Il 24 gennaio è arrivata per Taranto la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Arriva dopo i ricorsi collettivi presentati per la prima volta nel 2013, dal Comitato Legamjonici e nel 2015 da un altro gruppo di cittadini. Questa è la prima vittoria dei tarantini!  

Foto di Rosy Battaglia tratta da facebook.

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Ex Ilva di Taranto, la Corte dei diritti umani condanna l’Italia: “Non ha protetto

cittadini dall’inquinamento”

Secondo i giudici di Strasburgo, c’è stata una violazione del diritto al rispetto della vita privata e alla vita familiare (l’articolo 8 della Convenzione europea sui diritti umani) e del diritto a un rimedio efficace (l’articolo 13 della stessa Convenzione). Di GABRIELLA DE MATTEIS. 24 gennaio 2019

AFFAIRE CORDELLA ET AUTRES c. ITALIE La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver protetto i cittadini di Taranto che vivono nelle zone colpite dalle emissioni tossiche dell’impianto dell’ex Ilva. Secondo i giudici, “il persistente inquinamento causato dalle emissioni dell’Ilva ha messo in pericolo la salute dell’intera popolazione, che vive nell’area a rischio”.

La Corte ha così accolto i ricorsi presentati nel 2013 e nel 2015 da 180 cittadini che vivono o sono vissuti vicino allo stabilimento siderurgico. I giudici puntano l’indice contro le autorità italiane che, scrivono, “non hanno preso tutte le misure necessarie per proteggere efficacemente il diritto al rispetto della vita privata dei ricorrenti”.Quella della Corte europea dei diritti dell’uomo era una decisione molto attesa a Taranto, tra i cittadini e le associazioni ambientaliste che da anni protestano per richiamare l’attenzione sul problema dell’inquinamento causato dall’ex Ilva. La Corte, accogliendo i ricorsi, ha ritenuto che la condanna dell’Italia costituisca in sè una soddisfazione sufficiente per i danni morali, mentre ha ordinato il versamento di 5 mila euro ai ricorrenti per i costi e le spese legali.

“Questa sentenza conferma che le nostre paure erano fondate, che si stava violando un diritto alla salute. Siamo soddisfatti anche perchè questa decisione rappresenta un precedente giudicio a livello internazionale che può diventare utile per altre zone e paesi che vivono il nostro stesso problema” dice Daniela Spera dell’associazione Legamjonici che ha presentato il primo ricorso. “Ora – aggiunge – ci aspettiamo un segnale a livello politico”.

 

Anche su Donna Moderna!

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_20_1.page;jsessionid=MOlJW1Y8re1uzSZF6GAWAHWy?contentId=SDU173674&previsiousPage=mg_1_20

http://www.giurisprudenzapenale.com/2019/01/24/caso-ilva-la-cedu-condanna-lo-ad-attivare-misure-efficaci-la-bonifica/
https://agensir.it/europa/2019/01/25/ilva-le-reazioni-alla-sentenza-della-corte-europea-per-i-diritti-umani-di-strasburgo/

https://www.tpi.it/2019/01/24/ilva-sentenza-cedu-strasburgo/

http://www.ecodallecitta.it/notizie/390626/ilva-condanna-italia-sentenza-sovranazionale-cui-lo-stato-dovra-necessariamente-attenersi

https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2019/01/24/italia-condannata-per-ilva_dP82TnJUlcW1Sq3Pw3vUWL.html

https://portale.fnomceo.it/ilva-anelli-sentenza-cedu-grandissimo-risultato-per-tutti-i-cittadini/

http://www.rivistaoidu.net/content/osservatorio-sull%E2%80%99italia-e-la-cedu-n-12018 

http://questionegiustizia.it/articolo/casi-amanda-knox-e-ilva-dalla-cedu-doppia-condanna-per-l-italia_24-01-2019.php

http://www.affaritaliani.it/puglia/ex-ilva-esortazione-al-governo-br-per-non-impugnare-la-sentenza-cedu-584183.html
https://www.studiocataldi.it/articoli/33331-cedu-condanna-italia-per-l-ilva.asp

http://www.studiolegalezuco.it/ilva-ricorso-cedu-24-gennaio-2019-diritto-vita-privata-ricorso-effettivo/

e tanto altro.

COMUNICATO STAMPA

31/01/2020

 

EX ILVA. CORTE EUROPEA: A MARZO IL PRIMO ESAME SULLO STATO DI ESECUZIONE DELLA SENTENZA

 

Il Consiglio d’Europa ha fissato per il mese di Marzo 2020 il primo esame sullo stato di esecuzione della sentenza della Cedu del 24 gennaio 2019, diventata definitiva il 24 giugno dello stesso anno. L’esame sarà effettuato dal Comitato dei Ministri, organo decisionale del Consiglio d’Europa, e farà riferimento alla sentenza ‘Cordella e altri contro l’Italia’.

Si ricorda che Francesco Cordella è il primo firmatario del ricorso presentato da un gruppo di cittadini di Taranto alla Corte di Strasburgo nel 2013 (ricorso n. 54414/13). Nel 2015 un analogo ricorso è stato presentato da altri cittadini (ricorso n. 54264/15). Per i due ricorsi la Corte ha deciso di emettere un’unica sentenza.

Come noto, il caso riguarda l’inquinamento atmosferico prodotto dall’acciaieria Ilva di Taranto. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato gli effetti nocivi delle emissioni provenienti dall’Ilva sull’ambiente e sulla salute pubblica. I tentativi delle autorità italiane di attuare la decontaminazione del territorio in questione non hanno prodotto i risultati sperati. Nel frattempo il governo italiano è intervenuto ripetutamente (attraverso decreti legislativi speciali) per garantire la continuità produttiva, nonostante i risultati delle autorità giudiziarie competenti, riguardanti indagini chimiche ed epidemiologiche, abbiano dimostrato l’esistenza di gravi rischi per la salute e per l’ambiente. In aggiunta, il governo italiano ha concesso l’immunità amministrativa e penale ai commissari straordinari e al futuro acquirente dell’azienda.

Per queste ragioni, i giudici di Strasburgo, hanno riconosciuto la violazione del diritto alla vita privata e familiare (l’articolo 8 della Convenzione europea sui diritti umani) e del diritto a un rimedio efficace (l’articolo 13 della stessa Convenzione).

Ai sensi dell’articolo 46 della Convenzione, la Corte Europea ha sottolineato che il Comitato dei Ministri deve indicare al governo italiano le misure da adottare per l’esecuzione della sentenza. Attualmente il Comitato attende un dettagliato piano di intervento da parte del governo italiano.

 

DANIELA SPERA

Rappresentante dei ricorrenti e promotrice a Taranto del primo ricorso collettivo alla Corte Europea dei Diritti Umani (n. 54414/13, CORDELLA E ALTRI CONTRO L’ITALIA).

 

Per info: 3408458144

La Rete delle Mamme da Nord a Sud ha deciso di far sentire la loro voce in risposta alla notizia dell’accordo tra Eni e l’Associazione nazionale dei dirigenti scolastici, riportata su diversi quotidiani nazionali.

LETTERA APERTA A: MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, MINISTERO DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA, DIRIGENTI SCOLASTICI.

ENI E DIRIGENTI SCOLASTICI. MAMME DA NORD A SUD: GIU’ LE MANI DAI NOSTRI FIGLI!

Noi Mamme che da Nord a Sud viviamo in territori altamente inquinati, spesso a causa delle attività di aziende come l’ENI, siamo rimaste inorridite dall’iniziativa dell’Associazione dei Presidi Italiani di stringere un accordo con quell’azienda per portare in classe le sue metodologie “educative”.

Quali sarebbero in pratica? Come perforare un pozzo di petrolio? Come gestire un oleodotto? Come interagire con i dirigenti dei paesi del sud del mondo per accaparrarsi le risorse naturali? Forse sarebbe meglio dire depredare il Pianeta: chissà come i dirigenti scolastici vorrebbero che i loro docenti di italiano qualificassero le azioni dell’ENI in quei paesi, raccontate da rapporti di Amnesty International e di altre associazioni.

Agli uffici stampa di ENI va però riconosciuta la competenza nel green washing! Quindi con le parole sono molto bravi, ma non altrettanto nel salvaguardare l’ambiente. In questo Paese dove opera anche ENI, noi viviamo con i nostri figli.

A loro vorremmo si parlasse delle 400 tonnellate di petrolio disperse da ENI a Viggiano, in Basilicata, con una contaminazione pesantissima dell’acqua di falda.

Dobbiamo fare l’elenco delle sostanze pericolose immesse nell’ambiente? Vogliamo parlare delle emissioni di gas clima-alteranti derivanti dal principale business di ENI, la vendita e raffinazione di idrocarburi?.

Ai nostri figli, grazie ai modelli di sviluppo imposti dagli affari dell’ENI, lasciamo vasti territori da bonificare, in Italia e all’estero.

Ai nostri figli stiamo già parlando per avvertirli sugli effetti del cambiamento climatico innescato dall’uso selvaggio delle fonti fossili grazie alle quali ENI fa grandi profitti e distribuisce lauti dividendi.

Ora grazie a quest’accordo inqualificabile, l’Associazione dei Presidi vorrebbe far mettere le mani dell’azienda sui nostri figli, sulla loro educazione. Guarda caso proprio ora che stanno scendendo in piazza per reclamare un futuro diverso.

Chiediamo ai Dirigenti Scolastici di rompere immediatamente quest’accordo e di dare il buon esempio ai ragazzi scendendo in piazza con loro e con noi per imporre ad aziende come l’ENI quello che chiedono ormai tutti gli esperti di clima del mondo: lo stop all’uso delle fonti fossili e il rispetto per il nostro Pianeta e la salute dei cittadini, a partire dai bambini.

Legamjonici aderisce all’appello in qualità di aderente alla

RETE NAZIONALE MAMME DA NORD A SUD

MAIL: mammedanordasud@gmail.com

https://www.facebook.com/mammedanordasud/

 

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Ilva is a climate monster 29 novembre

Anche quest’anno Legamjonici ha dato il suo contributo nella battaglia per la tutela dell’ambiente. A cominciare dall’importante risultato ottenuto in seguito alla presentazione del primo ricorso collettivo a Taranto (nel 2013): il 24 gennaio la Corte europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia per non aver protetto la salute e la vita dei cittadini. Una sentenza storica che ha dato nuovo slancio vitale a cittadini rassegnati.

Non solo. Legamjonici ha partecipato e partecipa a numerose iniziative, perché ama costruire, ama collaborare con altre realtà. Dalla rete di Mamme da Nord a Sud, di cui Daniela Spera è cofondatrice insieme a Michela Piccoli e Giovanna Dal Lago, alle realtà più vicine. Fino ad ottenere un importante e inaspettato riconoscimento conferito dal Forum delle Giornaliste del Mediterraneo ideato da Marilù Mastrogiovanni.

Auguriamo a tutti buon Natale e buon 2020!

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TARANTO, 29 NOVEMBRE: GIORNATA DI MOBILITAZIONE GENERALE!

L’ennesima crisi ex Ilva, oggi Arcelor Mittal, sta per risolversi come sempre:
licenziamenti e cassa integrazione, senza soluzione al dramma sanitario e ambientale a cui restiamo condannati. Taranto è soggetta al solito ricatto da parte di uno stato da sempre colpevole del collasso sociale del nostro territorio. L’intera comunità ritiene necessario rivendicare a gran voce il diritto a decidere del proprio futuro.
L’obiettivo è da sempre far comprendere, a chi ricopre ruoli di responsabilità politica, che l’unica via possibile per salvare questa città è la CHIUSURA DELLE FONTI INQUINANTI e la RICONVERSIONE ECONOMICA, SOCIALE E CULTURALE DELL’INTERO TERRITORIO, partendo dal reimpiego di tutti gli operai  nelle attività di smantellamento degli impianti e di bonifica dei siti inquinati. Un’opportunità concreta anche per i settantamila disoccupati che questo territorio conta.

Una VERTENZA TARANTO che necessita di una MOBILITAZIONE GENERALE!
Per questo noi scenderemo in piazza in occasione del prossimo SCIOPERO GLOBALE previsto per VENERDÌ 29 NOVEMBRE indetto dal movimento Fridays For Future.

MASSIMA PARTECIPAZIONE! SÌ AI DIRITTI, NO AI RICATTI

5:30 PRESIDIO PORTINERIE ILVA durante lo sciopero generale e manifestazione nazionale indetta dall’USB
9:30 CORTEO CITTADINO con raduno in via Di Palma nel piazzale antistante l’ingresso dell’arsenale militare
11:30 CONCERTO PER IL CLIMA FFF fino a sera in piazza della Vittoria

Il Comitato Legamjonici aderisce alla manifestazione.

Premio a Daniela Spera

Anche la dott.ssa Daniela Spera ha ricevuto il prestigioso ‘Premio Peace Reporter 2019’ per il suo impegno di attivista che svolge da anni a Taranto. Per la sua attività di informazione scientifica che ha rivoluzionato il modo di approcciarsi alle battaglie ambientali nella sua città, attraverso la comprensione del fenomeno dell’inquinamento ambientale che, nel caso dell’Ilva, è legato alla complessità degli agenti tossici contenuti nelle emissioni diffuse e fuggitive. Ha inoltre promosso e vinto (con sentenza del 24 gennaio 2019, Cordella e altri), insieme al Comitato Legamjonici, il primo ricorso collettivo alla Corte europea dei diritti umani nel 2013.

 

Marilù Mastrogiovanni

Premio con foto di Marcello Carrozzo

Nella foto Daniela Spera nel corso della manifestazione No Pfas a Venezia (20 ottobre 2019).

ILVA DI TARANTO, DIRITTO AL LAVORO, DIRITTO ALLA SALUTE: UN FOCUS AL FORUM DELLE GIORNALISTE DEL MEDITERRANEO, (21-23 novembre)

Taranto vuole vivere. Sarà questo il messaggio che lanceranno le giornaliste curde, somale, etiopi, maltesi, francesi, inglesi, insieme a tante italiane, in occasione del Forum of Mediterranean Women Journalists (organizzato da GiULiA giornaliste ) che aprirà i lavori il 21 novembre prossimo a Taranto presso il dipartimento jonico dell’Università Aldo Moro.
Tema di questa quarta edizione: “Are women’s rights human rights?”. Ovvero, i diritti “umani” sono anche diritti delle donne?
A Taranto il diritto al lavoro e il diritto alla salute non sono garantiti e le rappresentanti di associazioni locali e nazionali di donne e mamme, convergeranno al Forum, che darà loro voce: un importante momento di sintesi dell’attivismo femminile sul tema complesso dell’ex Ilva e sul destino di Taranto.

Il Forum, insieme a GiULiA giornaliste, ha sottoscritto con altre reti di donne, fondazioni, cooperative e associazioni, il testo delle raccomandazioni per revisione universale periodica sui diritti delle donne (UPR Italy) che saranno presentate in anteprima all’opinione pubblica. Il Forum delle Giornaliste del Mediterraneo intende quindi proporsi, come è accaduto nelle tre edizioni precedenti, come momento di analisi delle tendenze in atto e proposta di temi universali su cui indirizzare il dibattito per l’anno successivo.
Aprirà i lavori Pauline Ades Medel, responsabile di Reporters senza frontiere per l’Unione europea e i Paesi balcanici; i lavori saranno chiusi da Emanuele Russo, presidente di Amnesty international-Italia.

Il Forum prosegue il 22 novembre a Bari e il 23 a Brindisi. Il programma dettagliato e l’elenco delle relatrici internazionali su http://www.giornaliste.org

Legamjonici interverrà nel panel 5 insieme ad altre rappresentanti delle Mamme da Nord a Sud.

 

Il 20 ottobre si è svolta a Venezia la manifestazione promossa dalle Mamme No Pfas che chiedono la bonifica del sito inquinato dall’azienda Miteni che oggi non svolge più la propria attività. La persistente situazione di inquinamento continua a contaminare le acque di falda, nonostante la presenza di una barriera idraulica che, per questo motivo, risulta inefficace. L’unica soluzione è la bonifica. Il Comitato Legamjonici è stato invitato a partecipare a sostegno della manifestazione. Daniela Spera è intervenuta in qualità di rappresentante del comitato, come voce di Taranto, ma anche in rappresentanza della rete delle Mamme da Nord a Sud sottolineando che anche nella provincia di Vicenza, e oltre, viene violato un diritto umano fondamentale: avere l’acqua pulita.

Di seguito un reportage fotografico della manifestazione.


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