ENI: la salute non è in regola

Pubblicato: 10 luglio 2013 in Le nostre attività
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Foto: Cesare Nachira

In merito agli eventi ‘odorigeni’ riscontrati  nella città di Taranto negli scorsi giorni, il Comitato Legamjonici rileva alcune considerazioni, già esposte peraltro a seguito di altri eventi simili verificatisi nell’Agosto del 2012.

Il Comitato Legamjonici nel 2011 ha già fatto presente  alla Commissione Europea, il rischio industriale di incidente rilevante a cui è perennemente esposta la città di Taranto a causa della presenza dell’Eni (e non solo), sottolineando un incremento di tale rischio con la realizzazione del progetto denominato ‘Tempa Rossa’. Il Comitato ha inoltre informato la Commissione Europea che a tutt’oggi nessun cittadino di Taranto sarebbe in grado di tutelarsi da un eventuale evento incidentale non essendo stato messo in atto alcun efficace piano di addestramento della popolazione interessata e che i progetti Eni (Enipower e Tempa Rossa) sono stati autorizzati in violazione della direttiva comunitaria sulla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Le petizioni relative ai progetti Eni sono ancora aperte.

Nonostante le rassicurazioni dell’azienda e degli enti di controllo sugli effetti sulla salute che i fenomeni emissivi comportano, si tiene a precisare che  è possibile considerare molestie olfattive anche emissioni provienti da impianti autorizzati alle emissioni in atmosfera. Cio’, infatti,  fa configurare il reato ex articolo 674 del Codice penale (getto pericoloso di cose) confermato anche dalla Corte di Cassazione  con sentenza 17 novembre 2011, n. 42387, che ha sottolineato che l’evento di reato prescinde dal superamento di eventuali limiti di legge, essendo sufficiente il superamento del limite della normale tollerabilità (ex articolo 844 c.c).

Quindi esposti ripetuti di cittadini che testimoniano tali eventi sarebbero sufficienti a configurare l’ipotesi di reato; considerando che fenomeni di emissioni di sostanze odorigene si verificano frequentemente a Taranto, posto che la fissazione di un limite normativo non pone la certezza della tutela della salute umana, così come testimoniano recenti studi, noi nutriamo seri dubbi sul reale rispetto dei valori imposti dalla legge che si tradurrebbero in violazione delle prescrizioni A.I.A. sul rilascio incontrollato di sostanze tossiche nelle matrici ambientali.

L’OMS per fastidi dovuti ad odore sgradevole di H2S stabilisce che le concentrazioni da non
superare sono di 7 µg/m3 per un tempo medio di esposizione pari a 30 min. I limiti di legge
variano a seconda degli impianti e sono molto superiori rispetto al valore consigliato dall’OMS.                  

Effetti sulla salute

IDROGENO SOLFORATO

in particolare, l’idrogeno solforato a basse dosi di emissione può causare disturbi neurologici, respiratori, motori, cardiaci e potrebbe essere collegato ad una maggiore ricorrenza di aborti
spontanei nelle donne. In alcuni casi i danni vengono considerati irreversibili, tanto è vero che da alcune recenti ricerche di carattere scientifico è emersa la potenzialità dell’idrogeno
solforato a stimolare la comparsa del cancro al colon retto; in natura, l’idrogeno solforato si forma per decomposizione delle proteine contenenti zolfo da parte dei batteri e si trova nei gas di palude, nel petrolio greggio e nel gas naturale, rappresentando anche il sottoprodotto di alcune attività industriali quali la raffinazione del petrolio; tutte le operazioni di trattamento dei prodotti petroliferi, a qualsiasi livello, hanno la possibilità di emettere quantità più o meno abbondanti di idrogeno solforato, sia sotto forma di disastri accidentali, sia sotto forma di continuo rilascio nell’ambiente, durante le fasi di estrazione, di stoccaggio, lavorazione e trasporto del petrolio. Anche durante le varie fasi di desulfurizzazione esistono forti possibilità di perdite di idrogeno solforato a causa di inevitabili logorii e corrosione. I contenitori di stoccaggio, peraltro, possono rilasciare idrogeno solforato a causa della normale volatilizzazione del prodotto, a causa di cambiamenti di volume dovuti al modificarsi della temperatura fra il giorno e la notte, o durante le operazioni di riempimento;

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foto tratta da Facebook (Sostenitori del giudice Todisco)

BENZENE:

I suoi effetti tossici colpiscono organi differenti sulla base della durata di esposizione.
PER ESPOSIZIONI AD ALTE CONCENTRAZIONI (effetti acuti) per brevi periodi di tempo si hanno effetti che possono causare sonnolenza, nausea, vertigini, tremori, confusione sino, perconcentrazioni molto elevate, alla morte.

PER ESPOSIZIONE CONTINUATA A BASSE CONCENTRAZIONI si hanno effetti a carico
delle cellule sanguigne e del midollo osseo. L’affezione che preoccupa di piu’, sia a livello
professionale che ambientale, è la comparsa di cancro nel sangue dovuta all’esposizione
ripetuta a concentrazioni basse di benzene di qualche ppm (parti per milione) per piu’ di dieci anni. Diversi studi hanno evidenziato il pericolo di contrarre leucemia mieloide.

E’ tuttavia importante sottolineare come siano anche piu’ dannosi gli effetti nocivi determinati da una esposizione prolungata a basse concentrazioni dei due agenti inquinanti.

In merito alle giustificazioni della raffineria riguardo gli sversamenti di greggio e delle accensioni delle torce a seguito del blackout dovuto a mancanza di “indipendenza energetica”, facciamo notare che il progetto Enipower originario relativo alla centrale a turbogas da 240 mw  avrebbe  ulteriormente gravato sulla salute umana e dell’ecosistema, tanto per la produzione di CO2 quanto per quella di CO e NOx. Secondo il rapporto ECOWAY (” L’unico settore che ha continuato a produrre dal 2008 al 2012 più emissioni rispetto alle allocazioni gratuite imposte da Bruxelles è la raffinazione”) la Puglia si conferma la regione d’Italia che registra il numero più alto di emissioni verificate di gas ad effetto serra, con il 21,3% delle emissioni totali del Paese, nonostante la crisi economica.

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