Archivio per novembre, 2015

A Taranto lo Stato che fa?

“Prima pagina venti notizie/ventun’ingiustizie e lo Stato che fa?” cantava Fabrizio De Andrè in Don Raffaè, descrivendo il lato oscuro del potere e l’indifferenza dello Stato di fronte alle ingiustizie compiute dai propri cittadini. Brano le cui parole risuonano, oggi, come un’eco maledetta, di fronte all’ennesima morte bianca, quella di Cosimo Martucci, quarantacinque anni, travolto questa mattina da un grosso tubo all’interno dello stabilimento dell’Ilva.

Nonostante l’emergenza continui, Taranto, di recente, era scomparsa dalle cronache: nessun accenno dai telegiornali nazionali sul processo “Ambiente Svenduto”- che avrebbe dovuto svolgersi lo scorso venti ottobre ed è stato rinviato al primo dicembre per un difetto di notifica – pochi, approssimativi riferimenti sulla stampa cartacea, qualche notizia fugace sul web (soprattutto da siti locali). Solo oggi, dopo mesi di silenzio, si ritorna a parlare della città dei due mari.

Prevedibili, tra l’altro, sono state, a poche ore di distanza dalla morte dell’operaio di Massafra, la dichiarazione del presidente della Regione Puglia – Michele Emiliano – e l’indizione dello sciopero da parte dei sindacati degli operai dell’Ilva e delle ditte appaltatrici: tutti hanno annunciato a gran voce la necessità di nuove misure di sicurezza, riforme e decreti legge, in un rimbalzo di colpe e retorica che va ormai avanti da molti, troppi anni. Le solite lacrime di coccodrillo, dunque, versate a tragedie avvenute.

Da venerdì il mondo si indigna, più che giustamente, per ciò che è accaduto a Parigi nella notte che potremmo definire la più buia e tragica di tutto il duemilaquindici. Siamo tutti sconvolti, inorriditi, profondamente addolorati per la follia omicida che si è scatenata contro persone inermi, brutalmente uccise proprio nei luoghi (al ristorante, allo stadio, ad un concerto) dove, semplicemente, tutti ci rechiamo, di solito, per dimenticare la mostruosità che c’è nel mondo.

Ma dov’è lo sdegno, dove sono le proteste quando le logiche di mercato e la sete di denaro causano un massacro altrettanto feroce? La maggior parte degli italiani tace di fronte alle malattie e alle morti professionali, forse perché di minore “impatto” rispetto a quelle causate da un attentato terroristico.

In teoria, comunque, dove non arrivano i cittadini, dovrebbero arrivare le istituzioni. A Taranto, invece, lo Stato è inadempiente, si nasconde, non c’è. Non attua misure, non mantiene le promesse. A Taranto, dunque, lo Stato che fa? “Si costerna, s’indigna, s’impegna/poi getta la spugna con gran dignità…”.

Nicolina Di Gesualdo

Legamjonici esprime il proprio cordoglio per la famiglia dell’operaio vittima di Stato.