Archivio per luglio, 2013

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Nuovo Quotidiano di Puglia, 30 Luglio

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ta oggi 30 luglio ricorso cedu Taranto Oggi, 30 Luglio

il manifesto 30 luglio ricorso cedu

Il Manifesto, 30 luglio

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Taranto. 52 cittadini di Taranto hanno presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, Francia. I ricorrenti denunciano alla Corte di Strasburgo la violazione del diritto alla vita da parte dello Stato Italiano. Secondo i ricorrenti l’emergenza sanitaria in atto a Taranto non è stata tenuta in considerazione dalle autorità italiane che, anziché tutelare la salute pubblica, hanno scelto di assecondare le ragioni del privato, nel caso specifico di Ilva S.p.A.. Nel ricorso si fa riferimento agli articoli 2 e 8 della Convenzione Europea, che sanciscono il diritto alla vita, e all’articolo 191 del Trattato di Lisbona che stabilisce il principio d’intervento immediato ed efficace di uno Stato membro per prevenire danni alla salute pubblica, senza attendere la certezza del danno. L’iniziativa, promossa e supportata economicamente e legalmente dal comitato Legamjonici, ha visto la partecipazione di cittadini di età compresa tra 19 e 67 anni. Alcuni ricorrenti sono affetti da patologie, il più giovane ha deciso di firmare dopo aver vissuto la dura esperienza di un tumore al cervello. Si attende ora la fase di ‘ricevibilità’ durante la quale il Consiglio d’Europa dovrà stabilire se accogliere il ricorso.

Estratto da articolo del Corriere del Giorno del 24 Luglio

Estratto da articolo del Corriere del Giorno del 24 Luglio

Il comitato Legamjonici, com’è noto, ha sempre manifestato la propria contrarietà al rilascio dell’AIA, ritenendo l’azienda Ilva priva dei requisiti necessari per produrre garantendo la tutela
della salute e dell’ambiente. Per questo motivo non ha mai partecipato ai tavoli istituzionali finalizzati al rilascio e al riesame dell’autorizzazione integrata ambientale. Il Governo non è mai intervenuto a tutela della salute pubblica ma solo a garanzia dell’attività produttiva della proprietà, ignorando gli interessi della collettività. Gli organi competenti inoltre possiedono già tutti gli elementi sufficienti per applicare l’articolo 29- decies della normativa AIA, tra l’altro previsto dallo stesso decreto salva Ilva 1 . Tale articolo specifica al punto 9 che in caso di inosservanza delle prescrizioni e di reiterate violazioni che determinano situazioni di pericolo e di danno per l’ambiente, sussistono le condizioni per revocare l’autorizzazione all’esercizio dell’attività produttiva.
L’Ilva infatti oltre a non aver rispettato i tempi previsti dalle prescrizioni contenute nella prima fase dell’applicazione dell’AIA, e poi nella fase succesiva, rappresenta ancora un reale ed attuale pericolo per la salute pubblica. Ciò è stato dimostrato dalla perizia chimico-ambientale disposta dal gip Todisco, ulteriormente avvalorata dalla perizia epidemiologica e dai risultati emersi con lo studio SENTIERI, dati ufficializzati dall’ex Ministro della Salute Balduzzi.

Sebbene la legge 231/2012, preveda in primis sanzioni pecuniarie, il comitato fece presente al garante del governo che tali provvedimenti sarebbero stati non risolutivi e del tutto inefficaci al fine di salvaguardare il diritto alla vita e alla salute dei cittadini di Taranto e provincia e degli operai.

Si precisa, altresì, che Ilva S.p.A. ha chiesto proroghe per interventi che, per espressa disposizione giudiziale e provvedimentale, avrebbero dovuto essere attuate sin ‘da subito’ a partire dalla data della pubblicazione del decreto di riesame, proprio in forza delle improcrastinabili necessità di tutela della salute pubblica legate all’accertata emergenza sanitaria in atto sul territorio tarantino.
– In data 12 marzo 2013, lo stesso ente di controllo ISPRA ha provveduto ad inviare a mezzo fax al Ministero dell’Ambiente una dettagliata relazione dalla quale emergevano numerose criticità riguardanti lo stato di attuazione delle prescrizioni A.I.A. relative al primo trimestre.

– A tutt’oggi la situazione resta gravissima e le numerose inadempienze dell’Ilva sono state accertate da Enti di controllo e da istituzioni.
Tali violazioni assumono, per di più, maggiore gravità se rapportate tanto al contesto fattuale in cui sono state e sono tutt’ora perpetrate (procedimento penale per disastro ambientale e conclamata emergenza sanitaria), quanto a quello normativo di riferimento: si pensi, anche per una maggiore chiarezza espositiva, a quanto disposto dall’art. 29-decies d. lgs n. 128/2010 (in tutti i suoi commi, in particolare al comma 9 in tema di revoca dell’Autorizzazione Integrata Ambientale).
In particolare:
9. In caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie, o di esercizio in assenza di autorizzazione, l’autorità competente procede secondo la gravità delle infrazioni:
c) alla revoca dell’autorizzazione integrata ambientale e alla chiusura dell’impianto, in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida e in caso di reiterate violazioni
che determinino situazioni di pericolo e di danno per l’ambiente.
Si fa presente che provvedimenti quali ‘diffida’, ‘diffida e sospensione’ e ‘revoca con chiusura degli impianti’ non sono provvedimenti da attuare in maniera consequenziale ma, in seguito
alla valutazione della gravità delle infrazioni, l’Autorità competente decide di applicare il provvedimento più adeguato alle conseguenze che esse comportino. Nel caso dello
stabilimento Ilva S.p.A. la situazione di emergenza sanitaria conclamata non può essere risolta con il commissariamento dell’azienda che non fa altro che procrastinare interventi
immediati ed efficaci a tutela della salute pubblica. Il solo provvedimento da applicare è la revoca dell’autorizzazione integrata ambientale, e quindi l’applicazione della normativa
vigente. La normativa A.I.A. resta comunque vigente. L’Ilva ha commesso reiterate violazioni e l’autorità competente, che questo comitato individua nel Ministero dell’Ambiente e quindi
negli organi istituzionali, devono attuare la revoca del provvedimento anche in applicazione di quanto disposto dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani di cui agli articoli n. 2 (nella
parte in cui dispone che “il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale
pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena”), n. 8 (nella parte in cui dispone che “ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e
familiare, del proprio domicilio”). Nondimeno, in virtù del principio di precauzione di cui all’articolo 191 del Trattato di Lisbona (ex art.174 del TCE) che stabilisce che la mancanza di
certezza allo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche del momento non può giustificare il fatto che lo Stato ritardi l’adozione di misure effettive e proporzionate volte a prevenire il
rischio di danni gravi e irreversibili all’ambiente.
In data 20 maggio 2013, il Comitato Legamjonici è stato convocato, insieme ad altre associazioni, presso il Ministero dell’Ambiente a Roma. L’obiettivo dell’incontro era l’acquisizioneda parte del neo Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando di informazioni atte a comprendere il quadro della situazione per risolvere l’emergenza sanitaria in atto a Taranto.
In quella occasione la dott.ssa Daniela Spera, responsabile del Comitato, tenne a sottolineare che sussistevano guà le condizioni per la revoca dell’AIA in applicazione dell’ art.29-decies, punto 9, del testo unico ambientale (nella parte che riguarda la normativa AIA) a causa delle reiterate violazioni delle prescrizioni AIA da parte dell’azienda. Fu spiegato al Ministro, infatti, che la decisione di revocare l’autorizzazione non era consequenziale a provvedimenti precedenti (diffida, diffida e sospensione) ma era una scelta dettata dalla gravità delle infrazioni in atto. Infrazioni che mettevano ancora in pericolo la salute dei cittadini. Si chiedeva inoltre al Ministro come mai le autorità competenti ancora non avessero applicato quell’articolo di legge. Il Ministro dichiaro’ che si sarebbe occupato di questo aspetto dopo aver contattato gli Enti di controllo che lo avrebbero istruito sulla gravità delle infrazioni.
Il risultato è stato il seguente. Il Governo ha proposto il commissariamento come deroga all’articolo di legge che prevede la revoca per reiterate violazioni. Ha emanato quindi il decreto legge del 4 giugno 2013, No.61, oggetto del presente incontro che, tra le altre cose, stabilisce (al comma 1-ter dell’articolo 1) che nel caso di reiterate violazioni e inadempienze alle prescrizioni autorizzatorie, si procede al commissariamento dell’azienda ‘bypassando’, in sostanza, la revoca dell’AIA che avrebbe portato alla chiusura degli impianti. Ciò, oltre ad essere in netta contrapposizione con quanto previsto dalla precedente legge (231/2012), che (seppure contestabile in quanto interviene pesantemente ad ostacolare l’azione della magistratura) prevede la revoca dell’autorizzazione in caso di reiterate violazioni, risulta essere, ancora una volta, un grave atto di protezione della necessità del privato a discapito della salute pubblica.

Ecco il documento consegnato alla X Commissione del Senato: X COMMISSIONE INDUSTRIA COMMERCIO TURISMO

DSC00765Accade quando uno Stato è contro i cittadini.

Accade quando i cittadini chiedono l’applicazione della legge.

Accade che per non applicare la legge, questa viene cambiata.

Accade in Italia col DECRETO LEGGE 4 GIUGNO 2013, N. 61, detto Salva-Ilva bis.

In data 20 maggio 2013, il Comitato Legamjonici fu convocato, insieme ad altre associazioni, presso il Ministero dell’Ambiente a Roma. L’obiettivo dell’incontro era l’acquisizione da parte del neo Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando di informazioni atte a comprendere il quadro della situazione per risolvere l’emergenza sanitaria in atto a Taranto.

In quella occasione la dott.ssa Daniela Spera, responsabile del Comitato, tenne a sottolineare che sussistevano le condizioni per la revoca dell’AIA in applicazione dell’ art.29-decies, punto 9, del testo unico ambientale (nella parte che riguarda la normativa AIA) a causa delle reiterate violazioni delle prescrizioni AIA da parte dell’azienda. Fu spiegato al Ministro, infatti, che la decisione di revocare l’autorizzazione non era consequenziale a provvedimenti precedenti (diffida, diffida e sospensione) ma era una scelta dettata dalla gravità delle infrazioni in atto. Infrazioni che mettevano ancora in pericolo la salute dei cittadini. Si chiedeva inoltre al Ministro come mai le autorità competenti ancora non avessero applicato quell’articolo di legge. Il Ministro, trovando interessante quella obiezioni, dichiaro’ che si sarebbe occupato di quell’aspetto dopo aver contattato gli Enti di controllo che lo avrebbero istruito sulla gravità delle infrazioni.

Il risultato è stato il seguente. Il Governo, incastrato da quell’articolo di legge ha proposto il commissariamento come deroga all’articolo di legge che prevede la revoca per reiterate violazioni. Ha emanato quindi il decreto legge del 4 giugno 2013, No.61, detto Salva-Ilva bis, che tra le altre cose, stabilisce (al comma 1-ter dell’articolo 1) che nel caso di reiterate violazioni e inadempienze alle prescrizioni autorizzatorie, si procede al commissariamento dell’azienda bypassando, in sostanza, la revoca dell’AIA che avrebbe portato alla chiusura degli impianti. Ecco come il Governo Italiano tutela la nostra salute.

Ecco i link dell’incontro con il Ministro Orlando:

1. https://legamionicicontroinquinamento.wordpress.com/2013/05/21/legamjonici-al-ministro-orlando/

2. https://legamionicicontroinquinamento.wordpress.com/2013/05/22/legamjonici-al-ministro-orlando-rassegna-stampa/

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Foto: Cesare Nachira

In merito agli eventi ‘odorigeni’ riscontrati  nella città di Taranto negli scorsi giorni, il Comitato Legamjonici rileva alcune considerazioni, già esposte peraltro a seguito di altri eventi simili verificatisi nell’Agosto del 2012.

Il Comitato Legamjonici nel 2011 ha già fatto presente  alla Commissione Europea, il rischio industriale di incidente rilevante a cui è perennemente esposta la città di Taranto a causa della presenza dell’Eni (e non solo), sottolineando un incremento di tale rischio con la realizzazione del progetto denominato ‘Tempa Rossa’. Il Comitato ha inoltre informato la Commissione Europea che a tutt’oggi nessun cittadino di Taranto sarebbe in grado di tutelarsi da un eventuale evento incidentale non essendo stato messo in atto alcun efficace piano di addestramento della popolazione interessata e che i progetti Eni (Enipower e Tempa Rossa) sono stati autorizzati in violazione della direttiva comunitaria sulla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Le petizioni relative ai progetti Eni sono ancora aperte.

Nonostante le rassicurazioni dell’azienda e degli enti di controllo sugli effetti sulla salute che i fenomeni emissivi comportano, si tiene a precisare che  è possibile considerare molestie olfattive anche emissioni provienti da impianti autorizzati alle emissioni in atmosfera. Cio’, infatti,  fa configurare il reato ex articolo 674 del Codice penale (getto pericoloso di cose) confermato anche dalla Corte di Cassazione  con sentenza 17 novembre 2011, n. 42387, che ha sottolineato che l’evento di reato prescinde dal superamento di eventuali limiti di legge, essendo sufficiente il superamento del limite della normale tollerabilità (ex articolo 844 c.c).

Quindi esposti ripetuti di cittadini che testimoniano tali eventi sarebbero sufficienti a configurare l’ipotesi di reato; considerando che fenomeni di emissioni di sostanze odorigene si verificano frequentemente a Taranto, posto che la fissazione di un limite normativo non pone la certezza della tutela della salute umana, così come testimoniano recenti studi, noi nutriamo seri dubbi sul reale rispetto dei valori imposti dalla legge che si tradurrebbero in violazione delle prescrizioni A.I.A. sul rilascio incontrollato di sostanze tossiche nelle matrici ambientali.

L’OMS per fastidi dovuti ad odore sgradevole di H2S stabilisce che le concentrazioni da non
superare sono di 7 µg/m3 per un tempo medio di esposizione pari a 30 min. I limiti di legge
variano a seconda degli impianti e sono molto superiori rispetto al valore consigliato dall’OMS.                  

Effetti sulla salute

IDROGENO SOLFORATO

in particolare, l’idrogeno solforato a basse dosi di emissione può causare disturbi neurologici, respiratori, motori, cardiaci e potrebbe essere collegato ad una maggiore ricorrenza di aborti
spontanei nelle donne. In alcuni casi i danni vengono considerati irreversibili, tanto è vero che da alcune recenti ricerche di carattere scientifico è emersa la potenzialità dell’idrogeno
solforato a stimolare la comparsa del cancro al colon retto; in natura, l’idrogeno solforato si forma per decomposizione delle proteine contenenti zolfo da parte dei batteri e si trova nei gas di palude, nel petrolio greggio e nel gas naturale, rappresentando anche il sottoprodotto di alcune attività industriali quali la raffinazione del petrolio; tutte le operazioni di trattamento dei prodotti petroliferi, a qualsiasi livello, hanno la possibilità di emettere quantità più o meno abbondanti di idrogeno solforato, sia sotto forma di disastri accidentali, sia sotto forma di continuo rilascio nell’ambiente, durante le fasi di estrazione, di stoccaggio, lavorazione e trasporto del petrolio. Anche durante le varie fasi di desulfurizzazione esistono forti possibilità di perdite di idrogeno solforato a causa di inevitabili logorii e corrosione. I contenitori di stoccaggio, peraltro, possono rilasciare idrogeno solforato a causa della normale volatilizzazione del prodotto, a causa di cambiamenti di volume dovuti al modificarsi della temperatura fra il giorno e la notte, o durante le operazioni di riempimento;

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foto tratta da Facebook (Sostenitori del giudice Todisco)

BENZENE:

I suoi effetti tossici colpiscono organi differenti sulla base della durata di esposizione.
PER ESPOSIZIONI AD ALTE CONCENTRAZIONI (effetti acuti) per brevi periodi di tempo si hanno effetti che possono causare sonnolenza, nausea, vertigini, tremori, confusione sino, perconcentrazioni molto elevate, alla morte.

PER ESPOSIZIONE CONTINUATA A BASSE CONCENTRAZIONI si hanno effetti a carico
delle cellule sanguigne e del midollo osseo. L’affezione che preoccupa di piu’, sia a livello
professionale che ambientale, è la comparsa di cancro nel sangue dovuta all’esposizione
ripetuta a concentrazioni basse di benzene di qualche ppm (parti per milione) per piu’ di dieci anni. Diversi studi hanno evidenziato il pericolo di contrarre leucemia mieloide.

E’ tuttavia importante sottolineare come siano anche piu’ dannosi gli effetti nocivi determinati da una esposizione prolungata a basse concentrazioni dei due agenti inquinanti.

In merito alle giustificazioni della raffineria riguardo gli sversamenti di greggio e delle accensioni delle torce a seguito del blackout dovuto a mancanza di “indipendenza energetica”, facciamo notare che il progetto Enipower originario relativo alla centrale a turbogas da 240 mw  avrebbe  ulteriormente gravato sulla salute umana e dell’ecosistema, tanto per la produzione di CO2 quanto per quella di CO e NOx. Secondo il rapporto ECOWAY (” L’unico settore che ha continuato a produrre dal 2008 al 2012 più emissioni rispetto alle allocazioni gratuite imposte da Bruxelles è la raffinazione”) la Puglia si conferma la regione d’Italia che registra il numero più alto di emissioni verificate di gas ad effetto serra, con il 21,3% delle emissioni totali del Paese, nonostante la crisi economica.

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La voce di Taranto a Strasburgo

Pubblicato: 7 luglio 2013 in Presentazione

Mercoledi 10 luglio 2013, alle ore 18.30, ci sarà l’incontro con i firmatari del ricorso alla Corte di Strasburgo per violazione dei Diritti Umani, contro lo Stato Italiano.

L’incontro avverrà alla presenza del legale del Comitato. I contenuti riguardano nello specifico l’emergenza sanitaria in atto a Taranto a causa del pesante inquinamento perpetrato per anni.

L’iniziativa è promossa dal Comitato Legamjonici che ha dunque raccolto le adesioni soprattutto di cittadini di Taranto e Statte. Il ricorso sarà illustrato nel dettaglio ai ricorrenti che lo firmeranno solo dopo aver preso visione del contenuto.

Il ricorso viene suddiviso in due fasi: 1. Invio riassunto del ricorso con i nominativi dei ricorrenti 2. Invio dell’intero ricorso tradotto dopo eventuale comunicazione ai ricorrenti di ricevibilita’ del ricorso da parte del Consiglio Europeo a Strasburgo.
Ci sono  problematiche da superare e non e’ scontato l’accoglimento del ricorso. Ma un gruppo di cittadini vuole comunque provarci.
L’evento iniziale è stato promosso su facebook ‘La voce di Taranto a Strasburgo’, il 14 giugno 2013, dal Comitato Legamjonici.
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