Ambiente svenduto, la storia infinita

Pubblicato: 9 dicembre 2015 in Le collaborazioni
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Foto di Daniela Spera

Oggi si sarebbe dovuta svolgere la prima udienza del processo “Ambiente Svenduto”, ma è tutto da rifare, a causa di un vizio di forma del verbale. E il processo va a passo di gambero.

di Nicolina Di Gesualdo.

La storia giudiziaria di Taranto sembra davvero non avere fine. Oggi, 9 dicembre, si è svolta l’udienza del processo “Ambiente Svenduto” in Corte d’Assise e già nei mesi scorsi il processo era stato rinviato, per ben due volte, a causa di un difetto di notifica ad alcuni imputati e per uno sciopero nazionale della categoria degli avvocati. Durante il dibattimento il procuratore aggiunto, Pietro Argentino, ha oggi sollevato eccezione di nullità del verbale ex art.142 c.p.p. redatto nell’udienza dello scorso 23 luglio (presidiata dal gup Vilma Gilli). In sostanza, nel verbale in questione non era stato trascritto il nome dell’avvocato che sostituiva i colleghi assenti e assisteva d’ufficio alcuni imputati. Se apriamo il codice di procedura penale, l’art 142 recita: “Salve particolari disposizioni di legge, il verbale è nullo [177] se vi è incertezza assoluta sulle persone intervenute o se manca la sottoscrizione [110] del pubblico ufficiale che lo ha redatto.” Il vizio dell’atto (in questo caso il verbale) diviene rilevante, dunque, solo se va ad incidere su elementi minimi ed irrinunciabili, che sono individuati nell’incertezza assoluta degli intervenienti e nell’omessa sottoscrizione.

Dopo essersi ritirata brevemente in Camera di Consiglio, la Corte ha stabilito la nullità assoluta – mentre la Procura chiedeva la “nullità relativa”, sanabile con una semplice ordinanza – del decreto che dispone il giudizio e invierà di nuovo gli atti al gup. Una decisione senz’altro rigorosa, quella presa dalla Corte, considerando, da un lato, il rischio che alcuni reati contestati vadano in prescrizione e, dall’altro, il fatto che probabilmente sarà un altro magistrato a dover procedere alla fissazione di una nuova udienza preliminare, dato che il giudice Gilli si è già pronunciato. Secondo una precedente decisione della Corte di Cassazione (Cass. Sez. I, 19.12.1990), tra l’altro, sappiamo che “l’omessa indicazione, nel verbale di udienza, delle generalità dei difensori dell’imputato non è causa di nullità, salvo che, per effetto dell’omissione, si ravvisi incertezza assoluta sul fatto che l’imputato stesso sia stato effettivamente assistito”, conclusione, evidentemente, a cui è pervenuta la Corte.

Fatto curioso, considerando la presenza dell’avvocato in udienza – il quale ha anche affermato di “non ricordare di avere avuto comunicazione del procedimento” –, è la trascrizione del suo nome nella sentenza dello stesso gup Gilli e il fatto che solo ora sia stato rilevato questo vizio di forma, a distanza di cinque mesi dalla precedente udienza.

Possibile che per un cavillo burocratico – perché di questo si tratta – un processo di tale portata e gravità debba ripartire da zero? Com’è ormai noto, i molteplici reati contestati vanno dall’avvelenamento delle acque o di sostanze alimentari all’associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, dal getto pericoloso di cose, all’omissione di cautele sui luoghi di lavoro, che hanno causato, tra gli altri, due ‘morti bianche’, alla concussione, oltre a falsa testimonianza e favoreggiamento.

La sensazione che qualcosa non quadri e che ci sia una volontà di far, a mano a mano, cadere i reati in prescrizione si avverte ormai da mesi e questa decisione non ha fatto altro che confermarla. Ora, infatti, dovremo attendere che il nuovo gup esamini gli innumerevoli documenti del maxiprocesso, mentre, nel frattempo, a Taranto, le persone continuano ad ammalarsi e a morire, inesorabilmente.

Chi è Nicolina Di Gesualdo:

nicolina

Facoltà di Giurisprudenza, Università di Macerata.

Scrive di ambiente, diritti civili e musica. Crede che una corretta informazione sia essenziale nella formazione della coscienza morale collettiva.

Collabora con il comitato Legamjonici.

 

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