Archivio per gennaio, 2012

Nella foto: Taranto, 14 gennaio 2010, inaugurazione impianto aspirazione e depolverazione Acciaieria 2.

Taranto, 28 gennaio 2012: il verdetto inequivocabile dei periti chimici della procura. L’Ilva inquina e rappresenta un pericolo, non solo a causa delle diossine. Ed ora la difesa Ilva.

Taranto, 3 Dicembre 2010: inizia l’incidente probatorio, con il sopralluogo nello stabilimento ILVA, per accertare se le emissioni del siderurgico più grande d’Europa siano nocive alla salute della popolazione; dopo più di un anno di indagini,  i primi risultati vedono luce nelle conclusioni da parte dei periti chimici, che mostrano il “quadro clinico” della situazione, da qui si evince la pericolosità delle emissioni, analizzando i dati delle rilevazioni, che verranno incrociati con quelli della popolazione per stabilire il nesso tra le emissioni e vari tipi di patologie.

Dunque è scientificamente evidente che il principio di precauzione debba essere applicato in via definitiva, per risolvere completamente il problema.

Il 17 febbraio, alle ore 12.00, ci sarà la prima udienza del processo, mentre  i periti epidemiologi hanno chiesto una proroga (di un mese) per completare il loro operato attraverso un’indagine specifica sulla popolazione.

La Dott.ssa Daniela Spera, responsabile del comitato Legamjonici, ringrazia l’avvocato Maria Teresa Mercinelli, per averle dato l’opportunità di seguire, come Consulente Tecnico di Parte per conto di un allevatore, le fasi piu’ delicate dell’incidente probatorio. Un ringraziamento speciale va a Vincenzo Fornaro per la sua assidua presenza e la sua grande umanità.

La Dott.ssa Spera ringrazia, inoltre, Alessandro Marescotti, di Peacelink che con il suo prezioso lavoro di informazione e divulgazione ha fatto emergere la terribile verità della contaminazione da diossine e PCB ed ha sostenuto concretamente la famiglia Fornaro.

LE CONCLUSIONI DEI PERITI CHIMICI (Fonte “La Repubblica”)

I primi frutti di un’azione di pressione cittadina attuata da Legamjonici. 

Il comitato è certo che questa nuova fase dovrà essere seguita con particolare attenzione.

Si ringrazia Vincenzo Conte, per l’assidua battaglia in difesa del proprio territorio.

Rassegna stampa:

Ha già lavorato per spostare le cozze, poi sposterà i Tarantini: cosi’ la grande industria avrà definitivamente conquistato Taranto espandendosi e sostituendosi all’intera città. Sembra un film dell’orrore e invece a Taranto tutto è possibile…ecco il sindaco ai microfoni di Radio Rai (Baobab del 13 gennaio 2012, minuto 56.40 )che tranquilizza i suoi interlocutori, nella fattispecie asserendo che la concentrazione dei metalli nel rione Tamburi non è preoccupante e dichiarando inoltre che si sta lavorando per risolvere completamente l’annoso problema legato alle emissioni delle polveri dell’Ilva, attraverso un progetto che prevede  lo spostamento dell’intero quartiere, oggetto inoltre di un processo avviatosi proprio oggi in cui è indagato Riva per deturpamento degli edifici antistanti lo stabilimento siderurgico.
  
Tutto ciò mentre cresce  la protesta dei cittadini, stufi di sentire il nome di Taranto ormai da tempo associato esclusivamente all’omicidio della povera Sarah Scazzi, oggetto di speculazioni mediatiche sulla stampa nazionale.
 
Dei giovani tarantini hanno cosi’ elevato davanti al Tribunale un grido di dolore per i tanti morti dovuti a 50 anni di inquinamento, cui i media nazionali non rivolgono la giusta attenzione.
  
 

Riteniamo interessante a riguardo questo intervento:

MAURIZIO BOLOGNETTI

Il compagno Vendola e l’isola che

non c’è. Ovvero il Governatore tra

delocalizzazioni e caratterizzazioni

17-01-2012

Potrei iniziare con il più classico dei “c’era una volta”, ma non c’azzecca. E allora inizierò con un c’era e c’è. Sì, c’è una città affacciata su uno splendido golfo da decenni martoriata da ogni sorta di veleni, un pezzo della Magna Grecia inghiottito da diossine e PCB, Ipa e metalli pesanti. E’ la città di Taranto, che come narrano le cronache fu fondata dagli spartani nel 706 a.c. Dopo Sparta venne Riva e poi Vendola, e poi Stefano, e a giudicare da come vanno le cose in questo splendido angolo di Puglia verrebbe da dire che qualcuno deve aver conservato l’insana abitudine di abbandonare i neonati sul monte Taigeto.

Il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, dopo aver delocalizzato le cozze del  Mar Piccolo, vittime di una indigestione di PCB, ha dichiarato ai microfoni della trasmissione Bao-Bab: “Stiamo lavorando per spostare le scuole, le residenze e le persone che abitano nelle vicinanze della grande industria”.

Geniale quasi quanto il governatore di “Tutte le Puglie”, di cui le cronache tramanderanno ai posteri una straordinaria intervista pubblicata sul numero uno della rivista “Il Ponte”, edita da Ilva Spa.

Insomma, se la montagna della bonifica ambientale non va da Maometto, Maometto va alla montagna, e gli sfigati abitanti del quartiere Tamburi saranno delocalizzati(si spera non con le cozze) a qualche miglio di distanza dal famigerato camino E312 e dalle polveri dei parchi minerari dell’Ilva. Temo, però, che l’operazione per quanto meritoria non servirà a sottrarre i “deportati” ai veleni che incombono su un’intera città assediata oltre che dall’Ilva anche dalle raffinerie Eni e dalla Cementir.

Il duo Vendola-Stefano, evidentemente, preferisce la cura alla prevenzione; o forse quando ha annunciato la delocalizzazione degli abitanti del quartiere Tamburi, Stefano aveva in mente la deportazione ordinata nel 209 a.c dal console romano Quinto Fabio Massimo, meglio noto come “Il Temporeggiatore”.

Di acqua sotto i ponti dalla seconda guerra punica ne è passata davvero tanta, ma rievocare le immagini di una Taranto saccheggiata e distrutta, con 30.000 uomini deportati e venduti come schiavi, ci fa pensare chissà perché ai pascoli vietati, alle cozze delocalizzate, alle pecore alla diossina, all’aria satura di benzopirene.

Ma nonostante tutto c’è una Taranto che non molla, rappresentata da un variegato associazionismo e dai ragazzi che,  in occasione della prima udienza del processo per l’omicidio Scazzi, hanno manifestato davanti al tribunale srotolando uno striscione sul quale campeggiava la frase: “Su Sarah avete speculato, ma del nostro inquinamento non avete parlato”. Uno dei manifestanti, a quanto pare, è stato denunciato. Non risultano denunciati, invece, perlomeno per oltraggio al pudore, coloro che da mesi e a reti unificate propongono corrispondenze e morbose ricostruzioni di quello che era e resta un terribile fatto di cronaca nera.

Una vicenda quest’ultima che è lo specchio dei tempi; specchio di un paese dove il dibattito e la possibilità di confronto vengono quotidianamente negati. E’ così sul debito ecologico, sulle vicende che mi piace definire di “veleni industriali e politici”, ed è così sulla questione giustizia-carcere.

Quel che è certo è che mentre l’Aedo Vendola canta di “un’isola che non c’è”, a Taranto un nucleo di resistenti racconta che la città continua a morire.

A febbraio, intanto, ci sarà un’importante udienza del processo che vede sul banco degli imputati l’Ilva, accusata di reati gravissimi, quali disastro doloso e colposo e avvelenamento di sostanze alimentari. Sarà interessante seguire gli sviluppi di questo processo e  incrociare le dita sperando che il tutto non si concluda con una bella prescrizione. Il Temporeggiatore non c’è più, o forse sì (Nicky che dici?), ma magari qualcuno a Taranto preferirebbe essere deportato e venduto come schiavo.

Per concludere gioverà ricordare quanto in relazione al Sin(Sito di bonifica d’interesse nazionale) di Taranto è dato leggere nei verbali della conferenza di servizi decisoria del 15 marzo 2011 a proposito della caratterizzazione delle acque di falda superficiali: “I superamenti delle Csc sono riconducibili alla presenza dei seguenti parametri Manganese, Ferro, Arsenico, Cianuri totali, Benzoapirene, Benzene, Etilbenzene, Toluene, Cloruro di vinile, Mercurio, Cobalto, Piombo”, ecc. ecc. E questo per non dire della situazione delle acque di falda profonde e delle matrici ambientali aria e terra.

fonte: http://notizie.radicali.it/articolo/2012-01-17/editoriale/il-compagno-vendola-e-l-isola-che-non-c-ovvero-il-governatore-tra-del

 

Prima reazione da parte dell’Amministrazione comunale e della Prefettura di Taranto a quella che è stata una vera e propria azione di pressing del comitato Legamjonici a seguito della rilevazione di forti carenze in materia di prevenzione o contenimento delle conseguenze di un incidente rilevante provocato da industrie insediate nel territorio.

Alla denuncia relativa all’assenza di un P.E.E. (Piano di Emergenza Esterno) aggiornato e alla mancanza di una corretta campagna di divulgazione e informazione alla popolazione, seguirono risposte tese a ‘rassicurare’ la popolazione e a delegittimare l’attività di informazione di Legamjonici.

Il comitato Legamjonici oltre ad aver sottolineato lo stato di grave pericolosità degli impianti della raffineria (privi di un Rapporto di Sicurezza validato) e l’assenza di un Piano di Emergenza Esterno che tenesse  conto anche di un possibile ”effetto domino”, ha informato la Comunità Europea,  in una petizione inviata nel mese di ottobre 2011,  anche dell’assenza di una campagna informativa adeguata alla popolazione e affiancata da opportune esercitazioni.

Dopo la prima denuncia , e in seguito ad una conferenza stampa del comitato, il sindaco di Taranto rispose in maniera piuttosto scomposta su un noto quotidiano locale.

Anche la Prefettura si affretto’ a dichiarare che il P.E.E. ”esiste” e che presto (nell’ autunno scorso) sarebbe stata avviata una campagna informativa affiancata da opportune esercitazioni. Il comitato comunque replico’ all’intervento del sindaco, ribadendo le gravi carenze. Nel frattempo, il Comitato Legamjonici presentava un esposto alla Procura della Repubblica di Taranto, con il quale concludeva ”Si rammenta che la mancata conclusione dell’istruttoria per la validazione del Rapporto di Sicurezza ha reso e rende provvisoria la stesura del Piano di Emergenza Esterno che contiene informazioni che messe in relazione con le caratteristiche di vulnerabilità del territorio circostante, consentono di ottenere una mappatura dei rischi da utilizzare per la pianificazione del territorio, l’informazione alla popolazione e la gestione delle emergenze.”

Oggi le prime reazioni che confermano quanto denunciato dal comitato Legamjonici, il tutto però riservato ad ‘alcune decine di famiglie’ (Brochures sul P.E.E..Parola del Comune (fonte Gazzetta del Mezzogiorno). Vedremo se sarà tutto predisposto ed attuato secondo le legislazioni nazionale e comunitaria vigenti. Il comitato Legamjonici continuerà a vigilare e a denunciare irregolarità anche in materia di sicurezza della popolazione.