Archivio per febbraio, 2013

ilva

COMUNICATO STAMPA

16/02/2013

LEGAMJONICI AL GARANTE DEL GOVERNO:

‘’SUSSISTONO LE CONDIZIONI PER REVOCARE L’AIA’’

 

Il comitato Legamjonici, com’è noto, ha sempre manifestato la propria contrarietà al rilascio dell’AIA, ritenendo l’azienda Ilva priva dei requisiti necessari per produrre garantendo la tutela della salute e dell’ambiente. Per questo motivo non ha mai partecipato ai tavoli istituzionali finalizzati al rilascio e al riesame dell’autorizzazione integrata ambientale.

Il comitato ha tuttavia incontrato il garante del governo Vitaliano Esposito per ribadire quanto di seguito esposto:

Il Governo non è mai intervenuto a tutela della salute pubblica ma solo a garanzia dell’attività produttiva della proprietà, ignorando gli interessi della collettività.

Gli organi competenti inoltre possiedono già tutti gli elementi sufficienti per applicare l’articolo 29-decies della normativa AIA, tra l’altro previsto dallo stesso decreto ‘Salva-Ilva’. Tale articolo specifica al punto 9 che in caso di inosservanza delle prescrizioni e di reiterate violazioni che determinano situazioni di pericolo e di danno per l’ambiente, sussistono le condizioni per revocare l’autorizzazione all’esercizio dell’attività produttiva.

L’Ilva infatti oltre a non aver rispettato i tempi previsti dalle prescrizioni contenute nella prima fase dell’applicazione dell’AIA, rappresenta ancora un reale ed attuale pericolo per la salute pubblica. Ciò è stato dimostrato dalle perizie disposte dal gip Todisco e confermato successivamente dal Ministro della Salute Balduzzi con l’ufficializzazione dei risultati emersi dallo studio Sentieri.

Sebbene la normativa preveda in primis sanzioni pecuniarie, il comitato ha fatto presente al garante del governo che tali provvedimenti sarebbero non risolutivi  e del tutto inefficaci al fine di salvaguardare il diritto alla vita e alla salute dei cittadini di Taranto.

E’ pertanto volontà di questo comitato raccogliere informazioni e vigilare al fine di impedire che ulteriori irregolarità ai danni della cittadinanza possano essere compiute, nel silenzio generale o nel caos della disinformazione, con il consenso degli organi istituzionali.

Comitato Legamjonici contro l’inquinamento.

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In sostanza, la Corte Costituzionale non ha escluso il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, ma ha rimandato la trattazione al ricorso sulla legittimità costituzionale del decreto salva Ilva e della sua successiva conversione in legge. 
La discussione sulla legittimità costituzionale include anche il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.

L’udienza pubblica relativa al ricorso sulla legittimità costituzionale è stata fissata per il mese di aprile 2013. Quindi, tutti rimandati ad aprile!

COMUNICATO STAMPA CORTE COSTITUZIONALE : http://www.cortecostituzionale.it/documenti/comunicatistampa/CC_CS_201302013_Ilva.pdf

IL TESTO DELLE ORDINANZE: http://www.cortecostituzionale.it/schedaUltimoDeposito.do;jsessionid=797D6D35ADB5AF83BFCFBBDD8E9DEDDF

http://www.cortecostituzionale.it/schedaUltimoDeposito.do

governo assassino

Ammissibilità di conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato sorti a seguito di:

– decreto legge 3 dicembre 2012, n. 207;

– legge di conversione 24 dicembre 2012, n. 231

…di questo si discuterà il 13 febbraio prossimo, nella Camera di Consiglio, alla Corte Costituzionale.

calendario ricorsi 1

(Ambiente – Inquinamento – Impianto siderurgico della società ILVA SpA di Taranto.

– Decreto di sequestro preventivo, senza facoltà d’uso, emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto, di determinate aree e degli impianti e materiali ivi esistenti

– Successivo decreto di sequestro preventivo, emesso dal medesimo giudice, del prodotto finito e/o semilavorato

– Decreto-legge e legge di conversione recanti “Disposizioni urgenti a tutela della salute,dell’ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale”

– Previsione che l’impianto siderurgico della società ILVA SpA di Taranto costituisce stabilimento di interesse strategico nazionale

– Previsione che, a decorrere dall’entrata in vigore del decreto legge, la società ILVA SpA di Taranto sia autorizzata alla prosecuzione dell’attività produttiva dello stabilimento per un periodo di 36 mesi

– Applicazione della disposizione anche quando l’autorità giudiziaria abbia adottato provvedimenti di sequestro sui beni dell’impresa)

Dal sito della Corte Costituzionale.

Scarica il pdf: Calendario Corte Costituzionale

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Parere istruttorio AIA ILVA 2a parte

L’assessore Mancarelli invita le associazioni

Sala Riunioni dell’Ente Provincia di Taranto

08/02/2013

Nota stampa del Comitato Legamjonici

 

La presenza del Comitato Legamjonici ha avuto come esclusivo obiettivo la presa d’atto di quanto da sempre sostenuto: la necessità di revocare l’AIA ad un azienda priva dei più elementari requisiti, indispensabili a garantire la protezione dell’ambiente e della salute.

Durante l’incontro infatti il Comitato ha potuto constatare, come anche sottolineato dall’assessore Mancarelli, il mancato rispetto da parte dell’azienda ILVA dei tempi di attuazione di alcune prescrizioni contenute nell’Aia. Tanto  è vero che:

– ad oggi non è ancora pervenuto il parere del Ministero dell’Ambiente in ordine a criticità riguardanti rifiuti e acque;

– l’ILVA ha presentato richiesta di proroga di “soli” due anni per la copertura dei nastri trasportatori;

– l’ILVA ha presentato ricorso avverso l’Ente Provincia in merito agli oneri relativi alle discariche in gestione, contrariamente ai proclami di immediato e puntuale rispetto delle leggi e di tutte le disposizioni amministrative.

Elementi che dovrebbero già allertare gli enti preposti a un atteggiamento cogente e ossequioso del disposto normativo, che prevede non solo sanzioni  ma anche la possibilità di revoca della stessa Autorizzazione Integrata Ambientale.

Nello specifico tale richiesta viene rivolta all’assessore Mancarelli, affinché si faccia portavoce come rappresentante dell’Ente Provincia di Taranto in sede di Commissione AIA della possibilità di revoca dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.

643915_488068941212534_2046868383_nCon comunicazione del 24 gennaio 2013 la Direzione Generale Ambiente – Ufficio applicazione, coordinamento per le infrazioni, ha informato Alpe Adria Green (Slovenia), Greenaction Transnational (Trieste) e il comitato Legamjonici (Taranto-Italia), di avere avviato l’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti dell’emergenza della regione Campania a seguito di denuncia presentata nel settembre 2012 dalle tre ONG ambientaliste.

Nella denuncia congiunta gli ambientalisti sloveni, croati, italiani avevano evidenziato che l’operazione di esportazione dei rifiuti campani in altre regioni italiane che avevano messo a disposizione i propri impianti per smaltirli, veniva eseguita in regime di emergenza straordinaria che permetteva (e continua a consentire) di eludere completamente la legislazione comunitaria.

I rifiuti sono stati così fatti uscire dalla regione Campania in base a procedure di controllo semplificate che ne hanno permesso la messa in discarica e l’incenerimento nell’Italia settentrionale (Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia) e meridionale (Puglia) senza che fosse possibile appurarne la reale qualità. Per completare l’operazione l’Italia ha inoltre rimandato di un anno l’entrata in vigore del sistema di tracciabilità dei rifiuti comunitario SISTRI che avrebbe anche permesso di controllare se effettivamente i rifiuti partiti dalle discariche campane erano gli stessi che poi arrivavano alla destinazione finale negli inceneritori del Nord o nelle discariche del Sud (Puglia, in particolare nell’area di Taranto).

In questo modo l’emergenza campana è stata semplicemente distribuita, esportandola, in altre aree e innescando situazioni critiche di livello transfrontaliero, come nel caso di Trieste dove i rifiuti incontrollati di Napoli e della Campania – spesso frutto della “particolare” gestione nel settore della Camorra – sono stati bruciati nel locale inceneritore comunale situato a tre chilometri in linea d’aria dalla Slovenia.

Nonostante le proteste dei cittadini e le richieste di chiarimento di Slovenia e Croazia almeno 25.000 tonnellate di rifiuti campani si sono così “volatilizzate” e senza che venisse nemmeno data risposta sulla destinazione finale delle ceneri.Il tutto in base ad accordi economici in base ai quali le amministrazioni pubbliche locali hanno il massimo interesse a recepire e smaltire la maggior quantità possibile di “munnezza” campana pagata a tonnellata. Naturalmente a scapito della salute dei propri concittadini (tratto da: RIFIUTI CAMPANI ED INQUINAMENTO TRANSFRONTALIERO: LA COMMISSIONE EUROPEA HA APERTO L’INCHIESTA)

Per l’ennesima volta un gruppo di cittadini cerca di tutelare il diritto alla salute e gli interessi della comunità, così come a Massafra, dove il Comitato per la corretta gestione dei rifiuti, che dopo aver contrastato il raddoppio dell’inceneritore Appia Energy, ottenendo la riapertura della conferenza dei servizi da parte della Provincia e della Regione, ha scoperto l’esistenza di altre procedure di V.I.A., riguardanti  due nuovi impianti di smaltimento e incenerimento di rifiuti liquidi e fanghi, all’insaputa della popolazione.

Ma ecco che rifiuti solidi urbani, per cui vige il principio della gestione e della “chiusura del ciclo” a livello territoriale, diventano rifiuti speciali, ovvero rifiuti che possono attraversare il Paese,  grazie allo Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell’utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale, che il 16 gennaio scorso ha avuto il parere favorevole della 13° commissione di Montecitorio, “Territorio, ambiente, beni ambientali”.

In questo ambito viene a definirsi il ruolo di Cementir,  il cementificio situato alle porte della SS 106, che, raddoppiando la produzione di cemento, si appresta anche a diventare co-inceneritore di combustibile solido secondario (Css, l’ex Cdr) grazie ad un Decreto in via di conversione in Legge, che per adeguare l’impianto ha ricevuto un doppio finanziamento pubblico da parte della Regione Puglia e della Banca europea di investimenti, oggetto di denuncia all’autorità europea, da parte di Legamjonici.

Il comitato Legamjonici sostiene, infatti, che la Regione Puglia ha ‘favorito’ Cementir, come è possibile notare, leggendo la documentazione presentata dall’azienda. Di fronte ad una palese irregolarità nella documentazione, l’atteggiamento tenuto dall’autorità di gestione italiana, tenuta a vigilare secondo il regolamento comunitario, sulla corretta procedura di attribuzione del finanziamento, è stato di chiara accondiscendenza.

avviso cementir gazzetta del mezzogiorno 23 novembreC’è, inoltre da aggiungere, che Cementir, per la modifica del ciclo produttivo legato all’utilizzo dei CSS, ha richiesto e ottenuto l’autorizzazione in deroga del valore limite di emissioni COT(composti organici totali) di

• 50 mg/Nm3 come valore medio giornaliero;
• 30 mg/Nm3 come valore medio annuale.

Sorgono perplessità quindi in merito ad aver autorizzato la deroga prima del riesame a seguito di quanto stabilito dalla Legge regionale n. 21 del 24 Luglio 2012 “Norme a tutela della salute e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate a elevato rischio di crisi ambientale” e delle prescrizioni contenute nel “Piano contenente le prime misure di intervento per il risanamento della Qualità dell’Aria nel quartiere Tamburi (TA)” approvato con D.G.R. 1474 del 17/07/2012; il riesame valuterà tutte le possibili interconnessioni esistenti tra gli impianti co-insediati nell’area industriale introducendo  ‘prescrizioni più restrittive’.

Ovvio che anche in questo cosa occorrerà interpretare il concetto di ‘prevenzione primaria’  che, mentre la politica locale (e non solo) intende come una sorta di monitoraggio dello stato di salute della popolazione esposta, la comunità scientifica internazionale valuta invece come necessità di evitare l’esposizione della popolazione a fonti di inquinamento di natura antropica (attività umana), specie se gli inquinanti prodotti hanno carattere di persistenza nell’ambiente.

Il concetto di prevenzione primaria mal si concilia, oltretutto, con la normativa vigente sui limiti di legge per le emissioni dei cementifici. Questi sono enormemente superiori rispetto a quelli previsti per gli inceneritori (solo gli NOx, inceneritore 200 mg/Nmc, cementificio tra 500 e 1800 mg/Nmc), nonostante il rispetto del limite di legge, pur considerato come indicatore  della ‘qualità dell’aria”, non dia alcuna indicazione sulla ‘qualità della vita’ che non può essere valutata a danno già avvenuto.

Considerando l’eccessiva produzione annuale nazionale di CO2 da parte di questi impianti, una minima riduzione è dunque ben poco se si considera che in questo modo i rifiuti non vengono riutilizzati per la raccolta differenziata,  che tra l’altro offre possibilità di lavoro, a fronte di una disoccupazione dilagante nel territorio.