Legge sui reati ambientali: fumo negli occhi.

Pubblicato: 30 aprile 2014 in Le nostre attività
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2E a completamento della già fumosa legislazione sui reati ambientali, ecco la nuova proposta di legge (Disegno di Legge 1345) che rende ancora più inconsistente l’applicabilità di sanzioni per chi compie reati ambientali. In sostanza, si aggiungono concetti e procedure che rendono ancora più complicata l’individuazione del reato, già allo stato attuale difficile da dimostrare. Di seguito gli aspetti più rilevanti.
Il  nuovo  articolo  452-­bis  (inquinamento  ambientale), ad esempio, é applicabile   solo   in caso   di  “una compromissione   o   un  deterioramento   rilevante”, dove per ‘rilevante’ si lascia ampio spazio alla fantasia.
Ma la magia delle magie deve ancora arrivare.
L’Art.   452-­ter   (disastro   ambientale) dice che “costituisce   disastro   ambientale  l’alterazione irreversibile  dell’equilibrio  dell’ecosistema  o  l’alterazione  la  cui eliminazione  risulti particolarmente  onerosa  e  conseguibile  solo  con provvedimenti  eccezionali  ovvero l’offesa  alla  pubblica   incolumità   in   ragione   della   rilevanza   oggettiva   del   fatto   per l’estensione   della  compromissione ovvero  per  il  numero  delle  persone  offese  o esposte  a  pericolo.”
In questo articolo sussistono troppi aspetti raccapriccianti. A cominciare dal termine ‘irreversibile’, cosi’ chi si farà paladino delle bonifiche indirettamente ammetterà che quel danno è reversibile e quindi non costituisce reato. Non solo, questo articolo dice chiaramente che occorre dimostrare cio’ che, almeno nell’immediato, è dimostrabile solo se viene riconosciuta sotto l’aspetto giuridico la validità degli innumerevoli studi epidemiologici esistenti sulla pericolosità di attività industriali ad elevato impatto sulla salute pubblica, dato che i danni si osservano a lungo termine. Si richiede infatti evidentemente la dimostrazione inequivocabile del nesso di causalità che allo stato attuale risulta essere uno dei principali problemi esistenti per la comunità scientifica internazionale, nonchè per la magistratura, per la multifattorialità del quadro eziologico (causa) dovuta alle diverse fonti emissive e ai molteplici inquinanti riversati in atmosfera, nel suolo e nelle acque. E’ il caso dell’Ilva di Taranto. Ma la cosa più dolorosamente ‘divertente’ è l’individuazione del numero di persone offese o esposte a pericolo, come se il reato dipendesse dal quantitativo di persone ammazzate o potenzialmente a rischio di morte. Il reato è reato anche nel caso in cui riguardasse un solo soggetto.
Tutto ciò chiaramente aprirebbe la strada a nuovi processi, nuove perizie, fino a far cadere tutto in una assoluzione. Allora a chi giova questa legge? Come sempre avviene solo a chi inquina con il sostegno ormai ‘seriale’ del Governo Italiano.
Per approfondimenti leggere anche l’intervento di Maurizio Santoloci (segnalato da Simonetta Zandiri Movimento NoTav)
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