Faccia a faccia tra Commissione Ambiente e vertici di EniPower. Il problema resta l’emissione di CO2

Pubblicato: 18 maggio 2011 in Rassegna stampa
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Foto di A. Corigliano

Faccia a faccia tra Commissione Ambiente e vertici di EniPower. Il problema resta l’emissione di CO2

A Palazzo Latagliata  la seduta straordinaria della Commissione Ambiente per fare luce circa il “raddoppio” della centrale di EniPower. La Commissione si avvarrà di tecnici esperti per studiare le carte.

Qualche giorno fa nella sede di Palazzo Latagliata si è svolta la prima seduta straordinaria della Commissione Ambiente, Ecologia e Salute del Comune di Taranto. Una seduta che ha portato i vertici dell’azienda EniPower a presenziarla visto che aveva quale obiettivo quello di fare chiarezza sulla questione definita “raddoppio” della centrale elettrica all’interno della raffineria dell’Eni di Taranto . Una storia che circa un anno fa fu posta all’attenzione degli organi di stampa grazie al lavoro instancabile  del comitato Taranto Libera, ora LegamJonici.

Presenti tutti i consiglieri facente parte della Commissione ed i tecnici con i vertici della EniPower. Ma registriamo anche l’occhio vigile del Sindaco Ippazio Stefàno e del presidente del Consiglio comunale Gina Lupo.

Durante la seduta, guidata dal presidente Gabriele Pugliese, si è fatto in primis uno screening di quella che risulta essere la situazione ambientale e sociale della città facendo emergere come Taranto detenga il primato in Italia ( con Brindisi) di emissioni di CO2 (anidride carbonica) immessa in atmosfera. Le preoccupazioni sollevate un po’ da tutti i consiglieri risiederebbero proprio nel raddoppio ( la EniPower parla sempre di ampliamento e mai di raddoppio) che comporterebbe un aumento di  CO2. Ma nello stesso tempo risulterebbe essere necessaria la sostituzione della vecchia centrale alimentata ad olio combustibile con una nuova alimentata a gas naturale perché anche meno inquinante.

La dottoressa Erminia Barbaresi, responsabile di EniPower per gli enti locali, a fine seduta è stata chiara affermando che  l’azienda non effettuerà nessun investimento relativo al potenziamento o alla trasformazione della centrale fino a quanto l’opinione pubblica non sarà d’accordo.

All’ing. Mauro Gianni Dalmazzone, responsabile Sviluppo Tecnologico e Nuove Iniziative di EniPower, è toccato fare chiarezza sul progetto, entrato nell’occhio del ciclone, premettendo che la centrale ideata a Taranto risulta essere la più piccola rispetto a quelle dislocate nel resto della Penisola, e comunque funzionale alla raffineria. Tutti i gruppi sono di 400 megawatt mentre a Taranto si farebbe un gruppo da 300. Secondo l’ingegnere poi sarebbero state scelte le migliori tecniche disponibili ( MTD o BAT). Il nuovo impianto avrebbe un rendimento del 54% a fronte dell’attuale 39% che comporterebbe un miglioramento energetico ma anche un grosso vantaggio dal punto di vista ambientale: la centrale attuale brucia olio quella futura solo gas naturale. Questo, secondo Dalmazzone, comporterà un abbattimento quasi completo di So2 ( anidride solforosa), Nox ( ossidi di azoto) e delle polveri sottili.

Dalmazzone ha aggiunto che ogni due anni si controlleranno l’esistenza di nuove MTD per ridurre ulteriormente le emissioni.

Per quanto riguarda invece le emissioni di CO2 è stato affermato dall’ingegnere che è un problema non locale ma mondiale.  Taranto ora produce un quantitativo di CO2 molto basso rispetto alla media nazionale e della stessa Puglia. Produrre energia con il nuovo impianto permetterebbe ad altre unità di EniPower di non andare a pieno regime e quindi di non emettere CO2. A fronte di un aumento di anidride carbonica a Taranto si avrebbe una diminuzione di CO2 nel resto d’Italia. Si passerebbe dunque per Taranto da un valore massimo assoluto annuale di 570.000 tonnellate a 970.000.

Il Presidente Pugliese ha ribadito a fine incontro un concetto fondamentale: “Chiederemo ai tecnici di valutare quanto oggi abbiamo ascoltato. Vogliamo capire. Come Commissione non abbiamo le adeguate competenze”.

Antonello Corigliano

Dalmazzone: “La CO2 non è un inquinante locale ma mondiale. Aumentare l’anidride carbonica a Taranto comporterebbe una diminuzione di CO2 nel resto d’Italia”

“Sembra che questo progetto sia soltanto un aumento della potenza. Questo è vero ma è motivato dal fatto che la centrale nuova è inserita all’interno di una raffineria che consuma vapore ed energia elettrica e che per essere in vita ha bisogno di vapore ed energia. Ecco perché abbiamo ideato una centrale che permette questo in qualsiasi condizione. Questo impianto abbatterà di molto le emissioni di sostanze inquinanti. La CO2 poi non è un inquinante locale ma mondiale. Taranto produce ora un quantitativo di CO2 molto basso rispetto alla media nazionale e della stessa Puglia. Aumentare l’anidride carbonica a Taranto comporterebbe una diminuzione di CO2 nel resto d’Italia”.

Pugliese: “Noi abbiamo già pagato per la produzione di energia. Questa città ha già dato”

“Non capiamo questi valzer tra Ministero dell’Ambiente, Comunità Europea e Regione. Noi vogliamo essere ascoltati come istituzione perché siamo la città più inquinata d’Europa. Noi abbiamo già pagato per la produzione di energia. Questa città ha già dato. L’82% dell’energia che produciamo in Puglia poi viene ridistribuita tra le Regioni d’Italia. Ma io voglio parlare di Taranto. In questo territorio, vuoi per una questione di obsolescenza, vuoi per una questione di ricatto occupazionale, le aziende ad un certo punto hanno bisogno di modificare ed ammodernare i loro impianti o raddoppiarli o chiedere dei potenziamenti. Ed io mi riferisco anche a Cementir e ad Edison. Noi non siamo contrari ai nuovi investimenti ma basta che ci siano delle ricadute occupazionali, sviluppo produttivo e decremento delle emissioni inquinanti. Perché abbiamo già pagato un prezzo molto alto. Chiederemo ai tecnici di valutare quanto oggi abbiamo ascoltato. Vogliamo capire. Come Commissione non abbiamo le adeguate competenze”.

Stefàno: “Il discorso della politica ambientale è più importante di quello occupazionale”

“Taranto ha una posizione geografica che risulta essere strategica: ha il porto ed il petrolio della Basilicata a pochi chilometri. Il discorso della politica ambientale è più importante di quello occupazionale.  Io come dato positivo vedo già la riduzione dell’anidride solforosa, che per Taranto è stata un flagello, e delle polveri sottili. Ma rimane il problema della CO2. Io ora mi chiedo se sia possibile ridurre anche l’anidride carbonica. I dati che EniPower presentati devono essere validati dall’Arpa”.

Laruccia : “Non c’è oste che dica che il proprio vino sia aceto”

“Per capire certe cose c’è bisogno di incontri non episodici ma frequenti. Sia Eni che EniPower dovrebbero farci conoscere i loro programmi per iscritto. Non c’è oste che dica che il proprio vino sia aceto . Noi non vogliamo sapere la media degli inquinanti ma i picchi ed i valori assoluti. Solo quando questi dati saranno vidimati dall’Arpa avranno valore. Secondo noi Riformisti bisognerebbe decidere per la riduzione complessiva dell’inquinamento e la sicurezza del territorio”.

Festinante: “EniPower quali vantaggi darà alla città?”

“Eni ha inquinato la nostra città per molti anni senza dare nulla. EniPower quali vantaggi darà alla città? Nello stabilimento lavorano il 10% delle società di Taranto. Quante nuove unità tarantine verranno assunte?  Come avete programmato le royalty sul nostro territorio?  Qual è il piano di evacuazione visto che non esiste?” Carelli: “Non possiamo essere la città che ospita industrie senza ottenere nulla”.

“I valori che riguardano l’inquinamento devono essere sommati a quelli prodotti da tutte le aziende presenti a Taranto.  Io vorrei che questo in pianto non fosse fatto a Taranto. Non ho visto poi un piano occupazionale chiaro. Che benefici avrà la città? Non possiamo essere la città che ospita soltanto industrie senza ottenere nulla”.

Di: Antonello Corigliano (Pugliapress)
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