Archivio per marzo, 2012

Taranto 30 marzo 2012. Si è concluso l’incidente probatorio sull’Ilva. Ora alla Procura la decisione sul rinvio a giudizio.

L’ Ilva non ha potuto contestare granché, in quanto deboli e controproducenti le obiezioni sollevate in sede di commissione parlamentare d’inchiesta che ha interrogato Capogrosso e Perli. In relazione al valore di riferimento dei PM10 i periti epidemiologi sono stati molto chiari. L’OMS- hanno sottolineato-consiglia valori soglia molto piu’ restrittivi e in ogni caso a Taranto il superamento è quotidiano e allarmante, tale da richiedere interventi immediati.

Cosa proporranno ora i nostri politici locali? Leggi ad hoc? Perchè i PM10 sono adesso il nuovo spauracchio sul quale ‘lavorare’ per costruire il nuovo mostro da abbattere, eludendo la vera problematica. E mentre ARPA Puglia e Regione Puglia si leccano i baffi per un futuro ‘ecocompatibile’, a Taranto i bambini muoiono di cancro, altro dato definito ‘difficile da riscontrare nel resto d’Italia’ da parte degli epidemiologi. 

Danni a breve termine e a lungo termine. Nel primo caso si parla di problemi cardio-circolatori, letali anche per brevi periodi di esposizione a picchi elevati di concentrazione di inquinanti, nel secondo caso si parla di nuovi casi di patologie tumorali che si manifesteranno in futuro. Ma gli epidemiologi hanno sottolineato che in entrambi i casi la cessazione di attività inquinanti porta immediati effetti positivi. 

Accanto a questo, la società civile, i giovani non manipolati, i giovani che osservano, che comprendono e vogliono vivere:

 

 

 

 

 

 

 

Immagini tratte dal gruppo facebook ‘La critica politica a Taranto’

e poi ancora, una manifestazione made in Ilva:

Immagine tratta dal gruppo facebook ‘Taranto e Ilva insieme’.

Un operaio pero’ ci ha inviato questo pensiero:

‘Mi sono vergognato per la capacità di manipolazione che ha l’azienda su di noi, del potere di creare un esercito contro le istituzioni..oggi mi sono sentito umiliato di far parte dell’azienda, della sua capacità nel dettare legge verso la città, esercitata tramite il loro strumento principale a disposizione: la forza lavoro, manipolata con una falsa informazione, terrorizzandola.

Lo scontro sociale a cui si è arrivati, una sconfitta per i sindacati, politici e ambientalisti, è frutto di un sensazionalismo spicciolo, di un messaggio errato che amplifica la distanza e inibisce la comunicazione tra le parti…

Lasciamo dunque alla magistratura il compito di far luce sulla questione che attesta un reale rischio sanitario.

E dopo accuse di ‘estremismo’ ed ‘allarmismo’ ecco che finalmente c’è qualcuno che parla la nostra stessa lingua. Ricordiamo che Legamjonici (già con ‘Taranto libera’) è stato il primo e unico movimento ambientalista tarantino ad aver sostenuto, tra le altre cose, anche questa teoria (si veda link in basso) incontrando l’opposizione di tutti i politici locali, sindacati e di quasi tutti i movimenti ambientalisti radicati sul territorio, molti dei quali hanno ora  scelto di candidarsi alle prossime elezioni comunali. Ecco perchè non crediamo nell’ambientalizzazione di industrie inquinanti che devono produrre per essere competitive e dunque necessariamente provocare morte e distruzione.

Oggi pare che gli stessi gruppi ambientalisti che si opponevano alla nostra posizione contraria a quella che vede la possibilità di rendere ecomostri ecocompatibili, abbiano cambiato idea, forse mossi dal cambiamento generato da una assidua, onesta e corretta informazione, da parte di chi (come noi) non si è spostato di un millimetro da questa posizione, consapevoli che l’inquinamento non puo’ essere affrontato emanando leggi ad hoc per singolo inquinante. Forse mossi anche dall’esito di una perizia che ha sconvolto tutti per i contenuti e che ha messo in discussione l’intera procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale (all’Ilva di Taranto), l’intero lavoro della commissione istruttoria IPPC che ha rilasciato quella autorizzazione…con caparbietà Legamjonici a lungo ha fatto presente che il problema non è rendere l’AIA piu’ rigorosa, ma se concederla o meno, se quell’azienda possiede o meno i requisiti per averla. E la risposta è no. Oggi i tempi sono davvero maturi per una vera presa di coscienza unitaria e onesta? Noi ce lo auguriamo ma una cosa  è certa, prima di prendere altri pesci in faccia immotivati, li daremo noi a chi si permette di prendere ancora in giro questa città.

Ecco l’interessante articolo:

Le leggi europee non tutelano la salute

– 19 MARZO 2012POSTED IN: AMBIENTENEWS

Oggi, in uno dei tanti gruppi di discussione su FB in preparazione alle elezioni amministrative, un utente pubblicava un link molto interessante. Il link in questione, portava ad un interessante articolo del corriere della sera, sezione salute, dal titolo “I dieci punti contro lo smog”, sottotitolo: In Italia si perdono 13 mesi di vita a causa dell’inquinamento.

Allarmismo da quattro soldi? Ho paura di no.

Il grido d’allarme, infatti, non è lanciato da i soliti e sprovveduti ambientalisti da Pincio, ma “dai più noti epidemiologi ambientali, fra cui Bert Brunekreef dell’Università di Utrecht e Francesco Forastiere del Servizio sanitario del Lazio”.

Gli specialisti europei fanno notare che la direttiva europea che fissa attualmente i limiti di legge degli inquinanti (la 2008/50) non tutela in realtà la salute, ma è piuttosto un compromesso fra il voler minimizzare il danno sanitario e obiettivi realistici di tipo politico e tecnologico. Qualcuno ricorda l’ignobile giochetto dei valori limite? è proprio quello.

Pare infatti che il limite che la legge italiana impone per le polveri più sottili (2,5 micron), fissato a 25 microgrammi/metro-cubo  non è sufficiente a proteggere da rischi di tumori e infarti. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, che diciamocelo, non è esattamente una organizzazione non governativa, fissa linee guida che sono ben due volte e mezzo più restrittive.

Per quanto riguarda l’ozono, altro fattore altamente nocivo alla salute umana, il discorso non prende una piega migliore: limite di legge in italia, 120 microgrammi/metro cubo. Soglia precauzionale fissata dall’OMS, 100 microgrammi/metro cubo…quasi il 20% in meno.

Se questo non bastasse a destare anche i più sopiti menefreghisti, la sveglia definitiva dovrebbe arrivare dall’American Cancer Society statunitense, che stima un incremento del 6-8% di mortalità a lungo termine per ogni aumento di 10 microgrammi/metro cubo di particolato fine (PM2,5).  In soldoni, questo equivale (negli Stati Uniti, ma in Europa potrebbe valere qualcosa di simile) a più 130.000 morti in più all’anno a causa del particolato e 23.700 morti in più per l’esposizione all’ozono.

Un quadretto per niente consolante, soprattutto se si considera la scandalosa miopia della nostra classe dirigente…se il particolato fosse grosso come uno scoglio dell’antimurale…allora…forse! Ma se non si vede…evidentemente non esiste!

In conclusione, per ribadire il concetto, cito testualmente il punto numero nove dell’articolo:

I limiti dettati dalle leggi nazionali antismog ingenerano nella popolazione un falso senso di sicurezza. Non si creda che rispettando questi non si abbiano conseguenze sulla salute. Purtroppo i limiti di sicurezza per il particolato, l’ozono, gli idrocarburi incombusti, gli ossidi di azoto, sono molto, ma molto bassi. Ben lontani, ancora da quelli che quotidianamente respiriamo, e che attualmente sono responsabili di 625 milioni di giorni di malattia all’anno nel vecchio continente. 

L’ignobile giochetto dei valori limite…

Chiaro?!?

Antonio Cozzolino per NessunDorma

fonte: “I dieci punti contro lo smog”

Greenaction Transnational e Legamjonici  esprimono soddisfazione per l’approvazione da parte del Senato del Decreto Legge Ambiente che reintroduce l’obbligatorio parere delle Regioni sul conferimento dei rifiuti della Campania. Si tratta di un ritorno alla “legalità” che gli ambientalisti hanno sollecitato dopo oltre un anno di gestione dell’ emergenza che sottraeva alle regioni qualsiasi possibilità di controllo e opposizione.

La protesta, iniziata a Taranto nel gennaio del 2011 con il blocco dei TIR che trasportavano i rifiuti campani nelle discariche provinciali, è proseguita a Trieste con il primo presidio del 25 febbraio 2012 davanti all’inceneritore cittadino.

Greenaction Transnational e Legamjonici, appoggiati dalla rete ambientalista internazionale Alpe Adria Green, hanno denunciato un “sistema” di smaltimento dei rifiuti non risolutivo dell’emergenza campana. L’esportazione dei rifiuti in altre regioni rimanda la soluzione del problema e ‘sposta’ l’inquinamento che, nel caso di Trieste, viene esteso, oltre i confini nazionali, alla Slovenia e alla Croazia, investite dalle emissioni dell’inceneritore del capoluogo giuliano.

Tutto questo costituisce inoltre severa vìolazione della stessa legislazione comunitaria che pone al centro di una corretta gestione dei rifiuti la protezione della salute umana e la tutela dell’ambiente mediante riduzione della produzione dei rifiuti, riciclaggio e riuso. E naturalmente massima trasparenza nella gestione dei piani di smaltimento dei rifiuti da parte delle autorità competenti. Trasparenza completamente mancata da parte delle autorità italiane nella gestione della perenne “emergenza” dei rifiuti campani.

Sabato 24 marzo dalle ore 10 alle 12 gli ambientalisti di Alpe Adria Green, Greenaction Transnational, e di Legamjonici, organizzano una nuova manifestazione davanti al Comune di Trieste ed alla Regione Friuli Venezia Giulia per chiedere che, alla luce del nuovo testo di legge, le amministrazioni pubbliche locali blocchino ulteriori afflussi di rifiuti campani, e che vengano date risposte su quelli fino ad ora smaltiti al di fuori di ogni controllo.

Aderiscono alla manifestazione il Movimento 5 Stelle di Trieste, con i Consiglieri Comunali Paolo Menis e Stefano Patuanelli, il Movimento 5 Stelle di Taranto, il Movimento Trieste Libera.

Dopo la denuncia alla Commissione Europea sulla illegittimità del finanziamento comunitario di 19,5 milioni di Euro concesso a Cementir per il progetto “Nuova Taranto”, Legamjonici, invia integrazioni che mettono in luce la cattiva condotta dell’azienda in materia di tutela dell’ambiente.
Le autorità comunitarie hanno, dunque, informato il comitato dell’avvenuta ricezione delle informazioni fornite.

In seguito alle violazioni di recente contestate dagli ispettori della Guardia di Finanza, della Polizia Provinciale e dello Spesal della Asl di Taranto, relative alla gestione degli scarti derivanti dalla lavorazione del cemento e della loppa proveniente dal siderurgico, Legamjonici ha fatto presente alle autorità comunitarie che l’intero Studio di Impatto Ambientale (S.I.A.) presentato dall’azienda alla Regione Puglia, al fine dell’ottenimento del finanziamento, Lo S.I.A. deve infatti contenere informazioni che descrivano l’impatto ambientale complessivo dell’azienda anche prima della realizzazione del progetto.

Il finanziamento è stato erogato sotto il controllo della Regione Puglia, responsabile della gestione e assegnazione dei fondi comunitari.

Nel ricorso (30 gennaio 2012) presentato alle istituzioni comunitarie, in collaborazione con Greenaction Transnational, Legamjonici aveva evidenziato la mancata funzione di organo di controllo da parte dell’autorità incaricata dalla Regione Puglia, a seguito di irregolarità riscontrate nella procedura di richiesta del finanziamento, con conseguente violazione dei Regolamenti (CE) n. 1083/2006 e n. 1828/2006 che stabiliscono le modalità di ammissibilità alla fruizione di agevolazioni tramite il Fondo europeo (PO FESR 2007-2013).

Legamjonici ha inoltre presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Taranto, chiedendo di fare chiarezza sul comportamento dell’ente di controllo e di accertare responsabilità penali ed eventuali danni all’erario pubblico.

CORRIERE DEL GIORNO

LA REPUBBLICA

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

Taranto, 6 marzo 2012. Violazione della direttiva Seveso, valutazione di impatto ambientale approssimativa, assenza di uno studio sull’effetto domino per la costruzione di due nuovi serbatoi della capacità di 180.000 m3 accanto agli impianti già esistenti, aumento delle emissioni diffuse e fuggitive, nuovo rischio di sversamento di greggio in Mar Grande per la manipolazione e trasporto di greggio. Queste le denunce presentate da Legamjonici al Parlamento europeo che ha giudicato ricevibile la petizione n. 1107/2011.

II Parlamento europeo ha quindi avviato un’inchiesta chiedendo alla Commissione europea di svolgere un’indagine sui vari aspetti del problema.

Legamjonici, in collaborazione con Greenaction Transnational, che oggi ha nel suo direttivo Daniela Spera, responsabile del settore ‘Ecotossicità e salute’, nella petizione, successivamente integrata, ha chiesto al Parlamento Europeo la revoca del decreto di compatibilità ambientale, rilasciato dal Ministero dell’Ambiente.

Inoltre, in relazione all’inquinamento del Mar Piccolo, il comitato Legamjonici ha anche evidenziato la violazione della direttiva 93/43/CE sulla sicurezza alimentare, del regolamento (CE) n. 1881/2006, in seguito aggiornato (n. 1259/2011), per il consumo di prodotti ittici contaminati, richiedendo anche l’intervento della Direzione Generale per la Salute e i Consumatori (SANCO) della Commissione Europea.