Archivio per luglio, 2012

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Apprendiamo che, secondo quanto comunicato dal direttore Carlo Guarrata, la raffineria di Taranto, avrebbe ottenuto di recente la validazione del rapporto di sicurezza. Tale notizia giunge, non dimentichiamolo, a conferma di uno stato di perdurante inottemperanza da parte dell’azienda a prescrizioni che risalgono al 2009 e al 2010.

Non ci conforta sapere che la raffineria di Taranto ha necessità di sentire ‘il fiato sul collo’ del Comitato Tecnico Regionale (l’organismo di controllo sulla sicurezza di impianti a rischio di incidente rilevante), peraltro estremamente indulgente con l’azienda, o da parte delle associazioni, per garantire un minimo di sicurezza alla città.

L’aspetto ‘sicurezza’ è ancora tutto da discutere dato che la direttiva Seveso, recepita dall’Italia, con le successive modifiche e integrazioni, prevede di porre particolare attenzione alla collocazione di nuovi impianti per evitare di accrescere il rischio di incidente rilevante con ‘effetto domino’. Il progetto Tempa Rossa, che riguarda anche la raffineria di Taranto, ignora del tutto questo aspetto.
Ad ogni modo, Legamjonici, sebbene non tenuta ad informare la popolazione sullo stato della sicurezza degli impianti della raffineria o di altre aziende, solo grazie alla sua caparbia azione di vigilanza ha potuto svelare lo stato di perdurante inadeguatezza degli impianti della raffineria, sui quali nutre ancora forti dubbi, anche alla luce dello sversamento di idrocarburi, verificatosi in Mar Grande (nel gennaio scorso), oggetto di indagini con possibili responsabilità penali per la raffineria Eni R&M di Taranto.

Il comitato rinnova, pertanto, al Sindaco di Taranto l’invito ad applicare la massima cautela nel rilascio di autorizzazioni sia in relazione agli aspetti connessi alla sicurezza sia in relazione al rispetto delle prescrizioni A.I.A. per il rilascio incontrollato di sostanze nocive in tutte le matrici ambientali.

In relazione al nuovo progetto Enipower, nella precedente nota, il comitato ha inoltre sollevato aspetti cruciali connessi alla V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale), quali la necessità di rivedere l’iter autorizzativo dei due metanodotti (poichè si fa riferimenti ad una centrale a turbogas da 240 Mwe), la necessità di procedere mediante V.I.A. unica per progetti connessi l’uno all’altro (metanodotti, hydrocracking e centrale termoelettrica), valutando l’impatto ambientale delle opere nel loro complesso. Il comitato Legamjonici formulerà ulteriori osservazioni al nuovo progetto, presentato dopo la rinuncia da parte di Enipower al progetto che prevedeva un incremento di CO2, CO ed una scarsa riduzione di NOx. Il progetto fu presentato dall’azienda con finalità di ‘risanamento ambientale’. A quella finalità il comitato non ha mai creduto, ed è per questo che terrà alta l’attenzione.

Daniela Spera- Responsabile del Comitato Legamjonici

Comunicato stampa dell’ 11.07.2012 relativo a due argomenti:

a) ESPOSTO presentato al Sindaco di Massafra, alla procura della Repubblica e ad altre istituzioni
b) REPLICA al Dott. Mastronuzzi e all’ASL-Taranto.

Il Comitato avverte la necessità di fare un ulteriore passo nel cammino di sensibilizzazione delle autorità a vario titolo interessate al raddoppio dell’inceneritore di Massafra dell’Appia Energy, soprattutto all’aspetto sanitario.

a) Continua nei nostri confronti il silenzio dell’amministrazione che a parte le prese di posizione ufficializzate nel Consiglio Comunale del 04.07.2012 non ritiene opportuno rispondere ai ripetuti documenti da noi inviati a ciascun componente la Giunta e al Consiglio comunale.
Gli ultimi fatti, ormai noti, relativi al Monitoraggio dell’ASL-ARPA sulle diverse matrici ambientali a seguito del fenomeno di contaminazione animale rilevate a Taranto (pecore alla diossina), dei quali si sottovaluta l’importanza ci hanno costretto a rendere partecipi delle nostre preoccupazioni altre istituzioni che riteniamo possano avere un dovere d’ufficio a far chiarezza su questi fatti.
Pur ribadendo che allo stato delle nostre attuali conoscenze non è possibile stabilire l’origine della fonte emissiva, chiediamo alle istituzioni che come noi e più di noi hanno a cuore la salute delle persone e la salvaguardia dell’ambiente: Sindaco, ASL, ARPA, Polizia municipale, Carabinieri del NOE, Procura della Repubblica e p.c. ad altri destinatari, di adoperarsi affinché:
Sia programmata un monitoraggio generalizzato di tutto il territorio di Massafra e Statte nel quale ricadono i siti contaminati che hanno evidenziato valori alti di diossine e furani. Chiediamo che vengano fatti gli opportuni approfondimenti per accertare l’origine della fonte emissiva, le eventuali responsabilità e sia pianificata la bonifica.
Sia verificato il rispetto dell’Ordinanza del Presidente della Regione del 23 febbraio 2010 n. 176 che vieta il pascolo per un raggio di non meno di 20 km. dall’ILVA. L’ordinanza prevede: “I Sindaci dei comuni della Provincia di Taranto interessati sono incaricati dell’osservanza della presente ordinanza ed il personale di vigilanza del Dipartimento di prevenzione della ASL TA, gli agenti di Polizia Urbana e della forza Pubblica in generale del controllo e della esecuzione.”
Non abbiamo notizia di provvedimenti presi a livello comunale né che il divieto di pascolo sia osservato, come testimoniano i residenti e documentano anche le foto scattate il 7 luglio.

b) In relazione alla replica che tramite l ‘AIS l’ASL di Taranto e il dott. Mastronuzzi sentiamo il dovere di domandarci:

Perché ci si affretta a negare la correlazione tra l’Ordinanza di divieto di pascolo e i prelievi analitici sui campioni di suolo di Parco di Guerra, correlazione che non abbiamo mai affermata?
Perché si avverte la necessità di dover escludere ogni responsabilità della società Appia Energy, negando qualsiasi correlazione tra i dati rilevati dal Monitoraggio sul territorio di Massafra e l’attività emissive dell’inceneritore? Non esiste nessun documento in cui noi affermiamo esplicitamente questa correlazione. Cosi come non esistono dati oggettivi per escluderla. In sostanza, ciò che abbiamo sottolineato è la necessità di approfondire le indagini mediante ulteriori analisi per confermare o escludere ogni possibilità di contaminazione dovuta a persistente attività di incenerimento, indipendentemente dalla individuazione della fonte emissiva.
Perché mai l’ARPA avrebbe dovuto rendere di dominio pubblico e certificare un dato piuttosto alto dal valore di PCDD/F pari a 18,7 ngTE/Kg, impegnando la sua credibilità scientifica e l’affidabilità delle sue metodologie di indagine, sapendo in anticipo che il campione in oggetto proveniva da una terreno percorso dall’incendio che per definizione lo rende poco rappresentativo? Buon senso e correttezza avrebbe dovuto consigliare all’ARPA o di eliminare il campione o di precisare la sua provenienza non significativa. Non essendoci queste precisazioni nel comunicato dell’ARPA riteniamo di dover concludere che l’ARPA abbia agito correttamente e che i prelievi siano rappresentativi senza riserve.

In conclusione chiediamo che

Sia fermato il procedimento autorizzativo del Raddoppio dell’impianto di co-incenerimento richiesto da Appia Energy in Contrada Console a Massafra, fino al termine delle indagini e degli eventuali interventi di bonifica.
Nell’ipotesi che le istituzioni in indirizzo ritenessero di ravvisare nei fatti sopra descritti e/o a seguito di indagini un danno ambientale e sanitario e un eventuale reato, si proceda alla identificazione dei responsabili e il loro perseguimento secondo la legge e sia impedito che l’eventuale reato possa essere portato ad ulteriori conseguenze.

(COMITATO LEGAMJONICI aderente al coordinamento “No al raddoppio APPIA ENERGY”)

La rinuncia definitiva da parte di Enipower al progetto relativo alla centrale a turbogas da 240 Mwe, è da ritenersi un risultato importante per la città di Taranto. L’elevato impatto ambientale che sarebbe risultato a causa delle emissioni di CO2, CO e NOx, in aggiunta al carico inquinante prodotto dalla raffineria, ha dunque a buon diritto incontrato l’opposizione del comitato Legamjonici.

La pressione esercitata sui vari Enti ha dato i suoi frutti a  dimostrazione che le obiezioni sollevate sulla possibilità di impiegare una centrale di potenza inferiore, erano piu’ che legittime. Il nuovo progetto è attualmente in fase di consultazione per il pubblico che puo’, pertanto, presentare osservazioni entro il 3 settembre del 2012.

Il comitato Legamjonici vuole, tuttavia, porre all’attenzione degli Enti deputati al rilascio dei pareri di V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) e delle autorizzazioni, alcuni preliminari aspetti cruciali.

1. Il vecchio progetto relativo alla centrale da 240 Mwe prevedeva esplicitamente la realizzazione di un metanodotto funzionale alla sua alimentazione, diramazione del metanodotto utile all’impianto Hydrocracking. Il comitato chiede, dunque, l’annullamento del vecchio iter autorizzativo dei due metanodotti, in quanto i vari pareri di pertinenza devono essere riferiti al nuovo progetto presentato da Enipower. L’Autorità portuale di Taranto espresse infatti un unico parere per entrambi i metanodotti (uno dei quali riferito alla centrale da 240 Mwe).

2. Trattandosi, inoltre, di opere funzionali l’una all’altra, è necessario effettuare una V.I.A. unica e non per singoli tratti, tenendo conto dell’Impatto ambientale degli impianti coinvolti nel loro complesso (metanodotti, hydrocracking, centrale termoelettrica). Ricordiamo infatti che i due metanodotti sono stati dichiarati ‘non assoggettabili a V.I.A.’ solo perchè considerati singolarmente (Determine provinciali n. 35 e n. 36). Per questa ragione il comitato ha già presentato una denuncia al Parlamento Europeo che ha avviato una indagine.

Al Sindaco di Taranto si chiede infine di applicare la massima cautela nel rilascio di pareri o autorizzazioni favorevoli, poiché il nuovo progetto andrà a fornire energia ad impianti siti all’interno di un’azienda che, per quanto ad oggi noto, non dispone ancora di un rapporto di sicurezza validato dagli organi competenti. Riteniamo che gli aspetti relativi alla sicurezza non debbano essere trascurati e che fino a quando non si potrà garantire la massima sicurezza degli impianti già esistenti, gli Enti preposti abbiano l’obbligo di tutelare la pubblica incolumità, verificando preventivamente lo stato degli impianti e vigilando sul rispetto delle prescrizioni A.I.A. sul rilascio incontrollato di sostanze nocive sia in atmosfera sia nelle acque. Ricordiamo infatti che la Raffineria di Taranto Eni R&M è al centro di una indagine con possibili responsabilità penali per lo sversamento di ingenti quantitativi di idrocarburi nella rada del Mar Grande.

Di Maurizio Bolognetti(Direzione Nazionale Radicali Italiani e Segretario Radicali Lucani) e Daniela Spera (Chimica/ass.Legamjonici-Taranto)

La normativa italiana per le acque destinate al consumo umano non contempla la ricerca di Aeromonas. Un’acqua quindi pur risultando microbiologicamente conforme alla normativa vigente puo’ evidenziare la presenza di tali microorganismi che possono proliferare nelle reti acquedottistiche, essendo piu’ resistenti alla clorazione. Ci chiediamo se l’acqua che da Missanello giunge in Puglia risulta essere priva di questo agente patogeno. Ce lo chiediamo anche alla  luce delle preoccupazioni che nel 2010 ‘le colorazioni rossastre’ nel Pertusillo destarono nell’Acquedotto lucano e che lo spinsero a ‘controlli serrati’. Oggi, pretendiamo risposte documentate e certificate in merito a quanto accade.

E ancora, quali garanzie in relazione alla presenza di idrocarburi policiclici aromatici (IPA)? Ce lo chiediamo perché a tutt’oggi nessun ente ha escluso la presenza di tali contaminati nelle acque superficiali e nei sedimenti del Pertusillo. Gioverà ricordare che il 24 aprile del 2012, l’Arpab  finalmente ammetteva una presenza di idrocarburi policiclici aromatici nell’invaso del Pertusillo e che la stessa Agenzia per l’ambiente, nel giugno del 2011, rilevava il superamento delle concentrazioni soglia di alcuni inquinanti(Benzene, Toluene, Manganese) a seguito di campionamenti effettuati sui piezometri ubicati in prossimità del Centro oli. Tra l’altro in relazione al superamento delle CSC rilevato a giugno 2011, siamo ancora in attesa di poter conoscere il piano di caratterizzazione e le integrazioni allo stesso richieste all’Eni dalla Regione Basilicata. La presenza nelle acque sotterranee e di invaso di inquinanti che la IARC(Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) considera  cancerogeni non può certo essere presa sottogamba e le risposte non possono e non devono essere omissive.

 

In ambiente acquatico gli IPA si legano al sedimento, al materiale sospeso o si accumulano nel pesce distribuendosi secondo il contenuto dei lipidi nei differenti tessuti. Perchè questi composti organici non sono stati ricercati nelle carpe anche per escludere la loro presenza?.

In seguito all’esposizione agli IPA il sistema immunitario puo’ essere danneggiato al punto da compromettere la stessa qualità della vita dei pesci.

Gli IPA si accumulano nella bile, i cui livelli dei metaboliti IPA riflettono l’assunzione di questi contaminanti da parte delle specie e quindi possono essere considerati un valido biomarker di esposizione. Inoltre, l’analisi dei metaboliti IPA nella bile dei pesci si è dimostrata essere un metodo sensibile per studiare la contaminazione degli IPA, che hanno origine sia petrolifera sia pirolitica.

Ci chiediamo perché gli enti deputati a tali controlli abbiano ritenuto irrilevante la ricerca di IPA nella matrice ittica.

La Nuova del Sud, 30 giugno 2012