Archivio per aprile, 2013

”VELENO”, UN EVENTO LETTERARIO

Pubblicato: 28 aprile 2013 in Presentazione

VELENO” è la piu’ recente opera letteraria della giornalista-scrittice Cristina Zagaria.

”VELENO” non è solo un romanzo, ma un vero e proprio evento che racconta Taranto attraverso la storia di Daniela Spera. Questo romanzo di straordinaria intensità racconta la ‘battaglia civile’ che quotidianamente viene condotta a Taranto.

E’ al tempo stesso parte integrante di questa battaglia che non si è ancora arrestata.

veleno

Il libro sarà presentato anche in Puglia e a Taranto  attraverso vari eventi dei quali si conosceranno presto le date.

Chi è Daniela Spera: articolo – Donna Modernaarticolo – Gioia

Chi è Cristina Zagaria: Voltapagina- il blog di Cristina Zagaria

Il video:

Daniela Spera ringrazia la casa Editrice Sperling&Kupfer ed in particolare Cetta Leonardi, dell’Ufficio Stampa, donna di grande sensibilità.

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Il Comitato Legamjonici  torna a ribadire quanto da sempre sostenuto e peraltro denunciato attraverso un esposto presentato presso la Procura di Taranto in data 5 aprile 2013: esistono i presupposti  per la revoca dell’Autorizzazione Integrata Ambientale all’azienda Ilva S.p.A.

La suddetta azienda  si è resa responsabile di diverse inadempienze, come documentato anche dalla  nota ISPRA n. 12806 del 21/3/2013 – Diffida per inosservanza delle prescrizioni autorizzative.

Torniamo quindi a chiedere che l’Autorità competente, provveda ad applicare la legge al fine di tutelare la salute pubblica.

E’ espressamente riportato al comma 9 dell’art. 29-decies del D.Lgs n. 152/06  che l’autorità competente debba procedere alla revoca nel caso in cui le inosservanze determinino situazioni di pericolo e di danno per l’ambiente.

Lo stesso articolo al comma 10 prevede che qualora l’inosservanza delle prescrizioni crei situazioni di danno per la salute, l’autorità competente deve darne comunicazione al sindaco ai fini dell’assunzione di misure atte a tutelare la salute pubblica, ai sensi dell´articolo 217 del Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265.

Questo Comitato ritiene inutili e pretestuose  le eventuali sanzioni pecuniarie che si vorranno attuare poiché queste non costituiscono azione di effettiva tutela della salute pubblica e di salvaguardia dell’ ambiente,  in un contesto in cui è accertata la responsabilità da parte dell’ azienda Ilva S.p.A.

 

 

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Taranto Oggi

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Corriere Del Giorno

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Gazzetta di Taranto

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Quotidiano

 

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Comunicato Stampa

Legamjonici contro l’inquinamento

07/04/2013

Il comitato Legamjonici con questa nota intende comunicare quanto segue:

E’ stato depositato presso la Procura di Taranto un esposto-denuncia che ha come oggetto il mancato rispetto della normativa A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale) e la omessa applicazione dell’articolo 29-decies del D.lgs. 128/2010, che costituisce l’attuale recepimento della direttiva comunitaria 2008/1/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (IPPC).

Nell’esposto si fa riferimento all’Ilva, al Ministero dell’Ambiente e della Salute, al Ministro dell’Ambiente attualmente in carica Corrado Clini, al Sindaco e al Prefetto di Taranto.

I sottoscrittori chiedono che l’Autorità Giudiziaria proceda nei confronti dei soggetti sopra menzionati, nonché di tutti gli altri che eventualmente dovessero risultare responsabili con particolare riferimento a fatti, azioni e omissioni in danno della salute pubblica.

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E’ entrato in vigore il 29 marzo 2013 il Decreto n. 22 del 14 febbraio 2013, che detta le condizioni alle quali alcune tipologie di combustibile solido secondario (CSS) cessano  di essere qualificate come rifiuto. Di conseguenza, viene così elusa la Direttiva 2008/98/CE che prevede che lo smaltimento dei rifiuti urbani indifferenziati debba avvenire in uno degli impianti più vicini ai luoghi di produzione o raccolta, costituendo così una sorta di “libero mercato europeo” stabilendo criteri specifici legati alla norma UNI EN 15359 (non più quella utilizzata per il CDR ,Uni 9903-1: nel 2008 l’Italia è stata condannata dall’Unione europea, perché il CDR va considerato rifiuto e non prodotto). Per il legislatore italiano infatti si attuano le condizioni per cui il coincenerimento di tali rifiuti trattati non costituisce pericolo per l’uomo.

Ma come mai il CSS è stato sottoposto a questa sorta di “liberalizzazione d’urgenza”? Sicuramente per evitare l’ennesima infrazione comunitaria (il deferimento da parte dell’UE è stato ufficializzato recentemente) : infatti il Ministro Clini ha disposto che i rifiuti di Roma non debbano essere più smaltiti nella discarica di Malagrotta, ma dirottati verso impianti di altri comuni limitrofi. Questi però hanno presentato ricorso e vinto al Tar, con la conseguente situazione di emergenza che ha ulteriormente velocizzato l’iter amministrativo del decreto, semplificando le autorizzazioni a bruciare CSS in cementifici e centrali termoelettriche in regime di AIA.

Ma c’è di più: Clini infatti afferma  che “Se pure in questo modo non si riesce a bruciare tutto il cdr o il css,  Ama (la società che gestisce il trattamento dei rifiutia  Roma) dovrà comunque siglare accordi con impianti di altre regioni“. Si prospetta quindi un’operazione solidarietà – Bis, come avvenne nel 2010/11 per i rifiuti campani, quando finirono sparsi nelle discariche ubicate nel territorio dello stivale, con varie irregolarità certificate dagli enti preposti, e in  alcuni casi rispediti al mittente.

In Puglia ci sono tre cementifici  che potrebbero accogliere a braccia aperte questo provvedimento, e, sebbene i criteri per classificare i rifiuti come CSS siano abbastanza restrittivi (anche i controlli  secondo il decreto devono avvenire comunque secondo i criteri posti per i rifiuti speciali), ci sorgono dubbi sull’effettiva riuscita dell’operazione in tempi stringenti (entro Giugno non devono più essere conferiti in discarica, pena infrazione): se difatti il prodotto non dovesse essere conforme, bisogna smaltirlo in discarica, diventando così un problema per il territorio e non rientrerebbe più nel meccanismo promosso dal Ministero nella definizione di “End Of Waste”.

Secondo il Ministero, i rifiuti selezionati per il coicenenerimento fanno scendere le emissioni, contengono meno inquinanti dei combustibili industriali e le emissioni dei cementifici non potranno superare quelle degli inceneritori, il tutto sotto la vigilanza di un Comitato Garante costituito ad hoc.

Secondo l’Associazione Medici per l’Ambiente (Isde Italia) la realtà è differente , come esposto in questo comunicato da Agostino di Ciaula, che  sottolinea  inoltre in una nota che “la normativa per gli impianti di combustione di rifiuti (che siano inceneritori, cementifici o altro) prevede al massimo controlli quadrimestrali delle emissioni di diossine. Questi, a differenza del monitoraggio in continuo (che né la vecchia normativa né il d.lgs. in oggetto impongono) sottostimano fortemente le emissioni di diossine da parte di questi impianti. Anche quantità estremamente piccole di diossine sono pericolose per la salute umana, in quanto queste sostanze non sono biodegradabili e accumulabili nei tessuti umani e nei vegetali, con un tempo di dimezzamento che può superare il secolo”.

Il CSS è prevalentemente composto da plastiche e carta con basso peso specifico, separate dello scarto pesante destinato alla discarica, selezionate per il loro potere calorifico e di una percentuale di cloro e mercurio che, secondo gli studi effettuati che riguardano la  combustione nei cementifici, si volatilizzano grazie alle alte temperature nel forno di cottura, che bruciano inoltre completamente la frazione organica e inglobano le ceneri nel prodotto finito.

In particolare  potrebbe beneficiare di questo decreto la Cementir (che ha sviluppato questo tipo di business già in Turchia) , che con il progetto di modifica del ciclo produttivo chiamato “Nuova Taranto” è stato già autorizzato a bruciare il CSS , siglando un accordo con CISA (Gruppo Marcegaglia) per la fornitura dello stesso.

Legamjonici si pone diversi interrogativi riguardo le condizioni di esercizio del cementificio , per via delle deroghe già autorizzate dalla Regione Puglia in merito , che fissano da 10 a 50 mg/Nm3 le emissioni di TOC; esse infatti, pur non essendo legate al processo di coincenerimento e rientrando nei parametri delle BAT, potrebbero inasprire una situazione ambientale  già compromessa e sommarsi alle ulteriori criticità nella gestione dei CSS , alla luce del fatto che il provvedimento sarà soggetto a riesame a seguito del rilascio dell’AIA per l’esercizio degli impianti coinsediati nell’area industriale e oggetto dell’Accordo di programma “Area Industriale di Taranto e Statte”. Inoltre il meccanismo introdotto dal decreto nel qualificare come prodotto un rifiuto potrebbe innescare un processo economico che comporterebbe una politica rivolta a incentivare la creazione di determinati rifiuti per uso combustibili, soprattutto per il risparmio notevole di combustibili fossili, piuttosto che adottare la strategia “Rifiuti Zero”,che tutti i comuni virtuosi tendono a promuovere.