Archivio per febbraio, 2012

IL PICCOLO 26 FEBBRAIO 2012

LA REPUBBLICA 25 FEBBRAIO 2012

CORRIERE DEL GIORNO 25 FEBBRAIO 2012

IL MATTINO 24 FEBBRAIO 2012

In merito all’ordinanza emanata dal sindaco Stefàno, con cui ancora una volta ordina all’ Ilva di ‘adeguare gli impianti’, il comitato Legamjonici nutre perplessità circa la scelta del quesito di riferimento su cui fondare l’ordinanza, se questa è finalizzata alla tutela della salute pubblica.

La risposta al primo quesito da parte dei periti della Procura di Taranto sottolinea una situazione di pericolo per la salute della popolazione e dei lavoratori. Si legge infatti nelle conclusioni: Per quanto riguarda il primo quesito concernente “se dallo stabilimento ILVA s.p.a. si diffondano gas, vapori, sostanze aeriformi e sostanze solide (polveri ecc.), contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori operanti all’interno degli impianti e per la popolazione del vicino centro abitato di Taranto…” la risposta è affermativa.

Perché, dunque, è stato ignorato il primo quesito? Eppure questo offre già gli strumenti per emanare un’ ordinanza contingibile e urgente in applicazione dell’art. 54 del Dlgs 267/2000 che al comma 2 dice: ’’Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta…provvedimenti contingibili e urgenti al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumita’ dei cittadini…’’.

Anche in presenza di norme specifiche in materia di inquinamento, il sindaco, come massima autorità sanitaria, conserva, infatti, i poteri di cui all’art. 13, comma 2, della legge n. 833/1978, e può ordinare, dove esistano pericoli che impongono interventi immediati, la cessazione di attività lavorative nocive e dannose per la salute pubblica, il tutto, fino all’ adozione degli strumenti idonei ad eliminare la situazione di pericolo. Lo stesso rapporto del NOE di Lecce evidenzia pericoli di rilevanza tale da giustificare il sequestro con immediata sospensione di attività delle acciaierie e del reparto gestione rottami ferrosi. In questo caso, perché il sindaco di Taranto non é intervenuto?

Anche la risposta al primo quesito è un’affermazione che quindi legittima un intervento finalizzato già solo alla prevenzione di un rischio sanitario, le cui conseguenze non devono essere accertate. L’indagine epidemiologica, infatti, offre solo il quadro dell’attuale situazione, in un’ottica di prevenzione primaria.

Riteniamo pertanto che il sindaco abbia poteri e giustificati motivi per intraprendere un’azione immediata e decisiva a tutela della salute pubblica.

Il grave incidente del 28 febbraio all’ILVA, conferma inoltre che Taranto e provincia sono completamente esposte ai rischi degli impianti industriali. Ad oggi, come denunciato pubblicamente da Legamjonici, mancano adeguati e puntuali piani di emergenza esterni degli stabilimenti industriali a rischio. Esistono ritardi nell’applicazione della direttiva Seveso e la popolazione non riceve alcun tipo di informazione e di addestramento per affrontare le possibili conseguenze di tali incidenti. Legamjonici ha già, anche per questi motivi, presentato nell’ottobre del 2011 una petizione al Parlamento Europeo contro il progetto ‘’Tempa Rossa’’, della raffineria ENI di Taranto, che andrebbe ad aggravare una situazione di rischio già ora a livelli insostenibili. Nella petizione, che, dopo l’incendio all’ILVA verrà integrata, era già stato messo in evidenza come nella provincia di Taranto mancasse uno studio sull’effetto domino, obbligatorio in base alle Direttive 96/82/CE e 2003/105/CE.

E Taranto dice NO agli inceneritori

L’opposizione attuata lo scorso anno dai tarantini al conferimento dei rifiuti campani in discarica rappresenta per Trieste la spinta propulsiva che mette in campo, domani 25 febbraio dalle 10 alle 13, un presidio davanti all’inceneritore di Trieste per protestare contro lo smaltimento incontrollato dei rifiuti della Campania nell’ambito dell’operazione ‘solidarietà’ attuata dal Ministero dell’Ambiente Italiano.

Come per l’iniziativa tarantina, anche per Trieste, tale opposizione è l’occasione per ribadire che piu’ in generale la gestione dei rifiuti non puo’ e non deve passare attraverso l’incenerimento e il conferimento in discarica. Del resto, la legislazione comunitaria pone al centro della gestione dei rifiuti la protezione della salute umana e la tutela dell’ambiente mediante la riduzione della produzione dei rifiuti e il loro riciclaggio spinto.

Ma l’iniziativa triestina vuole essere anche il proseguimento dell’azione di opposizione dei cittadini di Taranto, anche alla luce della recente autorizzazione concessa dalla Regione Puglia ad Ecodi srl per la costruzione di un inceneritore di rifiuti pericolosi e non pericolosi nella zona industriale, e della richiesta avanzata da Appia Energy di autorizzazione del raddoppio della sua produzione di energia elettrica tramite l’impiego di combustibili quali Biomasse e CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti). Tali materiali incrementano l’inquinamento ambientale per la produzione di polveri fini e ultrafini, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici, diossine. L’uso di CDR contribuisce, inoltre, a consolidare il traffico illecito e incontrollato connesso allo smaltimento dei rifiuti.

L’iniziativa, che è la prima di una serie di azioni congiunte tra gli ambientalisti di Taranto, di Trieste e della Slovenia, viene organizzata da Greenaction Transnational, Alpe Adria Green, Legamjonici. Hanno già dato l’adesione il MoVimento 5 Stelle di Trieste, il movimento Trieste Libera e cittadini.

Leggi anche: Emergenza rifiuti

Trieste, 20 febbraio 2012 – Un asse importante sul fronte della lotta all’inquinamento nazionale e transnazionale. Questo il senso dell’alleanza tra  Greenaction Transnational di Trieste e Legamjonici di Taranto.

Un’alleanza, annunciata proprio nella settimana dell’avvio dell’incidente probatorio sull’inquinamento dell’ILVA di Taranto svoltasi il 17 febbraio, che vuole puntare all’affermazione della legalità in campo ambientale da Nord a Sud con azioni che verranno portate fino al cuore delle istituzioni comunitarie.

La lotta contro l’inquinamento non può avere infatti alcun confine. E le due città marittime rappresentano molto bene il risultato finale di un inquinamento di Stato incontrollato.
Città devastate dalle discariche, dalle industrie inquinanti (stabilimenti siderurgici, raffinerie, terminali petroliferi), e private del loro futuro. Con l’accondiscendenza di amministratori pubblici locali che anziché fare gli interessi della loro comunità si sono messi a disposizione delle industrie e dello Stato.

Trieste e Taranto sono accomunate da un disastro ambientale epocale le cui conseguenze ultime potrebbero vedersi entro 20-30 anni se non vi saranno rapidi cambiamenti.
Le due città rischiano infatti di scomparire sotto il peso insopportabile di un inquinamento che uccide i cittadini avvelenandoli e che impedisce ogni possibile sviluppo, se non quello di ulteriori attività industriali inquinanti.

Una lenta ed inesorabile agonia decretata da chi può decidere sulla testa dei cittadini. Ma forse le cose stanno cambiando. Il 17 febbraio sarà una data da ricordare. I cittadini di Taranto hanno detto NO a questa morte annunciata manifestando davanti al tribunale in cui era in corso l’incidente probatorio dell’inquinamento ILVA. Una manifestazione compatta e decisa di chi sa che è in gioco la propria vita. Un forte segnale a quelle istituzioni fino ad ora più attente agli equilibri politici che alla difesa dei diritti dei cittadini e, in definitiva, della legalità.

L’alleanza degli ambientalisti deve rafforzare questa spinta al cambiamento. Un’alleanza fin dall’inizio molto “operativa”. Greenaction Transnational e Legamjonici hanno infatti già creato dei gruppi di intervento che interagiranno scambiandosi le competenze. Daniela Spera presidente del comitato Legamjonici è stata inserita nel direttivo di Greenaction Transnational quale responsabile del gruppo “Ecotossicità e salute” (Daniela Spera è tra l’altro consulente tecnico nell’incidente probatorio sull’ILVA per le parti civili), Roberto Giurastante presidente di Greenaction e portavoce per l’Italia della rete ambientalista internazionale Alpe Adria Green è diventato il responsabile del gruppo “Diritto” di Legamjonici.

Già avviate le prime denunce congiunte alla Comunità Europea sul disastro ambientale tarantino e sui nuovi incompatibili progetti industriali sostenuti dalle amministrazioni locali. L’aria di Taranto sta decisamente cambiando lo scenario nazionale.

NOI CONDANNATI A MORTE, VOI IN ATTESA DI GIUDIZIO”

SERVIZIO TG3 – 17/12/2012

MANIFESTAZIONE DAVANTI AL TRIBUNALE


Taranto and Trieste: a common destiny, a changing history


17 February 2012 might be remembered as the day when Taranto history has been made.
A pretrial hearing has been held on February 17 at 12 am at Via Marche Court in Taranto by the g.i.p (pretrial investigation judge) of the Judiciary of Taranto City against the top managers of ILVA Taranto Works, arraigned on a charge of environmental disaster, culpable food poisoning and dangerous stuff jetting.

This hearing has received nationwide attention not only because of great interests involved but also for historical meaning the final judgment may acquire in case of conviction.

In fact, despite denunciations lodged over the years by environmental associations and citizens committees, nothing concrete has ever been done to protect public health, territory and plants workers, due to a clear lack of political will of the local government to deal with pollution problems.
This trial might be a landmark not only for Taranto’s future but also for Trieste’s future (a province in northeastern Italy) which has to deal with severe pollution levels, just like Taranto has to.
On Wednesday morning 15 February, The Legamjonici Committee held a press conference, titling WAITING FOR THE HEARING OF 17 FEBRUARY and discussing mutual pollution problems of Taranto and Trieste. The conference was also attended by Roberto Giurastante, leader and spokesman of AAG (Alpe Adria Green) and Greenaction Transnational environmental associations, mainly operating in Trieste province.

 Debate Topics: Eni, Cementir, Ilva, what happens?; what is the link between Taranto and Trieste?; Waiting for the pretrial: additional key elements and an plea to the Court.

Now, what is the link between Taranto and Trieste? It is a devastating and unpunished pollution and the strenuous fight against it.
Yet there is something that makes the difference between the two cities.

In fact, the judges of Trieste have never turned their attention to denunciations by environmental activists and citizens, but things seem to go differently in Taranto, where judicial authorities initiated proceedings against polluters.

And this is a very significant detail the two cities are focusing in, pouring their hope for redemption into it.

The outcome of proceedings may depend also on people support to the Taranto Judiciary and its investigation and in fact many thousands of people, close to give up hope, let 17 February be the day they took courage and resolved to stand and fight for what is right, sending the clearest message to the local and national government that people will no longer accept pollution crimes and will keep on fighting, defending their health and their future, saying that “enough is enough”.

Traduzione di Anna Rita Spera

Venerdì 17. Una data che suscita facili ironie. 

Eppure proprio questa data potrebbe essere ricordata come il giorno in cui si fece la storia di Taranto.

Su disposizione del gip Patrizia Todisco è fissata per il 17 febbraio, alle ore 12 presso il Tribunale di Via Marche, la prima udienza per l’incidente probatorio che vede i vertici dell’Ilva accusati di disastro ambientale, di avvelenamento colposo di sostanze alimentari e getto pericoloso di cose.

Grande è l’attenzione rivolta al processo non solo per gli enormi interessi in gioco ma anche, come si è accennato, per il carattere storico che un’eventuale sentenza di condanna verrebbe ad assumere.

Infatti nonostante le denunce presentate negli anni dai comitati cittadini e dalle associazioni ambientaliste, nulla di concreto e di effettivamente risolutivo è stato mai ottenuto a tutela della salute dei cittadini, del territorio e dei lavoratori, causa un’evidente mancanza di volontà politica da parte delle amministrazioni.

Un processo che appare storico non solo per Taranto ma anche per una città come Trieste, da anni vittima anch’essa degli impuniti interessi dei poteri forti che hanno gettato e gettano tuttora il territorio triestino nel baratro del disastro ambientale. Un male in comune con Taranto che non costituisce in nessun modo un motivo di mezzo gaudio per le due città. Al contrario.

Alla conferenza stampa del Comitato Legamjonici tenutasi nella mattinata di mercoledì 15 febbraio è intervenuto Roberto Giurastante, portavoce dell’associazione ambientalista Alpe Adria Green e responsabile di Greenaction Transnational, operante principalmente nel territorio di Trieste. Titolo della conferenza: ASPETTANDO L’UDIENZA del 17 febbraio. Temi di discussione: Eni, Cementir, Ilva: cosa accade?; Cosa unisce Taranto e Trieste; Aspettando l’udienza: ulteriori elementi e un appello alla magistratura.

Ebbene, cosa unisce Taranto a Trieste? Un inquinamento devastante ed impunito e la strenua lotta contro di esso. Come a Taranto infatti si lotta a Trieste contro un disastro dietro cui si nasconde l’omertà dei rappresentanti politici, l’ostruzionismo della Giustizia italiana, la connivenza dei media locali.

Un territorio già pesantemente sfruttato e su cui incombe la minaccia di nuovi allarmanti progetti, come quello relativo ai terminali di rigassificazione nel Golfo di Trieste voluto dal colosso spagnolo Gas Natural, avallato dalle istituzioni italiane ed in qualche modo tollerato dalla stessa Commissione Europea, che ha “congelato” le inchieste al riguardo, nonostante le prove inconfutabili presentate da AAG e Greenaction a dimostrazione delle mistificazioni contenute nelle documentazioni fornite dalla società spagnola e delle irregolarità degli iter organizzativi in Italia. Fermo restando le parole di biasimo nei confronti dell’inspiegabile decisione della Commissione Europea, Giurastante ha tuttavia sottolineato l’importanza che potrebbero assumere dei rappresentati locali presso il Parlamento Europeo quali strumenti di pressione in tale sede.

Tornando al raffronto Taranto-Trieste, c’è qualcosa che differenzia le due città. Mai a Trieste la Magistratura ha dato seguito alle denunce avanzate dai gruppi ambientalisti. Diversamente sembrano andare le cose a Taranto dove la Magistratura si mobilita. Ed in questo non trascurabile particolare si concentra la speranza di riscatto delle due città. Ed in tutto ciò la capacità dei cittadini di esercitare pressione è fondamentale. Necessaria è la continua attenzione della collettività verso le udienze. Decisivo appare il fermo sostegno di essa alla Magistratura tarantina.

Questo è il messaggio che Legamjonici ha voluto lanciare in chiusura della conferenza stampa, sottolineando quanto sia necessario un continuo controllo da parte dei cittadini sull’operato delle amministrazioni, anche relativamente alle “misteriose” sparizioni di fondi stanziati per la bonifica del territorio.

Legamjonici ha infine ammonito che la grande industria inquinante non mollerà facilmente l’osso, stringendo ancora saldamente in pugno l’immarcescibile arma del ricatto occupazionale con cui tiene in ostaggio una provincia intera e soprattutto i lavoratori, i quali dovrebbero schierarsi al fianco di chi si batte per il territorio, anche in nome del loro primario diritto di lavorare in un ambiente sano ed umano, invece che chinare il capo ed accettare fatalisticamente il fatto che “all’Ilva non si producono cioccolatini”.

Cogliamo in calce l’occasione per augurare all’ILVA un buon venerdì 17.

Anna Rita Spera