriche, per gli scarichi parziali industriali e per le coperture dei parchi primari e minori.

1.5. Il successivo decreto legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito con modificazioni dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, modificando, all’articolo 1, la disciplina contenuta nell’art. 2 del decreto legge 23 dicembre 2003, n.347, convertito con modificazioni dalla legge 18 febbraio 2004, n. 39, ha ampliato il novero delle grandi imprese in stato di insolvenza ammesse alla procedura di amministrazione straordinaria di cui al detto decreto legge n. 347/2003, estendendo tale procedura anche alle imprese che gestiscono -OMISSIS-.

-OMISSIS-pertanto, è stata posta in amministrazione straordinaria con decreto del Ministro dello sviluppo economico del 21 gennaio 2015, con conseguente cessazione del commissariamento straordinario di cui al decreto legge n. 61/2013.

Inoltre, ai sensi dell’art. 2, comma 5, del medesimo decreto legge n. 1 del 2015, il Piano delle misure e degli interventi di cui al d.p.c.m. del 14 marzo 2014 “si intende attuato se entro il 31 luglio 2015 sia stato realizzato, almeno nella misura dell’80 per cento, il numero di prescrizioni in scadenza a quella data”, ribadendo altresì il termine ultimo per l’attuazione delle restanti prescrizioni alla data del 3 agosto 2016 (successivamente prorogato al 30 settembre 2017).

1.6. Il Governo è infine intervenuto con due ulteriori decreti legge, disciplinanti la procedura di cessione -OMISSIS-il decreto legge 4 dicembre 2015, n. 191 “-OMISSIS-”, convertito con modificazioni dalla legge 1° febbraio 2016, n. 13, nonché il decreto legge 9 giugno 2016, n. 98 “-OMISSIS-”, convertito con modificazioni dalla legge 1° agosto 2016, n. 151.

Con decreto del Ministro dello sviluppo economico del 4 gennaio 2016 -OMISSIS-, ai sensi dell’art. 4, comma 2, del d.l. n. 347/2003 ed era stato autorizzato l’avvio della procedura per il trasferimento dei complessi aziendali -OMISSIS-.

In particolare la complessa procedura di gara prevista per il trasferimento dei complessi aziendali de quibus è disciplinata dal citato decreto legge n. 191/2015, contenente altresì disposizioni per il prosieguo dell’esercizio dell’attività nell’ambito della procedura di cessione; il successivo decreto legge n. 98/2016, da un lato, è intervenuto sul procedimento di gara anticipando la valutazione sulle proposte di modifica al Piano ambientale del 2014 (di cui al d.p.c.m. del 14 marzo 2014) ad una fase antecedente l’aggiudicazione, dall’altro lato ha previsto l’adozione di un nuovo d.p.c.m. (con valore di a.i.a. e che tenga luogo della v.i.a.), su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dello sviluppo economico, che contenga le modifiche al precedente Piano ambientale di cui al d.p.c.m. del 2014 ed ogni altro titolo autorizzativo necessario per l’esercizio dello stabilimento siderurgico, alla luce del nuovo Piano industriale presentato dall’aggiudicatario.

Da ultimo il decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19, all’art. 6, comma 10-bis, ha introdotto ulteriori modifiche al decreto legge n. 191/2015.

2.1. La procedura di gara per la cessione dei complessi aziendali -OMISSIS-., avviata dal Ministero dello sviluppo economico nell’anno 2016, è stata regolata non solo sulla base della normativa generale concernente le grandi imprese in stato di insolvenza di cui al decreto legislativo n. 270 del 1999 “Nuova disciplina dell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza” e del decreto legge n. 347 del 2003 “Misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza”, convertito con modificazioni dalla legge n. 39 del 2004, ma altresì -OMISSIS-, in particolare l’articolo 1 del decreto legge n. 191 del 2015 “-OMISSIS-”, come modificato dalla legge di conversione n. 98 del 2016.

2.2. La gara è stata articolata attribuendo un massimo di 30 punti al piano industriale, un massimo di 15 punti al piano ambientale, un massimo di 5 punti alle risorse finanziarie reperite per il tramite di finanziamenti -OMISSIS-, nonché un massimo di 50 punti al canone offerto/prezzo di acquisto.

Entro il termine del 30 giugno 2016 (previsto all’art. 1, comma 8 del d.l. n. 191/2015) -OMISSIS-, contenenti altresì piani ambientali modificativi del d.p.c.m. del 14 marzo 2014 e, pertanto, sottoposte a valutazione (in fase antecedente all’aggiudicazione) dal Comitato di esperti all’uopo nominato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi del citato articolo 1, comma 8, primo periodo del d.l. n. 191/2015.

2.3. Ottenuto, in data 9 gennaio 2017, il parere di competenza del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare sulle proposte di modifica al Piano ambientale delle due concorrenti e ricevute, in data 6 marzo 2017, -OMISSIS-, formulate in conformità al contenuto del predetto parere ministeriale, i Commissari straordinari, dopo aver acquisito la relazione dell’esperto indipendente circa la compatibilità delle offerte vincolanti definitive con i criteri di mercato, tenuto conto delle previsioni economiche, patrimoniali e finanziarie contenute nei rispettivi piani e la relativa sostenibilità finanziaria, all’esito di un’istruttoria svolta sulla base di una valutazione comparativa tra le offerte presentate quanto al requisito dell’affidabilità industriale, patrimoniale e finanziaria, quanto ai piani industriali ed ambientali e quanto al corrispettivo offerto, -OMISSIS-.

2.4. -OMISSIS-.

2.5. A seguito del provvedimento di aggiudicazione, in base a quanto previsto dall’art. 1, comma 8.1. del decreto legge n. 191/2015, -OMISSIS-, apposita domanda di autorizzazione dei nuovi interventi e di modifica del Piano ambientale di cui al d.p.c.m. del 14 marzo 2014, sulla base dello schema di Piano accluso alla propria offerta vincolante definitiva.

La domanda, resa disponibile sul sito del Ministero dell’ambiente per un periodo di trenta giorni per consultazione pubblica e presentazione di eventuali osservazioni, è stata istruita dal medesimo Comitato di esperti sopra menzionato.

2.6. Le modifiche ed integrazioni al Piano ambientale di cui al d.p.c.m. del 14 marzo 2014 sono state infine disposte, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dello sviluppo economico, previa delibera del Consiglio dei Ministri, con il gravato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 settembre 2017.

2.7. In data 24 luglio 2018, con nota prot. n. 15759, il Ministero dello sviluppo economico, a fronte della nota dell’ANAC del 19 luglio 2018 prot. n. 638444, con la quale erano stati evidenziati possibili profili di criticità relativamente alla procedura di gara che ha condotto all’aggiudicazione dei complessi aziendali -OMISSIS-ha comunicato, ai sensi dell’art. 7 della legge n. 241/1990, l’avvio del procedimento per l’eventuale annullamento d’ufficio del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 5 giugno 2017 e degli atti consequenziali.

2.8. Il relativo procedimento si è concluso con il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 7 settembre 2018, prot. n. 18559, con il quale si è disposto di non procedere all’annullamento in autotutela del d.m. sopra indicato.

3.1. Il Codacons, quale associazione iscritta nell’elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale ai sensi dell’art. 137 d.lgs. n. 206/2005, nonché quale associazione di protezione ambientale riconosciuta ai sensi dell’art. 13 della legge n. 349/1986, unitamente ai numerosi ricorrenti indicati in epigrafe,-OMISSIS-, con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica del 5 gennaio 2018 hanno chiesto l’annullamento dei numerosi atti e provvedimenti meglio indicati in epigrafe, in particolare: 1) del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 settembre 2017, “Approvazione delle modifiche al Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 marzo 2014, a norma dell’articolo 1, comma 8.1., del decreto-legge 4 dicembre 2015, n. 191, convertito, con modificazioni dalla legge 1° febbraio 2016, n. 13”, pubblicato sulla G.U.-Serie generale n. 229 del 30 settembre 2017, anche nella parte in cui non ha previsto -OMISSIS-, unitamente agli atti procedimentali presupposti; 2) del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 5 giugno 2017 -OMISSIS-; 3) degli atti con cui è stata rigettata la richiesta del Codacons, nella sua qualità di associazione riconosciuta di protezione ambientale ai sensi della legge n.349/1986, -OMISSIS-istituito presso il Ministero dello sviluppo economico.

3.2. Il ricorso straordinario, contenente domanda cautelare, è articolato nei seguenti cinque motivi, che saranno partitamente esaminati nel prosieguo:

– violazione dell’art. 97 della Costituzione, violazione dell’art. 1 della legge n. 108/2001, dell’art. 1 della legge n. 241/1990, dell’art. 1 del d.lgs. n. 195/2005, violazione dei principi di comunicazione, trasparenza, imparzialità, buon andamento e giusto procedimento;

– violazione delle direttive n. 2011/92/UE e n. 2014/52/UE, violazione del decreto legislativo n. 152 del 2006, violazione del decreto legislativo n. 104 del 2017 e della legge n. 221 del 2015, violazione del d.p.r. n. 357/1996 e del d.p.r. n. 120/2003, violazione dell’art. 1 della legge n. 241/1990 e dell’articolo 97 della Costituzione;

– violazione degli articoli 32 e 97 della Costituzione, violazione del decreto legislativo n.152 del 2006 e del decreto legislativo n. 104 del 2017, violazione dell’art. 1 del d.lgs. n.98/2016, violazione della decisione 2012/135/UE e dell’art. 8 della direttiva 2010/75/UE, violazione dell’art. 1 della legge n. 241/1990, dei principi di buon andamento, imparzialità dell’azione amministrativa e dell’obbligo di motivazione dei provvedimenti;

– violazione degli articoli 32 e 97 della Costituzione, dell’art. 1 della legge n. 241/1990, del decreto legislativo n. 152 del 2006, dei decreti legge n. 207 del 2012, n. 61 del 2013, n. 191 del 2015, n. 98 del 2016, dell’art. 1 della legge n. 124/1994, del principio di precauzione di cui all’art. 191 del TFUE, eccesso di potere per difetto e carenza di istruttoria, contraddittorietà, illogicità, incongruità ed irrazionalità;

– violazione dell’art. 11 della direttiva UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 novembre 2010, n. 75, da parte dell’art. 6, comma 10-bis, del d.l. n. 244 del 2016, convertito con legge n. 19 del 2017.

3.3. Con “deduzioni integrative” notificate il 24 gennaio 2018 i ricorrenti presentavano un ulteriore motivo di doglianza avverso il d.p.c.m. del 29 settembre 2017, deducendo eccesso di potere per disparità di trattamento, illogicità, irragionevolezza e contraddittorietà, eccesso di potere per ingiustizia manifesta, difetto assoluto di istruttoria, violazione del principio “chi inquina paga” di cui all’art. 191 TFUE, violazione dell’art. 1 della legge n.241/1990, violazione degli articoli 3 e 97 della Costituzione.

3.4. I ricorrenti, deducendo di aver potuto prendere visione del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 5 giugno 2017 e del parere del Comitato di esperti del 27 settembre 2017 solo a seguito della loro successiva ostensione, con motivi aggiunti notificati il 15 marzo 2018 hanno proposto ulteriori censure avverso i due suddetti provvedimenti, deducendo:

– eccesso di potere per illogicità e irragionevolezza, ingiustizia manifesta, difetto dei presupposti e carenza di istruttoria, violazione dei principi comunitari di prevenzione e precauzione ai sensi dell’art. 191 del TFUE, violazione del decreto legge n. 191/2015, convertito con legge n. 13/2016, del decreto legge n. 244/2016, convertito con legge n. 19/2017, del decreto legge n. 98 del 2016, convertito con legge n. 151/2016, del decreto legge n. 61/2013, convertito con legge n. 89/2013, violazione della decisione 2012/135/UE e delle direttive 2010/75/UE, 1999/31/UE, 2004/35/UE, violazione dell’art. 1 della legge n. 241/1990 e degli articoli 32 e 97 della Costituzione;

– eccesso di potere per difetto di motivazione, difetto dei presupposti e carenza di istruttoria, violazione dei principi di leale collaborazione, buona fede, correttezza e partecipazione, violazione dell’art. 1 della legge n. 108/2001, Convenzione di Aarhus, dell’art. 1 della legge n. 241/1990, degli articoli 32 e 97 della Costituzione.

3.5. In data 26 marzo 2018 i ricorrenti hanno presentato memorie difensive e sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 6, comma 10-bis, del decreto legge n. 244/2016, convertito con legge n. 19 del 2017, per violazione degli articoli 2 e 32 della Costituzione.

3.6. Ulteriori memorie di replica sono state presentate in data 24 aprile 2018.

3.7. In data 24 maggio 2018 sono state presentate ulteriori “deduzioni integrative” circa il diritto del Codacons alla partecipazione ai Tavoli tecnici istituiti presso il Ministero dello sviluppo economico -OMISSIS-.

3.8. In data 1° agosto 2018 i ricorrenti hanno notificato ulteriori “deduzioni integrative” contenenti censure e motivi aggiunti avverso il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 5 giugno 2017, deducendo: eccesso di potere per illogicità ed irragionevolezza, ingiustizia manifesta, difetto dei presupposti e carenza di istruttoria, violazione dei principi comunitari di prevenzione e precauzione di cui all’art. 191 del TFUE, violazione del decreto legge n. 191/2015, convertito con legge n. 13/2016, del decreto legge n. 244/2016, convertito con legge n. 19/2017, del decreto legge n. 98/2016, convertito con legge n. 151/2016, del decreto legge n. 61/2013, convertito con legge n. 89/2013, violazione della decisione 2012/135/UE e delle direttive 2010/75/UE, 1999/31/UE, 2004/35/UE, violazione dell’art. 1 della legge n. 241/1990, violazione degli articoli 32 e 97 della Costituzione.

3.9. Con ulteriori motivi aggiunti del 4 dicembre 2018 i ricorrenti hanno impugnato il provvedimento confermativo del Ministro dello sviluppo economico del 7 settembre 2018, prot. n. 18559, di conclusione del procedimento di annullamento d’ufficio del d.m. del 5 giugno 2017.

4.1. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, con nota prot. n. 4538 del 22 febbraio 2018, ha trasmesso a questa Sezione la relazione istruttoria prot. n. 4411 del 21 febbraio 2018 (successivamente trasmessa al Codacons con nota prot. n. 7270 del 26 marzo 2018), con la quale – dopo un’ampia ricostruzione dei fatti – sono state dettagliatamente esaminate le censure mosse nel ricorso, concludendo per il rigetto delle stesse.

Con la medesima nota del 22 febbraio 2018 il Ministero dell’ambiente ha, altresì, trasmesso la relazione istruttoria del Ministero dello sviluppo economico prot. n. 63724 del 14 febbraio 2018, con la quale il predetto Dicastero ha concluso per il rigetto del ricorso.

Il Ministero dello sviluppo economico, con riferimento ai motivi aggiunti notificati il 15 marzo 2018, ha poi presentato la relazione integrativa prot. n. 2923 del 27 marzo 2018, chiedendo il rigetto delle doglianze.

4.2. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, con nota prot. n. 6207 del 14 marzo 2018,-OMISSIS-, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

-OMISSIS- ha presentato controdeduzioni difensive del 9 marzo 2018 (trasmesse con nota ministeriale prot. n. 5953 del 12 marzo 2018), del 18 maggio 2018 (trasmesse con nota ministeriale prot. n. 11942 del 23 maggio 2018), e del 7 febbraio 2019 (trasmesse con nota ministeriale prot. n. 3709 del 15 febbraio 2019), concludendo per il rigetto del ricorso.

4.3.-OMISSIS-, la Sezione ha invitato l’Amministrazione a riferire con urgenza con particolare riferimento alla domanda cautelare “trasmettendo ogni documentazione utile alla Sezione, con precipuo riguardo all’istituzione del Tavolo tecnico istituzionale presso il Ministero dello sviluppo economico, convocato dal Capo di Gabinetto in data 6 dicembre 2017, alla sua composizione ed alle sue finalità, al programma dei lavori di detto Tavolo, rilasciando anche copia degli atti con cui sarebbe stata rigettata l’istanza di partecipazione dei ricorrenti, e segnalando, non da ultimo, quali forme di partecipazione, anche mediante apposite audizioni, sono eventualmente previste per acquisire l’interlocuzione di soggetti ed associazioni portatori di interessi diffusi e collettivi che ne hanno fatto domanda, in relazione alle misure da adottarsi, ai loro tempi di esecuzione e al relativo cronoprogramma degli interventi, nonché alla possibile implementazione del citato d.p.c.m. del 29 settembre 2017”.

4.4. Il Ministero dello sviluppo economico, con nota prot. n. 140207 del 16 aprile 2017 ha ottemperato a quanto richiesto dalla Sezione con il suddetto parere interlocutorio, presentando una dettagliata relazione concernente l’istituzione, la composizione e le finalità del Tavolo tecnico e relazionando, altresì, sulle modalità di svolgimento della procedura di gara conclusasi con l’aggiudicazione in favore del-OMISSIS-

Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, con nota prot. n. 11785 del 22 maggio 2018, ha trasmesso alla Sezione la nota del Ministero dello sviluppo economico prot. n. 157946 dell’11 maggio 2018, di riscontro alle diffide presentate dal Codacons con riguardo alla partecipazione al suddetto Tavolo tecnico.

4.5. -OMISSIS-, riconoscendo a tale Associazione “una doverosa interlocuzione, anche mediante apposita audizione, dei Tavoli tecnico-istituzionali delle Amministrazioni centrali con l’associazione Codacons, in ordine alle tematiche di risanamento ambientale e di rigenerazione urbana degli insediamenti residenziali in prossimità delle fonti inquinanti (secondo gli interventi programmati e già finanziati), nonché circa l’eventuale implementazione – agli stessi fini – delle previsione del dpcm impugnato, prescindendo da una partecipazione istituzionalizzata e strutturale ai Tavoli medesimi ma tale da consentire di valutare proposte tecniche e comunque gli apporti partecipativi venienti dalla detta Associazione, in ossequio allo spirito della stessa legge n. 241/90 (artt. 9 e 22)”.

Considerato:

5.1. Venendo ora all’esame dei motivi di censura dedotti con il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, i ricorrenti, con il primo motivo, lamentano la violazione dell’art. 6 della Convenzione di Aarhus del 25 giugno 1998 (Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale) ratificata con legge 16 marzo 2001, n. 108, in quanto “non permettere che un’associazione ambientalista di livello nazionale come il Codacons partecipi ad un tavolo tecnico -OMISSIS-, in qualità di rappresentante degli interessi e dei diritti dei cittadini, comporta una palese violazione delle disposizioni della Convenzione di Aarhus” (pag. 15 del ricorso); viene lamentata inoltre la violazione dell’art. 1 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195 (Attuazione della direttiva 2003/4/CE sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale), poiché il gravato d.p.c.m. del 29 settembre 2017 “non è stato pubblicato unitamente agli atti su cui si fonda” (pag. 16 del ricorso), con particolare riguardo al parere del Comitato di esperti del 27 settembre 2017 ed al decreto del Ministro dello sviluppo economico del 5 giugno 2017-OMISSIS-i ricorrenti deducono altresì che la questione ambientale “veniva affrontata nel silenzio di una trattativa che escludeva la popolazione” (pag. 17 del ricorso) -OMISSIS- “relegando ad un ruolo subalterno gli unici organi che avrebbero potuto garantire la legittimazione democratica del procedimento decisionale” (pag. 17 del ricorso).

Il motivo è infondato.

In primo luogo si rileva l’inammissibilità della doglianza, per difetto di interesse, nella parte in cui gli odierni ricorrenti lamentano l’omessa considerazione, da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e da parte del Comitato di esperti, di osservazioni presentate da altri soggetti (-OMISSIS-), essendo solo questi ultimi soggetti legittimati a lamentare il fatto che le loro considerazioni ed osservazioni, in tema di incidenza sull’ambiente delle modifiche al Piano ambientale dello complesso industriale ex Ilva, siano state asseritamente disattese ed ignorate.

In secondo luogo il Collegio evidenzia che, a differenza di quanto affermato nel ricorso, il procedimento seguito nella presente fattispecie, delineato dall’art. 1, comma 8.1., del decreto legge 4 dicembre 2015, n. 191, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° febbraio 2016, n. 13 (come da ultimo modificato dal decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito con legge 27 febbraio 2017, n. 19), ha pienamente garantito il diritto dei cittadini all’accesso all’informazione ambientale, così come richiesto dall’art. 6 della Convenzione di Aarhus, dall’art. 1 del d.lgs. n. 195/2005 e dai principi generali dell’azione amministrativa di cui alla legge 241/1990 in ossequio al dettato costituzionale di buon andamento dell’agere pubblico di cui all’art. 97 della Costituzione.

Infatti il menzionato articolo 1, comma 8.1., del d.l. n. 191/2015, ha previsto che l’aggiudicatario, in qualità di individuato gestore, “presenta entro i successivi trenta giorni apposita domanda di autorizzazione dei nuovi interventi e di modifica del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 marzo 2014, o di altro titolo autorizzativo necessario per l’esercizio dell’impianto, sulla base dello schema di Piano accluso alla propria offerta vincolante definitiva”.

Tale domanda, al fine di garantire la massima partecipazione di tutti i soggetti pubblici e privati interessati, “è resa disponibile per la consultazione del pubblico sul sito del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per un periodo di trenta giorni, ai fini dell’acquisizione di eventuali osservazioni. Della disponibilità della domanda sul sito web ai fini della consultazione da parte del pubblico è dato tempestivo avviso mediante pubblicazione su due quotidiani a diffusione nazionale e almeno due quotidiani a diffusione regionale”.

Nel presente caso risulta agli atti (-OMISSIS-), come anche rilevato dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nella relazione prot. n. 4538 del 22 febbraio 2018, che-OMISSIS-, ha correttamente pubblicato su due quotidiani a diffusione nazionale (Corriere della Sera ed IlSole24Ore) e su due quotidiani a diffusione regionale (Nuovo Quotidiano di Taranto e la Gazzetta di Taranto) l’avviso al pubblico concernente la presentazione, in data 5 luglio 2017, della “domanda di autorizzazione dei nuovi interventi e di modifica al Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria approvato con d.p.c.m. del 14 marzo 2014 e di ogni altro titolo autorizzativo necessario per l’esercizio degli impianti, che tiene luogo, ove occorra, della relativa valutazione di impatto ambientale”, con la precisa indicazione del sito internet del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ove tale domanda era consultabile, e con l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata ove inviare, nel termine trenta giorni, le eventuali osservazioni da parte di chiunque vi avesse interesse.

Tale iter procedimentale, in ossequio al dettato normativo di cui all’art. 1, comma 8.1, del decreto legge n. 191/2015, ha pienamente garantito il diritto di accesso alle informazioni ambientali in favore di tutti i soggetti pubblici e privati interessati, in perfetta armonia con i principi di partecipazione garantiti dalla Convenzione di Aarhus.

Né è possibile dedurre l’illegittimità del gravato d.p.c.m del 29 settembre 2017 per omessa pubblicazione del parere del Comitato di esperti del 27 settembre 2017 e del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 5 giugno 2017 -OMISSIS-., in quanto, in primo luogo, il suddetto parere avrebbe potuto essere oggetto di domanda di accesso da parte degli odierni ricorrenti e la sua omessa pubblicazione non assume di per sé portata invalidante del successivo d.p.c.m.; in secondo luogo l’asserita omessa pubblicazione del d.m. del 5 giugno 2017 -OMISSIS-) non rileva di per sé in punto di legittimità del successivo d.p.c.m. di approvazione delle modifiche al Piano ambientale, potendo solo dar luogo alla proposizione di una impugnazione secondo le ordinarie regole processuali, con decorrenza dal momento in cui i ricorrenti hanno avuto conoscenza del suddetto d.m.

Con riguardo alla mancata partecipazione del Codacons al Tavolo tecnico presso il Ministero dello sviluppo economico, il Collegio rileva l’irrilevanza di tale censura ai fini della valutazione in ordine alla legittimità dei gravati provvedimenti, stante il fatto che, come rilevato dal suddetto Ministero nella relazione prot. n. 140207 del 16 aprile 2017, la prima riunione del citato Tavolo tecnico si è tenuta in data 16 novembre 2017, successivamente alla adozione del gravato d.p.c.m. del 29 settembre 2017 (nonché successivamente al gravato decreto del Ministro dello sviluppo economico del 5 giugno 2017), con la conseguenza che ogni profilo concernente la legittimità o meno della esclusione del Codacons dal suddetto Tavolo tecnico-istituzionale è ininfluente ai fini della presente decisione, con conseguente inammissibilità della relativa censura per difetto di interesse.

Pertanto il primo motivo di ricorso deve essere rigettato.

5.2. Con il secondo motivo di ricorso viene lamentata la violazione della disciplina in materia di v.i.a. e di a.i.a. di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Codice dell’ambiente) in quanto, prima della adozione del gravato d.p.c.m. (che ha valore di autorizzazione integrata ambientale ai sensi dell’art. 1, comma 8.1, del decreto legge n.191/2015), non risulta svolta la procedura di valutazione di impatto ambientale, in violazione dell’art. 10 del d.lgs. n. 152/2006, ove invece si prevede la pregiudizialità della v.i.a. (ove necessaria) rispetto al rilascio dell’a.i.a.: “Nel caso di progetti per i quali è prevista la procedura di verifica di assoggettabilità a VIA, l’autorizzazione integrata ambientale può essere rilasciata solo dopo che, ad esito della predetta procedura di verifica, l’autorità competente abbia valutato di non assoggettare i progetti a VIA”; inoltre i ricorrenti lamentano la carenza della documentazione presentata -OMISSIS-, per aver omesso di allegare la valutazione di incidenza e la valutazione di impatto sanitario, rispettivamente previsti agli articoli 10, comma 3, e 23 del decreto legislativo n. 152/2006; viene poi lamentata l’illegittimità del decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 18 luglio 2016, con il quale sono stati nominati i tre membri del Comitato di esperti previsto dall’art. 1, comma 8.2, del decreto legge n.191/2015, per mancanza di criteri di selezione, omessa pubblicazione dell’avviso pubblico ed inidoneità dei curricula di due componenti nominati.

Le censure sono infondate.

Il Legislatore, infatti, con l’articolo 1, comma 8.1, del decreto legge n. 191/2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 13/2016 (come da ultimo modificata dal decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito con legge 27 febbraio 2017, n. 19), ha disegnato uno speciale procedimento per le modifiche al Piano ambientale e sanitario -OMISSIS-, articolato nei seguenti passaggi: aggiudicazione del complesso industriale de quo ai sensi dell’art. 4, comma 4-quater, d.l. n. 347/2004, convertito con legge n. 39/2004; presentazione da parte dell’aggiudicatario, in qualità di individuato gestore, sulla base dello schema di Piano accluso alla propria offerta vincolante definitiva, di una domanda di autorizzazione di nuovi interventi e di modifica del Piano ambientale e sanitario di cui al d.p.c.m. del 14 marzo 2014 e di ogni altro titolo autorizzativo necessario per l’esercizio dell’impianto; consultabilità della domanda, completa di allegati, per un periodo di trenta giorni, sul sito internet del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ed avviso pubblico mediante pubblicazione su due quotidiani a diffusione nazionale e due quotidiani a diffusione regionale; istruttoria sugli esiti della consultazione demandata al Comitato di esperti, tenuti a valutare le osservazioni pervenute predisponendo una relazione di sintesi; approvazione delle modifiche o integrazioni al Piano ambientale e sanitario (o di qualunque altro titolo autorizzativo necessario per l’esercizio dell’impianto) con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa delibera del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dello Sviluppo economico.

Il medesimo comma 8.1 precisa che il suddetto d.p.c.m. “ha valore di autorizzazione integrata ambientale” e “tiene luogo ove necessario della valutazione di impatto ambientale e conclude tutti i procedimenti di autorizzazione integrata ambientale in corso presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare”.

Di conseguenza, a differenza di quanto affermato nel ricorso, ove viene erroneamente affermato che il d.p.c.m., con valore di a.i.a., “deve tener conto della valutazione di impatto ambientale” (pag. 18 del ricorso), il suddetto d.p.c.m. non deve affatto “tener conto” della v.i.a., avendo al contrario la valenza di “tener luogo” di quest’ultima, avendo il Legislatore previsto uno speciale iter procedimentale, ricco di garanzie partecipative per tutti i soggetti interessati, sostitutivo e derogatorio rispetto a quello delineato dal Codice dell’ambiente in tema di valutazione di impatto ambientale, con ciò giustificandosi la scelta di non prevedere un autonomo procedimento di v.i.a., che avrebbe evidentemente costituito un sostanziale duplicato del procedimento già previsto dal citato comma 8.1.

Vengono pertanto meno i profili di illegittimità articolati nel secondo motivo di ricorso, non dovendosi dar luogo, nella presente fattispecie, alla procedura di valutazione di impatto ambientale, con conseguente inapplicabilità degli articoli 10 e 23 del Codice dell’ambiente invocati dai ricorrenti.

Palesemente infondate sono, inoltre, le generiche censure mosse avverso il decreto di nomina dei tre componenti del Comitato di esperti, dal momento che il successivo comma 8.2 del medesimo articolo 1 del decreto legge n. 191/2015, lungi dal prevedere un obbligo di selezione aperta al pubblico con pubblicazione dell’avviso e determinazione dei criteri di scelta, rimette ampia discrezionalità al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nella scelta (di natura fiduciaria e da operare nel breve termine di “cinque giorni dalla istanza dei commissari straordinari”) dei tre componenti del suddetto Comitato, purché dotati di “comprovata esperienza in materia di tutela dell’ambiente e di impianti siderurigici”, né i ricorrenti, al di là di generiche e vaghe contestazioni, hanno dimostrato per quale motivo due dei tre soggetti nominati (laureati in ingegneria chimica ed in fisica) non sarebbero idonei a ricoprire l’incarico di componenti del citato Comitato di esperti.

Il secondo motivo di ricorso deve pertanto essere rigettato.

5.3. Con il terzo motivo si lamenta l’omessa previsione, nel gravato d.p.c.m., di disposizioni volte a tutelare il diritto alla salute dei cittadini del -OMISSIS-, in quanto il provvedimento oggetto di impugnazione “si è risolto nel mero differimento degli interventi progettati, con scadenze non definite puntualmente e incerte nel dies a quo” ed ha disposto un differimento degli interventi “privo di giustificazioni” (pag. 24 del ricorso) al 23 agosto 2023, oltre il termine stabilito dall’art. 2, comma 5, del decreto legge n. 1/2015, convertito con legge n. 20/2015, come modificato dal decreto legge n. 98/2016, convertito con legge n. 151/2016.

Il motivo è infondato.

Non sussiste il rischio, paventato dai ricorrenti, che le misure di tutela ambientale e sanitaria rimangano sospese a tempo indefinito nelle more dell’avveramento delle condizioni sospensive cui è subordinato l’accordo-OMISSIS-in quanto l’art. 15, comma 2, del gravato d.p.c.m. chiaramente dispone che: “-OMISSIS-”, con la conseguenza che i suddetti commissari straordinari, fino al momento in cui vengano meno le condizioni sospensive e l’accordo possa esplicare pienamente i propri effetti, sono tenuti a dare attuazione alle misure di tutela ambientale e sanitaria previste nel precedente Piano approvato con d.p.c.m. del 14 marzo 2014, potendo il nuovo Piano approvato con il gravato d.p.c.m. del 29 settembre 2017 (delineato sulle proposte dell’aggiudicatario) essere posto a carico di quest’ultimo solo a partire dal momento del suo “effettivo subentro”: ovvero a partire dal momento in cui, venute meno le condizioni sospensive, il subentro del nuovo Gestore diventi “effettivo” con la piena efficacia, nei suoi confronti, degli obblighi derivanti dal nuovo Piano ambientale e sanitario approvato con il d.p.c.m. del 29 settembre 2017.

Né è possibile lamentare la presunta illegittimità del differimento dell’attuazione di talune misure al 23 agosto 2023, dal momento che l’art. 1, comma 8, quinto periodo, del decreto legge n. 191/2015, convertito con legge n. 13/2016, espressamente prevede che specifici interventi siano attuati “entro la scadenza dell’autorizzazione integrata ambientale in corso di validità” e, nella presente fattispecie, l’a.i.a. -OMISSIS-. con efficacia dal 23 agosto 2011 (data di pubblicazione sulla G.U. del decreto ministeriale del 4 agosto 2011) ha validità di dodici anni (con scadenza appunto al 23 agosto 2023), ai sensi dell’art. 29-octies, comma 9, del decreto legislativo n. 152/2006, come da ultimo modificato con d.lgs. n. 46/2014, in attuazione della direttiva 2010/75/UE sulle emissioni industriali.

Il terzo motivo di ricorso deve quindi essere rigettato.

5.4. Con il quarto motivo di ricorso si lamenta il fatto che il gravato d.p.c.m. non abbia affrontato e fornito “una soluzione in merito alla problematica dei danni alla salute”, in quanto il Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, istituito dall’art. 1, comma 5, del decreto legge n. 61/2013, convertito con legge n. 89/2013, attuato con il d.p.c.m. del 14 marzo 2014 e successivamente modificato con il gravato d.p.c.m. del 29 settembre 2017, avrebbe dovuto “-OMISSIS-” (pag. 25 del ricorso), ristoro che invece è stato ignorato dal provvedimento impugnato “pur se costituiva preciso obbligo dell’Amministrazione – nel modificare il Piano delle misure ambientali e sanitarie – contemplare i danni patiti dalla -OMISSIS- e ciò tramite anche la previsione di misure satisfattive” (pag. 27 del ricorso); inoltre i ricorrenti lamentano l’inidoneità della copertura dei parchi minerari, deducendo l’illegittimità della decisione volta alla esclusione dell’alternativa della decarbonizzazione dell’ILVA, con conseguente illegittimità del decreto del Ministero dello sviluppo economico di aggiudicazione del 5 giugno 2017, che invece avrebbe dovuto favorire, in virtù del principio di precauzione di cui all’art. 191 del TFUE, l’altro partecipante alla procedura di gara (“Jindal & soci”), che “prevedeva nel suo piano di azione la decarbonizzazione dell’impianto” (pag. 28 del ricorso).

Le doglianze sono infondate.

In primo luogo si rileva che, al contrario di quanto affermato nel ricorso, l’art. 1, comma 5, del citato decreto legge n. 61/2013 non ha affatto prescritto l’obbligo di prevedere, nel successivo Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, misure di ristoro economico nei confronti della -OMISSIS-, né di natura indennitaria né di natura risarcitoria, essendo tale Piano unicamente finalizzato alla determinazione delle azioni e dei tempi “necessari per garantire il rispetto delle prescrizioni di legge e dell’a.i.a.”, con la conseguenza che nessuna censura può essere mossa al gravato d.p.c.m. laddove non ha contemplato né previsto tali misure satisfattive invocate dai ricorrenti.

-OMISSIS-, non essendo tale decarbonizzazione un valore assoluto né preponderante a priori rispetto a tutti gli ulteriori interessi industriali, ambientali, economici ed occupazionali che sono venuti in rilievo nella procedura di aggiudicazione de qua, né è possibile interpretare il principio comunitario di precauzione di cui all’art. 191 del TFUE nel senso voluto dai ricorrenti, non derivando da tale principio alcuna “scelta obbligata” in -OMISSIS-.

Inoltre il Collegio rileva l’infondatezza dei profili di illegittimità genericamente dedotti nel ricorso con riguardo alla asserita impraticabilità della copertura dei parchi minerari (copertura che, nello stesso ricorso, viene definita come uno “tra gli interventi più attesi dalla popolazione”, pag. 27 del ricorso), non andando le censure al di là di vaghe affermazioni circa la difficoltà realizzativa di tale intervento, difficoltà che, anche qualora sussistente, non potrebbe comunque integrare alcuna fattispecie invalidante del gravato d.p.c.m.

Il quarto motivo di ricorso deve quindi essere rigettato.

5.5. Con il quinto motivo viene dedotta la violazione del dodicesimo considerando e dell’art. 11 della direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 novembre 2010 da parte dell’art. 1, comma 8, del decreto legge n. 191/2015, convertito con legge n. 13/2016, così come sostituito dall’art. 6, comma 10-bis, lett. a) del decreto n. 244/2016, convertito con legge n. 19/2017, nella parte in cui ha determinato lo slittamento della realizzazione di alcuni interventi di tutela ambientale e sanitaria al 23 agosto 2023; inoltre viene stigmatizzata la scelta di prevedere strumenti contrattuali di controllo sul rispetto delle misure contenute nel Piano di tutela ambientale e sanitaria, dovendo al contrario l’aggiudicatario essere sottoposto al controllo secondo modalità e tempistiche individuate “da un atto legislativo” (pag. 31 del ricorso).

Il motivo è infondato.

Infatti proprio l’art. 1, comma 8.1, del decreto legge n. 191/2015 ha assegnato valore di autorizzazione integrata ambientale al gravato d.p.c.m., così come il medesimo articolo 1, al precedente comma 8, quinto periodo, ha consentito la realizzazione di taluni interventi, inseriti nel Piano di tutela ambientale e sanitaria, entro la scadenza dell’a.i.a. (nel caso di specie entro il 23 agosto 2023), né tale dies ad quem, contemplato per taluni specifici interventi,di per sé integra violazione della invocata normativa comunitaria, considerando che, in un delicato contemperamento di tutti gli interessi pubblici e privati coinvolti, il d.p.c.m. del 29 settembre 2017 ha anche previsto misure di immediata attuazione (all’art. 2 del d.p.c.m. è stato fissato il limite della produzione a 6 milioni di tonnellate all’anno di acciaio fino al completamento di tutti gli interventi previsti nell’allegato I, nonché il limite quantitativo massimo di giacenza nei parchi minerari fino alla completa realizzazione degli interventi di copertura), nonché misure da attuare entro date più ravvicinate: all’art. 9 è fissato, al comma 1, il termine del 31 dicembre 2018 per la realizzazione degli interventi concernenti il piano rifiuti, nonché, al comma 2, il termine del 31 dicembre 2020 per la realizzazione degli interventi concernenti polveri e fanghi.

In ogni caso, anche a prescindere dalle singole scadenze temporali, si deve rilevare che non sussiste la violazione della invocata direttiva 2010/75/UE nel momento in cui il Legislatore nazionale, come nella presente fattispecie, ha previsto l’adozione di un nuovo Piano ambientale e sanitario, da approvarsi con d.p.c.m. avente valore di autorizzazione integrata ambientale all’esito di un’ampia istruttoria con consultazione pubblica, contenente molteplici e diffusi interventi di tutela ambientale e sanitaria secondo un preciso cronoprogramma, all’esito del doveroso bilanciamento tra le esigenze di tutela ambientale e di tutela della salute della -OMISSIS- ed i limiti temporali di fattibilità tecnica ed economica nella realizzazione, gravante in capo al soggetto aggiudicatario, di interventi connotati non di rado da notevole complessità (ad esempio la copertura dei parchi minerari, come riconosciuto dagli stessi ricorrenti).

Né è possibile lamentare che il gravato d.p.c.m. non preveda strumenti di controllo in ordine al rispetto, da parte dell’aggiudicatario, delle misure contemplate dal Piano di tutela ambientale e sanitaria, dal momento che lo stesso articolo 1, comma 8.4, del decreto legge n. 191/2015, demanda le modalità del controllo al “contratto che regola il trasferimento dei complessi aziendali in capo all’aggiudicatario”, né è imputabile al d.p.c.m. oggetto del presente giudizio la asserita mancata previsione, in via legislativa primaria, di ulteriori forme di controllo sul rispetto del cronoprogramma da parte del soggetto tenuto al compimento degli interventi de quibus.

Il quinto motivo di ricorso, pertanto, deve essere rigettato.

5.6. In definitiva l’originario ricorso al Presidente della Repubblica deve essere integralmente respinto.

6. Si possono ora esaminare le “deduzioni integrative” notificate il 24 gennaio 2018.

I ricorrenti lamentano che l’art. 11 del d.p.c.m. del 29 settembre 2017 preveda unicamente il ristoro degli oneri economici per la pulizia delle strade -OMISSIS-inoltre deducono che: “l’assenza di una disposizione, all’interno del d.p.c.m. gravato, di una somma volta al ristoro dei danni alla salute dei cittadini di Taranto appare tanto più irragionevole alla luce di tutta la normativa che ad oggi si preoccupa di prevedere “indennità” o “misure di ristoro” per quei soggetti che sono stati danneggiati da una certa situazione” (pag. 7 delle deduzioni integrative).

Il motivo è parzialmente inammissibile e parzialmente infondato.

Spetta, infatti, al solo -OMISSIS- la legittimazione a lamentare la mancata previsione, nel gravato d.p.c.m., di una disposizione volta al ristoro delle spese sostenute dal medesimo Ente per la pulizia delle strade; inoltre, come sopra esposto, nessuna previsione normativa consentiva l’inserimento, nel gravato d.p.c.m., di disposizioni volte a riconoscere misure indennitarie o risarcitorie in favore della -OMISSIS-, avendo il provvedimento impugnato un contenuto sostanzialmente predeterminato, in quanto rivolto principalmente ad apportare le necessarie integrazioni e modifiche al precedente Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria di cui al d.p.c.m. del 14 marzo 2014, alla luce della domanda presentata dall’aggiudicatario e delle osservazioni tempestivamente pervenute da tutti i soggetti pubblici e privati interessati, esaminate nella relazione di sintesi predisposta dal Comitato di esperti, secondo la procedura delineata dall’art. 1, comma 8.1, del decreto legge n. 191/2015, senza possibilità di inserire previsioni di altra natura (ad esempio di natura risarcitoria), come quella invocata dai ricorrenti.

Le deduzioni integrative devono quindi essere rigettate.

7.1. Con i motivi aggiunti notificati il 15 marzo 2018 sono stati dedotti ulteriori due motivi di doglianza.

Con il primo motivo i ricorrenti lamentano che “-OMISSIS-”, inoltre viene dedotta l’irragionevolezza della scelta -OMISSIS-, in asserita violazione dei principi di precauzione e di prevenzione,-OMISSIS-“-OMISSIS-” (pag. 6 dei motivi aggiunti); inoltre i ricorrenti deducono l’illegittimità del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 5 giugno 2017 nella parte in cui ha previsto il termine del 23 agosto 2023 per la realizzazione degli interventi e nella parte in cui non ha indicato le garanzie che l’aggiudicatario è tenuto a prestare per la piena esecuzione delle obbligazioni contenute nel Piano ambientale, affidandole alla contrattazione privata.

Il motivo è parzialmente inammissibile e parzialmente infondato.

Spetta, infatti, al solo partecipante ad una procedura selettiva la legittimazione ad impugnare il provvedimento che ha disposto la sua esclusione dalla gara o il successivo provvedimento di aggiudicazione in favore di altro partecipante, senza che residui alcuna possibilità di estendere tale legittimazione ad imprese non partecipanti alla gara nè, a maggior ragione, ai cittadini del -OMISSIS- o all’Associazione Codacons ricorrente, in una forma di impropria ed inammissibile class action avverso la procedura di gara che ha portato all’aggiudicazione in favore dell’odierna controinteressata.

Infondata, inoltre, per quanto sopra già esposto, è sia la censura concernente il differimento del termine al 23 agosto 2023, previsto ai sensi del combinato disposto di cui agli articoli 1, comma 8, quinto periodo, decreto legge n. 191/2015 e 29-octies, comma 9, decreto legislativo n. 152/2006, sia la censura riguardante la mancata previsione, nel decreto ministeriale di aggiudicazione, di garanzie da prestare da parte dell’aggiudicatario, rimesse invece al successivo accordo, come sancito ai sensi dell’art. 1, comma 8.4 del decreto legge n. 191/2015.

Il primo motivo dei ricorso per motivi aggiunti deve pertanto essere rigettato.

7.2. Con il secondo motivo viene lamentata la mancanza, nel Comitato di esperti, di un componente avente competenze in ambito medico-sanitario, nonché il difetto di istruttoria del parere predisposto dal suddetto Comitato per non aver compiutamente analizzato e preso in considerazione le -OMISSIS-.

Il motivo è parzialmente inammissibile e parzialmente infondato.

Spetta infatti solo al soggetto che ha presentato le osservazioni ai sensi dell’art. 1, comma 8.1, del decreto legge n.191/2015, la legittimazione a dolersi del mancato o del parziale accoglimento, da parte del Comitato di esperti, di quanto rappresentato in fase istruttoria, diversamente opinando dandosi luogo ad una sorta di inammissibile sostituzione processuale non prevista dalla legge, con la conseguenza che il Codacons e le persone fisiche odierne ricorrenti non sono legittimate a dolersi del mancato accoglimento di talune osservazioni tempestivamente presentate, in fase di consultazione pubblica, da altri soggetti.

Infondata è poi la censura relativa alla mancata nomina, all’interno del Comitato di esperti, di un componente con competenze medico-sanitarie, dal momento che l’art. 1, comma 8.2, del decreto legge n. 191/2015 prevede solo la comprovata esperienza “in materia di tutela dell’ambiente e di impianti siderurigici”.

Il secondo motivo del ricorso per motivi aggiunti deve quindi essere rigettato.

7.3. Il ricorso per motivi aggiunti deve pertanto essere integralmente respinto.

8. Con atto del 26 marzo 2018 i ricorrenti, oltre a sollevare questione di legittimità costituzionale, hanno dedotto “brevi note” avverso “un documento predisposto dalle amministrazioni centrali in vista della riunione del 20 dicembre u.s. relativa al tavolo istituzionale istituito -OMISSIS- depositata in data 23.03.2018 dalla Corte Costituzionale[…]” (pag. 5 delle brevi note).

Il Collegio rileva l’inammissibilità delle dieci “brevi note” articolate nell’atto del 26 marzo 2018, sia in quanto non contenenti censure in diritto, sia in quanto rivolte verso un atto (documento predisposto in vista del Tavolo tecnico del 20 dicembre 2017) di chiara natura endoprocedimentale e di cui non viene assolutamente dedotta la portata lesiva.

I ricorrenti hanno, inoltre, sollevato questione di legittimità costituzionale, per violazione degli articoli 2 e 32 della Costituzione, dell’art. 6, comma 10-bis, lett. a) del decreto legge n. 244/2016, convertito con legge n. 19/2017, nella parte in cui, modificando l’art. 1, comma 8, del decreto legge n. 191/2015, convertito con legge n. 13/2016, ha differito l’attuazione degli interventi, nella presente fattispecie, fino al 23 agosto 2013, giorno di scadenza-OMISSIS-.

Tale comma recita: “Sono esclusi dalla procedura gli offerenti che non accettino tutte le risultanze del parere ovvero non conformino o aggiornino di conseguenza l’offerta presentata, adeguandola, in particolare, alle prescrizioni relative alla realizzazione di specifici interventi recate nel medesimo parere, da attuare entro la scadenza dell’autorizzazione integrata ambientale in corso di validità; a tale scadenza sono conseguentemente adeguati, in coerenza con tutte le prescrizioni del parere, i termini previsti dall’articolo 2, comma 5 deldecreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1 convertito, con modificazioni, dallalegge 4 marzo 2015, n. 20.”.

Secondo i ricorrenti, il Legislatore, nel prevedere tale slittamento temporale, non ha compiuto quell’opera di bilanciamento tra molteplici interessi (tutela dell’ambiente, della salute, dell’incolumità delle persone, tutela dell’iniziativa economica e della continuità occupazionale) richiesto dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 58/2018, ed anzi si sarebbe “-OMISSIS-”, al punto tale che è “-OMISSIS-” (pag. 17 delle brevi note).

La questione di legittimità costituzionale sollevata dai ricorrenti risulta manifestamente infondata in quanto prospettata a partire da un erroneo presupposto fattuale, laddove si è affermato che: “Da ultimo con il citato DL 244/16 di fatto tutti gli interventi per la messa in regola dell’impianto ILVA di Taranto sono stati ulteriormente postergati al 2023” (pag. 14 delle brevi note).

Al riguardo il Collegio rileva che il censurato art. 1, comma 8, quinto periodo, del decreto legge n. 191/2015, proprio in ragione di un equo bilanciamento e contemperamento dei plurimi interessi coinvolti nella presente vicenda, ha previsto che solo “specifici interventi” (e non tutti gli interventi) possano essere differiti fino alla scadenza dell’a.i.a. in corso di validità, tanto è vero che il gravato d.p.c.m. ha disciplinato numerosi interventi di attuazione immediata o da compiersi entro una data più ravvicinata (come sopra già esposto analizzando gli articoli 2 e 9 del d.p.c.m. oggetto del presente giudizio), né appare di per sé irragionevole consentire che per “specifici interventi” il termine finale di attuazione corrisponda al termine di validità dell’autorizzazione integrata ambientale, anche in ragione del fatto che a tutti gli interventi dovrà provvedere il nuovo soggetto subentrato.

Inoltre nel caso di specie le misure e gli interventi di tutela ambientale e sanitaria, già contenute nell’autorizzazione integrata ambientale degli anni 2011/2012, sono state ulteriormente rafforzate, secondo un rigido cronoprogramma analitico, dal Piano approvato con il gravato d.p.c.m., con ciò escludendosi che il Legislatore abbia inteso totalmente sacrificare le esigenze di tutela dell’ambiente e della salute invocate dai ricorrenti; né è possibile trasporre sic et simpliciter, nella presente controversia, le conclusioni raggiunte dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 58 del 2018, stante il fatto che, in quel giudizio conclusosi con la declaratoria di incostituzionalità dell’art. 3 del decreto legge n. 92/2015 e degli articoli 1, comma 2, e 21-octies della legge n. 132/2015, venivano in rilievo impellenti ed urgenti esigenze di tutela immediata della salute, della sicurezza e della incolumità fisica dei lavoratori (“a fronte di situazioni che espongono questi ultimi a rischio della stessa vita” come afferma la Corte costituzionale al paragrafo 3.2. della menzionata sentenza), situazione ben diversa dal caso sottoposto all’odierno giudizio, ove non vengono in rilievo situazioni di pericolo immediato di tale natura e gravità.

9. Con riguardo alle “deduzioni integrative” notificate il 24 maggio 2018 con riguardo all’asserito diritto del Codacons a partecipare al Tavolo tecnico -OMISSIS-, il Collegio ritiene opportuno precisare che l’Associazione ricorrente, in virtù delle garanzie procedimentali previste dalla legge n. 241/1990, è legittimata a presentare solo osservazioni e documenti, con esclusione di qualunque partecipazione continuativa o istituzionalizzata al suddetto Tavolo tecnico, non avendo il Codacons, quale associazione privata, il diritto a prender parte a riunioni informali, presso il Ministero dello sviluppo economico, cui partecipano solo soggetti pubblici, con conseguente rigetto dell’istanza di partecipazione così come invocata dall’Associazione ricorrente.

10. Con “deduzioni integrative” notificate il 1° agosto 2018 i ricorrenti deducono ulteriori profili di illegittimità del decreto del Ministero dello sviluppo economico del 5 giugno 2017 di aggiudicazione in favore del-OMISSIS-

Le censure sono irricevibili per tardività, in quanto dedotte oltre il termine di centoventi giorni di cui all’art. 9 del d.p.r. n. 1199/1971, considerato che le doglianze avverso il suddetto d.m. del 5 giugno 2017 sono state proposte con ricorso per motivi aggiunti notificato il 15 marzo 2018 e, pertanto, almeno a partire da tale data, i ricorrenti avrebbero potuto e dovuto articolare tempestivamente ulteriori censure avverso il medesimo d.m. nel rispetto del termine decadenziale sopra indicato.

11. Con ulteriore ricorso per motivi aggiunti notificato il 4 dicembre 2018, è stato impugnato il provvedimento del Ministero dello sviluppo economico prot. n. 18559 del 7 settembre 2018, di conclusione del procedimento avviato per l’annullamento d’ufficio, ai sensi dell’art. 21-nonies, l.n. 241/1990, del d.m. del 5 giugno 2017 e del d.m. del 9 giugno 2017, con il quale si è concluso di non procedere all’annullamento in autotutela dei menzionati decreti ministeriali.

Tale ultimo ricorso per motivi aggiunti è improcedibile stante l’opposizione tempestivamente proposta, con atto notificato in data 1° febbraio 2019 ai sensi dell’art. 10 del d.p.r. n. 1199/1971, -OMISSIS-.

12. In definitiva l’originario ricorso al Presidente della Repubblica, le deduzioni integrative notificate il 24 gennaio 2018 ed il ricorso per motivi aggiunti notificato il 15 marzo 2018 devono essere tutti integralmente respinti, le deduzioni di cui all’atto del 26 marzo 2018 devono essere dichiarate in parte inammissibili ed in parte respinte, le deduzioni integrative notificate il 24 maggio 2018 devono essere respinte, le ulteriori deduzioni integrative notificate il 1° agosto 2018 devono essere dichiarate irricevibili ed il ricorso per motivi aggiunti notificato il 4 dicembre 2018 deve essere dichiarato improcedibile.

P.Q.M.

La Sezione esprime il parere che l’originario ricorso al Presidente della Repubblica, le deduzioni integrative notificate il 24 gennaio 2018 ed il ricorso per motivi aggiunti notificato il 15 marzo 2018 debbano essere tutti integralmente respinti, le deduzioni di cui all’atto del 26 marzo 2018 debbano essere dichiarate in parte inammissibili ed in parte respinte, le deduzioni integrative notificate il 24 maggio 2018 debbano essere respinte, le ulteriori deduzioni integrative notificate il 1° agosto 2018 debbano essere dichiarate irricevibili ed il ricorso per motivi aggiunti notificato il 4 dicembre 2018 debba essere dichiarato improcedibile.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art.22, comma 8, D.lgs. n. 196/2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

 

Numero 01897/2019 e data 27/06/2019 Spedizione

REPUBBLICA ITALIANA

Consiglio di Stato

Sezione Prima

Adunanza di Sezione del 27 marzo 2019

NUMERO AFFARE 00786/2018

OGGETTO:

Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio.

 

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza sospensiva, -OMISSIS-, contro Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Ministero dello sviluppo economico, I.S.P.R.A.-Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, e nei confronti di Ilva s.p.a in amministrazione straordinaria, AM Investco Italy s.p.a. (già AM Investco Italy s.r.l.), per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 settembre 2017, pubblicato sulla G.U. n. 229 del 30 settembre 2017, avente ad oggetto “Approvazione delle modifiche al piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 marzo 2014, a norma dell’articolo 1, comma 8.1, del decreto legge 4 dicembre 2015, n. 191, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 febbraio 2016, n. 13”, nonché di ogni altro atto connesso, presupposto e/o consequenziale, ivi compresi, ove occorra ed ove lesivi, la nota della Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare prot. n. 20001 del 22 settembre 2017, non conosciuta, la nota ISPRA prot. n. 46939 del 25 settembre 2017, non conosciuta, il parere del Comitato degli Esperti del 27 settembre 2017, prot. CESP/U/134/27 – 098-2017 contenente anche la relazione di sintesi sulle osservazioni, non conosciuto, la proposta del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 27 settembre 2017, la proposta del Ministero dello sviluppo economico del 27 settembre 2017, non conosciuta, la deliberazione del Consiglio dei ministri del 28 settembre 2017, non conosciuta, il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 5 giugno 2017 di aggiudicazione della procedura di trasferimento dei complessi aziendali del gruppo Ilva s.p.a. alla AM InvestCo Italy s.r.l., solo nella parte relativa allo stabilimento di Taranto.

LA SEZIONE

Vista la relazione n. 8475 dell’11 aprile 2018 con la quale il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull’affare consultivo in oggetto;

Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Michele Pizzi;

Premesso:

1.1. Nel mese di luglio dell’anno 2012, il G.i.p. del Tribunale di Taranto, su richiesta della competente Procura della Repubblica, disponeva il sequestro preventivo, senza facoltà d’uso, degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento e dei parchi materia dell’ILVA, nominando tre custodi giudiziari.

Nel medesimo anno 2012, nel mese di ottobre, veniva adottato il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare prot. n. 547 del 26 ottobre 2012 (AIA 2012), concernente il riesame dell’autorizzazione integrata ambientale rilasciata in data 4 agosto 2011 in favore dell’ILVA s.p.a.

1.2. A seguito del sequestro la continuità della produzione veniva garantita in forza di specifiche norme derogatorie: in particolare il Governo è intervenuto con il decreto legge 3 dicembre 2012, n. 207, convertito con modificazioni dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231, il cui articolo 1, comma 1, ha introdotto la nozione di “stabilimento di interesse strategico nazionale”; il successivo articolo 3 (nella versione originaria) del medesimo d.l. n.207/2012, oltre ad affermare, al comma 1, che “l’impianto siderurgico della società ILVA S.p.A. di Taranto costituisce stabilimento di interesse strategico nazionale a norma dell’articolo 1”, ha altresì precisato, al comma 2, che il decreto ministeriale prot. n. 547 del 26 ottobre 2012 (AIA 2012) “contiene le prescrizioni volte ad assicurare la prosecuzione dell’attività produttiva dello stabilimento siderurgico della società ILVA S.p.A. di Taranto” ed ha inoltre autorizzato, al comma 3, la società ILVA, nei limiti consentiti dal provvedimento AIA 2012 e per un periodo di trentasei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legge (entrato in vigore il 3 dicembre 2012), “alla prosecuzione dell’attività produttiva nello stabilimento e alla commercializzazione dei prodotti […]”.

1.3. In considerazione del perdurare delle inadempienze e dei ritardi nell’attuazione delle prescrizioni di cui all’AIA del 2012 da parte del Gestore, il Governo è intervenuto nuovamente con il decreto legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2013, n. 89, prevedendo in linea generale, all’articolo 1, comma 1, il possibile commissariamento straordinario (da deliberare dal Consiglio dei Ministri) di qualunque impresa, avente determinate caratteristiche dimensionali, che gestisca almeno uno stabilimento industriale di interesse strategico nazionale, qualora “l’attività produttiva abbia comportato e comporti oggettivamente pericoli gravi e rilevanti per l’integrità dell’ambiente e della salute a causa dell’inosservanza reiterata dell’autorizzazione integrata ambientale […]”; il successivo articolo 2, comma 1, del medesimo decreto legge n. 61 del 2013 ha stabilito che i presupposti per il commissariamento straordinario (di cui all’articolo 1, comma 1, d.l. n. 61/2013) “sussistono” per la società ILVA s.p.a.

Inoltre il comma 5 dell’articolo 1 del medesimo d.l. n. 61/2013 ha previsto che, contestualmente alla nomina del commissario straordinario, deve essere predisposto (da un comitato di tre esperti nominati dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare), in conformità alle norme dell’Unione europea e internazionali nonché alle leggi nazionali e regionali, il “piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria che prevede le azioni e i tempi necessari per garantire il rispetto delle prescrizioni di legge e dell’a.i.a.”, da presentare successivamente al predetto Ministro e la cui approvazione, mediante decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa delibera del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente, “equivale a modifica dell’a.i.a.” ai sensi dell’art. 1, comma 7, del d.l. n. 61/2013, ove è stato altresì prescritto il completamento degli interventi previsti dall’a.i.a. entro il termine di “trentasei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”, ovvero entro il 3 agosto 2016.

1.4. Veniva pertanto adottato, con riguardo all’ILVA s.p.a. di Taranto, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 marzo 2014 “Approvazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, a norma dell’articolo 1, commi 5 e 7, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89” che, pur confermando i valori limite di emissione ed il limite alla produzione dell’AIA 2012, apportava una rimodulazione delle tempistiche originariamente fissate per l’attuazione degli interventi di adeguamento ambientale della previgente AIA del 2011 e dell’AIA del 2012, definendo anche gli obiettivi ambientali per la gestione delle acque meteoriche, per gli scarichi parziali industriali e per le coperture dei parchi primari e minori.

1.5. Il successivo decreto legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito con modificazioni dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, modificando, all’articolo 1, la disciplina contenuta nell’art. 2 del decreto legge 23 dicembre 2003, n.347, convertito con modificazioni dalla legge 18 febbraio 2004, n. 39, ha ampliato il novero delle grandi imprese in stato di insolvenza ammesse alla procedura di amministrazione straordinaria di cui al detto decreto legge n. 347/2003, estendendo tale procedura anche alle imprese che gestiscono almeno uno stabilimento industriale di interesse strategico nazionale.

L’ILVA s.p.a., pertanto, è stata posta in amministrazione straordinaria con decreto del Ministro dello sviluppo economico del 21 gennaio 2015, con conseguente cessazione del commissariamento straordinario di cui al decreto legge n. 61/2013.

Inoltre, ai sensi dell’art. 2, comma 5, del medesimo decreto legge n. 1 del 2015, il Piano delle misure e degli interventi di cui al d.p.c.m. del 14 marzo 2014 “si intende attuato se entro il 31 luglio 2015 sia stato realizzato, almeno nella misura dell’80 per cento, il numero di prescrizioni in scadenza a quella data”, ribadendo altresì il termine ultimo per l’attuazione delle restanti prescrizioni alla data del 3 agosto 2016 (successivamente prorogato al 30 settembre 2017).

1.6. Il Governo è infine intervenuto con due ulteriori decreti legge, disciplinanti la procedura di cessione dei complessi aziendali del gruppo ILVA s.p.a.: il decreto legge 4 dicembre 2015, n. 191 “Disposizioni urgenti per la cessione a terzi dei complessi aziendali del Gruppo ILVA”, convertito con modificazioni dalla legge 1° febbraio 2016, n. 13, nonché il decreto legge 9 giugno 2016, n. 98 “Disposizioni urgenti per il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali del Gruppo ILVA”, convertito con modificazioni dalla legge 1° agosto 2016, n. 151.

Con decreto del Ministro dello sviluppo economico del 4 gennaio 2016 era già stato approvato il programma di cessione dei complessi aziendali del Gruppo ILVA, ai sensi dell’art. 4, comma 2, del d.l. n. 347/2003 ed era stato autorizzato l’avvio della procedura per il trasferimento dei complessi aziendali facenti capo al Gruppo ILVA in amministrazione straordinaria.

In particolare la complessa procedura di gara prevista per il trasferimento dei complessi aziendali de quibus è disciplinata dal citato decreto legge n. 191/2015, contenente altresì disposizioni per il prosieguo dell’esercizio dell’attività nell’ambito della procedura di cessione; il successivo decreto legge n. 98/2016, da un lato, è intervenuto sul procedimento di gara anticipando la valutazione sulle proposte di modifica al Piano ambientale del 2014 (di cui al d.p.c.m. del 14 marzo 2014) ad una fase antecedente l’aggiudicazione, dall’altro lato ha previsto l’adozione di un nuovo d.p.c.m. (con valore di a.i.a. e che tenga luogo della v.i.a.), su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dello sviluppo economico, che contenga le modifiche al precedente Piano ambientale di cui al d.p.c.m. del 2014 ed ogni altro titolo autorizzativo necessario per l’esercizio dello stabilimento siderurgico, alla luce del nuovo Piano industriale presentato dall’aggiudicatario.

Da ultimo il decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19, all’art. 6, comma 10-bis, ha introdotto ulteriori modifiche al decreto legge n. 191/2015.

2.1. La procedura di gara per la cessione dei complessi aziendali del Gruppo ILVA s.p.a., avviata dal Ministero dello sviluppo economico nell’anno 2016, è stata regolata non solo sulla base della normativa generale concernente le grandi imprese in stato di insolvenza di cui al decreto legislativo n. 270 del 1999 “Nuova disciplina dell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza” e del decreto legge n. 347 del 2003 “Misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza”, convertito con modificazioni dalla legge n. 39 del 2004, ma altresì in base alle disposizioni speciali previste per l’ILVA, in particolare l’articolo 1 del decreto legge n. 191 del 2015 “Disposizioni urgenti per la cessione a terzi dei complessi aziendali del Gruppo ILVA”, come modificato dalla legge di conversione n. 98 del 2016.

2.2. La gara è stata articolata attribuendo un massimo di 30 punti al piano industriale, un massimo di 15 punti al piano ambientale, un massimo di 5 punti alle risorse finanziarie reperite per il tramite di finanziamenti con intervento statale a beneficio di ILVA in amministrazione straordinaria, nonché un massimo di 50 punti al canone offerto/prezzo di acquisto.

Entro il termine del 30 giugno 2016 (previsto all’art. 1, comma 8 del d.l. n. 191/2015) sono pervenute due offerte, presentate da AM Investco Italy s.r.l. e da AcciaItalia s.p.a., contenenti altresì piani ambientali modificativi del d.p.c.m. del 14 marzo 2014 e, pertanto, sottoposte a valutazione (in fase antecedente all’aggiudicazione) dal Comitato di esperti all’uopo nominato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi del citato articolo 1, comma 8, primo periodo del d.l. n. 191/2015.

2.3. Ottenuto, in data 9 gennaio 2017, il parere di competenza del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare sulle proposte di modifica al Piano ambientale delle due concorrenti e ricevute, in data 6 marzo 2017, le offerte definitive e vincolati presentate da AM Investco Italy e da AcciaItalia, formulate in conformità al contenuto del predetto parere ministeriale, i Commissari straordinari, dopo aver acquisito la relazione dell’esperto indipendente circa la compatibilità delle offerte vincolanti definitive con i criteri di mercato, tenuto conto delle previsioni economiche, patrimoniali e finanziarie contenute nei rispettivi piani e la relativa sostenibilità finanziaria, all’esito di un’istruttoria svolta sulla base di una valutazione comparativa tra le offerte presentate quanto al requisito dell’affidabilità industriale, patrimoniale e finanziaria, quanto ai piani industriali ed ambientali e quanto al corrispettivo offerto, hanno proceduto all’attribuzione dei relativi punteggi, assegnando ad AM Investco Italy punti 92,5/100 ed a AcciaItalia punti 80,8/100.

2.4. Pertanto con il gravato decreto del 5 giugno 2017 il Ministro dello sviluppo economico ha autorizzato i Commissari straordinari a procedere all’aggiudicazione dei complessi aziendali del Gruppo ILVA ad AM Ivestco Italy s.r.l., cui è seguita la stipula, in data 28 giugno 2017, del contratto di affitto con obbligo di acquisto dei rami d’azienda.

2.5. A seguito del provvedimento di aggiudicazione, in base a quanto previsto dall’art. 1, comma 8.1. del decreto legge n. 191/2015, AM Investco Italy, in qualità di aggiudicatario e di individuato gestore, ha presentato, in data 5 luglio 2017, apposita domanda di autorizzazione dei nuovi interventi e di modifica del Piano ambientale di cui al d.p.c.m. del 14 marzo 2014, sulla base dello schema di Piano accluso alla propria offerta vincolante definitiva.

La domanda, resa disponibile sul sito del Ministero dell’ambiente per un periodo di trenta giorni per consultazione pubblica e presentazione di eventuali osservazioni, è stata istruita dal medesimo Comitato di esperti sopra menzionato.

2.6. Le modifiche ed integrazioni al Piano ambientale di cui al d.p.c.m. del 14 marzo 2014 sono state infine disposte, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dello sviluppo economico, previa delibera del Consiglio dei Ministri, con il gravato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 settembre 2017.

2.7. In data 24 luglio 2018, con nota prot. n. 15759, il Ministero dello sviluppo economico, a fronte della nota dell’ANAC del 19 luglio 2018 prot. n. 638444, con la quale erano stati evidenziati possibili profili di criticità relativamente alla procedura di gara che ha condotto all’aggiudicazione dei complessi aziendali facenti capo all’ILVA in favore della AM Investco Italy s.r.l., ha comunicato, ai sensi dell’art. 7 della legge n. 241/1990, l’avvio del procedimento per l’eventuale annullamento d’ufficio del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 5 giugno 2017 e degli atti consequenziali.

2.8. Il relativo procedimento si è concluso con il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 7 settembre 2018, prot. n. 18559, con il quale si è disposto di non procedere all’annullamento in autotutela del d.m. sopra indicato.

3.1. Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica è articolato nei seguenti cinque motivi, che si esamineranno nel prosieguo:

– “Illegittimità per violazione e falsa applicazione di norme: artt. 32 e 97 Cost.; art. 1, L. n. 241/1990, art. 29-octies, D.Lgs. n. 152/2006; D.Lgs. 104/2017; art. 8 Direttiva 2010/75/UE e Decisione della Commissione 2012/135/UE del 28.02.2012; DPCM 14.03.2017; art. 8 d.l. n. 191/2015; d.l. n. 244/2016, conv. in l.n. 19/2017; d.l. n. 98/2016, conv. in l.n. 151/2016 – difetto di motivazione, eccesso di potere in tutte le sue forme sintomatiche – difetto e carenza di istruttoria – contraddittorietà – illogicità, incongruità ed irrazionalità – travisamento ed erronea presupposizione – violazione dei principi di leale collaborazione istituzionale, buona fede, correttezza e partecipazione”;

– “Illegittimità per violazione e falsa applicazione di legge: artt. 32 e 97 Cost.; art. 1, L. n. 241/1990, art. 29-decies, D.Lgs. n. 152/2006 – difetto di motivazione – eccesso di potere in tutte le sue forme sintomatiche – difetto dei presupposti e carenza di istruttoria – contraddittorietà – illogicità, incongruità – sviamento”;

– “Illegittimità per violazione e falsa applicazione di legge: artt. 32 e 97 Cost.; art. 1, L. n. 241/1990, art. 29-decies, D.Lgs. n. 152/2006 – difetto di motivazione – eccesso di potere in tutte le sue forme sintomatiche – difetto dei presupposti e carenza di istruttoria – contraddittorietà – illogicità, incongruità – violazione dei principi di informazione e partecipazione di cui alla Convenzione di Aarhus”;

– “Illegittimità per violazione e falsa applicazione di legge: artt. 32 e 97 Cost.; art. 1, L. n. 241/1990, artt. 5 e 29-ter, D.Lgs. n. 152/2006 – D.Lgs. n. 104/2017 e L. n. 221/2015 – difetto di motivazione – eccesso di potere in tutte le sue forme sintomatiche – difetto dei presupposti e carenza di istruttoria – illogicità, incongruità”;

– “Illegittimità per violazione e falsa applicazione di legge: artt. 32 e 97 Cost.; art. 1, L. n. 241/1990, artt. 5 e 29-ter, D.Lgs. n. 152/2006 – Direttiva 2014/52/UE – DPR n. 357/1997, DPR n. 120/2003; D.Lgs. n. 36/2003 e s.m.i. – difetto di motivazione – eccesso di potere in tutte le sue forme sintomatiche – difetto di presupposti e carenza di istruttoria – illogicità, incongruità”.

3.2. Con memoria del 10 ottobre 2018, trasmessa dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare con nota prot. n. 23376 del 17 ottobre 2018, i ricorrenti hanno insistito nell’accoglimento del ricorso e, con successiva istanza di sollecita trattazione, trasmessa dal predetto Ministero con nota prot. n. 3712 del 15 febbraio 2019, hanno rappresentato che, con sentenza depositata in data 24 gennaio 2019 Cordella e altri c. Italia e Lina Ambrogi Melle e altri c. Italia, la Corte EDU ha accertato la violazione, da parte dello Stato Italiano, “del diritto al godimento della vita privata e familiare (art. 8 Cedu) e del diritto ad un rimedio effettivo (art. 13 Cedu). In particolare, quanto alla violazione dell’art. 8 Cedu, la Corte europea ha stabilito che le autorità italiane non hanno adottato misure necessarie a garantire la protezione effettiva del diritto alla salute dei residenti nei comuni limitrofi allo stabilimento Ilva di Taranto in ragione dell’inquinamento prodotto dal siderurgico” (pag. 3 dell’istanza).

Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, con la relazione istruttoria indicata in epigrafe, ha concluso per il rigetto del ricorso.

Il Ministero istruttore, con note prot. n. 7858 del 4 aprile 2018 e prot. n. 12103 del 24 maggio 2018, ha trasmesso rispettivamente le controdeduzioni delle società controinteressate Ilva s.p.a. in amministrazione straordinaria ed AM InvestCo Italy s.r.l., con le quali le predette società hanno concluso per l’inammissibilità o, in subordine, per il rigetto del ricorso.

Considerato:

4.1. Venendo ora all’esame delle doglianze, con il primo motivo di ricorso viene lamentata l’illegittimità della dilazione, prevista nel gravato d.p.c.m., nella realizzazione degli interventi, l’incertezza nella determinazione del dies a quo, l’illegittimità del dies ad quem fissato al 23 agosto 2023, avendo l’a.i.a. (rilasciata all’Ilva nell’anno 2011) una durata di sei anni, con conseguente scadenza della medesima autorizzazione in data 23 agosto 2017 e dovendo, pertanto, a tale ultima data farsi riferimento, ai sensi dell’art. 1, comma 8, quinto periodo, del decreto legge n. 191/2015, convertito con legge n. 13/2016, per l’individuazione del termine finale entro cui realizzare gli interventi previsti dal Piano ambientale; deducono altresì i ricorrenti l’illegittimità di una modifica dell’a.i.a., non avente i presupposti necessari per il riesame ai sensi dell’art. 29-octies d.l.gs. n.152/2006, limitatamente al solo differimento dei tempi di attuazione, dovendosi al contrario, in caso di mancato tempestivo adempimento delle prescrizioni, procedere alla sospensione o alla revoca dell’autorizzazione integrata ambientale; i ricorrenti, inoltre, dubitano che la proroga all’anno 2023 possa ritenersi espressione di un “non irragionevole bilanciamento tra i principi della tutela della salute e dell’occupazione”, secondo i criteri delineanti dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 85 del 9 aprile 2013 e lamentano la violazione dell’art. 8 della direttiva 2010/75/UE, dovendosi immediatamente procedersi alla sospensione dell’esercizio dell’attività; infine ci si duole che il gravato d.p.c.m. si sia limitato a prevedere, entro 17 agosto 2021, l’adeguamento alle migliori tecniche disponibili (BAT) di cui alla Decisione di esecuzione (UE) 2017/1442 della Commissione del 31 luglio 2017.

4.2. Le censure sono infondate.

Non sussiste il rischio, paventato dai ricorrenti, che le misure di tutela ambientale e sanitaria rimangano sospese a tempo indefinito nelle more dell’avveramento delle condizioni sospensive cui è subordinato l’accordo con l’aggiudicataria AM InvestCo s.r.l., in quanto l’art. 15, comma 2, del gravato d.p.c.m. chiaramente dispone che: “I commissari straordinari rimangono a tutti gli effetti Gestori dello stabilimento ILVA s.p.a. fino all’effettivo subentro di AM InvestCo Italy s.r.l. anche come affittuario”, con la conseguenza che i suddetti commissari straordinari, fino al momento in cui vengano meno le condizioni sospensive e l’accordo possa esplicare pienamente i propri effetti, sono tenuti a dare attuazione alle misure di tutela ambientale e sanitaria previste nel precedente Piano approvato con d.p.c.m. del 14 marzo 2014, potendo il nuovo Piano approvato con il gravato d.p.c.m. del 29 settembre 2017 (delineato sulle proposte dell’aggiudicatario) essere posto a carico di quest’ultimo solo a partire dal momento del suo “effettivo subentro”: ovvero a partire dal momento in cui, venute meno le condizioni sospensive, il subentro del nuovo Gestore diventi “effettivo” con la piena efficacia, nei suoi confronti, degli obblighi derivanti dal nuovo Piano ambientale e sanitario approvato con il d.p.c.m. del 29 settembre 2017.

Né è possibile lamentare la presunta illegittimità del differimento dell’attuazione di talune misure al 23 agosto 2023, dal momento che l’art. 1, comma 8, quinto periodo, del decreto legge n. 191/2015, convertito con legge n. 13/2016, espressamente prevede che specifici interventi siano attuati “entro la scadenza dell’autorizzazione integrata ambientale in corso di validità” e, nella presente fattispecie, l’a.i.a. rilasciata a suo tempo all’ILVA s.p.a. con efficacia dal 23 agosto 2011 (data di pubblicazione sulla G.U. del decreto ministeriale del 4 agosto 2011) ha validità di dodici anni (con scadenza appunto al 23 agosto 2023), ai sensi dell’art. 29-octies, comma 9, del decreto legislativo n. 152/2006, come da ultimo modificato con d.lgs. n. 46/2014, in attuazione della direttiva 2010/75/UE sulle emissioni industriali.

Non assume, inoltre, rilievo il richiamo agli articoli 29-octies e 29-nonies del decreto legislativo n. 152/2006 e la connessa distinzione tra le ipotesi di riesame e le ipotesi di sospensione e revoca dell’a.i.a., dal momento che il prolungamento dei tempi di attuazione degli interventi del Piano ambientale e sanitario è direttamente previsto dall’articolo 1, comma 8, quinto periodo, del suddetto d.l. n.191/2015, prolungamento che la Sezione reputa espressione di un “non irragionevole bilanciamento tra i principi della tutela della salute e dell’occupazione” considerando che, in un delicato contemperamento di tutti gli interessi pubblici e privati coinvolti, il d.p.c.m. del 29 settembre 2017 ha anche previsto misure di immediata attuazione (all’art. 2 del d.p.c.m. è stato fissato il limite della produzione a 6 milioni di tonnellate all’anno di acciaio fino al completamento di tutti gli interventi previsti nell’allegato I, nonché il limite quantitativo massimo di giacenza nei parchi minerari fino alla completa realizzazione degli interventi di copertura), nonché misure da attuare entro date più ravvicinate: all’art. 9 è fissato, al comma 1, il termine del 31 dicembre 2018 per la realizzazione degli interventi concernenti il piano rifiuti, nonché, al comma 2, il termine del 31 dicembre 2020 per la realizzazione degli interventi concernenti polveri e fanghi.

In ogni caso, anche a prescindere dalle singole scadenze temporali, si deve rilevare che non sussiste la violazione della invocata direttiva 2010/75/UE nel momento in cui il Legislatore nazionale, come nella presente fattispecie, ha previsto l’adozione di un nuovo Piano ambientale e sanitario, da approvarsi con d.p.c.m. avente valore di autorizzazione integrata ambientale all’esito di un’ampia istruttoria con consultazione pubblica, contenente molteplici e diffusi interventi di tutela ambientale e sanitaria secondo un preciso cronoprogramma, all’esito del doveroso bilanciamento tra le esigenze di tutela ambientale e di tutela della salute della popolazione di Taranto ed i limiti temporali di fattibilità tecnica ed economica nella realizzazione, gravante in capo al soggetto aggiudicatario, di interventi connotati non di rado da notevole complessità.

Inoltre i ricorrenti, al di là di generiche affermazioni, non deducono quali sarebbero le violazioni delle condizioni di autorizzazione, imputabili all’odierna controinteressata, rilevanti ai sensi dell’art. 8 della citata direttiva 2010/75/UE.

Né la mera circostanza che, secondo quanto prospettato dai ricorrenti, non si sia finora provveduto all’adeguamento alle migliori tecniche disponibili (BAT), produce effetti invalidanti nei confronti del gravato d.p.c.m. che, al contrario, ha previsto un congruo termine per il riesame dell’a.i.a. ed il connesso adeguamento alla Decisione di esecuzione UE 2017/1442 della Commissione europea.

Il primo motivo di ricorso deve, pertanto, essere rigettato.

5.1. Con il secondo motivo di ricorso viene censurato l’art. 14 del gravato d.p.c.m. del 29 settembre 2017, nella parte in cui ha previsto che gli atti di diffida adottati in data antecedente al d.p.c.m. del 14 marzo 2014 “si devono intendere formalmente chiusi con il presente decreto” e che le diffide successive a tale data devono essere sottoposte a verifica “al fine di aggiornare le stesse alla luce del presente decreto”.

5.2. Il motivo è infondato.

Risulta, infatti, pienamente ragionevole e congrua la disposizione contenuta nel gravato d.p.c.m. del 29 settembre 2017, volta a chiudere definitivamente i procedimenti di diffida avviati in data antecedente al d.p.c.m. del 14 marzo 2014 (di approvazione del primo Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria), stante il fatto che, a seguito del completamento della procedura delineata dall’art. 1, commi 8 e seguenti, del decreto legge n. 191/2015, il complesso industriale ex Ilva è stato aggiudicato ad un nuovo soggetto, divenuto l’unico responsabile dell’attuazione degli interventi contenuti nel Piano ambientale e sanitario, con necessità di chiudere le precedenti diffide ante 2014, non più in grado di sortire alcun effetto utile già a seguito della introduzione del Piano ambientale e sanitario di cui al suddetto d.p.c.m. del 14 marzo 2014.

Allo stesso modo, considerato che il Piano ambientale e sanitario di cui al d.p.c.m. del 14 marzo 2014 è stato modificato con il gravato d.p.c.m. del 2017, risulta pienamente ragionevole che le diffide adottate nella vigenza del precedente Piano vengano ora sottoposte a riesame per adeguarle, nel caso, alle nuove prescrizioni.

6.1. Con il terzo motivo si lamenta l’omessa considerazione delle osservazioni presentate, in fase istruttoria, dalla ricorrente Associazione Peacelink, nonché l’omessa ostensione del parere vincolante del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (cui l’offerta presentata dai partecipanti alla gara avrebbe dovuto conformarsi), della domanda presentata da AM InvestCo s.r.l. e del relativo piano industriale, del d.m. del 5 giugno 2017 del Ministro dello sviluppo economico e del parere del Comitato di esperti del 27 settembre 2017, con conseguente violazione della Convenzione di Aarhus concernente l’accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l’accesso alla giustizia in materia ambientale.

6.2. Il motivo è infondato.

In primo luogo il Collegio rileva che l’Associazione Peacelink ricorrente, al di là di generiche contestazioni, non specifica il contenuto delle proprie osservazioni, presentate in fase istruttoria, di cui lamenta il mancato accoglimento, né indica in quali punti le disposizioni del gravato d.p.c.m. si pongono in insanabile contrasto con quanto da essa rappresentato.

In secondo luogo il Collegio evidenzia che, a differenza di quanto affermato nel ricorso, il procedimento seguito nella presente fattispecie, delineato dall’art. 1, comma 8.1., del decreto legge 4 dicembre 2015, n. 191, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° febbraio 2016, n. 13 (come da ultimo modificato dal decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito con legge 27 febbraio 2017, n. 19), ha pienamente garantito il diritto dei cittadini all’accesso all’informazione ambientale, così come richiesto dall’art. 6 della Convenzione di Aarhus, dall’art. 1 del d.lgs. n. 195/2005 e dai principi generali dell’azione amministrativa di cui alla legge 241/1990 in ossequio al dettato costituzionale di buon andamento dell’agere pubblico di cui all’art. 97 della Costituzione.

Infatti il menzionato articolo 1, comma 8.1., del d.l. n. 191/2015, ha previsto che l’aggiudicatario, in qualità di individuato gestore, “presenta entro i successivi trenta giorni apposita domanda di autorizzazione dei nuovi interventi e di modifica del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 marzo 2014, o di altro titolo autorizzativo necessario per l’esercizio dell’impianto, sulla base dello schema di Piano accluso alla propria offerta vincolante definitiva”.

Tale domanda, al fine di garantire la massima partecipazione di tutti i soggetti pubblici e privati interessati, “è resa disponibile per la consultazione del pubblico sul sito del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per un periodo di trenta giorni, ai fini dell’acquisizione di eventuali osservazioni. Della disponibilità della domanda sul sito web ai fini della consultazione da parte del pubblico è dato tempestivo avviso mediante pubblicazione su due quotidiani a diffusione nazionale e almeno due quotidiani a diffusione regionale”.

Nel presente caso risulta agli atti che l’odierna controinteressata AM InvestCo Italy s.r.l., in data 2 agosto 2017, ha correttamente pubblicato su due quotidiani a diffusione nazionale (Corriere della Sera ed IlSole24Ore) e su due quotidiani a diffusione regionale (Nuovo Quotidiano di Taranto e la Gazzetta di Taranto) l’avviso al pubblico concernente la presentazione, in data 5 luglio 2017, della “domanda di autorizzazione dei nuovi interventi e di modifica al Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria approvato con d.p.c.m. del 14 marzo 2014 e di ogni altro titolo autorizzativo necessario per l’esercizio degli impianti, che tiene luogo, ove occorra, della relativa valutazione di impatto ambientale”, con la precisa indicazione del sito internet del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ove tale domanda era consultabile, e con l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata ove inviare, nel termine trenta giorni, le eventuali osservazioni da parte di chiunque vi avesse interesse.

Tale iter procedimentale, in ossequio al dettato normativo di cui all’art. 1, comma 8.1, del decreto legge n. 191/2015, ha pienamente garantito il diritto di accesso alle informazioni ambientali in favore di tutti i soggetti pubblici e privati interessati, in perfetta armonia con i principi di partecipazione garantiti dalla Convenzione di Aarhus.

Né è possibile dedurre l’illegittimità del gravato d.p.c.m del 29 settembre 2017 per omessa pubblicazione del parere del Comitato di esperti del 27 settembre 2017 e del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 5 giugno 2017 di aggiudicazione del complesso industriale alla AM InvestCo s.r.l., in quanto, in primo luogo, il suddetto parere avrebbe potuto essere oggetto di domanda di accesso da parte degli odierni ricorrenti e la sua omessa pubblicazione non assume di per sé portata invalidante del successivo d.p.c.m., così come similmente può argomentarsi per gli ulteriori documenti di cui i ricorrenti lamentano la mancata ostensione; in secondo luogo l’asserita omessa pubblicazione del d.m. del 5 giugno 2017 (con il quale AM InvestCo s.r.l. è risultata aggiudicataria del complesso industriale ex Ilva) non rileva di per sé in punto di legittimità del successivo d.p.c.m. di approvazione delle modifiche al Piano ambientale, potendo solo dar luogo alla proposizione di una impugnazione secondo le ordinarie regole processuali, con decorrenza dal momento in cui i ricorrenti hanno avuto conoscenza del suddetto d.m.

Il terzo motivo di ricorso deve quindi essere rigettato.

7.1. Con il quarto motivo di ricorso viene lamentata l’illegittimità del gravato d.p.c.m. per mancato rispetto delle disposizioni riguardanti la valutazione di impatto sanitario di cui all’art. 23 del decreto legislativo n. 152/2006, anche con riguardo alla autorizzazione alla produzione di oltre 6 milioni di tonnellate all’anno di acciaio.

7.2. Il motivo è infondato.

Il Legislatore, infatti, con l’articolo 1, comma 8.1, del decreto legge n. 191/2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 13/2016 (come da ultimo modificata dal decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito con legge 27 febbraio 2017, n. 19), ha disegnato uno speciale procedimento per le modifiche al Piano ambientale e sanitario riguardante il complesso industriale ex Ilva, articolato nei seguenti passaggi: aggiudicazione del complesso industriale de quo ai sensi dell’art. 4, comma 4-quater, d.l. n. 347/2004, convertito con legge n. 39/2004; presentazione da parte dell’aggiudicatario, in qualità di individuato gestore, sulla base dello schema di Piano accluso alla propria offerta vincolante definitiva, di una domanda di autorizzazione di nuovi interventi e di modifica del Piano ambientale e sanitario di cui al d.p.c.m. del 14 marzo 2014 e di ogni altro titolo autorizzativo necessario per l’esercizio dell’impianto; consultabilità della domanda, completa di allegati, per un periodo di trenta giorni, sul sito internet del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ed avviso pubblico mediante pubblicazione su due quotidiani a diffusione nazionale e due quotidiani a diffusione regionale; istruttoria sugli esiti della consultazione demandata al Comitato di esperti, tenuti a valutare le osservazioni pervenute predisponendo una relazione di sintesi; approvazione delle modifiche o integrazioni al Piano ambientale e sanitario (o di qualunque altro titolo autorizzativo necessario per l’esercizio dell’impianto) con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa delibera del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dello Sviluppo economico.

Il medesimo comma 8.1 precisa che il suddetto d.p.c.m. “ha valore di autorizzazione integrata ambientale” e “tiene luogo ove necessario della valutazione di impatto ambientale e conclude tutti i procedimenti di autorizzazione integrata ambientale in corso presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare”.

Di conseguenza il suddetto d.p.c.m. tiene luogo della v.i.a., avendo il Legislatore previsto uno speciale iter procedimentale, ricco di garanzie partecipative per tutti i soggetti interessati, sostitutivo e derogatorio rispetto a quello delineato dal Codice dell’ambiente in tema di valutazione di impatto ambientale, con ciò giustificandosi la scelta di non prevedere un autonomo procedimento di v.i.a., che avrebbe evidentemente costituito un sostanziale duplicato del procedimento già previsto dal citato comma 8.1.

Vengono pertanto meno i profili di illegittimità articolati nel ricorso, non dovendosi dar luogo, nella presente fattispecie, alla procedura di valutazione di impatto ambientale, con conseguente inapplicabilità dell’art. 23 del Codice dell’ambiente invocato dai ricorrenti.

Pertanto il quarto motivo di ricorso deve essere rigettato.

8.1. Con il quinto ed ultimo motivo i ricorrenti lamentano la mancata previsione di interventi volti al contenimento dell’inquinamento, alla bonifica delle aree su cui insistono le discariche presenti nel sito dell’Ilva ed alla bonifica delle falde acquifere, “senza indicare se e quali attività di bonifica si intendono condurre e quali interventi di messa in sicurezza delle falde acquifere saranno realizzati” (pag. 39 del ricorso).

8.2. Il motivo è infondato.

Infatti l’art. 9 del gravato d.p.c.m. rimanda alle prescrizioni del Piano rifiuti prot. n. 4/U/11-12-2014, ai sensi dell’art. 12, comma 2, del decreto legge n. 101/2013, fissando un rigido cronoprogramma per la conclusione degli interventi.

Inoltre, da un lato, come rilevato dal Ministero istruttore, gran parte delle discariche sono localizzate in aree che non sono oggetto della procedura di vendita alla AM InvestCo Italy, e dall’altro lato, l’art. 12 del gravato d.p.c.m. pone comunque in capo ai commissari straordinari dell’Ilva s.p.a. gli interventi di messa in sicurezza, bonifica e risanamento ambientale per le aree non oggetto di cessione.

Inoltre il Collegio rileva che non è previsto da alcuna disposizione normativa, a differenza di quanto affermato dai ricorrenti, che nell’impugnato d.p.c.m. vi dovesse essere una puntuale ed analitica indicazione delle misure di bonifica da attuare con riguardo a ciascuna discarica, dovendo provvedervi le competenti Autorità con successivi e puntuali provvedimenti.

Il quinto motivo di ricorso deve quindi essere rigettato.

9. Né, ai fini del presente giudizio, assume rilievo la sentenza della Corte Edu del 24 gennaio 2019 Cordella e altri c. Italia e Lina Ambrogi Melle e altri c. Italiainvocata dai ricorrenti, dal momento che, con tale pronuncia, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha preso a riferimento un periodo temporale anche assai risalente nel tempo, avendo i ricorrenti in quella sede lamentato il pregiudizio alla loro salute causato dallo stabilimento Ilva di Taranto nel corso degli anni e dei decenni, con la conseguenza che da tale sentenza della Corte sovranazionale non si possono desumere argomenti idonei ad inficiare, in via diretta, la validità del gravato d.p.c.m. che, proprio in un’ottica di maggior tutela dell’ambiente e della salute della cittadinanza, ha approvato le modifiche al precedente Piano ambientale e sanitario del 2014, senza che il differimento di taluni interventi all’anno 2023, previsto da specifiche norme di rango primario come sopra evidenziato, possa di per sé ripercuotersi negativamente sulla validità del provvedimento impugnato.

10. In definitiva il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica deve essere integralmente respinto.

P.Q.M.

La Sezione esprime il parere che il ricorso debba essere respinto.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 22, comma 8, D.lgs. n. 196/2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

 

Laudato-Si_italiano

Tre importanti eventi in un’unica giornata:

1.VIDEOINCHIESTA
ore 10 – Presso la sede de Il Salvagente, Spazio M3, Via Ludovico di Savoia 2B (Piazza San Giovanni) CONFERENZA STAMPA di presentazione della videoinchiesta “Pfas, quando le mamme si incazzano”;
 
Intervengono:
– Andrea Tomasi, giornalista e autore dell’inchiesta;
– Riccardo Quintilli, direttore de Il Salvagente;
– Giuseppe Ungherese, Resp. campagna inquinamento Greenpeace;
– Mamme No Pfas.
 
A seguire PROIEZIONE della videoinchiesta (53 minuti).
 
La videoinchiesta parla di un caso di contaminazione ambientale senza precedenti in Italia. Con immagini, interviste e documenti inediti, racconta di una falda acquifera, grande come il lago di Garda, contaminata da Pfas, sostanze chimiche di sintesi, che normalmente vengono utilizzate per impermeabilizzare tessuti, pentole, carte da forno, pellicole, rivestimenti per contenitori di alimenti, cere per pavimenti, scioline. Ci sono i dati, i documenti della Procura della Repubblica di Vicenza e le lettere spedite al Ministero dell’ambiente. Nel mirino degli inquirenti c’è la società Miteni, nel territorio di Trissino (Vicenza), oggi in fallimento. I Pfas – stando all’impianto accusatorio – sono stati sversati per decenni nell’ambiente.
I Pfas sono catene alchiliche idrofobiche fluorurate: acidi in forma liquida con una struttura che li rende resistenti ai processi di degradazione. Sono indistruttibili. Sono stati trovati dove non dovevano esserci. Nel triangolo fra le province di Vicenza, Padova e Verona, su richiesta della Regione Veneto, i gestori delle acque pubbliche hanno dovuto installare dei filtri speciali o rafforzare quelli esistenti. Il tutto per bloccare queste particelle o una loro parte. I filtri devono essere sostituiti periodicamente.
I Pfas sono sostanze tossiche che si stima almeno 350mila cittadini veneti abbiano nel sangue. Anche i bambini, già nel grembo materno. Per questo le mamme sono davvero tanto incazzate e non hanno più fiducia in chi doveva tutelare i cittadini e l’ambiente. Ma non si arrendono e continuano a fare pressioni affinché la verità e le responsabilità vengano alla luce e quello che è accaduto alle loro famiglie non accada mai più a nessun altro.
 
2.UDIENZA DAL SANTO PADRE
 
Ore 11 – Piazza San Pietro
Le Mamme No Pfas incontrano Papa Francesco.
 
Mercoledì 19 giugno le mamme no pfas saranno in piazza S. Pietro assieme al proprio Vescovo, per l’udienza chiesta a Papa Francesco con il quale condividono l’attenzione all’ambiente espressa in particolare nell’enciclica Laudato Si’ dove tra l’altro scrive “l’acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza perché è indispensabile per la vita umana e per sostenere gli ecosistemi terrestri ed acquiferi”.
E’ un momento molto atteso che viene vissuto con molta emozione e fa seguito ad una corrispondenza iniziata nel 2017 quando Papa Francesco in una Sua lettera tra l’altro ci ha detto “andate avanti con pazienza e perseveranza nel cercare le vie buone per la soluzione del problema”.
 
All’udienza saremo un gruppo composto da sessanta mamme no pfas con cinquanta giovani e una rappresentanza del gruppo MAMME DA NORD A SUD. In questo Movimento stanno confluendo molteplici gruppi ambientalisti di varie zone d’Italia. Lo scopo è di fare rete per difendere non solo i propri territori dalle devastazioni ambientali ma in modo particolare il bene più prezioso: i figli. Le mamme d’Italia s’incontrano davanti a Papa Francesco per portare la loro testimonianza di lotta per la difesa del creato e delle sue creature dalle diverse forme d’inquinamento. Aria, acqua e terra sono la casa comune, sono il grembo materno che ci permette di vivere. Se questi vengono avvelenati, lentamente lo sono anche le vite di tutti noi. Le Mamme Da Nord a Sud non possano accettare che i propri figli possano essere in pericolo a causa di chi non rispetta l’ambiente: quindi si uniscono per gridare con voce più forte che i figli non si toccano e che faranno quanto è in loro potere per difenderli e per creare un futuro migliore.
 
Siamo particolarmente felici di andare da Papa Francesco con i nostri giovani che rappresentano il futuro ed il motivo della nostra battaglia che è chiedere maggiore attenzione e giustizia per le nuove generazioni.
All’udienza sarà con noi il leoniceno Danilo Schenato che consegnerà al Papa la bandiera della pace dove in questi mesi gli abitanti dei comuni della zona rossa hanno apposto la loro firma come testimonianza di popolo inquinato e come richiesta di giustizia.
 
3. AL MINISTERO DELL’AMBIENTE
 
Ore 16 – Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Le Mamme No Pfas consegnano una lettera indirizzata al Ministro Sergio Costa.
 
Mercoledì 19 giugno le Mamme No Pfas, dopo aver partecipato all’udienza con Papa Francesco, andranno al Ministero dell’Ambiente per consegnare una importante lettera al Ministro Sergio Costa che hanno incontrato più volte e al quale si è chiesto di fissare limiti nazionali per i Pfas. Si vuole chiedere con forza alla politica una maggiore attenzione per prevenire e risolvere le cause che possono dare origine a nuovi conflitti e disastri ambientali. Ma il potere collegato alla finanza è quello che più resiste a tale sforzo, e i disegni politici spesso non hanno ampiezza di vedute. Perchè si vuole mantenere oggi un potere che sarà ricordato per la sua incapacità di intervenire quando era urgente e necessario farlo?
 
NOTA: Nell’enciclica Laudato Si’, condivisibile in maniera universale, Papa Francesco affronta temi quali:
 
-inquinamento e cambiamenti climatici
-la questione dell’acqua
-perdita di biodiversità
-deterioramento della qualità della vita umana e degradazione sociale
-ecologia ambientale, economica e sociale
-ecologia culturale
-ecologia della vita quotidiana
-il principio del bene comune
-la giustizia tra le generazioni.
 
CON IL SOSTEGNO DELLA #RETE DELLE MAMME DA NORD A SUD:
 
ABRUZZO
ABITO su misura – tutela dei beni comuni
Comitato Familiari Vittime Casa dello studente – Rete nazionale Noi non dimentichiamo
Mobilitazione Acqua Gran Sasso https://www.facebook.com/acquagransasso/
Viviamo il Liri – Comitato a difesa del Fiume Liri https://www.facebook.com/fiumeliri/
Foruma H2O Abruzzo
 
BASILICATA
COMITATO MAMME LIBERE (di Policoro-Basilicata) x la tutela dei figli https://www.facebook.com/groups/1858097940917857/
GECO – Genitori Consapevoli Basilicata https://www.facebook.com/geco.basilicata/
 
CAMPANIA
Comitato Donne 29 Agosto-Acerra
Mamme Vulcaniche
 
FRIULI-VENEZIA GIULIA
No all’Incenerimento Sì al Riciclo Totale di Rifiuti -Fanna (PN) https://www.facebook.com/Inquinamento-ambientale-e-Salute-dei-Bambini-262586610881432/
 
LAZIO
 
LOMBARDIA
Mamme Comitato Cittadini Calcinato
 
MARCHE
Ondaverde onlus Falconara Marittima
 
MOLISE
Associazione “Mamme per la Salute e l’Ambiente onlus” Venafro https://www.facebook.com/Associazione-Mamme-per-la-Salute-e-lAmbiente-onlus-Venafro-467101863471134/
 
PIEMONTE
Associazione mamme in piazza per la Libertà di Dissenso https://www.facebook.com/mammeinpiazza/
 
PUGLIA
Comitato Legamjonici Taranto https://www.facebook.com/LegamJonicipagina/
Coordinamento No Triv – Terra di Taranto https://www.facebook.com/notrivtaranto/
 
SARDEGNA
Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile https://www.facebook.com/ComitatoRiconvRWM/
 
SICILIA
 
TOSCANA
SOS – La Piana del Casone – Scarlino https://www.facebook.com/FollonicaAmbiente/
 
VENETO
Mamme NoPfas – genitori attivi – zone contaminate https://www.facebook.com/groups/MammeNoPfas/
 
RETI DIFFUSE SUL TERRITORIO NAZIONALE
 
#salute #ambiente #dirittiumani #laudatosi #enciclica #minambiente #roma #santopadre #nopfas Mamme NoPfas – genitori attivi – area contaminata
#vita #terra #acqua #benicomuni #natura #NORD #SUD #DANORDASUD

Eliana Fanelli è una libera cittadina. Una donna che si batte da tempo per difendere il proprio territorio. Anche sul caso ‘Xylella’, Eliana, non ha perso tempo e il 17 maggio scorso ha inviato una diffida al Servizio Fitosanitario della Regione Puglia. L’associazione European Consumers ha sostenuto la diffida presentata dall’attivista confermando che ‘ai sensi della UE/2015/789 si definisce zona infetta la zona in cui il batterio è insediato e non è possibile eradicarlo. In questa zona la decisione non fissa nessun obbligo di eliminare le piante infette’.

Riportiamo integralmente la diffida che lo stesso Comitato LEGAMJONICI ha sostenuto e inviato via Pec il successivo 25 maggio.

OGGETTO: SOSPENSIONE DEGLI ESPIANTI DEGLI ULIVI  Legge Regionale della Puglia n. 14 del 4 giugno 2007 “Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali di Puglia” ARTT. 4, 5, 6, 15 e 16.

Premesso

  • che la decisione di esecuzione UE/2018//927 del 27/06/2018 di modifica alla decisione UE/2015/789 con la quale “la Commissione ha esteso la zona infetta all’intera Provincia di Lecce, all’intera Provincia di Brindisi, ai seguenti comuni della Provincia di Taranto: Taranto, Avetrana, Carosino, Crispiano, Faggiano, Fragagnano, Grottaglie, Leporano, Lizzano, Manduria, Martina Franca, Maruggio, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Pulsano, Rocca Forzata, San Giorgio Jonico, San Marzano di San Giuseppe, Sava, Statte, Torricella, e al comune di Locorotondo della Provincia di Bari” .
  • Che ai sensi della UE/2015/789 si definisce zona infetta “la zona in cui il batterio è insediato e non è possibile eradicarlo. In questa zona la decisione non fissa nessun obbligo di eliminare le piante  infette”.
  • Che la Legge Regionale della Puglia n. 14 del 4 giugno 2007 “Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali di Puglia”  ha dato avvio ai censimenti degli ulivi monumentali della Regione Puglia  da pubblicare nell’albo degli ulivi monumentali:   4 (Rilevazione sistematica degli ulivi monumentali) La Giunta regionale dichiara avviato il rilevamento sistematico degli ulivi e uliveti monumentali”; Art. 5 (elenco degli ulivi monumentali); Art.  6 (Tutela degli ulivi monumentali) “1. Con la pubblicazione definitiva dell’elenco, gli uliveti monumentali sono automaticamente sottoposti a vincolo paesaggistico in quanto assimilati a beni diffusi del paesaggio e come tali devono essere individuati negli strumenti urbanistici comunali. Per essi saranno previste adeguate forme di valorizzazione.”Art.  15 (Regime transitorio)“1. Nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore della presente legge e la data di  pubblicazione definitiva dell’elenco degli ulivi monumentali di cui all’articolo 5, e comunque per non più di tre anni, è vietato su tutto il territorio regionale il danneggiamento, l’abbattimento, l’espianto e il commercio degli ulivi plurisecolari rispondenti a una delle caratteristiche indicate nell’articolo 2.”  Il vincolo dei tre anni è stato in seguito tolto.
  • Che la Legge Regionale 29 marzo 2017 n. 4 , comma 5 dell’ art. 8 testualmente recita: “La Giunta regionale promuove tutte le iniziative volte ad aggiornare l’elenco degli ulivi e degli uliveti monumentali di cui all’articolo 5 della l.r. 14/2007; a tal fine provvederà a inviare, entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un’apposita richiesta a tutti i comuni della Regione contenente l’invito a segnalare l’elenco di tutti gli ulivi monumentali presenti sul territorio comunale. I comuni sono tenuti a dare risposta entro trenta giorni dal ricevimento dell’invito. In caso di mancata risposta o di risposta incompleta, la Regione provvederà in via sostitutiva al rilevamento degli ulivi monumentali presenti sul territorio del comune inottemperante, addebitando al comune stesso le spese sostenute.”.
  • che i provvedimenti succitati non tengono in alcun conto di quanto previsto al comma 5 dell’ art. 8 della Legge Regionale 29 marzo 2017 n. 4 che testualmente recita: “Poiché la Regione Puglia intende proteggere l’inestimabile pregio culturale e paesaggistico dei propri ulivi monumentali, in deroga a quanto disposto nella presente legge, non si procede alla rimozione degli alberi di cui all’articolo 2 della legge regionale 4 giugno 2007, n. 14 (Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia) bensì si adottano misure di isolamento delle piante dal relativo contesto. La Giunta regionale promuove tutte le iniziative volte ad aggiornare l’elenco degli ulivi e degli uliveti monumentali di cui all’articolo 5 della l.r. 14/2007; a tal fine provvederà a inviare, entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un’apposita richiesta a tutti i comuni della Regione contenente l’invito a segnalare l’elenco di tutti gli ulivi monumentali presenti sul territorio comunale. I comuni sono tenuti a dare risposta entro trenta giorni dal ricevimento dell’invito. In caso di mancata risposta o di risposta incompleta, la Regione provvederà in via sostitutiva al rilevamento degli ulivi monumentali presenti sul territorio del comune inottemperante, addebitando al comune stesso le spese sostenute.”

 TUTTO CIO’ PREMESSO

CHIEDE

a codesto Servizio Fitosanitario di SOSPENDERE qualsiasi attività di eradicazione/movimentazione degli alberi di ulivo nell’intera Provincia di Lecce,  di Brindisi, ai seguenti comuni della Provincia di Taranto: Taranto, Avetrana, Carosino, Crispiano, Faggiano, Fragagnano, Grottaglie, Leporano, Lizzano, Manduria, Martina Franca, Maruggio, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Pulsano, Rocca Forzata, San Giorgio Jonico, San Marzano di San Giuseppe, Sava, Statte, Torricella, e al comune di Locorotondo della Provincia di Bari” al fine di effettuare una reale ricognizione degli alberi di ulivo avente i requisiti di monumentalità poiché nella zona infetta gli abbattimenti non sono più obbligatori. Al fine di tutelare il paesaggio degli ulivi monumentali di Puglia, così come previsto dalla Legge Regionale della Puglia n. 14 del 4 giugno 2007  e dalla legge regionale n.4 del 2017 nel quale si indica che il CENSIMENTO degli ulivi monumentali diviene di competenza della Regione Puglia in caso di  inottemperanza dei comuni pugliesi, invitati ad aggiornare l’elenco degli ulivi monumentali presenti sul proprio territorio nell’arco di 30 giorni a partire dalla pubblicazione della legge.

Intanto, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto emergenze [1,2]. Ora si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

La soddisfazione di Coldiretti Puglia che nei giorni scorsi aveva lanciato un appello al Capo dello Stato:

“Con la firma del Presidente della Repubblica Mattarella, il Decreto Emergenze diventa finalmente realtà, manca solo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Ora occorre un deciso cambio di passo per sostenere gli agricoltori colpiti dell’area infetta che vogliono soltanto avere la libertà di espiantare, reimpiantare e non morire di Xylella e burocrazia, anche grazie all’individuazione di varietà resistenti come il Leccino. Si deve, quindi, intervenire in maniera risoluta per fermare il dilagare della malattia e ridare una traiettoria di futuro aziendale agli agricoltori, ai frantoiani e ai vivaisti del Salento. Non sono più accettabili alibi, omissioni, tentennamenti nell’applicazione della legge”, è il commento di Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.
Nel Decreto Emergenze – ricorda Coldiretti Puglia – sono state inserite importanti misure di semplificazione per l’espianto volontario di ulivi malati e per la movimentazione delle piante specificate all’interno dell’area infetta, l’anticipazione della PAC, il contributo ad aziende olivicole e frantoi che nell’ultima campagna olivicola hanno subito gravi danni a causa delle gelate e prime risorse per il comparto agrumicolo.
“Coldiretti sta lavorando con il Ministro Centinaio, così come promesso a Lecce, perché sia previsto un impegno risoluto – aggiunge il presidente Muraglia – per salvare la filiera dell’olio extravergine di oliva, sostenendo i frantoi salentini in grave crisi di liquidità, a partire dalla moratoria sui mutui e all’integrazione al reddito, accompagnandoli nel percorso di dismissione parziale o totale degli impianti e nella riconversione eventuale delle attività”.
Determinante il piano per la rigenerazione dell’olivicoltura nella zona infetta da Xylella – aggiunge Coldiretti Puglia – con l’istituzione di un fondo per la realizzazione di un Piano straordinario per la rigenerazione olivicola del Salento, con una dotazione pari a 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, in stretta correlazione con il Piano Centinaio, approvato in Conferenza Stato – Regioni il 13 febbraio scorso.
“Con il Decreto Emergenze, che non dovrà in nessun modo essere vanificato da ulteriori ritardi e timidezze regionali, dovranno essere superati tutti gli ostacoli della burocrazia che finora ha fatto più danni della malattia. Ci sono domande di espianto presentate anche 6 mesi fa, a dicembre 2018, le più recenti ad aprile, tutte rispedite al mittente dalla Sovrintendenza di Lecce negli ultimi giorni, perché depositate con procedura semplifica, con la richiesta di ripresentarle con procedura ordinaria”, insiste il presidente Muraglia. “Le prime domande di espianto di ulivi con regolare relazione agronomica attestante il reimpianto di ulivi sono state regolarmente accettate con procedura semplificata. Oltre alla perdita di mesi di tempo e all’aggravio dei costi con la procedura ordinaria le domande dovranno essere esaminate dalla Commissione locale per il paesaggio, chiamata a valutare anche tutte le pratiche edilizie. Dopo anni di errori, incertezze e scaricabarile, con il Decreto Emergenze si dovrà intervenire per fermare il dilagare della malattia, trovando al contempo adeguati sistemi di convivenza, come innesti e sovrainnesti con varietà resistenti”, conclude Muraglia.

 

  1. http://www.leccesette.it/dettaglio.asp?id_dett=61726
  2. https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/xylella_decreto_ministro_firma_ulivi-4519466.html

DOPO LA VITTORIA DI TARANTO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI UMANI, I COMITATI INCASSANO UN’ALTRA VITTORIA.

RIFIUTI E INCENERITORI. CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA (LUSSEMBURGO) BOCCIA LO STATO ITALIANO.

Comunicato del “Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare”.

COMUNICATO STAMPA

Oggi da Lussemburgo riportiamo con grande soddisfazione la condanna definitiva del governo italiano sugli inceneritori previsti nell’articolo 35 dello Sblocca Italia, dopo la prima vittoria il 24 aprile 2018 con l’accoglimento da parte del TAR Lazio del nostro ricorso per annullamento del Decreto attuativo presidenza del consiglio ministri del 10 agosto 2016 del governo Renzi.

Nel nostro ricorso avevamo chiesto infatti al TAR Lazio il rinvio alla Corte di giustizia europea per motivato contrasto tra le norme contenute rispetto all’articolo 35 – Piano nazionale di inceneritori – nel decreto legge Sblocca Italia e nel successivo Decreto attuativo e la Direttiva europea 98/2008/CE su due punti fondamentali:
1) stabilire che i quaranta inceneritori esistenti e nuovi da realizzare siano “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente” ponendo al primo posto una tecnologia obsoleta e nociva da rifiuti indifferenziati che alimenta anche le discariche, senza aver programmato nulla rispetto sugli impianti per il riciclaggio ed il recupero di materia;
2) stabilire che l’aumento delle emissioni di polveri e diossine dovute al “potenziamento al massimo carico termico” dei quaranta inceneritori esistenti al centro nord (quantificato in circa un ulteriore milioni di tonnellate annue incenerite) e la costruzione di otto nuovi inceneritori al centro sud con annessa ubicazione e capacità in ogni regione (quantificati in circa altri tre milioni di tonnellate annue incenerite) non sia un piano / programma nazionale da sottoporre a Valutazione Ambientale Strategica.

Finalmente siamo riusciti a rimuovere il principale ostacolo al dispiegarsi sia in Italia che in Europa di una vera “economia circolare” basata sul “riuso-riciclo-recupero di materia”, dato che l’incenerimento distrugge materia per recuperare una bassa quantità di energia pagata salatissima dagli incentivi pubblici del GSE al contrario di quanto affermano sia necessario fare già da oggi le quattro nuove Direttive europee sull’economia circolare, in particolare la 851/2018/CE, di cui chiediamo che il governo italiano acceleri urgentemente il suo recepimento.

Lussemburgo 8 maggio 2019

Movimento Legge Rifiuti Zero Comitato Donne 29 agosto Acerra
per l’economia circolare

il coordinatore nazionale il presidente

Massimo Piras Virginia Petrellese

Mamme da Nord a Sud:

COMUNICATO STAMPA DEL 3/05/2019

Durante il concerto del primo maggio a Taranto è stato presentato il gruppo delle Mamme da Nord a Sud. In tutta Italia sono moltissimi i comitati e i gruppi di ambientalisti che difendono i loro territori dall’inquinamento. Conoscendoci abbiamo scoperto che tutti abbiamo percorsi simili e viviamo situazioni analoghe. Ci siamo unite per denunciare con un’unica forte voce gli scempi ambientali che affliggono l’Italia. L’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo minaccia il futuro dei nostri figli. L’unico grande obiettivo è portare la consapevolezza che la tutela di aria, acqua e suolo significa garantire un futuro migliore.

Qui sotto riportiamo alcuni dati salienti che evidenziano l’emergenza ambientale e sanitaria in corso in Italia.

Per quanto riguarda la qualità dell’aria i nostri bambini sono continuamente esposti a sostanze pericolose. Secondo l’ISPRA nel 2017, se si considera il valore di riferimento raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) per gli effetti a breve termine sulla salute umana (50μg/m3 , da non superare più di 3 volte in un anno civile), il valore limite giornaliero del PM10 è stato superato nel 76% delle stazioni di monitoraggio. L’impatto sanitario delle sole emissioni in atmosfera di polveri sottili (Pm10 e Pm2,5), del diossido di azoto (NO2) e di ozono (O3) è terribile: l’Agenzia Europea per l’Ambiente stima in quasi 90.000 le morti premature per l’esposizione a queste sostanze.

I siti nazionali di bonifica di competenza del Ministero dell’Ambiente sono 41 e circa 16.435 i siti potenzialmente contaminati già individuati dalle regioni con procedimento in corso. L’Istituto Superiore di Sanità, nei soli siti nazionali, attraverso lo studio epidemiologico “Sentieri” ha evidenziato un aumento di malattie negli abitanti che vivono in questi siti, con un eccesso di mortalità rispetto ad aree non inquinate di quasi 12.000 morti in più in un periodo di 8 anni. Non solo tumori ma anche malattie neurodegenerative e cardiovascolari. Per i nostri figli vivere in siti contaminati comporta un aumento di tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni.

L’Italia sta perdendo le sue acque, bene comune per eccellenza indispensabile per vivere. Nel 2016 sono stati rilevati pesticidi nel 67% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 33,5% dei punti delle acque sotterranee, con valori superiori agli Standard di Qualità Ambientali nel 23,9% delle acque superficiali e nel 8,3% delle acque sotterranee. Il 57% dei fiumi italiani non rispetta gli standard di qualità ecologica fissati dalla Direttiva Europea “Acque”. Il 25% dei corpi idrici sotterranei è in stato “scarso” per la presenza di inquinanti, con la punta negativa in Lombardia (ben il 67%).

I nostri ragazzi stanno lottando per contrastare i cambiamenti climatici che possono esacerbare fenomeni di dissesto idrogeologico in aree particolarmente fragili. Questo problema ha già interessato il 91% dei comuni italiani.

Nuove ricerche scientifiche confermano l’impatto sanitario dell’inquinamento sulla popolazione. Gli effetti si trasmettono di generazione in generazione.

I nostri gruppi da anni sono impegnati sul campo, ottenendo spesso quei risultati concreti che la politica non riesce a perseguire. Serve quindi un radicale cambio di rotta e gli stessi ragazzi negli ultimi mesi stanno dimostrando a noi adulti che vogliono vivere in un ambiente salubre. Non vogliono rischiare di non avere più un pianeta dove poter vivere in salute. Le grandi opere che vogliamo sono quelle che risanano il territorio e il nostro ambiente. Sono quelle che consentono di vivere nel pieno rispetto dei diritti fondamentali alla vita e alla salute e dei beni comuni quali l’aria, l’acqua e la terra.

Per Info inviare messaggi alla pagina fb:
Mamme da Nord a Sud
oppure scrivere a: mammedanordasud@gmail.com

Firma il comunicato la Rete ‘Mamme da Nord a Sud’:

#Abruzzo
– Associazione ABITO su misura – tutela dei beni comuni
– Comitato Difesa Comprensorio Vastese
– Comitato Familiari Vittime Casa dello studente (L’Aquila)
– Mobilitazione Acqua Gran Sasso
– Viviamo il Liri
– Forum H2O-Abruzzo

#Basilicata
COMITATO MAMME LIBERE (di Policoro-Basilicata) x la tutela dei figli
– Ge.Co. Genitori Consapevoli

#Campania
– Noi genitori di tutti – Onlus
– Rete di Cittadinanza e Comunità
– Stop Biocidio

#Lazio
– Rifiutiamoli

#Lombardia
– Mamme No Smog Sud Milano
– Le mamme di Castenedolo (Brescia)
– Mamme Comitato Cittadini Calcinato (Brescia)

#Marche
– Ondaverde onlus Falconara Marittima
– Comitato Mal’aria – Falconara M.

#Molise
– Associazione “Mamme per la Salute e l’Ambiente onlus” Venafro

#Piemonte
– Mamme in piazza per la libertà di dissenso

#Puglia
– Associazione Giorgioforever (Taranto)
– Comitato Legamjonici (Taranto)
– Comitato No Colacem (Lecce)
– Coordinamento No Triv-Terra di Taranto
– Peacelink
– Mamme No Tap (Lecce)

#Sardegna
– Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile

#Sicilia
Comitato Stop Veleni

#Toscana
Comitato No-Wi-Fi Toscana
SOS – La Piana del Casone – Scarlino

#Veneto
Mamme NoPfas – genitori attivi – area contaminata
Vicenza senza Elettrosmog

#primomaggioliberoepensante #mammedanordasud #uniticontrogliscempi

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