Inquinamento a Taranto. Autodeterminazione contro i poteri industriali.

Pubblicato: 11 novembre 2011 in Le nostre attività
Tag:, , , , , , ,

Di Daniela Spera – da un’idea del Corriere del Giorno

Quale futuro immagina per Taranto? Qualunque futuro è possibile al di là dell’attuale scenario industriale. A questa città e alla sua provincia non manca nulla dal punto di vista delle risorse naturali, storiche e artistiche. Ciò che manca è una cultura in grado di diffondere il concetto dell’autodeterminazione che sgancia il tarantino dalla logica secondo la quale il suo futuro lavorativo e in generale il proprio destino, siano direttamente dipendenti dall’insediamento sul proprio territorio di imperi industriali. Questa mentalità radicata è frutto dell’inadeguatezza delle classi politiche succedutesi nel corso degli anni, che non hanno saputo dare nuovo slancio all’economia e alla cultura tarantine. Il risultato è stato una progressiva sfiducia della popolazione nella classe politica locale che ne ha favorito l’allontanamento dalla vita politica. Si è dunque rafforzato il legame tra amministrazione locale e grande industria reso ancor più saldo grazie ai rapporti intrecciati con la triplice sindacale. Di conseguenza l’obiettivo ‘bene collettivo’ è sempre più diventato a Taranto un desiderio o, peggio, uno slogan. Ben vengano quindi iniziative in grado di dare nuova linfa vitale al territorio tarantino. Sono da incoraggiare eventi come quello promosso dall’associazione Terra, ‘’L’isola che vogliamo’’, il cui successo è testimonianza di una città che è tutt’altro che spenta e che attende solo di riacquistare fiducia nelle proprie potenzialità. Un’iniziativa alla quale anche il comitato Legamjonici ha voluto dare, con grande entusiasmo, il proprio contributo. Altrettanto lodevole è il progetto portato avanti con determinazione dai movimenti per l’apertura ai voli civili dell’aeroporto di Grottaglie, un sogno che potrebbe diventare realtà. Cosa questo comporterebbe in termini di rinascita dell’economia locale? Si tratta solo di dare spazio alla fantasia. Ad esempio, i turisti di tutto il mondo giungendo a Taranto tramite l’aeroporto di Grottaglie, ed opportune infrastrutture, potrebbero un giorno riempire i vicoli della città vecchia nel corso delle varie edizioni dell’‘Isola che vogliamo’, visitando la città dei due Mari e offrendo posti di lavoro derivanti anche da attività collaterali (agenzie di viaggi, alberghi, trasporti tramite mezzi elettrici, ecc.). Giusto per fare un esempio

Nuova centrale Enipower, favorevole o contrario? Contraria.

Perché? Perché non ci sarebbe alcun effetto ‘benefico’ sull’ambiente. Leggo e sento interventi fuorvianti che forse potrebbero convincere i cittadini meno informati. La centrale Enipower andrebbe a sostituire solo una piccola parte dell’attuale centrale a olio combustibile all’interno della raffineria. Il resto è energia in eccesso da vendere sul territorio nazionale. Stiamo parlando di fornire energia ad impianti che svolgono attività altamente inquinanti e i portatori di interesse si prodigano a presentare l’investimento come un’occasione di salvezza per la città. Non è cosi. Ormai è chiaro che le aziende presenti sul nostro territorio puntano a diventare più competitive e ad ampliare la loro produzione e, per carità esiste il libero mercato, ma quando la libertà nuoce al tuo vicino, compromettendo ancora una volta la qualità della vita delle generazioni future, allora è necessario opporsi in maniera anche forte. In particolare il gruppo Eni ci ha provato più volte: col progetto ‘Taranto plus’, che prevedeva il raddoppio della capacità di raffinazione, per fortuna bocciato per il devastante impatto ambientale che avrebbe avuto sul territorio, con l’impianto hydrocracking, per la produzione di diesel ecologico (da vendere al Nord), con il progetto ‘Tempa Rossa’, contro il quale prosegue la mia opposizione su vari fronti. Ed ecco arriva lo spettro della nuova centrale Enipower che al di là dell’anidride carbonica (gas serra, ad effetti indiretti), produrrebbe quantitativi enormi di monossido di carbonio (inquinante con effetti diretti) con uno scarso effetto in termini di riduzione della produzione di ossidi di azoto. Ciò che mi stupisce di più è la posizione altalenante delle amministrazioni locali che dovrebbero invece decidersi a bloccare tutti i progetti di ampliamento delle attuali attività industriali puntando ad un nuovo rilancio dell’economia tarantina che favorisca l’innovazione nel rispetto dell’ambiente e della vita.

Cosa vede, in futuro, nel rapporto tra Ilva e Taranto? In generale la siderurgia (e non solo) deve molto a Taranto, troppo in termini di compromissione delle sue risorse naturali, in termini di perdite di vite umane, di deterioramento della qualità della vita. L’unico rapporto futuro possibile tra Ilva e Taranto è la restituzione ai Tarantini di un territorio che ha troppo sofferto, nel pieno rispetto del principio ‘’chi inquina paga’’. I Tarantini hanno già pagato troppo.

Raddoppio Cementir, si o no? Perché? No. Quando Cementir smentisce il raddoppio parlando di semplice cambiamento dell’assetto impiantistico, sorrido. Nella SIA (Studio di Impatto Ambientale), presentato dall’azienda stessa è esplicitamente riportato che la capacità di produzione del clinker passerà da 1900 t/giorno a 2500 t/giorno e la capacità produttiva del cemento passerà da 900.000 t/anno a 1.350.000 t/anno. Ciò si traduce in una maggiore richiesta di combustibile e quindi in un aumento complessivo delle emissioni di numerosi agenti inquinanti, che si aggiungerebbero a quelli già prodotti, quali ad esempio i metalli pesanti. Il mercurio, in particolare, sostanza estremamente tossica e pericolosa per la salute umana, accumulabile nell’ambiente e nel ciclo alimentare, non può essere trattenuto in alcun modo nel corso del ciclo produttivo. Come noto, Cementir utilizza già petcoke come combustibile, producendo ipa, derivati dello zolfo e nichel e con l’autorizzazione alla co-combustione di CDR, derivato dai rifiuti, economicamente vantaggioso per l’azienda, si produrrebbero nuove emissioni.

Non è nemmeno da sottovalutare il problema della qualità del CDR impiegato che potrebbe contenere qualunque tipo di materiale in grado di aumentarne il potere calorifico. Chi controlla?. Teniamo presente che per i cementifici la normativa che fissa i limiti di legge è molto generosa, tanto che per diversi metalli pesanti non sono nemmeno previsti. Per questo è molto più vantaggioso per le aziende bruciare rifiuti nei cementifici. Altro inquietante aspetto è che l’abbattimento delle polveri derivanti dalla combustione di CDR è dovuto in realtà ad un occultamento di residui pericolosi che vengono rimescolati nel clinker, trasformando il cemento in un vero e proprio materiale pericoloso che servirà per la costruzione di opere ed immobili. Naturalmente a pagare le conseguenze di tutto questo sono sempre cittadini e lavoratori ignari. Occorre porre fine a tentativi di convincerci che questo tipo di industria possa essere resa compatibile con la vita della città e dei lavoratori. 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...