Archivio per agosto, 2011

Come annunciato nel corso della conferenza stampa del 4 agosto scorso, il comitato Legamjonici in seguito a richiesta di accesso agli atti, avrebbe acquisito, presso la sede di Bari del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, il verbale riguardante l’ultimo tavolo tecnico (14/07/2011) del Comitato Tecnico Regionale, relativo anche alla notifica del provvedimento di sospensione degli impianti oggetto di prescrizioni impartite in data 9/07/2009. Al fine di comunicare il contenuto del verbale, il comitato Legamjonici ha tenuto una conferenza stampa il 24 agosto del 2011. Di seguito riportiamo la rassegna stampa. Si tratta di informazioni estremamente importanti.

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CONFERENZA STAMPA LEGAMJONICI – 24 Agosto 2011


 Con riferimento a quanto replicato dal sindaco Ippazio Stefàno in data 5 agosto 2011 su un noto quotidiano locale, il comitato LEGAMJONICI specifica quanto segue.

Una replica a contenuti espressi nel corso di una conferenza stampa nella quale non si è stati presenti, ma della quale si sono acquisite solo informazioni tramite terzi, è soggetta ad imbarazzanti errori di valutazione. E’ questo il caso della replica rivolta al comitato Legamjonici da parte del sindaco di Taranto, assente alla conferenza stampa tenuta al centro Magna Grecia dal comitato Legamjonici, giovedì 4 agosto scorso. Invitiamo pertanto il primo cittadino a essere presente alle  conferenze del comitato se intende poi replicare oppure anche solo per acquisire importanti informazioni, non certo dettate da spinte emozionali ma da dati certi. Se il sindaco Stefàno fosse stato presente, avrebbe, infatti, appreso che il comitato Legamjonici ha parlato di assenza di un Piano di Emergenza Esterno definitivo (quindi a nostro avviso non aggiornato) giacché non è stata ancora ultimata, in particolare per l’ENI, l’istruttoria del rapporto di sicurezza da presentare a cura del gestore, come previsto dall’art. 8 del D.Lgs.334/1999, utile per una corretta pianificazione del piano di emergenza esterno. Inoltre, nel corso della conferenza stampa, è stato detto che il P.E.E. non risulta affiancato da un efficiente ed importante lavoro di divulgazione alla cittadinanza. Ricordiamo che l’art. 20 del D.lgs. 334/1999 prevede che nella fase di elaborazione e/o aggiornamento del P.E.E. (Piano di Emergenza Esterno) venga preventivamente consultata la popolazione interessata che dovrebbe essere adeguatamente informata, e finora quale cittadino era a conoscenza del piano di emergenza esterno? Un buon effetto ha sortito quindi la conferenza stampa del comitato Legamjonici visto che, dopo solo due giorni, si parla già della predisposizione di un piano di esercitazioni per meglio informare della problematica la cittadinanza.

Inoltre, l’art. 14 D.lgs. 334/99, integrato con l’aggiunta del comma 5 bis, individua un ruolo essenziale degli enti locali nella pianificazione urbanistica, quale strumento di controllo dell’urbanizzazione nelle zone interessate da stabilimenti a rischio d’incidente rilevante. A tal proposito nella fase di pianificazione del territorio e delle relative procedure di attuazione è riservato un ruolo fondamentale a Comuni, Province e Regioni nel mantenere le opportune distanze tra gli stabilimenti e le zone residenziali, gli edifici frequentati dal pubblico, le aree ricreative e le infrastrutture di trasporto principali.

Ritornando all’istruttoria non ancora completata per l’ENI del Rapporto di Sicurezza, ricordiamo che il piano di emergenza esterno è redatto sulla scorta delle informazioni acquisite mediante istruttorie che comprendono sopralluoghi tesi a garantire che i dati e le informazioni contenuti nel rapporto di sicurezza, fondamentale anche ai fini della prevenzione dell’“effetto domino”, descrivano fedelmente la situazione dello stabilimento. Purtroppo, però, il rapporto di sicurezza di Eni raffineria, non è stato ancora validato dal CTR (Comitato Tecnico Regionale), l’organo di controllo che svolge le istruttorie sui Rapporti di Sicurezza, di cui il Comune è anche elemento titolare. Pertanto il piano di emergenza esterno non risulta ancora completo. Probabilmente il sindaco non è a conoscenza della mancanza di tale fondamentale integrazione oltre a non sapere che, purtroppo, molto spesso le riunioni del CTR sono state invalidate a causa delle numerose assenze del rappresentante del Comune che non garantendo il raggiungimento del numero legale ha rallentato così i lavori. Eppure, da parte dell’amministrazione comunale, si sarebbe dovuta prestare la massima attenzione al puntuale funzionamento del CTR, dato che la nostra città non è stata immune da incidenti rilevanti. Basti ricordare quello avvenuto l’1 maggio 2006, dovuto alla rottura del serbatoio di greggio e sulla cui causa non si ha ancora una chiara risposta. Proprio in seguito a quell’incidente, i Vigili del Fuoco, in qualità di CTR, imposero prescrizioni riguardanti anche interventi correttivi per porre in essere procedimenti che garantissero nel tempo coerenza delle caratteristiche prestazionali con le norme di progetto e con gli standard attualmente vigenti da registrare in maniera pedissequa. Non è noto se le difficoltà intrinseche a tali prescrizioni sono state superate. Inoltre, un Rapporto di Sicurezza si basa anche sull’analisi storica dei singoli impianti di cui si devono conoscere le varie caratteristiche come i materiali utilizzati, la gestione e la manutenzione. Ma a questi dati storici pare sia molto difficile risalire.

Come si possono avviare delle esercitazioni se il Piano di Emergenza Esterno è incompleto poiché carente di informazioni fondamentali per una corretta gestione di un incidente rilevante?. Questo comitato pretende risposte.

 

 

 

 

RASSEGNA STAMPA : PIRRO CONTRO SPERA

raffineria taranto: PROGETTO TEMPA ROSSA

D_Lgs_334-99: DECRETO LEGGE SEVESO BIS

piano emergenza (PEE): PIANO DI EMERGENZA ESTERNO PROVVISORIO

SERVIZIO SU JO TV:

TARANTO: LEGAMJONICI CONTRARIA ALLA CENTRALE ENIPOWER

IL COMITATO AMBIENTALISTA LEGAMJONICI CONFERMA DI ESSERE CONTRARIO ALLA NUOVA CENTRALE TERMOELETTRICA CHE ENIPOWER VUOLE REALIZZARE ALL’INTERNO DELLA RAFFINERIA DI TARANTO. “LA SALUTE COLLETTIVA E’ UN BENE IMPORTANTE – HA DETTO DANIELA SPERA – MA SEMBRA CHE NESSUNO SE NE PREOCCUPI. LA GENTE CI CHIEDE DI MOBILITARCI”. SECONDO LEGAMJONICI LA RAFFINERIA VERSA IN CONDIZIONI PRECARIE IN MOLTI IMPIANTI CHE ANDREBBERO RIFATTI TANTO CHE CI SONO STATE LE PRESCRIZIONI DEI VIGILI DEL FUOCO PER LA MESSA IN SICUREZZA. IL COMITATO CONTESTA ANCHE LA POSIZIONE DEI SINDACATI CHE SOSTENGONO LA NUOVA CENTRALE TERMOELETTRICA PERCHE’ GARANTIREBBE IL FABBISOGNO DI ENERGIA ELETTRICA DELLA RAFFINERIA, EVITANDO DANNOSI BLACK OUT, E DIMINUIREBBE L’IMPATTO AMBIENTALE PER LE MINORI EMISSIONI TRANNE CHE PER IL CO2. LEGAMJONICI E’ ANCHE CONTRARIA A TEMPA ROSSA, L’ADEGUAMENTO DEGLI IMPIANTI DI STOCCAGGIO DELLA RAFFINERIA TARANTINA PER ACCOGLIERE IL GREGGIO DELLA VAL D’AGRI

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Ancora una volta dobbiamo constatare l’ennesimo tentativo di mascherare la situazione ambientale tarantina strumentalizzando gli ammodernamenti come fattore essenziale per il miglioramento della sicurezza. Non si inganni la popolazione nel tentativo di convincerla ad accettare una centrale termoelettrica che, di fatto, non porterà alcun vantaggio per l’ambiente. Un ‘blackout’ è condizione di evento accidentale cosa ben diversa dall’emissione continuativa di sostanze tossiche sia in aria sia in mare. Si ricorda, infatti, che Eni raffineria svolge attività di ‘raffinazione’ che comporta il rilascio di numerosi inquinanti tossici, quali SO2, NOx, CO, benzene, NMVOC (vastissima famiglia di composti organici), cadmio, arsenico, nichel, oltre a quelli prodotti dalle centrali che forniscono energia.

Inoltre l’attuale dirigenza di Eni R&M ha ‘ereditato’ dai suoi predecessori una situazione a dir poco catastrofica, per quanto riguarda la sicurezza degli impianti, a causa di una prolungata mancanza di attività di manutenzione degli impianti in esercizio. La persistente condizione di inadeguatezza degli impianti comporta oltre all’emissione incontrollata di sostanze nocive, anche una esposizione della popolazione a rischio di incidente rilevante.

A ciò si aggiunga che per la città di Taranto non esiste ancora un piano di emergenza esterno. Cosa fare in caso d’incidente rilevante?

La Prefettura di Taranto attende il sindaco Stefàno per la definitiva stesura del Piano di Emergenza Esterno. Non risulta ancora pervenuto all’Ufficio della Protezione civile, da parte del Comune di Taranto, l’aggiornamento da inserire nel P.E.E.

Ricordiamo che nella provincia di Taranto gli stabilimenti ricadenti nel regime di applicazione del D.Lgs. 334/1999 (Seveso bis) relativo al rischio industriale d’incidente rilevante sono ILVA S.p.A. ed ENI S.p.A. Divisione Refining & Marketing – Raffineria di Taranto.

La Seveso ter, D.lgs. 21 settembre 2005 che modifica il D.Lgs. 334/1999 (Seveso bis) all’articolo 20 prevede, inoltre, che nella fase di elaborazione e/o aggiornamento del P.E.E. venga consultata la popolazione interessata che dovrà essere in seguito adeguatamente informata.

A tutt’oggi, però, non risulta un piano di emergenza aggiornato a disposizione della collettività né sono previste campagne informative per la cittadinanza.

Ma c’è di più. Lo stesso documento oggi redatto ha solo carattere provvisorio non essendo ancora stata ultimata, in particolare per l’ENI, l’istruttoria del rapporto di sicurezza da presentare a cura del gestore. Da tempo, infatti, la dirigenza Eni avrebbe dovuto presentare al comando dei Vigili del fuoco e alla Prefettura di Taranto un rapporto di sicurezza completo. Le autorità preposte, non avendo ricevuto alcuna notifica da parte dell’azienda, dopo una prima diffida ad adottare le necessarie misure, in seguito a recidiva inottemperanza, hanno di recente ordinato la sospensione dell’attività per il tempo necessario all’adeguamento degli impianti alle prescrizioni indicate e, comunque, per un periodo non superiore a sei mesi. Si tratterebbe però di impianti già fermi per manutenzione, questo quanto dichiarato dall’uscente comandante dei Vigili del Fuoco da noi contattato.

Ma la Seveso bis recita:‘’Ove il gestore, anche dopo il periodo di sospensione, continui a non adeguarsi alle prescrizioni indicate, l’autorità preposta ordina la chiusura dello stabilimento o di una parte di esso’’. Sei mesi saranno sufficienti per rendere gli impianti in questione del tutto sicuri?

Il comitato  Legamjonici ritiene che Eni raffineria non abbia i requisiti necessari per esercitare la propria attività in piena sicurezza. Chiediamo pertanto alle autorità competenti di procedere alla chiusura degli impianti. 

 In caso contrario, se il Comune di Taranto esprimerà definitivo parere positivo alla costruzione del metanodotto funzionale alla centrale da 240 MW di potenza utile alla fornitura elettrica della raffineria, assecondando le voci epistolari dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, che facendo leva sul ricatto occupazionale ne giudicano necessaria la realizzazione, si assumerà piena responsabilità delle conseguenze che questa scelta avrà sulla salute pubblica.