Archivio per settembre, 2011

Stabilimento di Taranto
Strada Statale Jonica, 106
74100 Taranto (TA)                                                                                                                                                                                                                                            
                                                                                                                                                                           
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

SIT IN ALLA RAFFINERIA, SS 106, TARANTO

SABATO 8 OTTOBRE, 2011

ORE 10.00

ORGANIZZATO DAL COMITATO PROVINCIALE LEGAMJONICI

     

Il progetto Tempa Rossa prevede la realizzazione di opere ed impianti che serviranno allo stoccaggio e trasporto di greggio proveniente dalla Basilicata e che riguarderanno sia l’ambiente marino che quello terrestre. L’operazione di stoccaggio pur avvalendosi delle migliori tecnologie disponibili, porterà ad una produzione di composti organici volatili pari a circa 26.000 kg l’anno e all’aumento del 12% di emissioni diffuse e fuggitive. Si tratta di dati forniti da uno studio di ISPRA ed ARPA sull’impatto ambientale. Una condizione questa che andrebbe a produrre un aumento dell’inquinamento ambientale di cui già allo stato attuale la raffineria è responsabile. Le sostanze attualmente emesse dalla raffineria possono avere effetti  sulla salute pubblica di tipo oncogeno (teratogeni e mutageni, con effetti non necessariamente immediati),  e di tipo non oncogeno (a carico dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio). Il nuovo progetto Tempa Rossa avrà conseguenze dello stesso tipo con effetti cumulativi sulla salute pubblica.

L’art.3 del TU ambientale dice che ‘’ogni attivita’ umana deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile”, per garantire che ”il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualita’ della vita e le possibilita’ delle generazioni future”. Inoltre afferma che l’attivita’ della pubblica amministrazione deve essere tale da consentire la fruizione collettiva delle risorse naturali e dei beni pubblici. A Taranto questi principi vengono costantemente violati.

Ma a discapito della salute pubblica, ignorando il principio di precauzione e senza alcuna consultazione con la popolazione, Provincia di Taranto, Comune di Taranto e Ministero dell’Ambiente hanno espresso parere favorevole alla realizzazione del progetto Tempa Rossa.

La raffineria inoltre, come ha già piu’ volte denunciato il comitato Legamjonici, non possiede un Rapporto di Sicurezza, non ottempera a prescrizioni che risalgono al 2009 tanto da spingere  gli organi competenti, sebbene con estremo e grave ritardo, ad ordinare la sospensione degli impianti fino a completa ottemperanza ed opportuno riscontro. Termine ultimo fissato: il 16 ottobre 2011. Che fine ha fatto questo provvedimento?.

Vi informeremo, spiegheremo le nostre ragioni e faremo specifiche richiestesabato 8 ottobre 2011, alle ore 10.00, presso la Raffineria di Taranto, SS 106.

Parteciperanno, inoltre, con spirito di solidarietà, dalla Basilicata Antonio Bavusi, Organizzazione Lucana Ambientalista (OLA), Felice Santarcangelo, NoScorie Trisaia, nell’ambito dell’iniziativa “Smemorandum in Camper”, Maurizio Bolognetti, Associazione Radicali Lucani, con il sostegno dell’ Associazione per la Tutela della Salute e dell’Ambiente di Basilicata (EHPA). Tutti i cittadini di Taranto e provincia sono invitati a partecipare.


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MANIFESTAZIONE ALL’ITALCAVE DI STATTE  

3 GENNAIO 2011                                29 DICEMBRE 2010

http://youtu.be/vTGQddebeF0       http://youtu.be/Vm6YVO6ItkU

Raffineria Eni, ancora un mese di tempo per adeguare gli impianti

di Michele Tursi


Entro il prossimo 16 ottobre, lo stabilimento Eni di Taranto dovrà adempiere alle prescrizioni comminate dal Comitato tecnico regionale con nota dello scorso 18 luglio.
Il Ctr, infatti, ha sospeso per novanta giorni l’attività degli impianti sotto osservazione in materia di protezione attiva antincendio. Nello stesso arco di tempo lo stabilimento dovrà adeguarsi alla norma per evitare ulteriori provvedimenti dell’organo tecnico di controllo.
A rendere noto il termine della sospensione degli impianti è il comitato Legamjonici in seguito a nuova richiesta di accesso agli atti ha acquisito presso la sede di Bari del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile (Ministero dell’Interno).
Un vero e proprio lavoro di investigazione quello condotto da Daniela Spera, in qualità di coordinatrice del comitato ambientalista. «Nel documento acquisito presso l’Ufficio di Prevenzione dello stesso dipartimento dei Vigili del Fuoco – spiega la Spera – è riportato chiaramente il termine massimo di sospensione degli impianti, al quale, a mente dell’art. 27, comma 4 del D.Lvo 334/1999, dovrebbe seguire eventuale ordinanza di chiusura, nel caso di inottemperanza». Un’ipotesi questa che avrebbe sicuramente ripercussioni clamorose.
Dal carteggio in possesso di Legamjonici si evince che «il Ctr avrebbe dovuto ordinare la sospensione degli impianti in questione, già a partire dal mese di luglio 2010, in quanto la raffineria non ha chiesto alcuna proroga ne’ dato giustificazioni allo scadere dei 60 giorni di tempo».
In virtù di queste scoperte il comitato Legamjonici «chiederà, a mezzo fax e raccomandata con ricevuta di ritorno – spiega Daniela Spera – un incontro con il Presidente del Ctr (al momento del contatto fuori sede) per avere chiarimenti in merito ad una serie di delicate questioni».
Innazitutto il comitato chiederà «se è prevista la verifica di avvenuto arresto degli impianti nel periodo in corso di sospensione e chi è l’organo di controllo deputato alla verifica. Se in seguito ad inottemperanza persistente si procederà alla chiusura degli impianti in oggetto e qual è il soggetto deputato ad ordinare la chiusura degli impianti».
Ma non è tutto. «Vogliamo capire – continua la Spera – qual è la giustificazione del ritardo nell’applicazione dell’art.27 comma 4 della legge Seveso 2, data la priorità d’intervento reso necessario per prevenire rischi di incidenti rilevanti (ricordiamo il recente sversamento di petrolio nel Mar Grande) e persistenti fenomeni di inquinamento nelle varie matrici ambientali. Inoltre per la stesura di un valido Piano di Emergenza Esterno è necessaria la conclusione dell’istruttoria in corso per la validazione del Rapporto di Sicurezza della Raffineria».
Gli ambientalisti ricordano, infatti, che «ogni ritardo espone la popolazione ad un rischio di incidente rilevante di portata imprevedibile».
Ma l’attività di Legamjonici non si ferma. Il comitato, infatti, «è in contatto con esperti e legali per valutare la possibilità di intraprendere azioni legali mirate ad accertare responsabilità in merito ad eventuali ritardi o mancanza di applicazione della normativa vigente».

 

Comitato provinciale LegamJonici – contro l’inquinamento di Taranto e della sua provincia

Coordinamento ViviTaranto – rete di associazioni, privati e cittadini per lo sviluppo turistico e culturale del territorio di Taranto.

Senza dubbio un titolo ad effetto quello che ha introdotto il breve comunicato diramato ieri in Consiglio Regionale da Lospinuso (PdL). Peccato pero’ che con quel commento infarcito di offese e privo di appropriati argomenti, il Consigliere, abbia dimostrato di non aver afferrato i contenuti dell’ intervento degli ambientalisti sul progetto Tempa Rossa. Ci soffermeremo pero’ sulle dichiarazioni con le quali Lospinuso definisce il progetto Tempa Rossa ‘un’occasione di sviluppo e di lavoro per una comunità che ne abbisogna urgentemente.’ Una comunità che ha bisogno di lavoro è una comunità che non viene ad elemosinare precarie occasioni di lavoro legate all’apertura di temporanei cantieri o ad attività che mettono a rischio la propria incolumità e quella di un’intera popolazione che necessita di migliorare la propria qualità di vita, che attende da tempo lo sviluppo di attività connesse alle reali vocazioni di un territorio, che non sono di certo rappresentate dalle attuali attività industriali.

Le definiamo dichiarazioni da preistoria quelle fatte da Lospinuso, perché non riflettono i reali bisogni di una comunità stanca di una politica poco lungimirante incentrata sulla distruzione di un territorio che necessita di nuova linfa vitale.

Lascia davvero interdetti che, dopo aver preso tutti piena coscienza dei problemi ambientali che attanagliano la città, si intenda perseverare con ulteriori proposte di raddoppi di impianti e produzioni industriali. Apprendiamo che l’amministrazione comunale sta lavorando per ottenere compensazioni dalle grandi industrie per i danni che deriveranno dalle nuove opere, piuttosto che pretendere, nelle sedi opportune, risarcimenti per il passato, progettando contestualmente un futuro fatto di turismo e cultura. Significa, ancora una volta, guardare a vantaggi minimi rispetto a svantaggi enormi da continuare a pagare con la vita stessa, negando definitivamente le prospettive di sviluppo che i tarantini stanno chiedendo con grande forza.

A dimostrazione di un interesse politico che, in questi casi, è sempre trasversale, abbiamo letto ieri la nota del consigliere regionale Lospinuso, rapidissimo nel controbattere alle associazioni tarantine che chiedono una netta inversione di tendenza per l’economia di Taranto. Le argomentazioni usate sono quelle tipiche di certa politica: discredito della controparte e ripetizione ossessiva del ritornello secondo il quale l’industria, e solo essa, rappresenta il vero sviluppo e la vera occupazione per la nostra città. Peccato che siano state proprio le associazioni del territorio a sollevare i problemi di Taranto che si erano tenuti ben nascosti sotto al tappeto e peccato anche che le argomentazioni delle stesse siano sempre corredate da documenti inconfutabili, a differenza di quelle di amministratori che di argomentazioni per negare l’evidenza ne hanno davvero ben poche. Non mettiamo in dubbio che ci siano importanti interessi in gioco, ma di certo questi non sono dei tarantini, prova ne è l’annientamento dell’economia che ha fatto la storia del nostro territorio come la mitilicoltura, l’agricoltura, l’allevamento e la pesca. I rappresentanti politici dovrebbero raccogliere le istanze di un territorio e farle proprie, perché è per questo che vengono retribuiti dalla comunità che li ha eletti. Il futuro di Taranto è altrove, i tarantini la strada l’hanno tracciata, chi vuole continuare a portarci su sentieri sterrati, dovrà proseguire la marcia da solo.

In risposta a:

1 SETTEMBRE 2011
Lospinuso (PdL): “Immancabile il catastrofismo dei pseudo-ambientalisti su ogni occasione di sviluppo e di lavoro per Taranto”

Il Consigliere regionale PdL, Pietro Lospinuso ha diffuso la seguente nota:
“Non poteva mancare il comunicato catastrofistico e mistificatorio degli pseudo-ambientalisti, puntualissimi nella demonizzazione di tutto e del contrario di tutto, al progetto ENI ‘Tempa Rossa’. Anche questa volta, l’obiettivo reale è bloccare un’occasione di sviluppo e di lavoro per una comunità che ne abbisogna urgentemente.
Non è bastato nemmeno il parere favorevole del Comune e della Provincia, le cui Amministrazioni pure sono normalmente espressioni fiduciarie di queste politiche ostruzionistiche a prescindere, per evitare a costoro l’ennesima esternazione a pancia piena contro il pane degli altri.
La verità è che Taranto non ripartirà mai se non si libererà, nelle sue scelte strategiche, della zavorra di questi profeti di sciagure mancate, ai quali non va bene mai nulla, salvo l’ineluttabile declino di una città prigioniera di paralizzanti”.

Il comitato Legamjonici comunica che dopo un’assidua azione di sollecitazione nei confronti del Comune di Statte e dell’Asl di Taranto, ha ottenuto un primo risultato nella vicenda riguardante i fusti contenenti materiale radioattivo stoccati da anni all’interno di capannoni in prossimità del centro abitato del Comune di Statte. Dopo aver rilevato l’esistenza di finanziamenti stanziati nel 2008 e destinati alla Cemerad ma dirottati verso altre operazioni, il comitato Legamjonici con l’intento di fare chiarezza sulla vicenda ha messo in atto una vera e propria azione di pressione finalizzata alla risoluzione di una problematica che preoccupa da tempo i cittadini di Statte.

Nel corso dell’inchiesta il comitato Legamjonici ha constatato che l’avvio della bonifica attendeva l’autorizzazione dell’Asl per la nomina di un esperto in radioprotezione necessario anche nella fase di caratterizzazione del contenuto dei fusti. Il comitato ha cosi incontrato un funzionario Asl al fine di sollecitare l’ufficio di competenza a firmare l’autorizzazione. Dopo numerose telefonate effettuate all’ufficio Ecologia del Comune di Statte per avere notizie in merito, infine ci comunicano che persino il Sindaco di Statte si era mosso per sollecitare la Asl. Il 30 agosto, dopo aver incontrato l’assessore Chiarelli per il rilascio del documento attestante l’avvenuta autorizzazione da parte della Asl di Taranto (anche se con notevole ritardo dall’invio della richiesta da parte del Comune di Statte che ricordiamo risale a giugno del 2011), il comitato Legamjonici ha inoltre chiesto delucidazioni in merito a sviluppi futuri. Dalla prossima settimana si dovrebbe avviare una nuova fase che include anche l’apertura di una gara d’appalto per l’attribuzione di 1.500.000 euro stanziati per la caratterizzazione dei fusti. Questo comitato continuerà a seguire la vicenda che cosi entra in una fase molto delicata e decisiva, alla quale seguirà la ricerca di nuovi finanziamenti per la bonifica definitiva, nella speranza che questi finanziamenti non prendano altre strade…

 

 




COMUNICATO STAMPA – 30/08/2011

Il comitato Legamjonici esprime sconcerto in merito al parere positivo espresso dal Comune di Taranto e dalla Provincia di Taranto relativamente al progetto Tempa Rossa. Ormai è chiaro che le Amministrazioni locali preferiscono privilegiare gli interessi della grande industria mettendo in secondo piano la tutela della salute pubblica.

E’ la stessa azienda ad ammettere all’interno del progetto che si avrà una produzione degli scarichi gassosi pari a 26.000 kg/anno di VOC, nonostante l’applicazione delle BAT, e che le nuove installazioni incrementeranno, all’interno della Raffineria, le emissioni diffuse e fuggitive di circa l’11-12% a causa delle dimensioni maggiori (una superficie di circa 10.000 m2) della nuova area di stoccaggio e del quantitativo di greggio Tempa Rossa movimentato.

E’ la stessa azienda ad ammettere che i possibili impatti sulla salute sono riconducibili ad effetti  di tipo oncogeno e di tipo non oncogeno ed è la stessa azienda ad affrettarsi a fare appello a studi epidemiologici, senza citare le fonti, asserendo che questi, fissando i limiti di legge adeguati, escludono, cosi, qualsiasi impatto sulla salute pubblica. Pertanto, dice la stessa azienda, è sufficiente rispettare i limiti di legge. Risulta alquanto bizzarro il riferimento a studi epidemiologici che accerterebbero l’assoluta assenza di effetti cumulativi e allo stesso tempo restiamo stupefatti nel leggere che proprio sulla base di tali studi (quali?) le Amministrazioni locali avrebbero dato l’ok al progetto Tempa Rossa.

Gli enti locali dovrebbero sapere, infatti, che gli studi epidemiologici (totalmente inesistenti a Taranto) vengono effettuati per aree geografiche e tenendo conto di vari fattori anche connessi alle caratteristiche della popolazione interessata (abitudini di vita, stato di salute, fattori socio-economici, ecc.). Inoltre, gli aspetti sanitari relativi alle ricadute sulla popolazione di una data attività umana non possono essere valutati solamente sulla base dei valori di emissione (da qui l’assoluta incoerenza con i limiti di legge). In altri termini, fra i valori di emissione e l’effetto sulla salute possono inserirsi numerosi altri fattori come gli inquinanti secondari che spesso non vengono valutati. Inoltre, non di rado, nella valutazione dei limiti di legge gli studi si focalizzano su un determinato inquinante trascurando sinergie tra i contaminanti nel complesso oppure tengono conto solo di talune patologie trascurandone altre. Come mai le Amministrazioni locali quando si tratta di valutare gli impatti sulla salute provocati dalla grande industria chiedono ‘carte dettagliate’ e poi quando autorizzano opere che fanno comodo alla grande industria si accontentano di poche, superficiali, non documentate informazioni fornite dal gestore stesso?.

 Comitato provinciale LegamJonici