Archivio per maggio, 2013

studio mitiliMitili inquinati: non solo Ilva ma anche Ilva.

Tra i vari aspetti interessanti contenuti nel Decreto di sequestro preventivo disposto dal Gip di Taranto, c’è un cenno particolare  alla contaminazione del Mar Piccolo.

In una relazione dell’ARPA si evince infatti un superamento dei valori delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione di IPA, PCB e PCDD/F nei sedimenti e nel canale di scarico in Mar Grande dell’ILVA .

Gli esiti analitici hanno fatto emergere la presenza di diossine e PCB di recente formazione e non, ma soprattutto in prevalenza di furani, inquinanti organici persistenti tipici dei processi siderurgici.

Inoltre si è riscontrato il superamento dei valori limite di congeneri simili a quelli rilevati nelle polveri degli elettrofiltri dell’impianto di agglomerazione e la presenza di tetrafurani riconducibili a scorie di acciaieria, presenti nei mitili contaminati, nonchè di idrocarburi di provenienza sempre siderurgica.

Nella stessa relazione poi si rivela molto interessante uno studio condotto dal Dipartimento di Ingegneria Civile Idraulica del Politecnico di Bari in merito alla circolazione degli inquinanti nel Mar Piccolo. Tale studio, attraverso specifiche simulazioni idrodinamiche, dimostra che il flusso d’acqua degli scarichi  ILVA in Mar Grande, combinato con l’effetto dell’ l’idrovora che preleva l’acqua da Mar Piccolo, condiziona la circolazione idrica in tutto il bacino, determinando la possibilità che gli inquinanti scaricati nel canale arrivino, tramite l’effetto del vento e delle maree, in 15 giorni nel Mar Piccolo, contaminando quindi le cozze.

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VELENO di CRISTINA ZAGARIA

Pubblicato: 22 maggio 2013 in Presentazione

Veleno

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Comunicato stampa

sull’incontro tenutosi a Roma il 20 maggio 2013 con il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando

Cosa intende fare il Ministero dell’ Ambiente a seguito delle inadempienze dell’Ilva a prescrizioni la cui realizzazione andava attuata sin da subito? 

Dopo aver spiegato nel dettaglio la sussistenza delle condizioni per la revoca dell’AIA all’Ilva (art.29-decies, punto 9), il comitato Legamjonici ha chiesto al Ministro Orlando interventi immediati per tutelare la salute dei tarantini.

‘La normativa AIA va applicata dalle autorità competenti’- ha ribadito Legamjonici- ‘e di certo semplici sanzioni pecuniarie non sono risolutive di una situazione che ha da tempo superato lo stato di rischio diventando emergenza sanitaria, certificata da una perizia epidemiologica e dallo studio Sentieri’.  A tal proposito, il comitato Legamjonici ha inoltre fatto presente che per la mancata applicazione della normativa AIA è stato depositato presso la Procura della Repubblica un esposto-denuncia nel quale si fa riferimento anche al Ministero dell’Ambiente.

Il ministro ha mostrato la volontà di intensificare la verifica dell’attuazione dell’AIA, il comitato ha però sottolineato la necessità di interventi risolutivi e immediati senza ulteriori indugi o valutazioni già alla luce delle attuali inadempienze.

Il ministro Orlando ha infine spiegato che è decisione del Governo stabilire il luogo dove tenere incontri per la trattazione delle problematiche tarantine.

Ad ogni modo: ‘Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto.’

Ecco la nota consegnata al Ministro Orlando: Nota di Legamjonici al Ministro Orlando

Comitato Legamjonici contro l’inquinamento.

pm2,5

figura 1

E’ stato pubblicato di recente il nuovo Rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente sulla Qualità dell’Aria in Europa, da cui si evince che la riduzione di emissioni in un’area da fonti specifiche non porta automaticamente a concentrazioni più basse. Le dimensioni ridotte del particolato infatti permettono alle particelle di rimanere sospese in aria per lunghi periodi  e possono essere trasportate per distanze lunghe fino a centinaia di chilometri (Figura 1).

Secondo un rapporto dell’OMS pubblicato nei giorni scorsi (“La revisione delle prove sugli aspetti sanitari dell’inquinamento atmosferico”) l’esposizione a lungo termine delle particelle sottili (PM 2,5) può innescare arteriosclerosi, problemi ai nascituri e malattie respiratorie nell’infanzia. Ci sarebbe anche un possibile collegamento  con  l’insorgenza di diabete ed interferenze con lo sviluppo delle funzioni cognitive e neurologiche.

LineeGuida_BassaRisoluzione

figura 2

Un  interessante documento della SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare) analizza gli effetti sulla salute umana dell’ l’inquinamento atmosferico associato alle malattie cardiovascolari,mentre uno studio del 2009 a cura di Epidemiologia e Prevenzione ci fornisce indicazioni più precise da un punto di vista epidemiologico (Figura 2).

La nuova direttiva 2008/50/CE, relativa alla qualità dell’aria ambiente in Europa(giugno 2008):
– fissa i limiti per i principali inquinanti
– stabilisce che gli Stati membri, entro il 2015,portino i livelli di PM2.5 al di sotto di 20 µg/m³ nelle aree urbane e riducano l’esposizione del 20% rispetto ai valori del 2010, entro il 2020.
– a livello dell’intero territorio nazionale, gli Stati membri dovranno rispettare il valore limite di 25 µg/m³ di PM2.5 da raggiungere obbligatoriamente entro il 2015.

Nonostante tali politiche però, la Società Europea di Medicina Respiratoria (European Respiratory Society, ERS) ha criticato le posizioni del Consiglio dei Ministri della Unione Europea (UE).
Infatti, secondo la ERS:

1. i valori limite per il PM10 e per il PM2.5 non devono essere superiori a 20 µg/m³ e a 10 µg/m³, rispettivamente, in modo da offrire un livello di protezione per i soggetti più vulnerabili, in base alle linee guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità;

2. i valori limite e la percentuale di riduzione dell’esposizione pianificata per il PM2.5 devono essere legalmente vincolanti;

3. i valori limite per il PM10 non devono essere indeboliti. In particolare, la ERS ha evidenziato come il valore limite proposto come media annuale per il PM2.5 non sia adeguato per proteggere la salute dei soggetti più fragili, quali neonati, bambini e soggetti affetti da malattie cardiorespiratorie. 

Allo stato attuale, le PM2.5  sono regolamentate solo negli Stati Uniti.

A sostegno della tesi sulla pericolosità del Pm2,5 si son schierati gli epidemiologi in un documento proposto dalla Società europea di medicina respiratoria.

Uno studio effettuato nell’area industriale di Taranto, dimostrava già nel 2005 che la concentrazione degli inquinanti contenuti nel PM 2,5 è potenzialmente più dannosa rispetto al suo peso effettivo.

Particolarmente difficoltoso risulta il contenimento dei PM 2,5 , per via delle piccolissime dimensioni di queste particelle , che riescono a  penetrare nei polmoni, radicandosi negli alveoli . Per questo motivo la barriera frangivento, in via di completamento nello stabilimento siderurgico ILVA di Taranto, non è efficace a contrastare la dispersione di polveri sottili. L”inefficacia di tale sistema è stata confermata dalla stessa Arpa Puglia.

Infatti, la centralina di via Machiavelli ha registrato per tre giorni consecutivi degli sforamenti (26-28-28 µg/m³ ) del valore limite obiettivo di PM 2,5, da considerare attribuibili all’Ilva, visto che, nello stesso giorno le centraline disposte in altre zone della città, interessate da un intenso traffico autoveicolare, non hanno rilevato valori simili. (Figura 3)

PM2.5 ARPA GEN-FEB

figura 3

Il Ministero della Salute ha pensato bene, pero’, di utilizzare Taranto come un grande laboratorio sperimentale, e i tarantini come cavie,  proponendo di monitorare per un determinato arco di tempo (cinque-otto anni) gli effetti dei livelli giornalieri misurati del PM10 e del PM2,5 sulla mortalità naturale,cardiovascolare, respiratoria, sui ricoveri ospedalieri ed accessi al pronto soccorso per malattie cardiache, respiratorie e cerebrovascolari nei residenti nella città di Taranto.

Questi dati, sempre secondo il Ministero della Salute, saranno utili per stimare il contributo del polo siderurgico alla concentrazione di PM10 e PM2,5, ed agli effetti sanitari avversi.

In altre parole: contiamo i morti e poi si vedrà!