Archivio per ottobre, 2011

ECCO IL NOSTRO APPELLO, LA CITTA’ LO COLGA!

PREMESSA

Art. 3-ter del dlgs 152/2006. Principi della precauzione e prevenzione.

Art. 3-quater del dlgs 152/2006. Principio dello sviluppo sostenibile.

Art. 4 del dlgs 152/2006. La valutazione ambientale dei progetti ha la finalità di proteggere la salute umana e contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita.

Art. 24 e art. 25 del dlgs 152/2006 e Art.6 della direttiva 85/337/CEE e s.m.i. Nel corso della procedura di VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) devono essere garantite l’informazione e la partecipazione del pubblico al procedimento.

Dlgs 334/1999.”Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”

OSSERVAZIONI IN SINTESI:

dallo Studio sull’Impatto Ambientale (S.I.A), Sintesi non tecnica, del progetto definito ”Tempa Rossa”, presentato da Eni raffineria di Taranto, emergono criticità importanti:

1.  E’ previsto un incremento delle emissioni diffuse e fuggitive fino a circa il 12% ed una produzione di composti organici volatili (COV o VOC) pari a 26.000 kg/anno.

2. Nello Studio di Impatto ambientale, vi è una totale mancanza di proposte di alternative, ivi compresa la cosiddetta “opzione zero”, con indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo dell’impatto ambientale.

3. Lo studio, sebbene faccia riferimento a valutazioni di ordine sanitario, risulta essere fortemente carente di dati relativi ad una indagine epidemiologica  che tenga conto delle effettive condizioni sanitarie della popolazione tarantina ed in particolare della fascia piu’ vulnerabile. La città di Taranto non dispone, pur essendo un sito da tempo dichiarato a rischio di disastro ambientale, di un registro sanitario aggiornato che raccolga i dati di tutte le patologie di tipo oncologico e non oncologico, tra l’altro elencate come effetti potenziali dallo stesso S.I.A. Non ci risulta chiaro rispetto a quali parametri di tolleranza lo studio abbia ottenuto parere positivo dal Ministero dell’Ambiente.

4. Lo studio è del tutto privo di una valutazione di rischio di incidente rilevante. Si ricorda che la raffineria è un’azienda che ricade nell’ambito dell’applicazione della direttiva Seveso per il rischio di incidente rilevante (dlgs 334/1999 che recepisce la direttiva Seveso 96/82/CE). La manipolazione di greggio, la costruzione di due serbatoi della capacità di 180.000 m3, la possibilità di sversamento di tossici in atmosfera e in ambiente marino sono rischi che richiedono analisi piu’ attente. Ci risultano, invece, trattate con estrema superficialità. L’integrazione della componente sicurezza si rende necessaria.

5. La realizzazione delle nuove installazioni incrementerà la capacità di movimentazione per l’export del greggio via mare. Questo si traduce in un aumento del traffico di navi, nello specifico di petroliere. Si parla di un traffico di circa 90 navi/anno con possibilità di riversamento di idrocarburi nel Mar Grande e con esposizione della popolazione a rischio di incidente rilevante.  La cronologia di incidenti di questo tipo dal 1967 ad oggi è impressionante e tutto ciò nonostante una precisa e severa disciplina emanata dalla comunità internazionale per regolamentare e rendere il più possibile sicura la navigazione di tali navi. Con l’attuale progetto è previsto un aumento di 2,7 milioni di tonnellate di greggio per l’export via mare.

6. Nella tabella sintetica relativa agli impatti sulle varie matrici ambientali (impatto neutro, nullo, positivo o negativo), relativamente al parametro d’interferenza ‘Sversamenti’ non viene effettuata alcuna valutazione sull’impatto marino, nonostante sia previsto il monitoraggio del target ‘qualità delle acque marine e sedimenti marini’.

7. La procedura di VIA ha seguito un iter nel piu’ totale silenzio e senza alcuna partecipazione del pubblico, con conseguente violazione degli Artt. 24 e 25 del dlgs 152/2006 e dell’ Art. 6 della direttiva 85/337/CEE sulla Valutazione dell’Impatto Ambientale.

8. Si parla di ‘’minimizzazione’’ degli impatti ma non conosciamo la reale capacità di abbattimento dei sistemi adottati attraverso l’utilizzo di un impianto di recupero vapori. I nuovi impianti di recupero vapori permetteranno infatti solo in parte il recupero di composti organici volatili.

9. Si avrà la produzione di nuovi rifiuti pericolosi pari a 165 t/anno. Non è chiara la modalità di trattamento dei rifiuti, lo stoccaggio e lo smaltimento.

10. La costruzione di tali opere avverrà su aree parzialmente interessate da interventi di bonifica e su aree sottoposte a vincolo paesaggistico e nei pressi di aree di interesse culturale.

Pertanto per violazione dell’ Art. 3-ter, Art. 3-quater, Art. 4, Art. 24 e art. 25 del dlgs 152/2006 e Art.6 della direttiva 85/337/CEE e del Dlgs 334/1999 sul rischio di incidente rilevante (per incidente rilevante non si intende solo ‘effetto domino’).

 

 

 

 

 

 

 

CHIEDIAMO a tutti i cittadini, le associazioni, i comitati, i politici locali, regionali e parlamentari DI FARE PROPRIE LE NOSTRE ISTANZE, affinché:

  • Il Ministero dell’ Ambiente proceda alla revoca in autotutela del decreto di compatibilità ambientale relativo al progetto Tempa Rossa. 
  • Venga indetta, ai sensi dell’ art.24 comma 6 del dlgs 152/2006, un’inchiesta pubblica per l’esame                                                                          dello studio ambientale. 
  • Se necessario, si proceda affinchè in sede giurisdizionale si giunga all’annullamento del pronunciamento di compatibilità ambientale.
  • Si invii inoltre lo stesso documento alla Commissione Europea

Indirizzi utili:

  • Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali – Divisione II Sistemi di Valutazione Ambientale, Via Cristoforo Colombo 44, 00147 Roma;
  • in forma elettronica, utilizzando la casella di posta elettronica certificata (PEC) DGSalvaguardia.Ambientale@PEC.minambiente.it. La trasmissione sarà considerata certificata, ai sensi delle norme vigenti, solo se proveniente da una casella di posta elettronica certificata.

Il comitato provinciale Legamjonici esprime piena soddisfazione per quanto raggiunto dall’associazione TarantoVola. In particolare, la responsabile del comitato Daniela Spera ritiene di dover ringraziare Francesco Gravina nel quale ha sempre creduto in quanto unica mente attualmente in grado di offrire reali spunti per la creazione di alternative economiche che superino l’attuale scenario industriale dell’intera provincia di Taranto. Questa conquista rappresenta una risposta a quanti ritengono che l’unica possibilità di sviluppo per Taranto risieda nell’attuale grande industria pesante, senza la quale intravedono scenari apocalittici riconducibili a catastrofiche perdite in termini di unità lavorative, strumentalizzando le ragioni di chi crede fermamente che Taranto e la sua provincia debbano necessariamente puntare ad uno sviluppo economico diversificato e fondato sulle reali vocazioni del territorio. Le proposte di alternative economiche si mettono a punto con i fatti, con pazienza e determinazione, dando spazio a chi ha voglia di fare. Il progresso non si costruisce con interventi che rasentano la psicosi e che mirano a proteggere l’esistente in maniera spasmodica e senza possibilità di intravedere un futuro diverso, ma con serietà, costanza e lungimiranza, proprio come ha fatto l’associazione Taranto Vola.

Daniela Spera

Comitato provinciale LegamJonici

                                                                                                                                                                                                                                                     

Sit-in contro i Vel-Eni,
Legamjonici ribadisce il “no”al progetto Tempa Rossa

8 OTTOBRE 2011 14:57

TARANTO – Il megafono passa in mano in mano mentre il sit-in prende forma sotto un’innocua pioggerellina. Le parole dei manifestanti si scagliano soprattutto contro il progetto “Tempa Rossa” ed il temuto rischio di nuove emissioni inquinanti in un territorio già martoriato. Nei giorni scorsi il direttore dello stabilimento Eni, Carlo Guarrata, ha provato a rassicurare la cittadinanza affermando alle tv e alla  stampa locale che il progetto “non inciderà sull’impatto ambientale”, ma gli ambientalisti di Legamjonici non si sono fatti convincere.

Con loro, davanti alla Raffineria Eni, ci sono i rappresentanti di varie associazioni e comitati. Tra questi Taranto Lider, Associazione 12 giugno, Comitato di Quartiere Tamburi, Eticambiente ed AltaMarea. Sulla manifestazione, però, soffia anche il vento dell’ambientalismo lucano, legato alla realtà ionica da un filo nero come il petrolio che partendo da Tempa Rossa di Corleto Perticara raggiungerà la Raffineria di Taranto. A testimoniare l’alleanza tra  queste due terre “ferite” ci pensano Antonio Bavusi dell’Ola (Organizzazione Lucana Ambientalista) e Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali Lucani.

Davanti all’ingresso dello stabilimento sosta il camper di sMemorandum, l’iniziativa itinerante voluta da Ola, Movimento No Scorie Trisaia, Ola Channel e Rifiuti Connection.it, partita lo scorso 6 agosto da Policoro, che intende informare i cittadini sui rischi del petrolio: dal momento in cui si trivella un pozzo fino alle fasi di trattamento nei centri olii e nelle raffinerie come quella tarantina. «Non esiste solo un inquinamento dell’aria – ha spiegato Bavusi – è da quattro anni che la diga del Pertusillo è in seria difficoltà. Tramite  analisi fatte da laboratori indipendenti sono stati trovati metalli pesanti nell’acqua e idrocarburi nei sedimenti, sostanze che nessun depuratore funzionante può  eliminare. Quest’acqua, purtroppo, arriva nei rubinetti di voi tarantini che rischiate di avvelenarvi anche bevendo».

I punti critici

Dalla voce di Daniela Spera, coordinatrice di Legamjonici, sono emerse le motivazioni di un “no” al progetto “Tempa Rossa” che non ammette i “se” e  i “ma”. Diversi i  punti contestati.«Non è stata presa in considerazione la valutazione di Arpa Puglia sull’aumento delle emissioni diffuse e fuggitive – ha spiegato la Spera – nello Studio di impatto ambientale, l’impatto dell’opera sull’ambiente è definito “neutro”, ma un impatto neutro non è nullo. Nello specifico l’inquinamento previsto sarebbe da considerarsi aggiuntivo». Ed ancora: «Lo studio risulta fortemente carente di un’indagine epidemiologica fedele, dettagliata, che tenga conto delle attuali condizioni sanitarie della popolazione tarantina, ed è privo di una valutazione di rischio di incidente rilevante».

Va detto, infatti, che la Raffineria è soggetta al D.Lgs. 334/1999, che recepisce la direttiva Seveso 96/82/CE. Ha sottolineato la Spera: «La manipolazione di greggio, la costruzione di due serbatoi della capacità di 180.000 m3, la possibilità di sversamento di tossici in atmosfera e in ambiente marino sono ipotesi da prendere in seria considerazione e necessitano di una più attenta analisi, in quanto fenomeni che espongono la popolazione a rischio di incidente rilevante. Ci risultano, invece, trattate con estrema superficialità o non trattate affatto». Altra nota dolente: «La Via ha seguito un iter passato nel più totale silenzio e senza alcuna partecipazione del pubblico».

Le richieste

Per Legamjonici è evidente che il progetto Tempa Rossa ha violato diversi articoli di legge(art. 3-ter, art. 3-quater, art. 4, artt. 24 e 25 del D.Lgs. 152/2006 e art. 6 della direttiva 85/337/CEE). Motivo per cui si chiede alle amministrazioni locali, ai politici nazionali e ai parlamentari di spingere affinché il Ministero dell’Ambiente proceda al riesame e alla successiva revoca in autotutela del decreto di compatibilità ambientale relativo al progetto. Inoltre, il comitato sollecita che venga indetta, in base all’art. 24, comma 6, del D.Lgs. 152/2006, un’inchiesta pubblica per l’esame dello studio ambientale.

Agli esponenti politici viene lanciato anche un altro appello: sottoscrivere un documento che attesti la volontà esplicita di non autorizzare ulteriori opere a vantaggio della grande industria o a esprimere pareri positivi su opere che implicano un’ulteriore devastazione del territorio, oltre a danni per la salute pubblica. Poi un annuncio: «Impiegheremo tutti i mezzi possibili contro l’inerzia delle amministrazioni locali e nazionali, fino a rivolgerci alla Commissione Europea per violazione della Direttiva 85/337/CEE, sulla Valutazione di Impatto Ambientale e sulla partecipazione del pubblico, violazione della direttiva 96/82/CE, Direttiva Seveso».

Il giallo della sospensione

Un capitolo a parte è quello relativo alla sospensione degli impianti Eni per l’inottemperanza di prescrizioni inerenti le norme di sicurezza antincedio. Legamjonici è in possesso di un documento che prova l’esistenza del provvedimento che indica la data del 16 ottobre 2011 come termine ultimo per mettersi in regola. In base a quanto riferito da alcuni giornali tale provvedimento sarebbe stato revocato. A questo punto, gli ambientalisti vogliono vederci chiaro. Hanno già presentato formale richiesta per accedere nuovamente agli atti e verificare personalmente l’esistenza e i contenuti di questa presunta revoca.

Inoltre, Legamjonici chiede un confronto pubblico con il direttore e il presidente del Comitato Tecnico Regionale, l’organo che ha determinato il provvedimento. In caso contrario, si profila all’orizzonte l’ipotesi di un sit-in davanti alla sede barese. L’ultima richiesta è rivolta allaMagistratura: «Indaghi in merito a omissioni di atti d’ufficio da parte del Ctr  per mancata applicazione dell’art. 27, comma 4, del decreto legislativo 334/1999 sui rischi industriali di incidente rilevante».

Non è mancata, durante il sit-in, una conversazione telefonica tra la Spera e il direttore dello stabilimento Guarrata. Un lunghissimo batti e ribatti che alla fine ha lasciato, come prevedibile, ognuno sulla sua posizione, ennesima riprova di quanto sia arduo (o sarebbe meglio dire utopistico) far coincidere le esigenze della grande industria con quelle della comunità ionica. Una comunità che risponde ancora con troppa timidezza agli appelli degli ambientalisti. Una comunità che va ulteriormente stimolata ad accrescere conoscenza e consapevolezza. Una responsabilità che grava su tutti, media compresi.

Alessandra Congedo 

http://www.inchiostroverde.it/news/sit-in-contro-i-vel-eni-legamjonici-ribadisce-il-no-al-progetto-tempa-rossa.html

GLI AMBIENTALISTI CONTRO TEMPA ROSSA – SERVIZIO TGNORBA 24