Enipower rinuncia a Taranto.

Pubblicato: 13 settembre 2013 in Le nostre attività, Presentazione
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ente non intervistabileTaranto. Nel gennaio del 2007 Snamprogetti per conto di Enipower presenta al Ministero dell’Ambiente uno Studio di Impatto Ambientale riferito alla Centrale a ciclo combinato da 240 MWe di potenza, alimentata a gas metano. Il nuovo impianto di cogenerazione, costituito da 2 turbine da 75 Mwe e 1 a vapore da 90 Mwe, veniva presentato dalla società come ‘’un rinnovo impiantistico con potenziamento e risanamento ambientale’’. Perchè costruire una centrale con una potenza cosi’ elevata? Forse Enipower contava di vendere l’energia eccedente?.

Ricordiamo che la realizzazione della nuova centrale a ciclo combinato (costituita da due turbogas di 75 MW ed una turbina a vapore di 90 MW, per un totale di 240 MW, alimentata a metano), avrebbe lasciato invariata la concomitante produzione di NOx, e avrebbe portato ad un aumento delle emissioni di CO (da 87 ton/a a 456,4 ton/a), veleno assolutamente rilevante per quanto riguarda la qualità dell’aria ed un conseguente incremento complessivo delle emissioni di CO2, un gas serra la cui produzione risulta essere non in linea con l’impegno assunto dal nostro Paese a fronte di accordi internazionali previsti dal protocollo di Kyoto.

Nel corso dell’incontro con Enipower tenutosi, giovedì 12 maggio (2011), alle ore 15.00, presso Palazzo Latagliata, sebbene il dottor Dalmazzone, responsabile sviluppo tecnologico, faccia riferimento al valore di CO massimo autorizzato in futuro (da 670 t/anno a 350 t/anno), non sottolinea però quanto riportato nella previsione contenuta nel progetto stilato dalla stessa Enipower. Con la centrale da 240 MWe di potenza si passerà da una produzione di 87 ton/a di monossido di carbonio (CO) a ben 456,4 ton/a, oltre 5 volte di più. Solo una lieve diminuzione si avrà invece per quanto riguarda l’NOx. Il monossido di carbonio (CO) è definito inquinante responsabile di patologie a carico dell’apparato cardiovascolare mentre l’NOx e l’SO2 sono responsabili di disturbi respiratori che si accentuano in soggetti particolarmente sensibili (asmatici, bronchiti croniche ed enfisematose). Il valore di 64,1 ton/a di SO2 previsto, sebbene numericamente migliorativo della qualità dell’aria, non rappresenta un indice né una garanzia di miglioramento del quadro sanitario complessivo sia in valore assoluto, sia perché il dato relativo all’aumento (5 volte) del monossido di carbonio prodotto, quand’anche il valore rimanesse entro i limiti consentiti dalla legge (in mg/Nmc), rende vano ogni sforzo teso ad una reale tutela della salute pubblica. LegamJonici, ritiene che l’insieme degli effetti, diretti e indiretti, singoli e cumulativi, vada seriamente stimato in termini di conseguenze a breve ed a lungo termine, permanenti e temporanee sui sistemi umani dell’area tarantina già pesantemente compromessa.  (Comunicato Stampa pubblicato il 14 maggio 2011 https://legamionicicontroinquinamento.wordpress.com/2011/05/14/incontro-con-enipower-i-danni-alla-popolazione-locale-vanno-stimati/ dal Coordinamento: D.ssa Daniela Spera – presente all’incontro con Dirigenza Enipower, Consiglieri comunali e sindaco di Taranto).

IL CONTRIBUTO DI TARANTO LIBERA E DI LEGAMJONICI, LA STORIA:

1. La Regione Puglia manifesta contrarietà al progetto (centrale da 240 Mwe), ma Taranto Libera scopre che lo stesso Ente aveva avviato un iter autorizzativo per la costruzione di un metanodotto destinato all’ alimentazione della nuova centrale. Legamjonici (all’epoca Taranto Libera) chiede alla Regione di annullare tutte le autorizzazioni e al Comune di Taranto di fare chiarezza, ecco il link di riferimento:

http://tarantolibera.wordpress.com/?s=metanodotto

2. La pressione si intensifica tramite tutti i mezzi di informazione (stampa e tv) fino a toccare momenti di vera e propria tensione. In questa foto a sinistra è Daniela Spera a sollevare la protesta contro la nuova centrale a turbogas. Le critiche di molti non tardano ad arrivare. Si parla di ‘atto di irresponsabilità’. Ma il risultato é evidente, la pressione sociale comincia a farsi sentire, forte e chiara. Ecco l’articolo: http://www.corrieredelgiorno.com/archivio/2011/11/26/lavoro-e-ambiente-e-scontro-21538/

daniela eni sit in

3. Nel frattempo Legamjonici presenta delle osservazioni sia al Ministero dell’Ambiente, sia alla Commissione Europea sulla illegittimità della procedura di V.I.A. applicata per autorizzare il progetto della centrale.

Secondo Legamjonici, infatti, la realizzazione della centrale è da includere in progetto più ampio costituito da 4 opere descritte e proposte dal gruppo Eni (SnamReteGas, Enipower, Eni R&M), opere che non possono essere considerate come indipendenti ma, al contrario, essendo strettamente concatenate l’una all’altra, in ragione del fatto che un’opera è funzionale all’altra, vanno considerate come parti integranti di un unico progetto e come tali da sottoporre a Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) unica. Le 4 opere in questione: 1. impianto hydrocracking 2. suo metanodotto di alimentazione 3. diramazione del metanodotto per l’alimentazione della centrale a ciclo combinato 4. centrale da 240 Mwe (o di potenza inferiore).

Il comitato Legamjonici invita di Enti preposti alla massima prudenza: Sul nuovo progetto Enipower, massima cautela

La procedura di valutazione di impatto ambientale deve necessariamente tener conto dell’impatto derivante dal progetto complessivo. Il relativo parere di pronuncia di compatibilità ambientale o di verifica di assoggettabilità a V.I.A. non possono, dunque, essere formulati sulla base di valutazioni fatte per ogni singolo frammento del progetto, in quanto una simile procedura ha come unici obiettivi l’accelerazione nonché l’agevolazione della realizzazione del progetto, senza di fatto tenere conto del reale impatto che le opere, complessivamente e in fase di esercizio, possono avere sull’ambiente e sulla popolazione.

Essendo stati sottratti i metanodotti dalla V.I.A. non é nemmeno possibile determinare l’impatto ambientale complessivo che avrebbe sul progetto completo (gasdotti + centrale + hydrocracking) lo scavo di una imprecisata quantità di terreno inquinato e per il quale non era nemmeno possibile sapere la destinazione finale.

Un unico grande progetto industriale è stato frazionato in modo da ridurne artificiosamente l’impatto ambientale complessivo sottraendone parti intere all’obbligatoria procedura di V.I.A.-V.A.S. comportando una VIOLAZIONE DELLA DIRETTIVA 85/337/CEE e VIOLAZIONE DELLE DIRETTIVE 75/442/CEE, 91/156/CEE, 91/689/CEE, 1999/31/CE SUI RIFIUTI.

4. Taranto ottiene da Enipower il dimezzamento della potenza della centrale a ciclo combinato. Nel Luglio 2012 viene pubblicato sul sito del Ministero Dell’Ambiente  il progetto per l’ Adeguamento della centrale di cogenerazione di Taranto, rimodulato a 103 Mw. Il comitato Legamjonici chiede inoltre l’annullamento del vecchio iter autorizzativo dei due metanodotti, in quanto i vari pareri di pertinenza devono essere riferiti al nuovo progetto presentato da Enipower. 

La denuncia del comitato Legamjonici, ha spinto la Commissione Europea ad avviare una indagine, oggetto di discussione a Bruxelles il 22 Gennaio 2013. Tempestivo giunge il monito da parte della Commissione petizioni del Parlamento Europeo. 

Dopo diverse sospensioni  del procedimento per modifiche progettuali, il 12 settembre 2013 giunge l’annuncio che Enipower cederà la centrale all’Eni in funzione dell’approvviggionamento energetico della raffineria. La pressione locale ha sortito i suoi effetti.

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