Il 24 gennaio è arrivata per Taranto la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Arriva dopo i ricorsi collettivi presentati per la prima volta nel 2013, dal Comitato Legamjonici e nel 2015 da un altro gruppo di cittadini. Questa è la prima vittoria dei tarantini!  

Foto di Rosy Battaglia tratta da facebook.

Ex Ilva di Taranto, la Corte dei diritti umani condanna l’Italia: “Non ha protetto

cittadini dall’inquinamento”

Secondo i giudici di Strasburgo, c’è stata una violazione del diritto al rispetto della vita privata e alla vita familiare (l’articolo 8 della Convenzione europea sui diritti umani) e del diritto a un rimedio efficace (l’articolo 13 della stessa Convenzione). Di GABRIELLA DE MATTEIS. 24 gennaio 2019

AFFAIRE CORDELLA ET AUTRES c. ITALIE La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver protetto i cittadini di Taranto che vivono nelle zone colpite dalle emissioni tossiche dell’impianto dell’ex Ilva. Secondo i giudici, “il persistente inquinamento causato dalle emissioni dell’Ilva ha messo in pericolo la salute dell’intera popolazione, che vive nell’area a rischio”.

La Corte ha così accolto i ricorsi presentati nel 2013 e nel 2015 da 180 cittadini che vivono o sono vissuti vicino allo stabilimento siderurgico. I giudici puntano l’indice contro le autorità italiane che, scrivono, “non hanno preso tutte le misure necessarie per proteggere efficacemente il diritto al rispetto della vita privata dei ricorrenti”.Quella della Corte europea dei diritti dell’uomo era una decisione molto attesa a Taranto, tra i cittadini e le associazioni ambientaliste che da anni protestano per richiamare l’attenzione sul problema dell’inquinamento causato dall’ex Ilva. La Corte, accogliendo i ricorsi, ha ritenuto che la condanna dell’Italia costituisca in sè una soddisfazione sufficiente per i danni morali, mentre ha ordinato il versamento di 5 mila euro ai ricorrenti per i costi e le spese legali.

“Questa sentenza conferma che le nostre paure erano fondate, che si stava violando un diritto alla salute. Siamo soddisfatti anche perchè questa decisione rappresenta un precedente giudicio a livello internazionale che può diventare utile per altre zone e paesi che vivono il nostro stesso problema” dice Daniela Spera dell’associazione Legamjonici che ha presentato il primo ricorso. “Ora – aggiunge – ci aspettiamo un segnale a livello politico”.

 

Anche su Donna Moderna!

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_20_1.page;jsessionid=MOlJW1Y8re1uzSZF6GAWAHWy?contentId=SDU173674&previsiousPage=mg_1_20

http://www.giurisprudenzapenale.com/2019/01/24/caso-ilva-la-cedu-condanna-lo-ad-attivare-misure-efficaci-la-bonifica/
https://agensir.it/europa/2019/01/25/ilva-le-reazioni-alla-sentenza-della-corte-europea-per-i-diritti-umani-di-strasburgo/

https://www.tpi.it/2019/01/24/ilva-sentenza-cedu-strasburgo/

http://www.ecodallecitta.it/notizie/390626/ilva-condanna-italia-sentenza-sovranazionale-cui-lo-stato-dovra-necessariamente-attenersi

https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2019/01/24/italia-condannata-per-ilva_dP82TnJUlcW1Sq3Pw3vUWL.html

https://portale.fnomceo.it/ilva-anelli-sentenza-cedu-grandissimo-risultato-per-tutti-i-cittadini/

http://www.rivistaoidu.net/content/osservatorio-sull%E2%80%99italia-e-la-cedu-n-12018 

http://questionegiustizia.it/articolo/casi-amanda-knox-e-ilva-dalla-cedu-doppia-condanna-per-l-italia_24-01-2019.php

http://www.affaritaliani.it/puglia/ex-ilva-esortazione-al-governo-br-per-non-impugnare-la-sentenza-cedu-584183.html
https://www.studiocataldi.it/articoli/33331-cedu-condanna-italia-per-l-ilva.asp

http://www.studiolegalezuco.it/ilva-ricorso-cedu-24-gennaio-2019-diritto-vita-privata-ricorso-effettivo/

e tanto altro.

Comunicato Stampa del 19/10/2020

LO STATO ITALIANO NON RISPETTA LA SENTENZA CEDU.

INVIATE NUOVE INFORMAZIONI AL COMITATO DEI MINISTRI

La sentenza del 24 gennaio 2019 della Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha sancito la condanna dello Stato Italiano, in merito al caso Ilva, per aver violato gli articoli 8 e 13 della Convenzione Europea, nel territorio tarantino e in danno dei suoi abitanti. Ad oggi nessuna concreta azione è stata intrapresa dall’Italia per rimuovere le violazioni accertate dalla Corte. Al contrario, i provvedimenti governativi, adottati dopo la sentenza, evidenziano perseveranza nel voler proseguire nel solco dell’illegittimità.

Questo è quanto denunciato dalla dott.ssa Daniela Spera e dagli avv.ti Sandro Maggio e Leonardo La Porta, rappresentanti dei ricorrenti (ricorso n. 54414/13) nella causa “Cordella e altri c. Italia’’, mediante un documento, che si aggiunge ai due precedenti del 28 maggio e del 20 luglio scorsi, appena trasmesso al Comitato dei Ministri del Consiglio Europeo, organo che controlla lo stato di esecuzione delle sentenze della Corte Europea.

In particolare, il Comitato è stato informato dell’adozione del DM del 29/09/2020 con il quale il Ministero dell’Ambiente ha prorogato al 30/04/2021 il termine ultimo per l’attuazione della prescrizione AIA n°6 riguardante la chiusura dei nastri trasportatori.

La strada verso l’attuazione della sentenza è ancora ben lontana dalla conclusione. Per questo motivo, nonostante lo storico risultato raggiunto, è necessario una continua vigilanza affinché le Autorità Europee siano sempre tenute al corrente della situazione di persistente rischio sanitario in cui versa il territorio tarantino.

AMBIENTE E LAVORO:
No al ricatto, costruiamo l’alternativa!

Mercoledì 14 ottobre ore 18.30 a TARANTO

presso la sede del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Via Cavallotti 101/a 

ASSEMBLEA PROVINCIALE

indetta dal Movimento NO TAP/Snam della Provincia di Brindisi nell’ambito della Campagna Nazionale “Per il clima, fuori dal fossile” che aggrega numerose realtà impegnate nella difesa dei propri territori dalle grandi opere inutili e dannose, in particolare quelle legate all’estrazione, al trasporto e all’utilizzo dei combustibili fossili.  

Le industrie inquinanti hanno una forte egemonia, tanto che molti lavoratori ritengono che sia “meglio morire di cancro che di fame” ma quando le nocività si abbattono sui loro stessi territori, anche i lavoratori delle industrie responsabili sono inevitabilmente coinvolti dalle problematiche ambientali.
E Taranto conosce bene il problema. Le tensioni fra ambiente e lavoro oggi non possono essere più negate quindi bisogna affrontare il tema coinvolgendo in prima persona i lavoratori.

Anche le imminenti dismissioni delle centrali a carbone in Italia, compresa ovviamente la centrale Enel Federico II di Brindisi, comportano tutte le contraddizioni di una eventuale conversione a gas metano, sia sotto l’aspetto dell’utilizzo di una fonte fossile chiaramente climalterante sia sotto l’aspetto sociale che vedrebbe la perdita di migliaia di posti di lavoro tra diretti e indiretti.

Vogliamo accendere i riflettori su Brindisi perché la città si sta candidando a diventare un mega HUB energetico in Italia e in Europa con il crocevia di gasdotti, con mega impianti di produzione e stoccaggio di idrogeno, con mega impianti eolici e fotovoltaici ed è urgente mobilitarsi per scardinare tutte le contraddizioni di questo modello di sviluppo che rievoca tristemente quello della prima rivoluzione industriale.

Per questo vogliamo realizzare un convegno che metta al centro il tema dell’ambiente e del lavoro all’interno di questi cambiamenti epocali che rischiano di andare verso la desertificazione sociale ed economica dei territori, ad esclusivo vantaggio delle lobbies dell’energia che sfrutteranno la spinta di una “green economy” ipocrita e non risolutiva.

Per questo si rende necessario ribadire che questo modello di transizione energetica è insufficiente sia sotto il profilo ambientale che climatico e ancora di più sotto il profilo dei diritti sociali.

Movimento NO TAP/Snam della Provincia di Brindisi
 
Per Taranto, aderenti alla campagna ‘Per il Clima, Fuori dal Fossile’ che supportano l’iniziativa:
Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti
Comitato Legamjonici
Associazione Giorgioforever

Comunicato stampa del 27/07/2020

DL “Semplificazioni”. Dossier di 160 associazioni e comitati nazionali e locali da tutta Italia “È attacco a partecipazione dei cittadini, V.I.A., clima e bonifiche da Taranto a Gela, da Mantova a Bussi, da Brindisi a Venezia e decine di altri siti“.

Appello ai parlamentari, ecco 34 proposte emendative per migliorare concretamente le procedure e renderle efficaci ed efficienti per tutelare la salute dei cittadini e l’ambiente.

“Il DL Semplificazioni contiene norme che ritardano o addirittura annullano le bonifiche dei siti inquinati, dimezzano i tempi già oggi molto risicati per la partecipazione dei cittadini nelle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale, favoriscono le opere “fossili” in piena emergenza climatica, moltiplicano le poltrone con l’istituzione di una seconda commissione VIA nazionale”: 160 associazioni e comitati di livello nazionale, interregionale e locale da 18 regioni hanno inviato a tutti i parlamentari un corposo dossier dal titolo “Decreto Semplificazioni, così sono devastazioni” con l’analisi “comma per comma” e 34 proposte di emendamento del Decreto Legge “Semplificazioni” varato alcuni giorni fa dal Governo e ora approdato in Senato per l’avvio dell’iter di conversione in legge.

Clima
Sotto il paradossale ma accattivante titolo “Semplificazioni in materia di green economy” il Dl Semplificazioni introduce norme che favoriscono le opere “fossili” come i nuovi gasdotti. Ad esempio gli articoli che fanno venire meno i diritti, costituzionalmente protetti, degli usi civici. Si semplificano anche i rifacimenti; essendo la vita tecnica media di un gasdotto di 50 anni, vuol dire ipotecare il futuro visto che nel 2070 evidentemente dovremo usare ancora le fossili alla faccia dei cambiamenti climatici.

Valutazioni Ambientali
Invece di scommettere sulla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, si tagliano pesantemente i termini per poter presentare osservazioni ai progetti sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale per il loro potenziale impatto sulla salute e sull’ambiente di intere comunità. Prima del decreto se un’azienda avesse voluto realizzare una raffineria o un pozzo di petrolio i cittadini avrebbero avuto 60 giorni di tempo per accorgersi dell’esistenza del progetto, esaminare la documentazione costituita da centinaia di elaborati tecnici di migliaia di pagine e scrivere le osservazioni. Tempi già molto risicati.

Se il Parlamento confermerà il testo varato dal Governo, i tempi saranno addirittura dimezzati, scendendo a soli 30 giorni, assolutamente insufficienti per i volontari per difendere i propri diritti in considerazione dell’impatto che queste opere possono avere sulla qualità della loro vita. Per le procedure regionali, che riguardano cave, discariche, impianti chimici ecc si scende da 60 giorni a 45, con il paradosso che per progetti di carattere regionale si avrà più tempo rispetto ai progetti di potenziale impatto nazionale. Questo la dice lunga su chi si intende favorire e, cioè, le grandi imprese nazionali e multinazionali. Questi i nuovi termini:
-nella verifica di Assoggettabilità a V.I.A. da 45 giorni a 30;
-nella V.I.A. “normale” restano 60.
-nella V.I.A. nazionale tramite conferenza dei servizi simultanea, procedura che il Governo vuole
espressamente favorire, da 60 a 30 giorni;
-nella V.I.A. regionale si passa da 60 a 45 giorni.

Interessante notare che si preferisce colpire i diritti dei cittadini e non i dirigenti inefficienti. Il vero problema della V.I.A. nazionale sono i 30 giorni da togliere alle associazioni per esaminare i progetti oppure la burocrazia ministeriale che tiene le carte ferme nei cassetti per anni? Come mai non vi è alcuna norma che attacchi i dirigenti su merito e responsabilità? Eppure basta andare sul sito del Ministero e prendere un qualsiasi progetto per verificare dove sono i tempi morti.
Diversi codicilli, poi, erodono in molteplici casi l’efficacia della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, dalla realizzazione delle indagini archeologiche che potrà essere fatta “a posteriori”, quando la Direttiva comunitaria impone di accertare preventivamente proprio con la VIA l’impatto sul patrimonio culturale, ai rifacimenti di impianti, al potenziamento delle opere stradali, ferroviarie e idriche esistenti.
Nel Decreto sono state introdotte norme che eludono la direttiva comunitaria sulla Valutazione Ambientale Strategica, in particolare per le opere in variante ai piani già approvati: ci chiediamo a questo punto perché produrre piani se poi si possono fare tranquillamente deroghe “in automatico”.
Paradossalmente, le “semplificazioni” portano alla moltiplicazione dei possibili percorsi amministrativi di valutazione, come ad esempio quello aggiuntivo confezionato per le opere del PNIEC (il Piano Clima – Energia che a dispetto degli slogan è basato su opere fossili come gasdotti e centrali a metano) e alla moltiplicazione delle “poltrone” con il varo di una seconda commissione V.I.A. che affiancherà quella già esistente, per la cui nomina ci sono voluti oltre due anni.
Insomma, tutte norme che cercano di rendere la procedura di V.I.A. un mero orpello, un timbro in più da mettere quanto più velocemente sui progetti, svuotandola del suo significato originario fissato dalla Direttiva comunitaria che la istituisce: la valutazione dei reali impatti su salute dei cittadini e ambiente dei progetti.

Bonifiche
Con l’articolo 53 comma 4 quater può, nei fatti, venire addirittura meno la bonifica delle acque sotterranee, una vera e propria emergenza del paese con le falde contaminate da sostanze tossiche o
cancerogene con concentrazioni spesso decine di migliaia di volte superiore ai limiti di legge. La norma prevede infatti per le aziende responsabili di poter ottenere il certificato di avvenuta bonifica anche per il solo suolo qualora si dimostri che l’acqua inquinata non lo influenzi, con contestuale svincolo delle garanzie finanziarie che gli inquinatori devono versare per assicurare che le attività di ripristino siano effettivamente svolte anche in caso, ad esempio, di fallimento dell’azienda.
Tolta pure la deterrenza economica diventa un tana libera tutti per i grandi inquinatori delle acque sotterranee, un vero e proprio incentivo a non bonificare che, tra l’altro, varrà per i grandi gruppi che hanno inquinato, visto che si applica solo ai Siti Nazionali di Bonifica e non già agli altri siti contaminati “normali”. Un vero e proprio paradosso, insieme agli ulteriori passaggi degli articoli in cui, richiamando esclusivamente l’applicazione del solo articolo 242, quello relativo alle procedure ordinarie, si esclude per i Siti Nazionali di Bonifica l’applicazione delle procedure semplificate introdotte nel 2014 con l’art.242bis proprio per velocizzare le bonifiche ripulendo tutto senza ricorrere all’analisi di rischio che porta lungaggini e bonifiche più blande (ma meno costose!).

Per quanto riguarda i Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche, cioè le aree più inquinate del paese non si procederà più, come si fa oggi, direttamente alla caratterizzazione delle aree – ossia il delicato e stringente processo di ricostruzione della contaminazione avvenuta – dando per scontato che per i terreni e le acque sotterranee dell’Ilva a Taranto, di Bussi, di Gela, di Falconara e di decine di altri siti devono essere prese precauzioni molto più stringenti all’altezza dei problemi. Con l’art. 53, invece, si rende possibile agli inquinatori di partire presentando invece della caratterizzazione una più semplice e blanda “indagine preliminare”, come avviene per un sospetto di inquinamento in qualsiasi altra area del paese.
Come se una raffineria fosse una pompa di carburante, insomma!

Si aggiungono così ulteriori lungaggini e un passaggio burocratico in più, con un Ministero dell’Ambiente che è già vergognosamente indietro con le procedure per bonificare questi luoghi. Il ruolo del Ministero sempre di più ci sembra quello dello stopper delle bonifiche, con risparmi miliardari alle aziende che hanno inquinato. Anche in questo caso, invece di chiedere conto ai dirigenti e alle aziende per i ritardi si scarica tutto sui cittadini e sulla loro salute.
Il DL andrà ora in Parlamento per la conversione in legge. Abbiamo preparato 34 emendamenti per confermare il nostro approccio propositivo, sia per abrogare gli articoli e i commi che sono veri e propri regali agli inquinatori sia per suggerire l’introduzione di norme, alcune delle quali già operanti da anni in alcune regioni, che rendano le procedure di bonifica e di valutazione ambientale realmente efficaci ed efficienti e che rafforzino la cooperazione tra i diversi livelli dello Stato. La partecipazione dei cittadini, la trasparenza e la tutela della salute sono i capisaldi; se il DL rimarrà invariato troveranno pronti alla mobilitazione le realtà firmatarie di questo comunicato per difendere territori e cittadini.

Dossier_DL_semplificazioni_VIA_Bonifiche_27_07_2020__associazioni

EmendamentiDlSemplificazioni_27_07_2020

Info: segreteriah2oabruzzo@gmail.com, 3683188739-3381195358-3408458144-3477757397

 

 

 

 

 

 

 

 

PRIME ADESIONI
ORGANIZZAZIONI NAZIONALI
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Fairwatch
Campagna “Per il Clima, Fuori dal Fossile”
Rete Mamme da Nord a Sud
Coordinamento Nazionale No Triv
Attac Italia
Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi Free Rivers Italia
Altragricoltura, Alleanza per la Sovranità Alimentare
Peacelink
Ass. A Sud Onlus
Rete Legalità per il clima
Disarmisti Esigenti
Associazione Mediterranea per la Natura Onlus
Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus
Medicina democratica Onlus
Organizzazione di Volontariato per la difesa diretta della flora e fauna acquatica Care The Oceans
Associazione Antimafie Rita Atria
Rete Commissioni Mensa Nazionale
Cobas Confederazione dei Comitati di Base
Salviamo L’Orso
Transform! Italia
Redazione emergenzaclimatica.it
CSEN Ambiente
Gruppo di studio Assemblea popolare permanente per la difesa delle falde acquifere
Forum Ambientalista

COMITATI INTERREGIONALI
Viviamo il Liri – Comitato a difesa del Fiume Liri – Abruzzo-Lazio
Emidio di Treviri – Gruppo di ricerca sul post terremoto dell’Appennino centrale
Comitato per il Territorio delle Quattro Province
TRENTINO ALTO ADIGE
Ambiente e Salute Bolzano
FRIULI
No all’Incenerimento Sì al Riciclo Totale di Rifiuti -Fanna (PN)
PIEMONTE
Non Una di Meno di Alessandria
Comitato Stop Solvay di Alessandria
Associazione mamme in piazza per la Libertà di Dissenso
LOMBARDIA
Ass.eQual Mantova
Comitato per la Salute, la Rinascita e la Salvaguardia del Centro storico di Brescia
Mamme Castenedolo Brescia
Mamme Contro l’inceneritore di Mantova
Mamme No Smog Sud Milano
Circolo Legambiente “La nostra terra” di Borgosatollo, Castenedeolo, Ghedi e Montirone APS
Mamme Comitato Cittadini Calcinato
VENETO
Comitato No Grandi Navi
Salix in Mente – Padova
ODV Comitato difesa ambiente territorio Spinea
Forum Veneto Ambiente Salute Solidarietà
Opzione Zero Riviera del Brenta
Mamme NoPfas – genitori attivi – zone contaminate
Vicenza senza Elettrosmog
Comitato “Per il Bene Comune” – Vicenza
No alla Discarica di Torretta-Verona/Rovigo
Comitato popolare “lasciateci respirare” di Monselice (PD)
Stop 5G Veneto
No TaV Vicenza
Comitato ambiente Territorio Vicenza
Comitato Vicenza senza Elettrosmog
Ass. CiLLSA (Cittadini per il Lavoro, la Legalità, la Salute e l’Ambiente, operante nell’Ovest Vicentino)
Comitato di Redazione PFAS.land
Comitato Acqua Bene Comune di Verona
Comitato No Pedemontana
Comitato Tutela Parco Faggi Sgaravatti
Zero PFAS Padova
EMILIA ROMAGNA
Comitato Notube – Prov. Piacenza
Comitato Terme e Val Trebbia – Piacenza
Circolo Legambiente Val Trebbia
Circolo Legambiente “Emilio Politi” Piacenza
Fipsas, sezione provinciale di Piacenza
SOS Adriatico – Emilia Romagna
Associazione Femminile Maschile Plurale – Ravenna
Attac Piacenza
TOSCANA
Acqua Bene Comune Pistoia
Alleanza Beni Comuni Pistoia
Comitato No Tunnel TAV di Firenze
Associazione Acqua alla Gola” – Massa
Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana
Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua
Comitato di Salute Pubblica Piombino – Val di Cornia
Comitato Fermiamo la Guerra di Firenze
SOS – La Piana del Casone – Scarlino GR – Toscana
Obiettivo Periferia – Pistoia
Comitato No-Wi-Fi Toscana
Biodistretto del Montalbano
Alleanza Beni Comuni- piana fiorentina
MARCHE
Trivelle Zero Marche
LAC – Lega per l’Abolizione della Caccia – Marche
Comitato NO Pedemontana Matelica
ENPA Marche
Brigate Solidarietà Attiva Marche
Laboratorio Falkatraz Onlus di Falconara marittima
Associazione “Ornitologi Marchigiani” APS
Gruppo Alterazione Climatica – Pesaro
Ondaverde onlus Falconara Marittima
Mal’aria Falconara Marittima
Lupus in Fabula Associazione Ambientalista
Ambiente e Salute nel Piceno
UMBRIA
Comitato No Snam – Umbria
Comitato No Devastazioni – Umbria
LAZIO
Rete Per la Tutela della Valle del Sacco – RETUVASA
Collettivo No al Fossile Civitavecchia
Comitato S.O.L.E. Civitavecchia
Assonautica Acque Interne Lazio e Tevere
Rifiutiamoli
ABRUZZO
Coordinamento No Hub del Gas
Comitati Cittadini per l’Ambiente – Sulmona
Brigate Solidarietà Attiva Abruzzo
ERCI team Onlus
Comitato No Stoccaggio Gas Poggiofiorito (CH)
Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus
Abruzzo Social Forum
Comitato Familiari Vittime Casa dello studente – Rete nazionale Noi non dimentichiamo
Paese Comune – San Giovanni teatino
APS I Colori del Territorio – Spoltore – Pe
Comitato Difesa Comprensorio Vastese
Mobilitazione Acqua Gran Sasso
Forum H2O Abruzzo
“Orsa Pro Natura Peligna” SULMONA
Associazione IL SALVIANO – Centro Natura Marsica
Il Martello del Fucino
MOLISE
Comitato I Discoli del Sinarca – Molise
Associazione “Mamme per la Salute e l’Ambiente onlus” Venafro
Trivelle Zero Molise
Ambiente Basso Molise
Fondazione “Lorenzo Milani” Onlus – Termoli
CAMPANIA
Comitato Donne 29 Agosto -Acerra
Italia Nostra Sezione di Salerno
Rete di Cittadinanza e Comunità- Terra dei Fuochi
Stop Biocidio
Mamme Vulcaniche
Noi genitori di tutti – Onlus
PUGLIA
Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti di Taranto
Salute Pubblica, Brindisi
Taranto Respira
Forum Ambiente Salute e Sviluppo di Brindisi
Famiglia Casto Marcello – del rione Tamburi di Taranto
Comitato No Compostaggio Erchie
Forum Ambiente Salute e Sviluppo di Brindisi
Comitato Legamjonici Taranto
Movimento NoTap/Snam Brindisi
Associazione GiorgioForever
Coordinamento No Triv – Terra di Taranto
Gruppo Tamburi Combattenti, Taranto
Verdi, Ambiente e Società Salento
Associazione APULIA Terra Natura Zampe Onlus
Ass. Verdi Solecheride
Il Popolo degli Ulivi Puglia
Associazione Terra Mia – Melendugno
Giustizia per Taranto
BASILICATA
Ass.Cova Contro Onlus
COMITATO MAMME LIBERE (di Policoro-Basilicata) per la tutela dei figli
GECO – Genitori Consapevoli Basilicata
“Mediterraneo No Triv”
No Scorie Trisaia – Basilicata
Associazione CITTA’ PLURALE Matera
SARDEGNA
Comitato No Megacentrale Guspini – Sardegna
Consulta Ambiente e Territorio della Sardegna
Cagliari Social Forum
Comitato No Metano Sardegna
Comitato NO Galsi
SICILIA
Coord. delle Assoc. No Triv della Val di Noto
Coordinamento per il territorio contro la discarica Armicci-Bonvicino di Lentini – Siracusa
Associazione ADASC – Coordinamento Ambientale Valle del Mela
Italia Nostra Sezione Territoriale Val di No

Comunicato stampa del 21/07/2020
Bonifiche e Valutazione di Impatto Ambientale, più che Dl “Semplificazioni”, devastazioni!
Svuotati di significato i Siti nazionali di Bonifica trattati come territori “ordinari” nonostante il gravissimo inquinamento, da Taranto a Falconara, da Bussi a Brindisi, da Livorno a Gela, da Milazzo a Mantova e altre decine di aree.
Bonifica si ferma ai suoli: e le falde contaminate? Sulla #VIA svilita la partecipazione dei cittadini.
Ora il Decreto all’esame del parlamento. Da tutta Italia appello ai parlamentari di decine di reti di cittadini, movimenti e associazioni: nella conversione in legge fermate i regali agli inquinatori, difendete la salute dei cittadini!
Falde acquifere inquinate abbandonate a loro stesse; taglio della partecipazione dei cittadini alla Valutazione di Impatto Ambientale; complicazioni nei procedimenti di bonifica; aumento delle “poltrone” con la costituzione di una seconda commissione nazionale V.I.A.; procedure di favore per le opere fossili spacciate sotto il titolo paradossale ma accattivante “Semplificazioni in materia di green economy”: il Dl Semplificazioni contiene un attacco frontale all’ambiente e ai diritti fondamentali dei cittadini.
Bonifiche
Per quanto riguarda i Siti Nazionali di Bonifica, individuati dallo Stato come le aree più inquinate del paese in base al Testo Unico dell’Ambiente D.lgs.152/2006 non si procederà più, come si fa oggi, direttamente alla caratterizzazione delle aree – ossia il delicato e stringente processo di ricostruzione della contaminazione avvenuta – dando per scontato che i terreni dell’Ilva a Taranto, di Bussi, di Gela, di Falconara e di decine di altri siti assurti agli onori delle cronache nazionali ed internazionali per il livello di inquinamento, siano contaminati pesantemente e che quindi è necessario il massimo approfondimento. Invece, con l’art. 53, si rende possibile agli inquinatori di partire presentando invece della caratterizzazione una più semplice e blanda “indagine preliminare”, come avviene per un sospetto di inquinamento in qualsiasi altra area del paese. Come se una raffineria fosse una pompa di carburante, insomma!
Alla faccia della semplificazione si aggiunge così un ulteriore passaggio presso il Ministero dell’Ambiente che è già vergognosamente indietro con bonifiche che, grazie anche a questo decreto, diventano un vero e proprio miraggio tra lungaggini di ogni tipo. Il ruolo del Ministero sempre di più ci sembra quello dello stopper delle bonifiche, con risparmi miliardari alle aziende che hanno inquinato.
Vi è però di peggio, nel decreto. Un tana libera tutti per i grandi inquinatori delle acque sotterranee, che oggi è una vera e propria emergenza del paese, visto che all’art.53 si introduce il micidiale comma 4 quater che prevede testualmente che “La certificazione di avvenuta bonifica di cui all’articolo 248 può essere rilasciata anche per la sola matrice suolo…” a cui segue “lo svincolo delle relative garanzie finanziarie” che l’inquinatore deve depositare  al momento della segnalazione dell’avvenuta contaminazione. E la bonifica dell’acqua sotterranea contaminata, spesso a livelli decine di migliaia di volte i limiti di legge, che fine fa, togliendo pure la già esile deterrenza costituita dalle garanzie finanziarie?
Un vero e proprio incentivo a non bonificare che, tra l’altro, varrà per i grandi gruppi che hanno inquinato, visto che si applica solo ai Siti Nazionali di Bonifica e non già agli altri siti contaminati “normali”. Un vero e proprio paradosso, insieme all’ulteriore norma che esclude per i Siti Nazionali di Bonifica l’applicazione delle procedure semplificate introdotte nel 2014 con l’art.242bis proprio per velocizzare le bonifiche ripulendo tutto senza ricorrere all’analisi di rischio che porta lungaggini e bonifiche più blande (ma meno costose!).
Tutto ciò fa capire il tipo di “semplificazioni” che questo Governo e il Ministro Costa stanno facendo agli inquinatori.
Valutazione di Impatto Ambientale.
Il Governo all’art.50 del Decreto taglia sulla partecipazione dei cittadini. Tanti bei propositi, soprattutto dal M5S e dal Ministro Costa, sul valore della cittadinanza attiva e sull’impegno civico diffuso e ora, invece di colpire i burocrati ministeriali che ci mettono anni ad esaminare le pratiche si indebolisce il ruolo dei cittadini che vogliono dire la loro su decisioni che impattano sulla loro salute, sulla qualità della vita e sull’ambiente. A questi soggetti, riuniti in associazioni, dovrebbe anzi essere garantita la possibilità di partecipare per poter intervenire durante tutto il procedimento amministrativo, comprese le Conferenze dei Servizi di cui alla Legge 241/1990: l’Art.118 della Costituzione favorisce proprio “l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.
Si sacrificano, invece, i già brevi termini per presentare le osservazioni da parte dei cittadini su progetti enormi, dalle raffinerie alle centrali termo-elettriche passando per gasdotti, trivelle e altre grandi opere, costituiti da centinaia di elaborati tecnici e migliaia di pagine.
Questi i nuovi termini:
-nella verifica di Assoggettabilità a V.I.A. da 45 giorni a 30;
-nella V.I.A. “normale” restano 60.
-nella V.I.A. nazionale tramite conferenza dei servizi simultanea da 60 a 30 giorni;
-nella V.I.A. regionale si passa da 60 a 45 giorni.
Si arriva quindi al paradosso che per un’opera regionale, sicuramente  meno complessa, si avranno più giorni rispetto ad una procedura nazionale fatta procedendo per conferenza dei servizi.
Il tutto da un Ministero, quello dell’Ambiente, in cui non è stato attuato, nonostante da anni ci si riempia di chiacchiere, quel cosiddetto “dibattito pubblico”, previsto peraltro dal Testo Unico dell’Ambiente D.lgs.152/2006 fin dal 2006 sui progetti più impattanti.
Poi all’art.51 del Decreto la vera e propria elusione della Valutazione di Impatto Ambientale per il potenziamento di opere esistenti stradali, ferroviarie e idriche, una violazione netta della Direttiva Comunitaria 2014/52 che obbliga di assoggettare a V.I.A. le varianti sostanziali di queste opere. Tutto ciò comporterà con ogni probabilità solo ulteriori problemi nell’immediato futuro con ricorsi e condanne a cui porre rimedio spendendo soldi per adeguarsi.
Tante le altre norme vergognose introdotte ma qui evidenziamo due vere e proprie perle.
Alla faccia delle semplificazioni si moltiplicano le poltrone, costituendo una seconda commissione VIA nazionale specifica per le opere del Piano Clima Energia. Grandi slogan, peccato che dentro questo piano ci siano i gasdotti che trasportano metano, un fossile e pericoloso gas clima-alterante. Basta però, mettere la norma, sotto il titolo accattivante “Semplificazioni in materia di green economy” e i cambiamenti climatici saranno un ricordo.
Il DL andrà ora in Parlamento per la conversione in legge. Se i parlamentari non avranno un sussulto eliminando questi regali a inquinatori e affaristi, introducendo norme di civiltà in cui siano capisaldi la partecipazione dei cittadini, la trasparenza e la tutela della salute, troveranno pronti alla mobilitazione le realtà firmatarie di questo comunicato per difendere territori e cittadini.
Intervento di Leganjonici:

PRIME ADESIONI:
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Fairwatch
Altragricoltura, Alleanza per la Sovranità Alimentare
Coordinamento Nazionale No Triv
Rete Mamme da Nord a Sud
Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi Free Rivers Italia
Campagna Fuori dal Fossile
Ass. A Sud Onlus
Comitato No Grandi Navi
Comitato No Pedemontana
Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus
Coordinamento No Hub del Gas
Medicina democratica Onlus
Associazione Mediterranea per la Natura Onlus
Rete Per la Tutela della Valle del Sacco – RETUVASA
Comitati Cittadini per l’Ambiente – Sulmona
Brigate Solidarietà Attiva Abruzzo
Brigate Solidarietà Attiva Marche
Acqua Bene Comune Pistoia
Associazione “Ornitologi Marchigiani” APS
Comitato No Tunnel TAV di Firenze
Salute Pubblica, Brindisi
Comitato Tutela Parco Faggi Sgaravatti
Erchie Informa
Forum Veneto Ambiente Salute Solidarietà
LAC – Lega per l’Abolizione della Caccia – Marche
Comitato NO Pedemontana Matelica
SOS Adriatico – Emilia Romagna
Organizzazione di Volontariato per la difesa diretta della flora e fauna acquatica Care The Oceans
Cagliari Social Forum
Opzione Zero Riviera del Brenta
Comitato popolare “lasciateci respirare” di Monselice (PD)
Trivelle Zero Marche
Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti di Taranto
Ass.eQual Mantova
ABITO su misura – tutela dei beni comuni
Associazione Antimafie Rita Atria
Comitato Difesa Comprensorio Vastese
Cobas Confederazione dei Comitati di Base
Comitato No Metano Sardegna
Comitato Familiari Vittime Casa dello studente – Rete nazionale Noi non dimentichiamo
Comitato I Discoli del Sinarca – Molise
Mobilitazione Acqua Gran Sasso
Ass.Cova Contro Onlus
Comitato per la Salute, la Rinascita e la Salvaguardia del Centro storico di Brescia
Viviamo il Liri – Comitato a difesa del Fiume Liri
Coord. delle Assoc. No Triv della Val di Noto
Forum H2O Abruzzo
COMITATO MAMME LIBERE (di Policoro-Basilicata) per la tutela dei figli
GECO – Genitori Consapevoli Basilicata
“Mediterraneo No Triv”
Noi genitori di tutti – Onlus
Rete di Cittadinanza e Comunità- Terra dei Fuochi
Stop Biocidio
Mamme Vulcaniche
Taranto Respira
Gruppo Alterazione Climatica – Pesaro
Forum Ambiente Salute e Sviluppo  di Brindisi
Famiglia Casto Marcello – del rione Tamburi di Taranto
ODV Comitato difesa ambiente territorio Spinea
Associazione IL SALVIANO – Centro Natura Marsica
ERCI team Onlus
CSEN Ambiente
Comitato Donne 29 Agosto -Acerra
No all’Incenerimento Sì al Riciclo Totale di Rifiuti -Fanna (PN)
Rifiutiamoli
Salix in Mente – Padova
ENPA Marche
Comitato No Stoccaggio Gas Poggiofiorito (CH)
Disarmisti Esigenti
Comitato Notube – Prov. Piacenza
Abruzzo Socia Forum
Paese Comune – San Giovanni teatino
Comitato Terme e Val Trebbia – Piacenza
Circolo Legambiente Val Trebbia
Circolo Legambiente “Emilio Politi” Piacenza
Forum Ambiente Salute e Sviluppo di Brindisi
Fipsas, sezione provinciale di Piacenza
Comitato Fermiamo la Guerra di Firenze
Ondaverde onlus Falconara Marittima
Mal’aria Falconara Marittima
Mamme Castenedolo Brescia
Mamme Comitato Cittadini Calcinato
Mamme Contro l’inceneritore di Mantova
Mamme No Smog Sud Milano
Laboratorio Falkatraz Onlus di Falconara marittima
Associazione “Mamme per la Salute e l’Ambiente onlus” Venafro
Associazione mamme in piazza per la Libertà di Dissenso
Comitato di Salute Pubblica Piombino-Val di Cornia
Non Una di Meno di Alessandria
Comitato Stop Solvay di Alessandria
Associazione GiorgioForever
Comitato Legamjonici Taranto
Comitato No Colacem
Coordinamento No Triv – Terra di Taranto
Mamme No Tap (Lecce)
Giustizia per Taranto
Peacelink
Coordinamento per il territorio contro la discarica Armicci-Bonvicino di Lentini – Siracusa
Comitato No Wi-Fi Toscana
SOS – La Piana del Casone – Scarlino
Obiettivo Periferia- Pistoia
Biodistretto del Montalbano
Alleanza Beni Comuni- piana fiorentina
Mamme NoPfas – genitori attivi – zone contaminate
Vicenza senza Elettrosmog
No alla Discarica di Torretta-Verona/Rovigo
Rete Commissioni Mensa Nazionale
Comitato No Snam – Umbria
Comitato No Devastazioni – Umbria
Ambiente e Salute nel Piceno
Trivelle Zero Molise
Comitato di Redazione PFAS.land
Forum Ambientalista
Movimento NoTap/Snam Brindisi
Redazione emergenzaclimatica.it
Collettivo No al Fossile Civitavecchia
Il Martello del Fucino
Comitato S.O.L.E. Civitavecchia
Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus
Ambiente Basso Molise
Assonautica Acque Interne Lazio e Tevere
“Orsa Pro Natura Peligna” SULMONA
Verdi, Ambiente e Società Salento
Il Popolo degli Ulivi Puglia
Ass. CiLLSA (Cittadini per il Lavoro, la Legalità, la Salute e l’Ambiente, operante nell’Ovest Vicentino)
Comitato Acqua Bene Comune di Verona
Gruppo Tamburi Combattenti, Taranto

Le nostre attività non si sono fermate. Noi non siamo cambiati. Le nostre abitudini sì. Molti non ce l’hanno fatta. Medici, infermieri, farmacisti e personale sanitario hanno resistito con ammirevole abnegazione, mossi dal senso di responsabilità nei confronti di tanti cittadini che chiedevano conforto fisico e morale.

Non possiamo dire di aver sconfitto il virus. Probabilmente ha deciso di andarsene o di fermarsi…  almeno per un po’.

E non siamo diventati migliori. Molti di coloro che, fortunatamente, non sono stati colpiti dal virus si sentono invincibili. Oggi mostrano un’arroganza mai vista, fuori da ogni logica e umanità.

Contro chi oggi nega la pandemia dobbiamo ancora sviluppare gli anticorpi. Ma, anche in questo caso, ce la faremo.

Vi proponiamo, di seguito, il diario delle nostre attività e alcune riflessioni.

5 giugno:È certamente motivo di orgoglio il riconoscimento al farmacista di Codogno, e sono molto belle le sue parole di condivisione del premio (riconoscimento del presidente della Repubblica, n.d.r.) con tutta la categoria. Ci hanno provato, a farci passare per ignobili speculatori, con beceri servizi televisivi o con le dichiarazioni di un personaggio (il commissario Domenico Arcuri, n.d.r.) su cui è meglio non mi esprima… E che importa se il personaggio in questione ha poi cercato di correggere il tiro riconoscendo pubblicamente il nostro ruolo? Nulla, non importa proprio nulla… L’unica cosa che avrebbe potuto fare sarebbe stata chiedere pubblicamente scusa per la diffamazione, perché quel riconoscimento suonava sforzato e stonato come un do e un do diesis insieme.
Soggetti di bassa statura, lui e pseudogiornalisti da strapazzo che nulla sanno della morsa che provi allo stomaco quando vedi nel cassetto la ricetta di morfina e, sì, è proprio della cliente che si è confidata con te, ma pochi sanno della sua malattia perché non vuole farsi compatire…
Che ne sanno loro degli occhi che ti guardano quando ti porgono le ricette e tu ci leggi quel maledetto codice… 048… Occhi impauriti, non aspettano altro che un cenno per poterti raccontare… Occhi che cercano nei tuoi occhi un segno di speranza, che tante volte è difficile trovare perché da quelle ricette “marchiate” 048 tu capisci molte cose e sai già la trama della storia, purtroppo, perché ne hai già viste tante.
Per fortuna non ci sono solo storie con lo 048, ci sono anche quelle felici, le nascite, ogni vittoria contro una malattia, ci sono gli occhi radiosi, gli occhi che condividono con te le belle notizie, dei genitori e dei nonni che ti mostrano con orgoglio le foto di figli e  nipoti.
Alla fine è questo che conta, mezza parola nostra tante volte serve più di una medicina. Perché i farmacisti c’erano anche prima e continueranno ad esserci dopo la pandemia’ (il pensiero di una farmacista).

 

3 giugno:  Fetore di fogna e colori raccapriccianti del lido di parco Cimino, nella mattinata di ieri 2 giugno, a Taranto. Non solo #Covid19: al #mare e al #lago il #pericolo resta l’#inquinamento. Causato dagli #umani.

http://www.cittadinireattivi.it/…/non-solo-covid19-al-mare…/

 

 

 

 

 

1 maggio:

#1maggio2020. Questo giorno voglio dedicarlo a chi in piena emergenza #coronavirus ha comunque deciso di esserci, di lavorare non per obbligo ma per senso di responsabilità, rischiando la propria vita, con abnegazione. Lo dedico anche a chi non ha potuto recarsi al proprio posto di lavoro perché l’emergenza in atto ha limitato le attività ‘non necessarie’. Questo giorno lo dedico anche a chi lotta da tempo, a chi ha compreso che il conflitto è occasione di confronto e di crescita e non di odio e morte. Lo dedico a chi ama discutere per poi raggiungere un accordo, a chi ha qualcosa da dire ma non si impone. A chi ascolta senza pregiudizi. Lo dedico anche a chi si mette da parte e a chi si scusa.


3 maggio:

8 maggio: https://www.iltaccoditalia.info/2020/05/08/copertura-parchi-minerari-urgente-bloccare-il-pm-25/?fbclid=IwAR09WAUlNNT4skfqJa8kOicEYs1CPoFEU9d33RNZeLGCXZe6-7ne5RDRvpQ

14 maggio:

Taranto. Fuori dal Virus, Fuori dal Fossile. Stop VelENI

Il progetto Tempa Rossa si sviluppa in due regioni: la Basilicata e la Puglia. Protagoniste assolute della partita sulle autorizzazioni sono le compagnie petrolifere: la francese Total, sul versante lucano, e l’italiana Eni, sul versante pugliese.

Cinquantamila barili al giorno giungeranno dai giacimenti Total di Corleto Perticara al parco serbatoi della raffineria di Taranto, di cui Eni è proprietaria in forza del decreto ministeriale n.16342 del 30 luglio 1997.

Da qui il greggio verrà trasportato via mare verso altre raffinerie. L’opera di adeguamento prevede una serie di interventi tra cui la costruzione di due serbatoi della capacità di 180 mila metri cubi e il prolungamento del pontile esistente per permettere l’attracco delle petroliere.

L’Eni, il 27 ottobre 2011, ottiene subito parere positivo di compatibilità ambientale con decreto congiunto di Valutazione d’impatto ambientale e Autorizzazione integrata ambientale. Inizialmente, l’opposizione locale è flebile. Sul versante lucano, invece, tutto tace o quasi. Anche da parte dei comitati locali. E se oggi un certo interesse si è svegliato giunge però in ritardo.

E’ il comitato Legamjonici (nel 2011) che intuisce la pericolosità del progetto e lo rende noto sia dal punto di vista ambientale sia sotto l’aspetto del rischio di incidenti rilevanti. Ma tutti gli enti sono favorevoli. Persino la Regione Puglia, il 22 novembre 2011, dà parere positivo dal punto di vista ambientale. Negli anni seguenti, anche se in ritardo, il Comune di Taranto manifesta una certa opposizione, sotto la pressione della società civile che, nel frattempo, ha acquisito maggiore consapevolezza.

Il governo, temendo che il progetto salti, nel 2014 inserisce un emendamento specifico nella legge di Stabilità 2015 che va ad integrare un vuoto normativo non colmato dal decreto legge Sblocca Italia, in materia di opere logistiche e infrastrutture correlate a progetti petroliferi. È il via libera al progetto sul versante tarantino.

I progetti che prevedono l’uso delle fonti fossili non possono e non devono essere ancora considerati ‘strategici’ e di ‘pubblica utilità’. Questo è in contrasto con i progetti che invece mettono al centro la transizione energetica basata sulle fonti di approvvigionamento energetico non inquinanti.

Per approfondimenti: https://legamionicicontroinquinamento.wordpress.com/…

#stopvelENI
#fuoridalfossile
#stoptemparossa

16 maggio:

4 aprile: https://www.iltaccoditalia.info/2020/04/04/taranto-wind-days-ecco-quello-che-accade-davvero/?fbclid=IwAR04bjwRIg_ASh50c-VRNpf37Y6idbGOZDPKdIFhff4VpKWhw8DVz6YmeUI

24 aprile: Ilva. ll Tar Lecce ha sospeso gli effetti dell’ordinanza del Sindaco di Taranto fino al 7 ottobre 2020:

-accoglie l’istanza cautelare e, per l’effetto, sospende in via interinale l’efficacia degli impugnati provvedimenti fino alla camera di consiglio del 7 ottobre 2020, cui rinvia in prosieguo.
– sospesa e riservata ogni decisione sul rito, nel merito e sulle spese, ordina al Ministero dell’Ambiente di depositare presso la segreteria di questo Tribunale Amministrativo ed entro il termine di giorni 90 dalla data di notificazione o comunicazione del presente provvedimento una relazione a firma del responsabile del procedimento, corredata della documentazione di riferimento, da cui si evinca: a) se il procedimento di revisione dell’AIA 2017 avviato con D.D. 188/2019 sia stato o meno concluso ovvero quale sia lo stato del medesimo; b) se l’AIA di cui al DPCM 29/9/2017 risulti o meno supportata anche in via indiretta (ad esempio attraverso la documentata partecipazione al comitato degli esperti anche di specifiche professionalità nel campo della tutela della salute, come rappresentanti del I.S.S.) da una valutazione del danno sanitario e, in caso affermativo, con quale metodologia esso sia stato calcolato, anche in relazione al principio di precauzione; ordina altresì al Ministero dell’Ambiente di depositare presso la segreteria di questo Tribunale Amministrativo ed entro il termine di giorni 90 dalla data di notificazione o comunicazione del presente provvedimento copia delle relazioni di esercizio degli anni 2019 e 2020 (che il gestore è tenuto a depositare presso il MATTM entro il 30 aprile di ogni anno), anche – ove ritenuto opportuno – a mezzo stralcio e per la sola parte relativa agli episodi di difettoso funzionamento degli impianti (in particolare sugli episodi presi in esame nel provvedimento impugnato);
– ordina all’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.) di depositare presso la segreteria di questo Tribunale Amministrativo ed entro il termine di giorni 90 dalla data di notificazione o comunicazione del presente provvedimento una relazione a firma del responsabile del procedimento, corredata della documentazione di riferimento, da cui si evinca: a) se l’inconveniente occorso al sistema di depolverizzazione sul camino E-312 nell’agosto 2019 e dovuto probabilmente ad una carenza manutentiva sia stato o meno effettivamente risolto e se – al tempo di adozione dell’impugnato provvedimento e ad oggi – possa dunque ritenersi esclusa la probabilità di potenziale pericolo sanitario; b) se l’attività produttiva del complesso industriale di cui trattasi comporti o meno immissioni in atmosfera di sostanze inquinanti diverse da quelle prese in esame negli allegati AIA del 29/9/2017 e quali siano dette sostanze e se possano o meno astrattamente ricollegarsi agli episodi da cui è scaturito l’impugnato provvedimento sindacale; c) se le sostanze di cui al punto precedente risultino o meno escluse dall’attività di rilevamento e monitoraggio in rete; d) se le prescrizioni indicate nella relazione del 20/3/2020 siano state adempiute dal gestore.

Premette anche: ‘Considerato che, per quanto sopra evidenziato e sempre nei limiti della cognizione sommaria, deve ritenersi che il rispetto dei parametri di emissioni contenuti nell’AIA (e relativi allegati) non costituisca di per sé garanzia dell’assenza di danno sanitario’

25 aprile:

30 marzo: ‘E’ ricominciata la settimana. Di nuovo in trincea. Non è un buon inizio settimana quando ti ritrovi a dover dare parole di conforto ad una signora in lacrime, distrutta perché la sua nipotina di 4 anni ha dovuto affrontare un intervento d’urgenza per un tumore al cervello ‘lei mi capisce, vero? So che con lei posso parlare, lei le conosce queste cose’.
Sì, queste cose le conosco, perché a Taranto queste cose tutti le conoscono.
Vedere poi quelle lacrime scorrere dietro una mascherina mi ha fatto male due volte. Perché c’è chi vive un dramma nel dramma.
Avrei voluto manifestarle la mia vicinanza.
Ma non ho potuto perché la mascherina nascondeva l’espressione del mio volto, perché non ho potuto darle la mano.
‘Grazie, grazie dottoressa’.

E di cosa signora?

(Daniela Spera)

27 marzo: https://www.iltaccoditalia.info/2020/03/27/covid19-ex-ilva-sospesa-lattivita-produttiva-a-fini-commerciali/?fbclid=IwAR0tJhgtL1lYx0Ve7yiI0gnpa2yfU0pbp02kgZpUJ_dbq06L9uUGW4_quiQ

24 marzo: https://www.iltaccoditalia.info/2020/03/24/decreto-salva-ilva-anche-al-tempo-del-covid-19/?fbclid=IwAR35mgOSDkgy2cfOI6YrrJKbjZaV0vYvXAUjHRbWPCeB-t1gACcH8O8atcs

12 marzo: https://www.iltaccoditalia.info/2020/03/12/la-vita-ai-tempi-del-covid-19/?fbclid=IwAR2Mcf6IJyWjDli0DYpCLPekbFT-JwaXEdIjlgVQ65jb6lnY9_U-Ymue4Ck

10 marzo: ‘Una giornata difficile. Dura. Ho cercato di spiegare alle persone che devono muoversi da sole a fare la spesa o ad acquistare farmaci. Non in comitiva. Tanti anziani. Gente con mascherine improvvisate. Inviti a mantenere la distanza di sicurezza. Tanta fretta. Richieste incessanti di mascherine e gel disinfettanti per le mani, in ogni momento, anche mentre sei impegnata a dare consigli. Tutto esaurito.
E poi sciroppi per la tosse, scorte di farmaci. Ci sta che quando torni a casa compaia qualche lacrima liberatoria dovuta a stanchezza. Domani si riparte. E chissà per quanto tempo ancora. (Daniela Spera)’.

6 marzo:

Sentenza della Corte Europea del 24 gennaio 2019 ‘Cordella e altri c. ITALIA.’

Primo esame dello stato di attuazione: Il Comitato dei Ministri della Cedu non è soddisfatto della risposta dell’Italia. Avanti così!

(ANSA) – STRASBURGO, 6 MAR – Le informazioni fornite sinora dal governo italiano sulle misure adottate per proteggere gli abitanti dall’inquinamento causato dagli impianti dell’ex Ilva, dopo la condanna dell’anno scorso dalla Corte di Strasburgo, sono state giudicate insufficienti dal comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. L’organo esecutivo dell’organizzazione paneuropea ha valutato le azioni intraprese dall’Italia per porre fine alle violazioni riscontrate dalla Corte di Strasburgo con la sentenza di condanna pronunciata il 24 gennaio 2019. Il comitato dei ministri chiede a Roma di fornire le nuove informazioni entro il 30 giugno evidenziando “l’importanza di un impegno politico ai massimi livelli per garantire che le attività odierne e future dell’ex Ilva non mettano più a rischio la salute pubblica e l’ambiente”. Strasburgo chiede in particolare di essere informata sui tempi previsti per l’attuazione delle misure da prendere, e di chiarire “se chi è responsabile per l’attuazione del piano ambientale goda ancora dell’immunità amministrativa e penale”.

COMUNICATO STAMPA

31/01/2020

 

EX ILVA. CORTE EUROPEA: A MARZO IL PRIMO ESAME SULLO STATO DI ESECUZIONE DELLA SENTENZA

 

Il Consiglio d’Europa ha fissato per il mese di Marzo 2020 il primo esame sullo stato di esecuzione della sentenza della Cedu del 24 gennaio 2019, diventata definitiva il 24 giugno dello stesso anno. L’esame sarà effettuato dal Comitato dei Ministri, organo decisionale del Consiglio d’Europa, e farà riferimento alla sentenza ‘Cordella e altri contro l’Italia’.

Si ricorda che Francesco Cordella è il primo firmatario del ricorso presentato da un gruppo di cittadini di Taranto alla Corte di Strasburgo nel 2013 (ricorso n. 54414/13). Nel 2015 un analogo ricorso è stato presentato da altri cittadini (ricorso n. 54264/15). Per i due ricorsi la Corte ha deciso di emettere un’unica sentenza.

Come noto, il caso riguarda l’inquinamento atmosferico prodotto dall’acciaieria Ilva di Taranto. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato gli effetti nocivi delle emissioni provenienti dall’Ilva sull’ambiente e sulla salute pubblica. I tentativi delle autorità italiane di attuare la decontaminazione del territorio in questione non hanno prodotto i risultati sperati. Nel frattempo il governo italiano è intervenuto ripetutamente (attraverso decreti legislativi speciali) per garantire la continuità produttiva, nonostante i risultati delle autorità giudiziarie competenti, riguardanti indagini chimiche ed epidemiologiche, abbiano dimostrato l’esistenza di gravi rischi per la salute e per l’ambiente. In aggiunta, il governo italiano ha concesso l’immunità amministrativa e penale ai commissari straordinari e al futuro acquirente dell’azienda.

Per queste ragioni, i giudici di Strasburgo, hanno riconosciuto la violazione del diritto alla vita privata e familiare (l’articolo 8 della Convenzione europea sui diritti umani) e del diritto a un rimedio efficace (l’articolo 13 della stessa Convenzione).

Ai sensi dell’articolo 46 della Convenzione, la Corte Europea ha sottolineato che il Comitato dei Ministri deve indicare al governo italiano le misure da adottare per l’esecuzione della sentenza. Attualmente il Comitato attende un dettagliato piano di intervento da parte del governo italiano.

 

DANIELA SPERA

Rappresentante dei ricorrenti e promotrice a Taranto del primo ricorso collettivo alla Corte Europea dei Diritti Umani (n. 54414/13, CORDELLA E ALTRI CONTRO L’ITALIA).

 

Per info: 3408458144

La Rete delle Mamme da Nord a Sud ha deciso di far sentire la loro voce in risposta alla notizia dell’accordo tra Eni e l’Associazione nazionale dei dirigenti scolastici, riportata su diversi quotidiani nazionali.

LETTERA APERTA A: MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, MINISTERO DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA, DIRIGENTI SCOLASTICI.

ENI E DIRIGENTI SCOLASTICI. MAMME DA NORD A SUD: GIU’ LE MANI DAI NOSTRI FIGLI!

Noi Mamme che da Nord a Sud viviamo in territori altamente inquinati, spesso a causa delle attività di aziende come l’ENI, siamo rimaste inorridite dall’iniziativa dell’Associazione dei Presidi Italiani di stringere un accordo con quell’azienda per portare in classe le sue metodologie “educative”.

Quali sarebbero in pratica? Come perforare un pozzo di petrolio? Come gestire un oleodotto? Come interagire con i dirigenti dei paesi del sud del mondo per accaparrarsi le risorse naturali? Forse sarebbe meglio dire depredare il Pianeta: chissà come i dirigenti scolastici vorrebbero che i loro docenti di italiano qualificassero le azioni dell’ENI in quei paesi, raccontate da rapporti di Amnesty International e di altre associazioni.

Agli uffici stampa di ENI va però riconosciuta la competenza nel green washing! Quindi con le parole sono molto bravi, ma non altrettanto nel salvaguardare l’ambiente. In questo Paese dove opera anche ENI, noi viviamo con i nostri figli.

A loro vorremmo si parlasse delle 400 tonnellate di petrolio disperse da ENI a Viggiano, in Basilicata, con una contaminazione pesantissima dell’acqua di falda.

Dobbiamo fare l’elenco delle sostanze pericolose immesse nell’ambiente? Vogliamo parlare delle emissioni di gas clima-alteranti derivanti dal principale business di ENI, la vendita e raffinazione di idrocarburi?.

Ai nostri figli, grazie ai modelli di sviluppo imposti dagli affari dell’ENI, lasciamo vasti territori da bonificare, in Italia e all’estero.

Ai nostri figli stiamo già parlando per avvertirli sugli effetti del cambiamento climatico innescato dall’uso selvaggio delle fonti fossili grazie alle quali ENI fa grandi profitti e distribuisce lauti dividendi.

Ora grazie a quest’accordo inqualificabile, l’Associazione dei Presidi vorrebbe far mettere le mani dell’azienda sui nostri figli, sulla loro educazione. Guarda caso proprio ora che stanno scendendo in piazza per reclamare un futuro diverso.

Chiediamo ai Dirigenti Scolastici di rompere immediatamente quest’accordo e di dare il buon esempio ai ragazzi scendendo in piazza con loro e con noi per imporre ad aziende come l’ENI quello che chiedono ormai tutti gli esperti di clima del mondo: lo stop all’uso delle fonti fossili e il rispetto per il nostro Pianeta e la salute dei cittadini, a partire dai bambini.

Legamjonici aderisce all’appello in qualità di aderente alla

RETE NAZIONALE MAMME DA NORD A SUD

MAIL: mammedanordasud@gmail.com

https://www.facebook.com/mammedanordasud/

 

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Ilva is a climate monster 29 novembre

Anche quest’anno Legamjonici ha dato il suo contributo nella battaglia per la tutela dell’ambiente. A cominciare dall’importante risultato ottenuto in seguito alla presentazione del primo ricorso collettivo a Taranto (nel 2013): il 24 gennaio la Corte europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia per non aver protetto la salute e la vita dei cittadini. Una sentenza storica che ha dato nuovo slancio vitale a cittadini rassegnati.

Non solo. Legamjonici ha partecipato e partecipa a numerose iniziative, perché ama costruire, ama collaborare con altre realtà. Dalla rete di Mamme da Nord a Sud, di cui Daniela Spera è cofondatrice insieme a Michela Piccoli e Giovanna Dal Lago, alle realtà più vicine. Fino ad ottenere un importante e inaspettato riconoscimento conferito dal Forum delle Giornaliste del Mediterraneo ideato da Marilù Mastrogiovanni.

Auguriamo a tutti buon Natale e buon 2020!

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TARANTO, 29 NOVEMBRE: GIORNATA DI MOBILITAZIONE GENERALE!

L’ennesima crisi ex Ilva, oggi Arcelor Mittal, sta per risolversi come sempre:
licenziamenti e cassa integrazione, senza soluzione al dramma sanitario e ambientale a cui restiamo condannati. Taranto è soggetta al solito ricatto da parte di uno stato da sempre colpevole del collasso sociale del nostro territorio. L’intera comunità ritiene necessario rivendicare a gran voce il diritto a decidere del proprio futuro.
L’obiettivo è da sempre far comprendere, a chi ricopre ruoli di responsabilità politica, che l’unica via possibile per salvare questa città è la CHIUSURA DELLE FONTI INQUINANTI e la RICONVERSIONE ECONOMICA, SOCIALE E CULTURALE DELL’INTERO TERRITORIO, partendo dal reimpiego di tutti gli operai  nelle attività di smantellamento degli impianti e di bonifica dei siti inquinati. Un’opportunità concreta anche per i settantamila disoccupati che questo territorio conta.

Una VERTENZA TARANTO che necessita di una MOBILITAZIONE GENERALE!
Per questo noi scenderemo in piazza in occasione del prossimo SCIOPERO GLOBALE previsto per VENERDÌ 29 NOVEMBRE indetto dal movimento Fridays For Future.

MASSIMA PARTECIPAZIONE! SÌ AI DIRITTI, NO AI RICATTI

5:30 PRESIDIO PORTINERIE ILVA durante lo sciopero generale e manifestazione nazionale indetta dall’USB
9:30 CORTEO CITTADINO con raduno in via Di Palma nel piazzale antistante l’ingresso dell’arsenale militare
11:30 CONCERTO PER IL CLIMA FFF fino a sera in piazza della Vittoria

Il Comitato Legamjonici aderisce alla manifestazione.

Premio a Daniela Spera

Anche la dott.ssa Daniela Spera ha ricevuto il prestigioso ‘Premio Peace Reporter 2019’ per il suo impegno di attivista che svolge da anni a Taranto. Per la sua attività di informazione scientifica che ha rivoluzionato il modo di approcciarsi alle battaglie ambientali nella sua città, attraverso la comprensione del fenomeno dell’inquinamento ambientale che, nel caso dell’Ilva, è legato alla complessità degli agenti tossici contenuti nelle emissioni diffuse e fuggitive. Ha inoltre promosso e vinto (con sentenza del 24 gennaio 2019, Cordella e altri), insieme al Comitato Legamjonici, il primo ricorso collettivo alla Corte europea dei diritti umani nel 2013.

 

Marilù Mastrogiovanni

Premio con foto di Marcello Carrozzo


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