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CONFERENZA STAMPA COMITATO LEGAMJONICI  19/03/2013 (VIDEO)

Il Ministero dell’Ambiente ha preso atto del rapporto trimestrale predisposto da Ispra sulla attuazione delle prescrizioni stabilite dall’AIA. Il rapporto trimestrale, introdotto per la prima volta dall’AIA di Ilva, è finalizzato ad assicurare che l’impresa realizzi nei tempi prestabiliti gli interventi prescritti. L’esame della situazione si conclude con questa frase:

 ‘Pertanto sulla base di quanto previsto dall’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata il 26 ottobre 2012 e delle successive integrazioni in applicazione delle norme in vigore, al momento non risultano inadempienze da parte dell’azienda’.

Il comunicato del ministero però si riferisce a una sola prescrizione, per la quale l’ILVA ha già chiesto una proroga, come consentito dalla legge.

Per IL MINISTERO quindi NON SI RILEVANO INOTTEMPERANZE.

Ma questo è valido limitatamente a UNA SOLA PRESCRIZIONE!

NOI INVECE ABBIAMO RILEVATO diversi RITARDI DA PARTE DELL’AZIENDA, tutti documentati ufficialmente e riportati SUL SITO ISPRA all’indirizzo http://www.isprambiente.gov.it/it/garante_aia_ilva/aia-e-controlli/ con la tabella riassuntiva del 25/01/2013 sulla base dei dati comunicati dall’azienda stessa.

In particolare ad oggi l’azienda risulta già inadempiente per le prescrizioni N° 11, 12, 16, 28, 36, 84

L’azienda stessa inoltre ha richiesto proroghe per le prescrizioni N° 6, 40, 58, 65, 67

E possiamo ragionevolmente aspettarci altre richieste di proroga

Tutto ciò non fa che confermare l’inefficacia dell’AIA come mezzo di tutela ambientale nel caso dello stabilimento Ilva. Inoltre si conferma l’impronta utopistica della voce “ammodernamenti impiantistici”,  con tempi di attuazione estremamente dilatati in ragione della obsolescenza di impianti ormai prossimi alla fine del loro ciclo operativo.

E’ sempre più chiaro, evidente, inconfutabile che non è possibile continuare a tenere in attività questa azienda o meglio l’attività di questa azienda non è e non potrà mai essere compatibile con la salute e l’ambiente.

 

A questo punto è anche opportuno chiederci: i parlamentari che hanno votato a favore del decreto Salva-Ilva (secondo loro Salva – Taranto) non si sentono ingannati da chi aveva assicurato tempi rapidi di attuazione? E’ credibile l’attuale ministro dell’ambiente che su tali tempi e su tali interventi ha speso per intero il suo ruolo?

Attendiamo da parte ci ciascun responsabile una risposta a tali interrogativi, che potrà essere di due tipi:

1)    Dura reazione di protesta per le inadempienze e l’inganno alla città, con conseguente richiesta di revoca

2)    Silenzio compiacente, che il diritto al lavoro e al reddito non potranno comunque mai giustificare

3)    Tertium non datur

Cosa chiede il comitato Legamjonici

 

  • L’art. 29-decies della normativa AIA, peraltro riportato nel decreto Salva- ILva, al 9° comma così recita:

in caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie, o di esercizio in assenza di autorizzazione, l’autorità competente procede, secondo la gravità delle infrazioni:

a) alla diffida, assegnando un termine entro il quale devono essere eliminate le irregolarità;

b) alla diffida e contestuale sospensione dell’attività autorizzata per un tempo determinato, ove si manifestino situazioni di pericolo per l’ambiente;

c) alla revoca dell’A.I.A. e alla chiusura dell’impianto, in caso di mancato adeguamento alle prescrizione imposte con la diffida e in caso di reiterate violazioni che determinano situazioni di pericolo e di danno per l’ambiente.

  • L’Articolo 29 decies comma 10 della stessa norma inoltre recita:

Qualora, però, l’inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie crei situazioni di pericolo o di danno per la salute, l’autorità competente (minambiente) deve darne comunicazione al sindaco ai fini dell’assunzione delle eventuali misure ai sensi dell’art. 217 del r.d. n. 1265 del 1934 (10° comma, art. 29-decies cit.)

  • Art. 217 regio decreto testo unico delle leggi sanitarie.

Quando vapori, gas o altre esalazioni, scoli di acque, rifiuti solidi o liquidi provenienti da manifatture o fabbriche, possono riuscire di pericolo o di danno per la salute pubblica, il podestà prescrive le norme da applicare per prevenire o impedire il danno o il pericolo e si assicura della loro esecuzione ed efficienza.

 

I riferimenti normativi appaiono chiari e ineludibili e invocano un’assunzione di responsabilità da parte del Ministro dell’Ambiente e del Sindaco, ciascuno per quanto di competenza, responsabilità che si traduce in atti concreti del tipo:

1)    Revoca dell’AIA

2)    Richiesta di immediata chiusura degli impianti dannosi ai fini della tutela della salute pubblica

Tutto questo con un senso etico che va oltre la difesa dell’ambiente, per affermare un primario bisogno di protezione della salute pubblica, qui palesemente calpestata, bisogno  che porteremo all’attenzione di tutte le Autorità nazionali e internazionali.

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