Archivio per gennaio, 2013

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daniela e francesca pue

“Il rispetto delle norme sulla tutela della salute e sul rispetto dell’ambiente solo da noi sembra confliggere con la crescita.”

A dichiararlo è stato il Presidente della Commissione Petizioni UE Erminia Mazzoni sull’avvio di ben due procedure di indagine nei confronti dell’Italia per la presunta violazione della Direttiva Seveso in relazione al progetto Tempa Rossa realizzato dall’Eni a Taranto nonchè per la costruzione del Metanodotto nell’ambito della realizzazione dell’impianto di Hydrocracking (ENIPOWER). Le denunce presentate da Legamjonici segnalano il mancato rispetto della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale nonchè dell’obbligo di consultazione della popolazione e di produzione del rapporto di sicurezza.

E’ stata inoltre trattata anche la problematica della contaminazione dei mitili, su cui i parlamentari europei approfondiranno le indagini. Il resoconto di quel che è accaduto a Bruxelles verrà illustrato nel corso della conferenza stampa che si terrà martedi 29 gennaio presso il centro Magna Grecia, via Zara, alle ore 10.45.

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Daniela Spera, responsabile del Comitato Legamjonici, illustra le problematiche di Taranto riguardanti i progetti Eni Tempa Rossa e Enipower e della contaminazione dei mitili al Parlamento Europeo, Bruxelles.

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CORRIERE DEL GIORNO

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TARANTO OGGI

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13 /01/2013
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Taranto Oggi 14/01/2013

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Statte-L’amministrazione comunale di Statte ha di recente attribuito il finanziamento necessario per la fase di caratterizzazione del materiale pericoloso e radioattivo contenuto nei fusti situati nel sito ex Cemerad.

E’ pero’ necessario sottolineare che senza la pressione del comitato Legamjonici, che ha a lungo seguito la vicenda da vicino, non si sarebbe mai giunti alla fase di caratterizzazione del materiale radioattivo.

Ricordiamo infatti che il comitato, dopo aver rilevato il mancato avvio della bonifica del sito, nonostante fosse stata stanziata in passato una cifra poi ‘dirottata’ verso altre operazioni mai completamente chiarite, si è poi adoperato affinché si procedesse alla nomina dell’esperto in radioprotezione necessario per le fasi di caratterizzazione e di bonifica.

Dopo un incessante pressing si è giunti finalmente all’indizione di un bando di gara per l’avvio della fase di caratterizzazione del materiale.

La stessa RELAZIONE SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI RADIOATTIVI IN ITALIA E SULLE ATTIVITÀ CONNESSE (Relatore: On. Susanna Cenni, 18 dicembre 2012), riporta (pag. 83): ”Dalla stampa locale e dai siti delle associazioni ambientaliste attive nella zona traspaiono chiaramente le condizioni di pressione in cui si trova l’amministrazione comunale, alla quale vengono richiesti passi concreti per la bonifica del deposito Cemerad, e la caratterizzazione dei rifiuti, di cui si parla da diverso tempo, è attesa come un passo concreto e decisivo.”

E’ grave, tuttavia, constatare quanto sia necessaria la presenza costante di cittadini attivi sul territorio, per la risoluzione di problematiche connesse alla tutela della salute pubblica. Le amministrazioni locali hanno il dovere di intervenire spontaneamente e tempestivamente per tutelare gli interessi della collettività.

E’, pertanto, doveroso non abbassare la guardia, dato che non è ancora chiaro con quali finanziamenti l’amministrazione di Statte intende procedere per la successiva fase di bonifica. Ciò rinvia ad un futuro indeterminato ogni operazione concretamente efficace per la riduzione del rischio radioattivo.

COMUNICATO STAMPA, 12 GENNAIO 2013

Comitato Legamjonici contro l’inquinamento.

TUTTO SU CEMERAD: https://legamionicicontroinquinamento.wordpress.com/?s=cemerad

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Il 22 gennaio prossimo il Comitato Legamjonici sarà presente al Parlamento Europeo per la discussione di due petizioni riguardanti la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale di progetti industriali del gruppo Eni, previsti sul territorio ionico.

Nella stessa giornata avrà luogo anche la discussione di tre petizioni relative ai progetti dei terminali di rigassificazione nel Golfo di Trieste, presentate dall’organizzazione GreenActionTransnational.

Due petizioni  riguardano il progetto del terminale di rigassificazione della spagnola Gas Natural nel porto di Trieste di cui viene contestato l’elevato impatto ambientale sull’intero Golfo di Trieste e la violazione della procedura di V.I.A. (valutazione impatto ambientale) comunitaria.

La terza petizione affronta le carenze della procedura di V.I.A. per entrambi i progetti di terminali di rigassificazione nel Golfo di Trieste (on shore della Gas Natural, off shore della E.ON), la mancanza della valutazione strategica transfontaliera sui gasdotti, la violazione delle norme di sicurezza degli impianti industriali e a rischio d’incidente rilevante (Seveso), l’inquinamento marino anche transfrontaliero, la sottovalutazione del rischio geologico, nonché di attentati e le perturbazioni del traffico marittimo internazionale.

Una petizione ha già portato una prima messa in mora dell’Italia per la violazione della Direttiva Seveso, relativamente alla mancata informazione della popolazione sui rischi degli stabilimenti industriali esistenti nella provincia di Trieste ed è stata poi integrata con la denuncia della mancanza del piano di emergenza esterno per l’effetto domino, ovvero dell’
evento catastrofico che coinvolgendo tutti gli impianti industriali a rischio di incidente rilevante ne  amplificherebbe le conseguenze.

FONTE : (http://www.greenaction-transnational.org/index.php?option=com_content&view=article&id=267:rigassificatori-e-legge-seveso-il-22-gennaio-2013-il-caso-trieste-al-parlamento-europeo&catid=1:campagna-coste&Itemid=50)

Intanto, il 3 Gennaio scorso, Ministero dell’Ambiente ha richiesto un supplemento di istruttoria riguardo la Valutazione di impatto ambientale per il rigassificatore di Zaule con una lettera che è stata inviata al Ministero dello sviluppo economico, al Ministero dei Beni culturali, alla Regione, alla Provincia, al Comune di Trieste e all’Autorità portuale.  Lo studio supplementare dovrà essere terminato in 45 giorni, e potrebbe essere prevista una delocalizzazione del sito del progetto originario, alla luce dell’intenso traffico commerciale che ricade nel porto di Trieste: l’impianto infatti sarebbe dovuto sorgere in prossimità del terminal petroli della SIOT (il più grande del Mediterraneo), e di altri sette stabilimenti industriali ad elevato rischio.

Tutto ciò denota una profonda similitudine con i progetti Tempa Rossa ed Enipower a Taranto,  in cui sia le autorità italiane , sia il proponente, avrebbero commesso diverse irregolarità, in fase di Valutazione di Impatto Ambientale, così come sarà esposto dal Comitato Legamjonici alla Commissione Petizioni di Bruxelles.

Ilva-Taranto

”spingere la commissione IPPC’,

esprimere entro qualche settimana un parere favorevole”,

Se non si esprime un parere entro quella data si da` avvio ad un processo penale e quell’impianto dovra’ essere chiuso”.

Frasi pronunciate nel corso delle audizioni sul ciclo dei rifiuti e sulle attivita` illecite ad esso connesse (31 GENNAIO – 2 FEBBRAIO 2008), frasi che fanno pensare ad un disegno premeditato, in linea con quanto emerso dalle Intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente Svenduto” :

“Che l’Aia sia stata rilasciata aderendo il più possibile alle richieste dell’Ilva si rileva anche da un’altra conversazione nel corso della quale l’avvocato Perli riferiva a Riva Fabio di essersi amaramente rammaricato con il Pelaggi per la sua inerzia che si stava traducendo nella omessa sollecitazione costante a rilasciare l’Aia allo stabilimento Ilva. Dice Perli: “Eh insomma, lui mi ha detto no ma non dire così, vedrai adesso. Cazzo gli ho detto, scusa è da novembre che io vengo qui in pellegrinaggio da te è una roba allucinante!”, cioè cosa dobbiamo fare di più be l’abbiamo scritta noi’ vi tocca soltanto di leggere le carte, metterle in fila e gestirle un po’’.

Nel corso dell’audizione, è chiara una volontà: rilasciare ad ogni costo l’AIA all’Ilva.

Presidenza del vice presidente Camillo Piazza.

”PRESIDENTE. Presidente Florido, visto il contenzioso che si e` generato anche rispetto al rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA), stiamo cercando come parlamentari di spingere la Commissione IPPC – che e` stata ricostituita un mese fa – ad esprimere entro qualche settimana un parere favorevole.

FLORIDO, presidente della provincia di Taranto. Noi siamo pessimisti.

PRESIDENTE. Noi invece siamo ottimisti, perche´ l’obiettivo e` che la Commissione perlomeno esprima un parere, dal momento che il provvedimento sulla proroga per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale ha fissato la scadenza al 31 marzo, ma l’abbiamo ulteriormente posdatata al 30 giugno con la cosiddetta milleproroghe.”

ilvaLascia pero’ perplessi, e fa riflettere, la dichiarazione del presidente Piazza che, valutata l’ipotesi di chiusura dell’Ilva, dichiara:

Se non si esprime un parere entro quella data si da` avvio ad un processo penale e quell’impianto deve essere chiuso; infatti, non credo che qualcuno voglia tenere aperto un impianto che e` sotto infrazione comunitaria, dovendo pagare una multa la cui entita` e` pari al doppio dello stipendio di tutti i dipendenti dell’ILVA. In quel caso, conviene licenziare tutti i dipendenti e pagarli con i soldi della multa…Tuttavia, credo che non incontreremo grosse difficolta` ad approvare in maniera bipartisan il milleproroghe, perche´ su alcuni punti –come il rilascio dell’AIA – abbiamo spostato la scadenza a giugno per avere tre mesi di tempo in piu`. 

Operai trattati come merce di scambio e salute dei tarantini ignorata.

Allo stato attuale però, dopo l’entrata in vigore del decreto legge ‘Salva Ilva’, il 3 dicembre 2012, tutto ha ancora l’aria di un grande bluff.  Nulla ancora si sa, ad esempio, della nomina di  un  garante ‘incaricato di vigilare’…

Art. 3 del decreto:

Entro 10 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai fini del monitoraggio dell’esecuzione delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione integrata ambientale di cui al comma 2, e’ nominato, per un periodo non superiore a tre anni, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro della salute, un Garante, di indiscussa indipendenza competenza ed esperienza, incaricato di vigilare sulla attuazione delle disposizioni del presente decreto. Se dipendente pubblico, il Garante viene collocato in posizione di fuori ruolo per tutta la durata dell’incarico.

I termini sono abbondantemente scaduti.

leggi anche: Il caso Ilva, un conflitto tra poteri senza precedenti

sentenza del 2011 della Corte Europea che ha poi portato ad una procedura d’infrazione per l’Italia: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:62010CJ0050:IT:HTML#Footnote