Cane_sei_zampeDa quando nel 1999 è stata rilasciata la VIA per l’ ampliamento del Centro oli Monte Alpi e dopo la costruzione dell’oleodotto Viggiano-Taranto, entrato in funzione nel 2001, si sono susseguite, nel corso degli anni, nuove proposte di progetti da parte della raffineria Eni di Taranto.

Prima come Agip (denominazione precedente dell’attuale Eni Refining & Marketing ), poi come Eni, insieme ad Enipower e la ex-consocia Snam rete gas, sono state diverse le proposte per ampliare l’assetto produttivo del sito, fino ad arrivare al progetto ‘Tempa Rossa’. Proviamo a riassumere.

  • Agip anno 2000: la ditta chiede al Ministero dell’Ambiente pronuncia di compatibilità ambientale per un progetto che prevede:

– costruzione di 4 nuovi serbatoi, 3 di 123.000 mc ciascuno più uno da 58.000, per un totale di 427.000 mc per l’ampliamento della capacità di stoccaggio;

– che il materiale dragato pari a circa 2 milioni di mc venga in parte utilizzato in una zona costiera adiacente il pontile petroli ed in parte scaricato in un’area marina già utilizzata dalla Marina Militare;

prolungamento del pontile di circa 325 metri.

Una proposta che richiama alla mente proprio il progetto ‘Tempa Rossa’. Tuttavia, in questa occasione, proprio il Ministero dei Beni Culturali esprime parere negativo per la presenza della chiesa di Santa Maria della Giustizia, non solo ma addirittura sottolinea la necessità di una riqualificazione dell’area:

agip parere

Di conseguenza il Ministero dell’Ambiente esprime parere interlocutorio finale negativo (http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/924).

Ma cos’è cambiato nel frattempo, in questi 10 anni? Perché oggi pareri di questo tipo non sono sufficienti a garantire un ‘no’ secco?

La Legge obiettivo del 2001 ha stabilito il quadro progettistico dello sviluppo del Paese e di conseguenza la Legge Marzano nel 2004 (http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2004;239) ha introdotto le cosiddette “compensazioni ambientali” per far sì che si realizzassero tutti gli interventi necessari a garantire l’indipendenza energetica dell’Italia, continuando a investire nel fossile. In questa maniera gli aspetti paesaggistici oggi non sono più vincolanti e non condizionano il parere finale istruttorio che tendenzialmente risulta positivo a condizione che il proponente attui delle ‘compensazioni’.

  • Nel 2007 Eni ci riprova: questa volta con il progetto ‘Taranto Plus’ (http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/119/147). Il progetto prevedeva un raddoppio della capacità di raffinazione del sito di Taranto da 6.5 a 11 milioni di t/a, con conseguente grave aumento delle emissioni inquinanti. Ma tutto ciò si è scontrato con la critica situazione sanitaria tarantina, di cui già nel 2009 si era a conoscenza. Dopo una lunga fase interlocutoria, nel 2011 l’istruttoria viene archiviata. L’autorizzazione al raddoppio della capacità di raffinazione viene dunque negata.
  • Parallelamente Enipower nel 2007 chiede pronuncia di compatibilità per una centrale a metano (turbogas) della potenza di 240 megawatt in sostituzione di una centrale ad olio combustibile della potenza di appena 87 megawatt. Tale progetto viene fortemente contrastato a livello locale tanto da costringere Enipower a ritirare il progetto iniziale proponendo una potenza dimezzata (circa 120 megawatt).

Questo risultato è stato possibile anche grazie alla pressione esercitata sul territorio del comitato Legamjonici (anche come Taranto Libera) che oltre a segnalare un aumento delle emissioni ha presentato osservazioni al Ministero dell’Ambiente e posto all’attenzione della Commissione Europea delle anomalie per quanto riguarda l’applicazione della procedura di V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale), secondo Legamjonici avvenuta in contrasto con la normativa comunitaria (Petizione n. 0024). Lo Stato Italiano al fine di poter rispondere adeguatamente ai quesiti formulati, in seguito alla segnalazione, ha dovuto chiedere una proroga alla Commissione Europea e nell’estate del 2014 il Comune di Taranto si è infine riunito d’urgenza provvedendo ad inviare delle risposte. Tutto però è ancora in fase di istruttoria. Legamjonici nel 2011 ha inoltre inviato una denuncia al Parlamento Europeo anche sul progetto Tempa Rossa. La petizione (n.1107) è ancora oggi aperta.

Ritornando alla centrale a turbogas da 120 megawatt, nel frattempo Enipower abbandona il progetto cedendolo alla Raffineria Eni. Cosa c’entra questo con il progetto ‘Tempa Rossa’?.

Ebbene, i vertici della joint venture che promuove ‘Tempa Rossa’(Total-Mitsui-Shell-Eni) hanno più volte fatto riferimento a ‘compensazioni emissive’ effettuate nella raffineria in modo da ‘abbattere’ l’aumento del 12% delle emissioni  complessive della raffineria.

Il “giochetto” per rientrare nei limiti dei quadri emissivi prescritti dall’A.I.A. è stato già segnalato nel parere negativo della CTVIA del 2009 (per Taranto plus), quando il soggetto richiedente era ancora Enipower, ma essendo un’altra società il progetto è stato bocciato. Sfumato l’investimento della Centrale Enipower da 240 megawatt, la gestione della centrale al servizio di Eni è stata ceduta alla raffineria.

In questo contesto si potrebbe inserire il progetto ‘Tempa Rossa’. Utilizzando il ‘trucco’ delle compensazioni emissive le compagnie petrolifere potrebbero sfruttare la sostituzione della centrale ad olio combustibile nella raffineria per compensare l’aumento del 12% delle emissioni previste per il progetto Tempa Rossa.

Peccato però che il quadro emissivo, rispetto alla vecchia centrale ad olio combustibile, relativamente alle emissioni di NOx resterà inalterato e si avrà un aumento di CO (monossido di carbonio) e di CO2 ( anidride carbonica, gas serra) nonostante la riduzione di SOx e di polveri. Intanto nel progetto ‘Tempa Rossa’ le criticità di natura paesaggistica (per la presenza di Santa Maria della Giustizia) sono state superate mediante compensazioni ad hoc. Ecco tutto tornare alla perfezione.

Ma c’è ancora un’altra riflessione che necessita di attenzione: il prolungamento del pontile Enipetroli. Perché oggi l’Autorità portuale dichiara un eventuale ricorso al Tar contro la delibera comunale, sostenendo che il progetto Tempa Rossa non era inserito nel PRP e che il prolungamento del pontile Eni serve dunque alla raffineria, indipendentemente dalla realizzazione del progetto Tempa Rossa?

Come mai il prolungamento del pontile Eni, previsto nel Piano Regolatore Portuale, è stato approvato, se il progetto ‘Taranto Plus’ che prevedeva un aumento della capacità di raffinazione è stato dichiarato inammissibile nel 2009? estratto da PRPLa necessità di prolungare il pontile è infatti giustificata solo se è previsto un aumento della capacità di raffinazione o della capacità di movimentazione del greggio (si leggano qui a sinistra le motivazioni del progetto Agip).

Ebbene, le risposte le troviamo nello stesso progetto denominato ‘Tempa Rossa’ presentato da Eni (prima nel 2010 poi nel 2011): il petrolio della Val d’Agri.

Si legge infatti nel progetto TEMPA_ROSSA (SIA- sintesi non tecnica):

val d'agri tr‘Contemporaneamente il potenziamento sarà reso usufruibile per la movimentazione già esistente del greggio Val d’Agri al fine di migliorare e rendere più flessibile il sistema di export della Raffineria’.

A quanto ammonta oggi la movimentazione ‘già esistente’ del greggio Val d’Agri verso altre raffinerie? Siamo certi che non si tratti anche per il petrolio della Val D’Agri di aumento della capacità di movimentazione e stoccaggio, visto il precedente progetto Agip non andato in porto? Dove sono i numeri che assicurano che tale movimentazione risulterà inalterata? Anche ammettendo la totale destinazione alla sola movimentazione del greggio Val d’Agri, non vi è alcuna certezza circa il mantenimento delle attuali quantità movimentate. Questi dubbi sono ancora più motivati dall’incombente applicazione della legge ‘Sblocca Italia’. Legamjonici si muoverà per scoprire la verità.

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commenti
  1. LEGAMJONICI ha detto:

    L’ha ribloggato su LEGAMJONICI contro l'inquinamentoe ha commentato:

    Il 19 dicembre tutti alla manifestazione. Diamo un messaggio forte anche all’Autorità Portuale che si ostina a volere il prolungamento del pontile #Eni. #Taranto
    #difendiamotaranto
    #stoptemparossa
    #ilportoaitarantini

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