Venerdì 17. Una data che suscita facili ironie. 

Eppure proprio questa data potrebbe essere ricordata come il giorno in cui si fece la storia di Taranto.

Su disposizione del gip Patrizia Todisco è fissata per il 17 febbraio, alle ore 12 presso il Tribunale di Via Marche, la prima udienza per l’incidente probatorio che vede i vertici dell’Ilva accusati di disastro ambientale, di avvelenamento colposo di sostanze alimentari e getto pericoloso di cose.

Grande è l’attenzione rivolta al processo non solo per gli enormi interessi in gioco ma anche, come si è accennato, per il carattere storico che un’eventuale sentenza di condanna verrebbe ad assumere.

Infatti nonostante le denunce presentate negli anni dai comitati cittadini e dalle associazioni ambientaliste, nulla di concreto e di effettivamente risolutivo è stato mai ottenuto a tutela della salute dei cittadini, del territorio e dei lavoratori, causa un’evidente mancanza di volontà politica da parte delle amministrazioni.

Un processo che appare storico non solo per Taranto ma anche per una città come Trieste, da anni vittima anch’essa degli impuniti interessi dei poteri forti che hanno gettato e gettano tuttora il territorio triestino nel baratro del disastro ambientale. Un male in comune con Taranto che non costituisce in nessun modo un motivo di mezzo gaudio per le due città. Al contrario.

Alla conferenza stampa del Comitato Legamjonici tenutasi nella mattinata di mercoledì 15 febbraio è intervenuto Roberto Giurastante, portavoce dell’associazione ambientalista Alpe Adria Green e responsabile di Greenaction Transnational, operante principalmente nel territorio di Trieste. Titolo della conferenza: ASPETTANDO L’UDIENZA del 17 febbraio. Temi di discussione: Eni, Cementir, Ilva: cosa accade?; Cosa unisce Taranto e Trieste; Aspettando l’udienza: ulteriori elementi e un appello alla magistratura.

Ebbene, cosa unisce Taranto a Trieste? Un inquinamento devastante ed impunito e la strenua lotta contro di esso. Come a Taranto infatti si lotta a Trieste contro un disastro dietro cui si nasconde l’omertà dei rappresentanti politici, l’ostruzionismo della Giustizia italiana, la connivenza dei media locali.

Un territorio già pesantemente sfruttato e su cui incombe la minaccia di nuovi allarmanti progetti, come quello relativo ai terminali di rigassificazione nel Golfo di Trieste voluto dal colosso spagnolo Gas Natural, avallato dalle istituzioni italiane ed in qualche modo tollerato dalla stessa Commissione Europea, che ha “congelato” le inchieste al riguardo, nonostante le prove inconfutabili presentate da AAG e Greenaction a dimostrazione delle mistificazioni contenute nelle documentazioni fornite dalla società spagnola e delle irregolarità degli iter organizzativi in Italia. Fermo restando le parole di biasimo nei confronti dell’inspiegabile decisione della Commissione Europea, Giurastante ha tuttavia sottolineato l’importanza che potrebbero assumere dei rappresentati locali presso il Parlamento Europeo quali strumenti di pressione in tale sede.

Tornando al raffronto Taranto-Trieste, c’è qualcosa che differenzia le due città. Mai a Trieste la Magistratura ha dato seguito alle denunce avanzate dai gruppi ambientalisti. Diversamente sembrano andare le cose a Taranto dove la Magistratura si mobilita. Ed in questo non trascurabile particolare si concentra la speranza di riscatto delle due città. Ed in tutto ciò la capacità dei cittadini di esercitare pressione è fondamentale. Necessaria è la continua attenzione della collettività verso le udienze. Decisivo appare il fermo sostegno di essa alla Magistratura tarantina.

Questo è il messaggio che Legamjonici ha voluto lanciare in chiusura della conferenza stampa, sottolineando quanto sia necessario un continuo controllo da parte dei cittadini sull’operato delle amministrazioni, anche relativamente alle “misteriose” sparizioni di fondi stanziati per la bonifica del territorio.

Legamjonici ha infine ammonito che la grande industria inquinante non mollerà facilmente l’osso, stringendo ancora saldamente in pugno l’immarcescibile arma del ricatto occupazionale con cui tiene in ostaggio una provincia intera e soprattutto i lavoratori, i quali dovrebbero schierarsi al fianco di chi si batte per il territorio, anche in nome del loro primario diritto di lavorare in un ambiente sano ed umano, invece che chinare il capo ed accettare fatalisticamente il fatto che “all’Ilva non si producono cioccolatini”.

Cogliamo in calce l’occasione per augurare all’ILVA un buon venerdì 17.

Anna Rita Spera

Advertisements
commenti
  1. […] Fonte: https://legamionicicontroinquinamento.wordpress.com/2012/02/15/taranto-trieste-un-destino-comune-una-… […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...