ENI ,RISCHIO CHIUSURA IMPIANTI NON A NORMA

Pubblicato: 17 settembre 2011 in Le nostre attività, Rassegna stampa
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Raffineria Eni, ancora un mese di tempo per adeguare gli impianti

di Michele Tursi


Entro il prossimo 16 ottobre, lo stabilimento Eni di Taranto dovrà adempiere alle prescrizioni comminate dal Comitato tecnico regionale con nota dello scorso 18 luglio.
Il Ctr, infatti, ha sospeso per novanta giorni l’attività degli impianti sotto osservazione in materia di protezione attiva antincendio. Nello stesso arco di tempo lo stabilimento dovrà adeguarsi alla norma per evitare ulteriori provvedimenti dell’organo tecnico di controllo.
A rendere noto il termine della sospensione degli impianti è il comitato Legamjonici in seguito a nuova richiesta di accesso agli atti ha acquisito presso la sede di Bari del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile (Ministero dell’Interno).
Un vero e proprio lavoro di investigazione quello condotto da Daniela Spera, in qualità di coordinatrice del comitato ambientalista. «Nel documento acquisito presso l’Ufficio di Prevenzione dello stesso dipartimento dei Vigili del Fuoco – spiega la Spera – è riportato chiaramente il termine massimo di sospensione degli impianti, al quale, a mente dell’art. 27, comma 4 del D.Lvo 334/1999, dovrebbe seguire eventuale ordinanza di chiusura, nel caso di inottemperanza». Un’ipotesi questa che avrebbe sicuramente ripercussioni clamorose.
Dal carteggio in possesso di Legamjonici si evince che «il Ctr avrebbe dovuto ordinare la sospensione degli impianti in questione, già a partire dal mese di luglio 2010, in quanto la raffineria non ha chiesto alcuna proroga ne’ dato giustificazioni allo scadere dei 60 giorni di tempo».
In virtù di queste scoperte il comitato Legamjonici «chiederà, a mezzo fax e raccomandata con ricevuta di ritorno – spiega Daniela Spera – un incontro con il Presidente del Ctr (al momento del contatto fuori sede) per avere chiarimenti in merito ad una serie di delicate questioni».
Innazitutto il comitato chiederà «se è prevista la verifica di avvenuto arresto degli impianti nel periodo in corso di sospensione e chi è l’organo di controllo deputato alla verifica. Se in seguito ad inottemperanza persistente si procederà alla chiusura degli impianti in oggetto e qual è il soggetto deputato ad ordinare la chiusura degli impianti».
Ma non è tutto. «Vogliamo capire – continua la Spera – qual è la giustificazione del ritardo nell’applicazione dell’art.27 comma 4 della legge Seveso 2, data la priorità d’intervento reso necessario per prevenire rischi di incidenti rilevanti (ricordiamo il recente sversamento di petrolio nel Mar Grande) e persistenti fenomeni di inquinamento nelle varie matrici ambientali. Inoltre per la stesura di un valido Piano di Emergenza Esterno è necessaria la conclusione dell’istruttoria in corso per la validazione del Rapporto di Sicurezza della Raffineria».
Gli ambientalisti ricordano, infatti, che «ogni ritardo espone la popolazione ad un rischio di incidente rilevante di portata imprevedibile».
Ma l’attività di Legamjonici non si ferma. Il comitato, infatti, «è in contatto con esperti e legali per valutare la possibilità di intraprendere azioni legali mirate ad accertare responsabilità in merito ad eventuali ritardi o mancanza di applicazione della normativa vigente».

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