RIFIUTI E ILVA: i disastri ambientali della Puglia.

Pubblicato: 11 novembre 2012 in Presentazione
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Il 23 Ottobre scorso è stata presentata dal Presidente della commissione ecomafie (G. Pecorella) a Bari La RELAZIONE TERRITORIALE SULLE ATTIVITÀ ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI NELLA REGIONE PUGLIA. Tale relazione pone un serio interrogativo sulla corretta gestione dello smaltimento dei rifiuti e sull’incentivazione della raccolta differenziata.

Citiamo alcuni passaggi chiave :

“La regione Veneto, ad esempio, smaltisce 21 mila tonnellate all’anno di rifiuti nelle discariche private della regione, mentre dalla Puglia partono per la regione Veneto 40 mila tonnellate di rifiuti speciali, che però sono rappresentati da materiale proveniente da demolizioni, oggetto di recupero.
”In sostanza, mentre la Puglia invia nelle altre regioni materiali recuperabili, che rappresentano quindi delle risorse, incamera rifiuti che vanno semplicemente smaltiti e che rappresentano un problema.”
«E’ di tutta evidenza come i rilevanti interessi economici dei predetti gruppi imprenditoriali sarebbero compromessi in maniera significativa, laddove venisse adeguatamente incrementata la raccolta differenziata. I livelli bassi di raccolta differenziata e la mancanza di adeguate risorse per incrementarla non fanno altro che consolidare le posizioni di alcuni gruppi imprenditoriali che gestiscono in regime di quasi monopolio il settore delle discariche e dei trasporti e che sono, conseguentemente, portatori di interessi opposti rispetto a quelli che vengono tutelati attraverso l’implementazione della raccolta».

Sulla base di tutto ciò, oltre all’autorizzazione concessa all’inceneritore Ecodi nella zona industriale, rimaniamo attoniti nel constatare ulteriori pareri positivi da parte di enti istituzionali riguardo un ulteriore progetto dalla società S.T.F. di Massafra  per l’essiccamento e il recupero energetico dei fanghi(a tutti gli effetti un inceneritore) che si somma al raddoppio dell’inceneritore Appia Energy, tuttora in fase di verifica da parte dell’ente provinciale che ha espresso l’intenzione di riaprire la conferenza dei servizi, per chiarire alcuni aspetti legati al progetto.

La relazione tocca, tra i vari punti, la gestione delle discariche presenti in provincia  (tra cui la Vergine, per la quale Taranto Libera, oggi Legamjonici, ha relazionato alla Commissione nel 2010 ) e dello smaltimento dei rifiuti tossici della ex-Cemerad  nel territorio di Statte, che, ricordiamo, è ancora in fase  di avvio. Infatti il bando di gara della relativa caratterizzazione è oggetto di verifica da parte del Comitato, in quanto risulterebbe non stanziato in toto, così come invece illustrato dal sindaco di Statte in Commissione Ecomafie, nell’Agosto scorso.

Per conoscere meglio la problematica si legga l’intervista a Daniela Spera che Cosmopolis ha pubblicato di recente:

http://www.cosmopolismedia.it/ambiente/2346-un-bando-fantasma-per-la-ex-cemerad.html

All’interno del documento non è mancata l’occasione di discutere delle discariche presenti nello stabilimento Ilva. Il passaggio che però colpisce particolarmente riguarda il rilascio dell’A.I.A.:

“Solo dopo l’intervento della magistratura, attraverso i provvedimenti cautelari già menzionati, vi è stato un cambiamento nella composizione della commissione.
La vicenda su esposta pone gravi interrogativi sulla efficienza di una attività amministrativa di tutela di interessi costituzionalmente garantiti, in particolare quello alla salute ed all’integrità fisica, che si concretizza in procedure da cui esitano provvedimenti autorizzativi costituenti una sorta di «patente» per lo svolgimento di attività intrinsecamente pericolose.
 Si tratta di una procedura che, teoricamente consente, che la problematica concreta rimanga «silenziata», come se l’esistenza del «pezzo di carta» (autorizzazione amministrativa) possa assumere un ruolo salvifico, in termini di assicurazione della non incidenza dell’attività sulla salute e sulla vita delle persone.
Un tale sistema può funzionare solo a condizione che l’istruttoria che precede il rilascio o il diniego del provvedimento sia posta in essere in modo inequivocabilmente rigoroso da parte di soggetti di altissima professionalità e di indiscutibile moralità.
Nel caso di specie, invece, si è dovuto constatare che all’Ilva era stata rilasciata un’autorizzazione sulla base di risultanze tecniche positivamente smentite dai risultati dell’attività di indagine posta in essere dall’autorità giudiziaria, peraltro con la procedura garantita dell’incidente probatorio, quindi con la garanzia del contraddittorio tra le parti interessate.

Le richieste dell’impresa di potere esercitare la facoltà d’uso con prescrizioni sono state rigettate, in quanto gli investimenti programmati per l’adeguamento degli impianti, sottoposti all’attenzione del pubblico ministero e del Gip, non sono stati ritenuti idonei per la salvaguardia ambientale, sicché, oggi, l’unica attività legittimata è l’esecuzione del provvedimento sequestro nei termini indicati dall’autorità giudiziaria.”

Per approfondimenti :

RELAZIONE TERRITORIALE SULLE ATTIVITÀ ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI NELLA REGIONE PUGLIA

Estratto riguardante il CASO ILVA

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