Archivio per febbraio, 2016

foto mess referednumIl prossimo 17 aprile tutta Italia è chiamata alle urne a votare al referendum sulle trivelle. Votare “sì” è un dovere morale per preservare il nostro mare.

Di Nicolina Di Gesualdo.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto che ha ufficializzato il referendum sulle trivelle per il prossimo 17 aprile. In tale data i cittadini saranno chiamati a votare per l’abrogazione di una norma specifica, che consente le trivellazioni in atto “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”.

Votando “sì”, si provocherebbe, dunque, l’abrogazione di questa disposizione e si raggiungerebbe un risultato di straordinaria importanza per l’ecosistema marino: impedire ai petrolieri di sfruttare all’infinito il giacimento.

Inizialmente, com’è noto, i quesiti referendari erano sei, ma il governo ha recepito, nella legge di stabilità, tre quesiti, nel tentativo di rendere nullo il referendum. Inoltre, davanti alla Corte Costituzionale, pendono ancora due quesiti promossi dalle Regioni nei confronti del Parlamento e dell’Ufficio Centrale per il Referendum (Cassazione), che la Legge di stabilità non aveva soddisfatto. Nel caso l’esito del conflitto di attribuzione fosse positivo si voterebbe per altri due quesiti, uno relativo al piano delle aree e l’altro alla durata dei titoli in terraferma.

cosimo bonifacio

Foto di Cosimo Bonifacio

Com’è ormai noto, i progetti di prospezione di idrocarburi in mare vengono effettuati principalmente con la tecnica dell’air gun, che consiste in spari fortissimi e continui, ogni 5 o dieci minuti, di aria compressa che mandano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. Spesso, purtroppo, questi spari possono causare lesioni ai pesci e soprattutto la perdita dell’udito, aspetto estremamente grave per molte specie ittiche, che dipendono dal senso dell’udito per orientarsi, per accoppiarsi e per trovare cibo. L’utilizzo di questa tecnica può, inoltre, provocare danni a lungo termine anche in invertebrati marini, come nei granchi della specie Chionoecetes opilio, per i quali sono stati osservati danni ai tessuti (emorragie) e agli organi riproduttivi. È stata verificata, inoltre, la correlazione tra l’esplosione da suoni di elevata potenza generati durante indagini geosismiche condotte nel 2001 e nel 2003 (Repsol – Spanish oil company) in cui erano impiegati air-gun e lo spiaggiamento di calamari giganti sulle coste spagnole nei quali sono stati osservati danni ad organi interni. Come se non bastasse, sono noti episodi in cui i pescatori locali hanno riportato la presenza di pesci morti visti galleggiare in superficie nella zona dove era stata compiuta l’indagine.

foto di Luciana Caramia

foto di Luciana Caramia

Nel corso del convegno del 19 febbraio, organizzato da Legamjonici, sono state spiegate in maniera esaustiva le conseguenze che queste pratiche hanno sull’ecosistema marino. L’intervento della Dott.ssa Rossella Baldacconi è stato riportato su Inchiostro verde.it. Al convegno sono inoltre interventi Enzo Di Salvatore, costituzionalista, docente di diritto costituzionale presso l’Università di Teramo, esponente del Coordinamento Nazionale No Triv, che ci ha spiegato perchè votare ‘sì’ ed ha illustrato tutto il percorso del referendum; Rosanna Rizzi, Architetto, Esperta in pianificazione e progettazione del paesaggio, Coordinamento No Triv- Terra di Bari che con la relazione ”Istanze di ricerca nell’Adriatico e scelte governative in Europa”  ci ha parlato dei permessi di ricerca transfrontalieri. E’ inoltre intervenuta anche Rosanna Suozzi del Coordinamento No Triv della Basilicata, che ci ha ricordato quanto sia importante andare a votare soprattutto per dovere civile e morale. Ha moderato: Daniela Spera, PhD in Scienze Farmaceutiche, specializzata in chimica organica, responsabile del Comitato Legamjonici e portavoce del Movimento Stop Tempa Rossa.

IMG_6901Cosa singolare, proprio all’indomani del convegno Shell comunicava di rinunciare alle sue mire nel Golfo di Taranto, evidenza, questa, di un primo ‘effetto referendum’. Il commento del coordinamento nazionale alla notizia non si fa attendere: non c’è alcun dubbio che il recepimento del quesito relativo alle riperimetrazioni, indotto dalle proposte referendarie, ha scoraggiato Shell, almeno per il momento. Shell smentisce ma il coordinamento nazionale no triv successivamente rincara la dose:

Incredibile scoperta della Shell: la rinuncia non è effetto del referendum.

Dopo l’appuntamento a Roma dello scorso 14 febbraio, dove si è tenuta la seconda Assemblea Nazionale del Coordinamento Nazionale No Triv, la campagna referendaria, coordinata dalla società civile, ha avuto come luogo di esordio la città di Taranto nel corso del convegno organizzato da Legamjonici il 19 febbraio scorso.

La campagna referendaria non si ferma e prosegue in tutta la Puglia con l’intento di costituire i comitati referendari territoriali.

In vista del Referendum del 17 aprile prossimo, per cui è necessario Votare Sì se i cittadini italiani vogliono abrogare una norma specifica che riguarda le trivellazioni in mare, è stata organizzata dal Coordinamento No Triv-Terra di Bari un’ assemblea regionale alla quale parteciperanno comitati e associazioni dislocati sul territorio pugliese, al fine di ragionare sulle modalità e forme con cui proseguire il percorso “Verso il SÌ” del referendum popolare abrogativo. Il quesito referendario chiede di abrogare la norma che prevede, per le autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate, una durata pari alla vita utile del giacimento.

L’Assemblea è aperta a tutte le realtà associative, sociali ed economiche della Puglia che vogliono impegnarsi nella campagna referendaria a tutela del mare e turismo pugliesi e si terrà domenica 28 alle ore 16,00 a Bari in via Borrelli 32. Il Comitato Legamjonici di Taranto e il Movimento Stop Tempa Rossa saranno presenti all’assemblea per costruire un percorso condiviso nel territorio pugliese.

Per queste e per mille altre ragioni, il 17 aprile votiamo tutti “sì” per abrogare la norma specifica e per lanciare un messaggio inequivocabile contro la politica energetica italiana che si potrebbe definire “fossilizzata”, sia da un punto letterale che metaforico.

Aderite alla campagna referendaria per fermare le trivelle: basta scrivere una semplice mail a legamionici@gmail.com e verrete inseriti automaticamente nel gruppo google “Referendum no triv – vota sì” costantemente aggiornato con dati e informazioni utili sul referendum.

Combattiamo per il nostro mare, meta di turismo da tutto il mondo e patrimonio mondiale, da cui, tra l’altro, dipende il sostentamento di decine di migliaia di famiglie.

Lasciamo che il nostro mare Adriatico continui ad essere “il mare mosso da un tremolio sempre uguale e continuo, rispecchiando la felicità diffusa del cielo pareva come frangerla in miriadi di sorrisi inestinguibili” descritto da Gabriele D’Annunzio nel romanzo “Il Trionfo della Morte”.

 

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IL GOVERNO BRUCIA 360 MILIONI DI EURO E BOICOTTA IL REFERENDUM NO TRIV PERCHE’ SA DI PERDERE LA BATTAGLIA CONTRO LE TRIVELLE.

Nel Consiglio dei Ministri di ieri sera, il Governo ha fissato la data per il voto referendario al prossimo 17 aprile, non accogliendo così la richiesta avanzata dalle Associazioni e dai Comitati ambientalisti, dalle Regioni e dai Parlamentari di accorpare il referendum alle prossime elezioni amministrative. In questo modo, il Governo decide di buttare via circa 360 milioni di euro di denaro pubblico. Ed è paradossale che nello stesso Consiglio dei Ministri di ieri si sia deciso, per un verso, di bruciare 360 milioni di euro e, per altro verso, di rinviare l’adozione di un provvedimento finalizzato all’erogazione di un indennizzo in favore dei risparmiatori truffati da Banca Etruria, per un importo pari a 200 milioni di euro. La campagna referendaria si aprirà formalmente solo con il decreto di indizione del Capo dello Stato e solo a partire da quel momento i mezzi di comunicazione di massa saranno tenuti a concedere ai delegati regionali gli spazi previsti. D’altra parte, dinanzi alla Corte Costituzionale pendono ancora due conflitti di attribuzione promossi dalle Regioni nei confronti del Parlamento e dell’Ufficio Centrale per il Referendum (Cassazione), che la Legge di stabilità non aveva soddisfatto. Nel caso l’esito del conflitto di attribuzione fosse positivo si voterebbe per altri due quesiti, uno relativo al piano delle aree e l’altro alla durata dei titoli in terraferma. Il Coordinamento Nazionale No Triv si appella al Capo dello Stato Mattarella osservando: – che l’Election Day è assolutamente necessario al fine di risparmiare 360 milioni di euro; – che dinanzi alla Corte costituzionale pendono ancora due conflitti di attribuzione e che, qualora il giudizio della Corte dovesse essere positivo, il referendum potrebbe svolgersi su tre quesiti e non solo su uno; diversamente vorrebbe dire che nel 2016 gli italiani saranno chiamati alle urne ben cinque volte: per i due referendum abrogativi (1+2), per le elezioni amministrative (+ballottaggio) e per il referendum costituzionale; – che la decisione del Governo costituisce uno schiaffo alla democrazia, in quanto, stabilendo che si vada al voto in tempi così ravvicinati, non consente che gli elettori siano adeguatamente informati sul referendum; – che – al di là del voto che gli italiani potrebbero esprimere sul quesito referendario – la decisione assunta ieri contiene in sé un chiaro obiettivo: il boicottaggio del referendum, e cioè il non raggiungimento del quorum.

Roma, 11 febbraio 2016 – Coordinamento Nazionale No Triv

 

LOCANDINA AGGIORNATA convegno  19 febbraio

‘NO TRIV’ SIGNIFICA:
-no alla devastazione delle risorse naturali
-no alla politica energetica basata sul fossile
-no alle scelte imposte da un governo sordo alle istanze territoriali

VENERDI 19 febbraio, alle ore 17.00, presso il Centro Polivalente Giovanni Paolo II, in via Lisippo 8 a Taranto cercheremo di capire insieme le ragioni del sì al Referendum No Triv. Seguirà un dibattito.
Con noi ci sarà Enzo Di Salvatore, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Teramo e autore dei quesiti originari per il Referendum No Triv che sta facendo tremare il governo italiano. E’ esponente del Coordinamento Nazionale No Triv.
Interverranno:

Rossella Baldacconi, PhD in Scienze ambientali
Rosanna Rizzi, Architetto, Esperta in pianificazione e progettazione del paesaggio, Coordinamento No Triv- Terra di Bari
Esponenti del Coordinamento No Triv della Basilicata.

Modera:

Daniela Spera, PhD in Scienze Farmaceutiche, specializzata in chimica organica, responsabile del Comitato Legamjonici e portavoce del Movimento Stop Tempa Rossa.
E’ impegnata nelle maggiori vertenze ambientali a Taranto: Ilva, Eni, Tempa Rossa.
Invitati ad intervenire: cittadini, comitati, associazioni, esponenti politici e organi di stampa.

DPP_7Il prossimo 5 febbraio presso la S.v.t.a.m. a Taranto, si terrà a partire dalle ore  9.00, l’udienza preliminare del processo “Ambiente Svenduto”, rinviato lo scorso  9 dicembre a causa di un cavillo giudiziario.

Di Nicolina Di Gesualdo

Nonostante il processo “Ambiente Svenduto” fosse ormai cominciato in Corte d’Assise, com’è ormai noto, dopodomani si ripartirà da zero. Ricordiamo che la causa di questo inaspettato restart sono stati una serie di difetti formali –  la mancata puntualizzazione dei reati contestati e la mancata trascrizione del nome del difensore d’ufficio di alcuni imputati, Vincenzo Vozza –, dettagli ritenuti rilevanti ai fini della continuazione del procedimento e che hanno causato un “effetto domino” devastante su tutti gli accertamenti fino a quel momento compiuti, rendendoli pressoché privi di significato. Tutto daccapo, tutto da rifare, insomma, ma di fronte ad un altro gup, poiché il precedente, Vilma Gilli, si è già pronunciato. La speranza che, questa volta, non vi verifichino ulteriori intoppi è condivisa,  speranza che continua a traballare, visti le recenti interruzioni.

Nel frattempo, l’Ilva continua a generare contrasti (e, ovviamente, ad inquinare). Lo scorso 25 gennaio, infatti, si è svolta la protesta dei lavoratori, guidata da Fiom-Cgil, nel tentativo di rivendicare il rispetto dell’Accordo di programma siglato nel 2005, dopo la chiusura dell’ultimo altoforno di Cornigliano. Il patto, infatti, prevedeva che venisse attuato un percorso di continuità occupazionale e del reddito, ma l’azienda, dopo che è stato bloccato un primo emendamento alla legge di stabilità che avrebbe dovuto stanziare i fondi per integrare il reddito dei lavoratori al 70%, circa 10 milioni in due anni, ha fatto sapere che non potrà mantenere questo impegno. Alle mobilitazioni dei lavoratori di Genova si aggiungerà, il prossimo 10 febbraio quella dei dipendenti del sito di Taranto, con l’obiettivo di ottenere chiarezza sulla cessione dello stabilimento e di altre sette aziende del gruppo Ilva. In particolare, i lavoratori intendono sollecitare la difesa dei posti di lavoro, il rilancio industriale e la prosecuzione della bonifica ambientale. Tutte nobili intenzioni ma nei fatti irrealizzabili. Già dal 9 febbraio, comunque, è prevista una mobilitazione a Bari in occasione della convocazione dei sindacati da parte dell’assessorato regionale al Lavoro.

Inoltre la Commissione Ue ha avviato un’indagine “approfondita” per stabilire se il sostegno dallo Stato italiano all’Ilva rispetti le norme sugli aiuti di Stato. Nel mirino ci sono i circa 2 miliardi concessi in diverse tranche al siderurgico per le attività ordinarie e il rilancio, dunque non quelli finalizzati a mettere in regola il gruppo con le norme sulla riqualificazione ambientale.

Intanto il decreto Ilva che il Governo aveva varato il 4 dicembre – il cui punto centrale consisteva nella cessione di azienda a terzi – è diventato legge e, sino al 10 febbraio prossimo si potranno presentare le manifestazioni di interesse per l’acquisto del siderurgico. L’Ilva, in parole povere, è stata ufficialmente messa all’asta, con tutti i rischi che questo può comportare. La legge inoltre ha predisposto per l’Ilva una somma di ben 1,1 miliardi di euro, così divisa: 300 milioni sotto forma di prestito affinché l’azienda governi la fase di transizione e provveda alla gestione corrente, stipendi compresi, e 800 milioni per la bonifica ambientale. Non sono però donazioni: i 300 milioni dovranno essere restituiti da chi acquisterà l’azienda.

Il premier Renzi ha recentemente dichiarato: “Faremo tutto ciò che serve per salvare l’Ilva”. La domanda che a noi sorge spontanea, però, è la seguente: i cittadini chi li salva?