Archivio per novembre, 2011

Una giornata come le altre, in apparenza ludica.

Da una parte Confindustria e sindacati CGIL, CISL e UIL, con una piccola rappresentanza di operai della Raffineria Eni, dall’altra Ambientalisti e cittadini.

ore 11.10: ”Pronto?” ”Alle 11.20 c’è una conferenza stampa: il sindaco vuole autorizzare il progetto della centrale Enipower, bisogna essere presenti!” . Scendo, parto, arrivo prima che posso, alle 12.00 mi dirigo davanti ai portoni di Palazzo di Città.

”E’ cominciata la conferenza stampa?” dico io. ”Non ancora” mi risponde la sicurezza ”Ma possiamo entrare?” dico io ”Non si sa” risponde la sicurezza. Prima pero’ c’é un incontro ma i cittadini non possono partecipare: solo confindustria e sindacati. Cosi’ inizio a protestare, del resto il movimento critico non puo’ stare solo a guardare. Ma all’improvviso volano ”Siete 4 gatti, andate via!” ed uno si rivolge a me ”E poi tu” ”Chi io?” ”Si tu”..lo ascolto..”Sei la rovina delle industrie italiane!” ma mi sfugge un ”E meno male che siamo 4 gatti!”.

Insomma, uno scambio esilarante ma allo stesso tempo testimonianza di un malessere cieco e forse fomentato, e comunque conseguenza di una disinformazione o controinformazione, al fine di costruire astio in virtu’ di una contrapposizione tra anime che in realtà non c’è.

Esiste il binomio lavoro – ambiente/salute, ma non potrà mai esistere il lavoro ad ogni costo. Noi siamo con i lavoratori e con la città e chiediamo investimenti per una economia pulita.

Gli ambientalisti onesti non hanno avuto nulla da temere e con coraggio hanno resistito dimostrando che non si piegano, accettano il confronto e, se necessario, anche lo scontro.

Ma lo SCONTRO INCONTRA e noi siamo fiduciosi per ora abbiamo rotto il ghiaccio…

Lavoro e ambiente, è scontro

Lo scontro tra ambiente e lavoro ieri mattina ha avuto, probabilmente, la sua prima materializzazione plastica sotto Palazzo di Città. Un acceso diverbio, qualche spintone e molto nervosismo hanno rischiato di far degenerare una giornata che fino a quel momento era scivolata stancamente accarezzata dallo scirocco. A protestare dinanzi al Municipio c’erano i rappresentati di Cgil, Cisl, Uil e quelli di Confindustria. Manifestazioni separate, hanno precisato, benchè accomunate dagli stessi obiettivi: sbloccare, quanto prima, gli investimenti pubblici e privati per far ripartire lo sviluppo ed il lavoro. In cima alla lista, però, un argomento caldo: la costruzione della centrale Enipower. Un nuovo impianto da 260 MW alimentato a gas che andrà parzialmente a sostituire quello attualmente in funzione di 80 MW ad olio combustibile.
L’intervento prevede un investimento di 220 milioni di euro ma Enipower ha fatto sapere che se entro il prossimo mese di dicembre non saranno rilasciate tutte le autorizzazioni necessarie, la nuova centrale sarà realizzata in Sicilia. Da qui il pressing di Confindustria e sindacati nei confronti del Comune che non ha ancora espresso un parere definitivo sul nuovo impianto.
E’ questa, in sostanza, la motivazione centrale, ma non l’unica, della manifestazione di ieri mattina. Un giorno che non è stato scelto a caso. Proprio ieri il sindaco Stefàno ha riunito la giunta comunale per deliberare sull’argomento. Il sit-in, com’era facilmente prevedibile, ha richiamato l’attenzione degli ambientalisti che in maniera composta  hanno inscenato una manifestazione simbolica, poco distante da sindacati e industriali.
Fino a mezzogiorno tutto è filato liscio. Gli animi si sono accesi quando il sindaco ha convocato Cgil, Cisl, Uil e Confindustria per un incontro. Alcuni ambientalisti hanno chiesto di partecipare alla riunione ma le forze dell’ordine hanno impedito loro l’accesso perchè non autorizzati. Questa è stata la scintilla che ha acceso un fuoco che, probabilmente, covava sotto la cenere. Alle proteste per la mancata partecipazione, si sono sovrapposte quelle dei delegati e dei lavoratori rimasti sotto Palazzo di città. Tra le due opposte fazioni sono volati insulti e cori. I capannelli si sono sfiorati fisicamente. La tensione è salita. Non c’è stata violenza fisica, ma tanta rabbia espressa da una parte e dall’altra. La concitazione è durata alcuni minuti con le forze di polizia ed i vigili urbani pronti ad intervenire se la situazione fosse ulteriormente degenerata. «Andate a lavorare», hanno gridato gli operai «non volete la centrale ma poi non sapete fare a meno del gas, del gasolio, della benzina per le vostre auto». «Siamo cittadini ed abbiamo diritto a partecipare alle decisioni che ci riguardano – la risposta degli ambientalisti – manifestiamo anche per la vostra salute».
A smorzare la tensione è stato l’intervento del sindaco. Stefàno ha parlato alla piazza aprendo le porte di Palazzo di città a lavoratori e ambientalisti con una sola raccomandazione: «Nel salone ci sono solo 150 posti».

IL COMITATO LEGAMJONICI INFORMA.

Cosa sa la Comunità scientifica di Taranto?

Lo scopo delle nuova rubrica di Legamjonici è proprio quello di informarvi circa le ultime ricerche svolte relativamente all’inquinamento della nostra città.

La scelta di pubblicare la fonte nella lingua con cui è stata resa nota l’informazione risiede nella necessità di preservare l’attendibilità dei dati scientifici presentati, escludendo ogni possibilità di dubbio su una ipotetica manipolazione dell’informazione stessa.

Ecco i primi 3 articoli della rubrica. Si tratta di ‘abstract’ (riassunti).

Il testo nella versione integrale non è facilmente reperibile nella versione gratuita, ma occorre acquistarlo o richiederlo agli atenei.

  • Residential proximity to industrial sites in the area of Taranto (Southern Italy). A case-control cancer incidence study.

Ann Ist Super Sanita. 2011;47(2):192-9. Marinaccio A, Belli S, Binazzi A, Scarselli A, Massari S, Bruni A, Conversano M, Crosignani P, Minerba A, Zona A, Comba P.

Source: Dipartimento di Medicina del Lavoro, INAIL, Area di ricerca ex ISPESL, Rome, Italy. alessandro.marinaccio@ispesl.it

Abstract

The association between cancer incidence and the residence near polluting facilities in an industrial area nearby Taranto has been investigated. Age, sex and occupational exposure were controlled as confounding variables in a case-control study (658 cases, 2092 controls). High risks were evidenced close to the steel mill (OR: 3.54), coke plant (OR: 4.80), mineral deposit (OR: 3.33) and shipbuilding (OR: 4.29) for pleural neoplasm, and to the steel mill (OR: 1.65) and shipbuilding (OR: 1.79) for lung cancer. After adjustment for occupational exposure, increasing trends of risk were observed both for lung and bladder cancers. Cancer risks were evidenced near industrial sites and the introduction of “occupational exposure” as a confounder modified significantly the risks with respect to distance from the source of pollution, particularly for pleural, lung and bladder cancers.

  • Source apportionment of benzo(a)pyrene in Taranto and carcinogenic risk estimate in general population.

G Ital Med Lav Ergon. 2010 Oct-Dec;32(4 Suppl):355-6. Bisceglia L, Giua R, Morabito A, Serinelli M, Calculli C, Galise I, Pollice A, Assennato G.

Source : ARPA Puglia, Bari, Italy.

Abstract

INTRODUCTION: In 2009 the limit value of benzo(a)pyrene (BaP) in ambient air of 1.0 ng/m3 has been exceeded in the urban district of Taranto near to the industrial area, where a several large plants are located, including an integrated cycle steel plant.

OBJECTIVE: To identify emission sources and quantify relative contribution to the PAHs levels; to estimate health impact associated to PAHs exposure in general population.

METHODS: Multivariate receptor models have been used. Concentration of PAHs measured in 4 location in Taranto in 2008-2009 have been analyzed. 5 different models estimated profiles of unknown sources and identified significant chemical species. To compute the lung cancer risk the WHO unit risk estimate for BaP (8.7 x 10(5) ng/m3) has been adopted.

RESULTS: Models employed identify 3 to 4 emission sources. Estimated profiles have been compared with measured ones. Based on the average annual BaP level measured (1.3 ng/m3), 2 attributable cancer cases in the district Taranto population are estimated to result from a life-time exposure.

CONCLUSIONS: Among different emissive sources, the analysis identifies theoretical sources whose profiles, compared with observed data, allow to identify dominant contributions to PAHs pollution and to design corrective actions to reduce environmental and health impact.

  • Organic pollutants (PAHs, PCBs) in sediments from the Mar Piccolo in Taranto (Ionian Sea, Southern Italy).

Mar Pollut Bull. 2007;55(10-12):451-8. Epub 2007 Oct 23. Cardellicchio N, Buccolieri A, Giandomenico S, Lopez L, Pizzulli F, Spada L.

Source: CNR – Institute for Coastal Marine Environment, Via Roma 3, I-74100 Taranto, Italy. n.cardellicchio@iamc.cnr.it

Abstract

Polychlorinated biphenyls (PCBs) and 17 parent polycyclic aromatic hydrocarbons (PAHs) were determined in surface sediments from nine stations in the Mar Piccolo of Taranto (Ionian Sea, Southern Italy). Total PAH concentrations ranged from 380 to 12,750 microg/kg d.w., while total PCB levels ranged from 2 to 1684 microg/kg d.w.; this values were higher than those found in others marine coastal areas of the Mediterranean Sea. For PAHs, low molecular weight/high molecular weight, phenanthrene/anthracene and fluoranthene/pyrene ratio were used for discriminating between pyrolitic and petroleum origin. Results showed that PAHs were mainly of pyrolitic origin. PCB and PAH levels in sediments were compared with Sediments Quality Guidelines (ERM-ERL, TEL-PEL indexes) for evaluation probable toxic effects on marine organism. Finally, ERM and PEL quotients were used to evaluate the degree to which chemicals exceed guidelines. Results suggest an ecotoxicological risk for benthic organisms mainly in the first inlet, where high concentrations of PCBs were found in sediments influenced by harbour activities.

motore di ricerca: www.scirus.com

Taranto-20 novembre 2011. E’ in corso il lavoro richiesto dalla Procura di Taranto ai periti per stabilire le responsabilità nelle ipotesi di disastro ed inquinamento ambientale a carico dei vertici dello stabilimento siderurgico Ilva. Mentre i tecnici stanno campionando fumi e polveri all’interno dello stabilimento, un altro gruppo di lavoro composto da esperti in epidemiologia sta realizzando una inedita mappatura delle malattie che possono derivare dall’esposizione alle sostanze inquinanti riscontrate nell’aria, nei terreni e nella falda acquifera dentro ed intorno all’area industriale dell’acciaieria e stabilire il nesso causale fra l’esposizione ed il numero di malattie e decessi che si registrano fra i lavoratori dell’industria ed i cittadini.

Il Comitato “Taranto lider”, sulla base di precisi riferimenti scientifici e grazie alla collaborazione di medici esperti in problemi di fertilità, ha inviato una lettera ai tre periti epidemiologi, nominati dalla Procura, con le richieste di seguito riportate.

Alla cortese attenzione di: Prof. BIGGERI ANNIBALE, Dipartimento di Statistica “Giuseppe Parenti”; Prof.ssa TRIASSI MARIA, Scuola di Formazione in Management Sanitario; Dr. FORASTIERE FRANCESCO, A.S.L. Roma e Dipartimento di Epidemiologia.

Illustri dottori,

in qualità di membri del comitato cittadino, “Taranto lider”, acronimo di Libere Iniziative per la Diversificazione Economica e la Riconversione, che si pone come obiettivo la realizzazione di iniziative tese a far crescere una nuova consapevolezza nell’opinione pubblica sulla delicata questione delle alternative alla grande industria pesante e che ha sempre cercato di diffondere il principio di massima precauzione e prevenzione primaria con istituzione di mappe epidemiologiche,

SCRIVIAMO

la presente perché fortemente convinti che non tralascerete nella vostra indagine di considerare malattie fortemente invalidanti e diffuse, come le patologie tumorali, le neoplasie, ecc, ma al tempo stesso riteniamo di dover vigilare affinché venga data la giusta attenzione anche a malattie fortemente invalidanti, ma ancora non riconosciute ufficialmente dal Servizio Sanitario Nazionale, quali l’endomentriosi e l’MCS (Sensibilità Chimica Multipla).

Diamo in questo modo voce a tutti i cittadini che tramite “Taranto lider” hanno espresso il proprio dolore e il proprio desiderio di vedere i propri diritti rispettati, processo cominciato già tempo fa con la pubblicazione su una nota testata locale di un articolo in proposito:
http://www.tarantolider.it/news/?tag=endometriosi

All’interno di tale articolo fu citato il presidente della Sigo (Societa’ italiana di ginecologia) Giorgio Vittori che aveva affermato: “Le sostanze inquinanti presenti nell’ambiente, tra cui la diossina contribuiscono all’insorgenza dell’endometriosi, come dimostrano i dati epidemiologici del Belgio e di alcune regioni italiane. Secondo noi, considerato l’elevato numero di soggetti colpiti ci troviamo di fronte ad un’epidemia, e l’ampiezza del fenomeno deve essere riconosciuta dalle istituzioni.” Studi epidemiologici indicano l’associazione fra l’aumentato bioaccumulo di PCB “diossina simili” e/o diossine ed un incremento del rischio di endometriosi (Rier & Foster, Toxicol Sci. 2002 70: 161-70). Quanto dichiarato relativamente alla correlazione tra endometriosi e diossina è stato recentemente confermato da un gruppo di ricerca tutto italiano, finanziato dalla Fondazione Italiana Endometriosi, che è riuscito a identificare l’origine genetica dell’endometriosi, una malattia che colpisce oltre tre milioni di donne, solo in Italia, e la sua correlazione con gli inquinanti presenti in atmosfera e nella catena alimentare, tra cui diossina, mercurio, cadmio, piombo, plastificanti, fenoli. Gli scienziati sono riusciti a identificare con lunghe ricerche, cellule di endometrio al di fuori dell’utero, nei feti femminili già dalla sedicesima settimana di vita.

L’equipe dichiara: “Lo studio ha dimostrato, per la prima volta che l’endometriosi é determinata dalla presenza di tessuto endometriale primitivo al di fuori dell’utero, derivante da un minimo difetto genetico dell’apparato genitale. Concorrono alla formazione di questa patologia, distruttori endocrini, agenti inquinanti come la diossina e altri contaminanti che causano o stabilizzano il fenomeno durante la gravidanza.”

Con questa lettera vogliamo, inoltre, porre la vostra attenzione anche al legame esistente tra l’inquinamento e la problematica della sterilità a causa delle alte temperature riscontrate all’interno degli stabilimenti siderurgici, e delle radiazioni ionizzanti, già scientificamente comprovato da studi realizzati dal Prof. Filippo Maria Boscia (luminare nel campo della cura della sterilità e, in particolare, dell’endometriosi), dal suo staff e dal altri medici competenti ed esperti nel campo.

Attualmente è in corso, a partire dal 2010, un protocollo di ricerca finanziato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Puglia, in collaborazione con l`Università di Bari e in particolare con il dipartimento di ginecologia, ostetricia e neonatologia che potrà stabilire se, nella nostra provincia, c`è una relazione tra inquinanti ambientali e infertilità femminile. Lo studio diretto dalla dottoressa Raffaella Depalo, fisiopatologa della riproduzione umana al Policlinico di Bari, su un campione di 58 donne dell`area tarantina da confrontare con altrettante donne che risiedono nel resto della Puglia. L`emissione di diossina dell`impianto Ilva di Taranto desta, da sempre, forte preoccupazione. Lo studio è nato da un dato osservazionale retrospettivo sulla “risposta povera” alla stimolazione ovarica in cicli di Fecondazione Assistita, in una ristretta popolazione di giovani donne che avevano come comune denominatore la stessa provenienza: l’area geografica tarantina.
I dati prelimari sono relativi ad uno studio prospettico sugli effetti della diossina sulla maturazione dell’ovocita. Gli esiti definitivi saranno resi pubblici il 25 novembre a Lecce, nel XVII Week-end Clinico della Società Italiana della Riproduzione “Ambiente, fertilità e tumori” con la relazione della dottoressa Depalo: “Diossine e patologie ovariche correlate”.

Secondo i rilievi effettuati dall`Arpa Puglia, i dati annui proiettati su 45 anni di funzionamento dell`impianto, fornirebbero un ammontare di oltre 7 chili e mezzo di diossine fuoriuscite, con relative problematiche sanitarie connesse all`esposizione cronica.

Alla presentazione del progetto, nell`auditorium della Fondazione CrP, è intervenuto, tra gli altri, Giorgio Assennato, direttore dell`Arpa Puglia (l`Agenzia per l`ambiente) che ha sottolineato la necessità di dare risposte precise alla popolazione. Ha ricordato, inoltre, la tragedia di Seveso del 1976, con la grande quantità di diossina rilasciata nell`aria per un incidente agli impianti della Icmesa di Meda, e le gravi patologie che furono riscontrate nella popolazione contaminata.

In questo momento storico è in corso l’incidente probatorio sulle emissioni dell’Ilva e nell’ambito dello stesso ci sono 300 dipendenti Ilva da monitorare, per comprendere la correlazione tra le loro condizioni di salute e le emissioni dell’Ilva.

Noi come altri comitati della città tarantina, riteniamo che monitorare solamente 300 dipendenti, su circa 11.000, senza dimenticare gli ex-dipendenti congedati dopo decenni di vita nello stabilimento, possa essere insufficiente e ribadiamo vogliamo sollecitare la considerazione non solo delle malattie riconosciute come malattie professionali.

Affinché lo studio non risulti limitativo e poco rappresentativo, andrebbero ad esempio monitorati i dipendenti che sono stati costretti a ricorrere a periodi di malattia, verificando se hanno trascorso periodi in ospedali o abbiano seguito terapie antitumorali o interventi chirurgici o di autotrapianto oppure se siano deceduti.

Siamo naturalmente fiduciosi nelle Istituzioni e nel vostro operato, ma abbiamo l’obbligo, in quanto portavoce dei diritti dei cittadini, di esprimere i nostri dubbi e sollecitare il massimo impegno affinché la professionalità degli esperti prescelti sia in grado di evidenziare e sottoscrivere scientificamente la realtà e la drammatica situazione della città di Taranto già nota a tutti, ma da molti volutamente tenuta in sordina.

In attesa di un vostro gentile cenno di riscontro e di voler magari diffondere le vostre intenzioni sui nostri spazi web e tramite eventuali interviste e comunicati stampa, inviamo i nostri più cordiali saluti.

Comitato cittadino Taranto lider

Direttore generale del Ministero dell’ambiente, ma dov’era quando la Prestigiacomo firmava i decreti di VIA per Tempa Rossa a Taranto e in Basilicata, per la centrale Enipower a Taranto e per le trivellazioni?

Corrado Clini nuovo
ministro dell’Ambiente

L’ex Direttore generale del dicastero di Via Cristoforo Colombo scelto dal neo premier Monti in sostituzione di Stefania Prestigiacomo

E’ Corrado Clini il nuovo ministro dell’Ambiente scelto dal neo premier Monti. Fino ad oggi alla guida della Direzione generale per lo sviluppo sostenibile, il clima e l’energia, Clini è laureato in medicina del lavoro e in igiene e sanità pubblica e’ autore di oltre 40 pubblicazioni scientifiche.

E’ coordinatore della Commissione tecnica del Cipe che ha elaborato il piano nazionale per la riduzione delle emnissioni dei gas ad effetto serra. E’ stato, presidente del comitato nazionale di gestione per le attività del protocollo di Kyoto (2005-2009); focal point del protocollo di Montreal per la protezione della fascia di ozono;  membro del consiglio di amministrazione e vice commissario dell’Enea (2004-2007).

Tra il 2002 e il 2009 ha programmato e coordinato oltre 900 progetti, soprattutto sulla modellistica e sulla valutazione dei cambiamenti climatici, ricerca e sviluppo delle tecnologie a basso impatto ambientale. Di particolare rilievo, quelli nel Mediterraneo, in Medio Oriente e in Cina. Ha ricoperto la carica di presidente della Global Bioenergy partnership (2005-2009), a cui aderiscono 20 Paesi. Infine, da agosto è presidente del Consorzio per l’area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste.

16 Novembre 2011

Di Daniela Spera – da un’idea del Corriere del Giorno

Quale futuro immagina per Taranto? Qualunque futuro è possibile al di là dell’attuale scenario industriale. A questa città e alla sua provincia non manca nulla dal punto di vista delle risorse naturali, storiche e artistiche. Ciò che manca è una cultura in grado di diffondere il concetto dell’autodeterminazione che sgancia il tarantino dalla logica secondo la quale il suo futuro lavorativo e in generale il proprio destino, siano direttamente dipendenti dall’insediamento sul proprio territorio di imperi industriali. Questa mentalità radicata è frutto dell’inadeguatezza delle classi politiche succedutesi nel corso degli anni, che non hanno saputo dare nuovo slancio all’economia e alla cultura tarantine. Il risultato è stato una progressiva sfiducia della popolazione nella classe politica locale che ne ha favorito l’allontanamento dalla vita politica. Si è dunque rafforzato il legame tra amministrazione locale e grande industria reso ancor più saldo grazie ai rapporti intrecciati con la triplice sindacale. Di conseguenza l’obiettivo ‘bene collettivo’ è sempre più diventato a Taranto un desiderio o, peggio, uno slogan. Ben vengano quindi iniziative in grado di dare nuova linfa vitale al territorio tarantino. Sono da incoraggiare eventi come quello promosso dall’associazione Terra, ‘’L’isola che vogliamo’’, il cui successo è testimonianza di una città che è tutt’altro che spenta e che attende solo di riacquistare fiducia nelle proprie potenzialità. Un’iniziativa alla quale anche il comitato Legamjonici ha voluto dare, con grande entusiasmo, il proprio contributo. Altrettanto lodevole è il progetto portato avanti con determinazione dai movimenti per l’apertura ai voli civili dell’aeroporto di Grottaglie, un sogno che potrebbe diventare realtà. Cosa questo comporterebbe in termini di rinascita dell’economia locale? Si tratta solo di dare spazio alla fantasia. Ad esempio, i turisti di tutto il mondo giungendo a Taranto tramite l’aeroporto di Grottaglie, ed opportune infrastrutture, potrebbero un giorno riempire i vicoli della città vecchia nel corso delle varie edizioni dell’‘Isola che vogliamo’, visitando la città dei due Mari e offrendo posti di lavoro derivanti anche da attività collaterali (agenzie di viaggi, alberghi, trasporti tramite mezzi elettrici, ecc.). Giusto per fare un esempio

Nuova centrale Enipower, favorevole o contrario? Contraria.

Perché? Perché non ci sarebbe alcun effetto ‘benefico’ sull’ambiente. Leggo e sento interventi fuorvianti che forse potrebbero convincere i cittadini meno informati. La centrale Enipower andrebbe a sostituire solo una piccola parte dell’attuale centrale a olio combustibile all’interno della raffineria. Il resto è energia in eccesso da vendere sul territorio nazionale. Stiamo parlando di fornire energia ad impianti che svolgono attività altamente inquinanti e i portatori di interesse si prodigano a presentare l’investimento come un’occasione di salvezza per la città. Non è cosi. Ormai è chiaro che le aziende presenti sul nostro territorio puntano a diventare più competitive e ad ampliare la loro produzione e, per carità esiste il libero mercato, ma quando la libertà nuoce al tuo vicino, compromettendo ancora una volta la qualità della vita delle generazioni future, allora è necessario opporsi in maniera anche forte. In particolare il gruppo Eni ci ha provato più volte: col progetto ‘Taranto plus’, che prevedeva il raddoppio della capacità di raffinazione, per fortuna bocciato per il devastante impatto ambientale che avrebbe avuto sul territorio, con l’impianto hydrocracking, per la produzione di diesel ecologico (da vendere al Nord), con il progetto ‘Tempa Rossa’, contro il quale prosegue la mia opposizione su vari fronti. Ed ecco arriva lo spettro della nuova centrale Enipower che al di là dell’anidride carbonica (gas serra, ad effetti indiretti), produrrebbe quantitativi enormi di monossido di carbonio (inquinante con effetti diretti) con uno scarso effetto in termini di riduzione della produzione di ossidi di azoto. Ciò che mi stupisce di più è la posizione altalenante delle amministrazioni locali che dovrebbero invece decidersi a bloccare tutti i progetti di ampliamento delle attuali attività industriali puntando ad un nuovo rilancio dell’economia tarantina che favorisca l’innovazione nel rispetto dell’ambiente e della vita.

Cosa vede, in futuro, nel rapporto tra Ilva e Taranto? In generale la siderurgia (e non solo) deve molto a Taranto, troppo in termini di compromissione delle sue risorse naturali, in termini di perdite di vite umane, di deterioramento della qualità della vita. L’unico rapporto futuro possibile tra Ilva e Taranto è la restituzione ai Tarantini di un territorio che ha troppo sofferto, nel pieno rispetto del principio ‘’chi inquina paga’’. I Tarantini hanno già pagato troppo.

Raddoppio Cementir, si o no? Perché? No. Quando Cementir smentisce il raddoppio parlando di semplice cambiamento dell’assetto impiantistico, sorrido. Nella SIA (Studio di Impatto Ambientale), presentato dall’azienda stessa è esplicitamente riportato che la capacità di produzione del clinker passerà da 1900 t/giorno a 2500 t/giorno e la capacità produttiva del cemento passerà da 900.000 t/anno a 1.350.000 t/anno. Ciò si traduce in una maggiore richiesta di combustibile e quindi in un aumento complessivo delle emissioni di numerosi agenti inquinanti, che si aggiungerebbero a quelli già prodotti, quali ad esempio i metalli pesanti. Il mercurio, in particolare, sostanza estremamente tossica e pericolosa per la salute umana, accumulabile nell’ambiente e nel ciclo alimentare, non può essere trattenuto in alcun modo nel corso del ciclo produttivo. Come noto, Cementir utilizza già petcoke come combustibile, producendo ipa, derivati dello zolfo e nichel e con l’autorizzazione alla co-combustione di CDR, derivato dai rifiuti, economicamente vantaggioso per l’azienda, si produrrebbero nuove emissioni.

Non è nemmeno da sottovalutare il problema della qualità del CDR impiegato che potrebbe contenere qualunque tipo di materiale in grado di aumentarne il potere calorifico. Chi controlla?. Teniamo presente che per i cementifici la normativa che fissa i limiti di legge è molto generosa, tanto che per diversi metalli pesanti non sono nemmeno previsti. Per questo è molto più vantaggioso per le aziende bruciare rifiuti nei cementifici. Altro inquietante aspetto è che l’abbattimento delle polveri derivanti dalla combustione di CDR è dovuto in realtà ad un occultamento di residui pericolosi che vengono rimescolati nel clinker, trasformando il cemento in un vero e proprio materiale pericoloso che servirà per la costruzione di opere ed immobili. Naturalmente a pagare le conseguenze di tutto questo sono sempre cittadini e lavoratori ignari. Occorre porre fine a tentativi di convincerci che questo tipo di industria possa essere resa compatibile con la vita della città e dei lavoratori. 

Si comunica che nella mattinata di oggi, 8 novembre 2011, Daniela Spera del comitato Legamjonici, i legali Davide VendraminLuca PiccioneLudovica Coda e cittadini, hanno depositato agli atti della Procura della Repubblica di Taranto, un esposto che ha come oggetto il rispetto delle disposizioni contenute nel D.Lvo 334/1999 e s.m.i. in materia di incidenti rilevanti.


Nell’esposto, riguardante la sicurezza della raffineria Eni di Taranto, viene chiesto alla Procura della Repubblica di Taranto di verificare il rispetto delle norme poste a tutela della popolazione e di individuare soggetti eventualmente responsabili di ritardi e/o omissioni nell’applicazione e rispetto dell’articolo 27, comma 4 del D.Lvo 334/1999 e s.m.i., che recepisce la direttiva europea 96/82/CE, Seveso II, sugli incidenti rilevanti.

Si rammenta che la mancata conclusione dell’istruttoria per la validazione del Rapporto di Sicurezza ha reso e rende provvisoria la stesura del Piano di Emergenza Esterno che contiene informazioni che messe in relazione con le caratteristiche di vulnerabilità del territorio circostante, consentono di ottenere una mappatura dei rischi da utilizzare per la pianificazione del territorio, l’informazione alla popolazione e la gestione delle emergenze.



Dopo il provvedimento del Comitato Tecnico Regionale (CTR)  nei confronti del petrolchimico di Brindisi, il comitato Legamjonici si aspetta da parte del CTR una pari attenzione nei confronti della città di Taranto.

Il comitato Legamjonici segue la vicenda sicurezza Eni (e dal 2010 quelle legate ad Enipower) sin dal mese di luglio del corrente anno, come ben documentato dalla rassegna stampa disponibile sul blog del comitato stesso.

La sicurezza di aziende come ENI ed ILVA rientra nei piani di tutela della salute pubblica e dell’ambiente, in applicazione del decreto legislativo 334/1999 e s.m.i. che ha recepito la direttiva Seveso II e s.m.i..

I membri del comitato Legamjonici si sono piu’ volte recati presso la sede di Bari del CTR per accedere ai verbali dei tavoli tecnici che si sono svolti negli ultimi mesi, con  l’unico obiettivo di informare la popolazione.

Con loro grande sorpresa, scoprono che esistono ritardi e atti omissivi da imputare a vari soggetti nell’applicazione e rispetto del decreto legislativo 334/1999 e s.m.i. (successive modifiche e integrazioni).

Dopo loro varie denunce si diffonde la notizia secondo la quale Eni raffineria di Taranto risulterebbe in regola. Cosa strana, chi diffonde  la notizia non si preoccupa di verificare il contenuto del documento inviato dal CTR all’azienda, ma riporta le dichiarazioni dell’azienda che ovviamente non aggiunge altro.

In realtà l’ultimo verbale del tavolo tecnico, risalente al 7/9/2011, parla chiaro: ci sono ancora gravi carenze nel Rapporto di Sicurezza, nonostante la revoca del provvedimento relativo al rispetto della normativa antincendio che prevedeva l’attuazione di alcune prescrizioni ad impianti fermi. Nessuno è in grado di dirci se quel provvedimento è stato effettivamente messo in atto. A questo punto, si preferisce non aggiungere altro…

Ancor piu’ grave è risultato il ritardo negli interventi, tanto che, in un momento di tensione, il comitato Legamjonici ha fatto presente ai responsabili del rilascio atti e documenti amministrativi, che il CTR era in forte ritardo nell’applicazione dell’articolo 27, comma 4, del D.Lvo 334/1999. Ovviamente il comitato Legamjonici 

non è mai riuscito ad incontrare il Direttore del Comitato Tecnico Regionale.

Alla luce delle polemiche sul fermo degli impianti del petrolchimico di Brindisi, si specifica che le prossime  azioni del comitato Legamjonici saranno mosse solo da un senso di giustizia, perchè il comitato è con i cittadini e con i lavoratori ed è favorevole ad un lavoro compatibile con la vita di tutti.

Nei prossimi giorni vi terremo informati anche relativamente all’azione intrapresa contro il progetto ”Tempa Rossa”, ed altro ancora…