Archivio per giugno, 2016

Intervista a Maria Delia Picuno, mamma di Leoluca, ammalatosi a soli quattordici anni di una rara forma di tumore.

di Nicolina Di Gesualdo.

I veleni dell’Ilva non risparmiano niente e nessuno. Penetrano nei terreni, nei campi coltivati, in ogni corso d’acqua. Si intrufolano in ogni casa, fanno ammalare gravemente bambini, donne e uomini di qualsiasi età e distruggono intere famiglie, ribaltandone la serenità un tempo imperturbabile. Qualche anno fa,  gli stessi tarantini dubitavano che tutto questo potesse dipendere da quella che è stata definita “l’acciaieria più grande d’Europa”. Nel 2012, invece, l’equazione Ilva-malattia-morte ha iniziato a diventare un’amara certezza: vengono infatti resi noti gli esiti delle due perizie disposte dal Gip Todisco, dalle quali viene riscontrata una connessione tra le malattie, le morti causati da tumori e l’inquinamento prodotto dallo stabilimento siderurgico. Nonostante nella perizia si legga che “l’esposizione continuata agli inquinanti […] emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e morte”, la mancanza di prevenzione e le politiche non efficaci, cautelative unicamente del profitto e della libertà di iniziativa economica, non ignorano il carico annuale dei decessi e delle malattie, ma lasciano tuttora la popolazione a se stessa, a combattere ogni giorno con la paura di ammalarsi e di non farcela. Un terrore condiviso anche da Maria Delia Picuno, mamma di Leoluca, giovane tarantino ammalatosi di sarcoma al polpaccio ad appena quattordici anni, ora guarito.

Mi racconta come avete scoperto della malattia di suo figlio?

Nel settembre del 2011 ha cominciato ad avere piccoli dolori al polpaccio, ma pensavamo fossero dei crampi. I dolori erano intermittenti, andavano a periodi. Poi nel 2012 sono diventati fortissimi e continui. Dopo due settimane di indagini diagnostiche all’ospedale di Taranto, ci hanno suggerito di andare a Bologna, perché a Taranto non c’era un ortopedico oncologico. Siamo partiti dalla sera alla mattina e, da lì a pochi giorni, abbiamo avuto il responso di sarcoma delle parti molli, un tumore molto raro, che si verifica soprattutto nelle persone ultrasessantenni. A Bologna ci hanno fatto seguire un protocollo europeo, lo hanno curato e lo hanno operato. Mio figlio ha fatto sette cicli di chemio e trentatré di radioterapia, durante i quali siamo stati costretti a trasferirci a Bologna, perché necessitava di terapie molto specifiche e faceva cicli ogni diciassette giorni. In quel periodo siamo stati costretti ad abbandonare il lavoro, abbiamo avuto molti problemi in merito. In più ho altri due figli piccoli, che spesso dovevo lasciare a casa. Ora Leoluca sta bene e facciamo controlli più dilazionati, sempre a Bologna. L’ultimo è stato fatto il 12 maggio scorso.

Lei ha raccontato quei giorni difficili, di grande sofferenza e apprensione, in un libro che ha intitolato “Diario dei giorni sospesi”. Da dove è nata l’idea del libro? Perché questo titolo?

Ho sempre avuto l’abitudine di prendere appunti e ho scritto qualche riflessione durante la malattia di mio figlio. Cartelle cliniche alla mano, ho cominciato a ricordare attimo per attimo, perché temevo di dimenticare quello che stava accadendo e non potevo permettermelo. Ho altri due figli e devo tenere accesa la consapevolezza, non posso abbassare la guardia. Inoltre ho voluto scrivere questo libro come testimonianza: ci sono, infatti, altri bambini e ragazzi che combattono nel silenzio e nell’indifferenza generale. Da questi appunti iniziali e con queste motivazioni, è venuto fuori “Il diario dei giorni sospesi”. La sensazione più forte era quella di vivere in un limbo, di essere sospesa, perché, quando affronti una simile situazione, la vita si ferma e ci si concentra solo ad affrontare la malattia. Tutto il resto passa in secondo piano.

Immagino abbia provato anche molta rabbia in quei giorni…

La rabbia è venuta fuori piano piano, dopo il primo impatto. Siamo tornati a casa dopo circa sei settimane, perché mio figlio ha avuto una complicazione nell’inserimento del CVC (catetere venoso centrale, ndr) a Bologna ed è andato in coma. Quando siamo rientrati a Taranto, la prima cosa che mi ha destato rabbia è stato risentire l’odore dell’Ilva e rivedere quella famosa polvere (polvere tossica, contenente metalli pesanti, ndr) depositata in balcone, in casa, che prima scambiavamo per semplice pulviscolo. E dire che noi abitiamo anche abbastanza lontano dall’Ilva.

Suo figlio era molto giovane all’epoca, appena adolescente. Con quale stato d’animo ha affrontato un simile calvario?

Leoluca ha affrontato benissimo le cure, un po’ per l’incoscienza dell’età, un po’ per carattere. È un inguaribile ottimista, sempre sorridente. Successivamente però, quando ormai il peggio era passato, ci ha confidato la sofferenza che ha provato nel non poter più giocare a calcio. Era la sua passione più grande e vi ha dovuto rinunciare. Adesso non segue neanche più le partite come faceva un tempo, perché guardarle lo farebbe soffrire e ripenserebbe a tutto quello che ha dovuto affrontare.

Purtroppo molte famiglie scoprono di avere un parente o una persona cara gravemente malata. Che consiglio si sente di dare a queste persone, dopo una simile esperienza?

Innanzitutto di rivolgersi a strutture specializzate. Noi stiamo raccogliendo firme per avere un centro specializzato qui a Taranto, anche se non so quanto sarà possibile, perché non ci sono fondi. Mi sento di dire anche questo: non perdete la speranza, perché la medicina fa passi da gigante e i problemi si affrontano meglio di una volta, sicuramente. Io in questi ultimi quattro anni non solo ho affrontato questo calvario con mio figlio, ho perso tante persone care. Ma è inutile abbattersi. Bisogna farsi forza e andare avanti.

L’Ilva dal giorno del sequestro (26 luglio 2012, ndr) non ha mai smesso di funzionare e continua ad inquinare. Perché secondo lei, nonostante la città sia in piena emergenza sanitaria, lo stabilimento siderurgico non smette di produrre?

Io mi sono data una spiegazione di ordine istituzionale.. Inoltre in questi anni il Governo ha varato decine di decreti “Salva-Ilva”, che hanno guardato solo ad interessi politici e mai a quelli dei cittadini. Il sindaco dovrebbe per primo tutelare la salute dei cittadini e se per primo lui non ci riesce è grave. Siamo tutti molto delusi dalle Istituzioni, abbiamo perso la fiducia. Ci sentiamo abbandonati, anzi, siamo orfani. Speriamo che qualcosa cambi, al più presto.

 

 

Image result for chimicaSarcoma dei Tessuti Molli. Tumore raro. Colpisce con picco di incidenza intorno ai 50 anni di età. L’incidenza annuale è circa di 3/100.000 persone. Nei Sarcomi dei Tessuti Molli sono state trovate alcune mutazioni geniche: queste mutazioni del DNA vengono solitamente acquisite, ma raramente, possono anche essere trasmesse per via ereditaria. Tra le possibili cause di mutazione genica vi sono: – esposizione a radiazioni ionizzanti– esposizione a sostanze chimiche, quali cloruro di vinile, diossina ed alcuni pesticidi.

Per raccontarci la tua storia scrivi a : legamionici@gmail.com

Annunci

DPP_0004Dal luglio 2012, anno in cui è scoppiato -mediaticamente parlando- il caso Ilva, le vicende e i provvedimenti legislativi che hanno riguardato l’acciaieria hanno subìto una serie di modificazioni a cui anche il più esperto giurista fa fatica a stare dietro.

di Nicolina Di Gesualdo.

Oggi si è svolta l’ennesima udienza, dopo che nella scorsa era stato eccepito dalla difesa di Cesare Corti un difetto di notifica all’imputato, accolto parzialmente dal giudice.

Anche oggi, ulteriore rinvio dell’udienza al 18 luglio: la Corte d’Assise, presieduta dal giudice Michele Petrangelo, ha infatti accolto la richiesta di rinvio per motivi sanitari dei legali di Fabio Riva, figlio del patron Emilio (deceduto nel 2014, ndr).

Un differimento che era già nell’aria e che non fa che allungare ulteriormente i tempi di un processo partito a rilento, anche se Petrangelo, in qualità di presidente della Corte, ha affermato di voler celebrare il processo in tempi rapidi: sono sei, infatti, le udienze già fissate per luglio e, a partire da settembre, si svolgeranno, secondo quanto affermato dal giudice, tre udienze a settimana.

L’ultimo decreto “Salva-Ilva”, il decimo per l’esattezza, è entrato in vigore lo scorso 31 maggio. Il Consiglio dei Ministri infatti, su proposta dei ministri dello sviluppo economico Carlo Calenda e del ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, ha approvato il decreto legge che interviene sulle norme dedicate al procedimento di gara per il trasferimento a terzi di Ilva, avviato lo scorso gennaio. “Si tratta di norme tecniche a carattere interpretativo o di disposizioni di procedura necessarie per perfezionare il percorso delineato al fine di assicurare la necessaria centralità alla valutazione del Piano Ambientale collegato alle offerte degli interessati.” – si legge nella motivazione – in particolare, il Dl prevede che: al momento del deposito delle offerte da parte degli interessati entro il 30 giugno 2016, le eventuali proposte di modifica del Piano Ambientale avanzate dagli offerenti saranno vagliate preliminarmente a ogni altra componente dell’offerta da un comitato di esperti nominato dal ministro dell’Ambiente, che si esprimerà nel termine di 120 giorni dall’insediamento. Il parere verrà quindi comunicato agli offerenti, che provvederanno, se del caso, ad adeguare le loro offerte. La ratio del provvedimento – viene precisato nella relazione illustrativa – risiede nell’esigenza di evitare l’aggiudicazione ad un offerente senza prima aver vagliato la qualità dei diversi piani ambientali; solo successivamente, verranno valutate le offerte economiche associate ai piani ambientali considerati ammissibili. Tale valutazione verrà compiuta anche con l’ausilio di un perito indipendente che confermi la congruità di mercato delle offerte. Si procederà quindi all’aggiudicazione e all’adozione del piano ambientale definitivo”. Innanzitutto il piano di risanamento ambientale dell’Ilva verrà posticipato al 2019, quindi di ulteriori diciotto mesi rispetto al termine del 30 giugno 2017, che era già stato frutto di una proroga.

Sempre secondo il decreto, l’acquirente dell’Ilva non dovrà più restituire allo Stato il prestito ponte da 300 milioni di euro, come previsto dal decreto Guidi dello scorso gennaio, e concesso per garantire la prosecuzione delle attività, continuando il risanamento ambientale nelle more della procedura di trasferimento. Ora sarà l’Amministrazione Straordinaria a restituirlo, con gli interessi di mercato, e il debito sarà “anteposto agli altri della procedura” rendendo ancora più precaria la posizione dei creditori non assistiti da privilegio. Al nuovo acquirente viene, poi, concessa la stessa immunità penale, civile e amministrativa, riconosciuta ai commissari straordinari “per le condotte poste in essere in attuazione del Piano Ambientale”. Considerando anche che, se si fossero rispettati i tempi previsti in origine, il presunto ‘risanamento’ del siderurgico, ammesso che sia possibile, doveva essere fatto entro il 4 agosto 2016, questo decreto risulta essere l’ennesima disposizione a tutela della produzione dello stabilimento, oggetto di un’impugnazione davanti alla Corte Costituzionale da parte della Regione Puglia.

Nel frattempo, mentre è ancora in corso il processo, il nostro Paese risulta ufficialmente sotto processo davanti alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con l’accusa di non aver protetto adeguatamente la vita e la salute di 180 cittadini di Taranto. L’istanza alla Corte era stata presentata, nel 2013 da Daniela Spera (Legamjonici) e successivamente nel 2015 da altri ricorrenti.

L’accusa per lo Stato Italiano è di non aver adottato tutti gli strumenti giuridici e normativi necessari per garantire la protezione dell’Ambiente e della salute, soprattutto alla luce dei risultati dello studio “Sentieri” dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) e della perizia epidemiologica realizzata dagli esperti incaricati dal tribunale di Taranto agli inizi dell’inchiesta.

Il ricorso, inoltre, si fonda anche sulla presunta violazione degli artt. 2, 8 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ricorso per il quale, tra l’altro, in seguito alla richiesta del Governo italiano, la Corte Europea ha deciso di prorogare al 30 settembre 2016 (di circa tre mesi) il termine per la presentazione delle osservazioni in merito ai ricorsi presentati da 180 tarantini.

Ieri su tutti i giornali è uscita la notizia che un’altra inchiesta ha travolto la società dei Riva, proprio ora che è in corso la vendita della stessa, di cui si è precedentemente parlato. Secondo le indagini della polizia provinciale, infatti, nel 2012 l’Ilva avrebbe fatto “plurime spedizioni di transfrontaliere di rifiuti costituiti dalla loppa d’altoforno verso il Brasile, in assenza delle garanzie e delle formalità previste dalla normativa dello Stato ricevente”.

Nello specifico, l’inchiesta riguarda quattro spedizioni, la prima da quasi cinquantamila tonnellate del 21 giugno 2012, solo un mese prima che si aprisse l’inchiesta “Ambiente Svenduto”, le seconde invece partirono a settembre, quando l’intera dirigenza era inquisita, la quarta a novembre dello stesso anno. Che l’Ilva inquini e uccida, dunque, non è un mistero per nessuno. Ci auguriamo solo che venga accertato una volta per tutte e che ci sia giustizia per i cittadini e i bambini di Taranto.

Anche se, forse, “giustizia” non è il termine più appropriato per definire un eventuale risarcimento o una rigorosa misura penitenziaria. Non saranno mai sufficienti a rincuorare i genitori e i parenti di tutti i morti a causa dell’inquinamento. “Giustizia per Lorenzo non ci sarà mai, ma sicuramente bisogna evitare che accada ad altri”, ci ha detto durante una chiacchierata Mauro Zaratta, il padre del piccolo Lorenzo, deceduto a soli cinque anni nel luglio 2014 dopo una lunga malattia e altrettante dolorose cure di chemioterapia. Il tumore di Lorenzo (e di molti altri bambini di Taranto) è stato causato dall’inquinamento? È una domanda a cui ancora non c’è risposta. Eppure i consulenti tecnici del legale difensore della famiglia Zaratta sostengono che nel cervello di Lorenzo c’erano “numerosi corpi estranei” tra cui ferro, acciaio, zinco e persino silicio e alluminio, sostanze che non dovrebbero esserci. Ciò che sappiamo è che non si può più restare fermi ad aspettare, non si può restare inerti, perché in questo momento altre persone si stanno ammalando o, peggio, stanno perdendo la vita. E pensare che, ancora oggi, c’è chi sostiene che l’Ilva non inquina e che ha sempre rispettato la legge. Una legge che stenta a fare chiarezza sul nesso di causalità. Intanto ArcelorMittal lancia una proposta: cambiare l’AIA in modo che l’‪Ilva rispetti i requisiti richiesti, che tradotto significa ‘proporremo un’AIA ad hoc perché così com’è non può essere applicata ad un catorcio inquinante, va resa a misura d’Ilva’. La storia si ripete, gli inganni si ripetono.

referendumCom’è noto, il testo del disegno di legge di riforma costituzionale approvato alla Camera dei Deputati il 12 aprile 2016 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016. Una riforma promossa da Maria Elena Boschi, 35 anni,  Ministra per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento, con delega all’attuazione del Programma di Governo,  nel Governo Renzi, dal 22 febbraio 2014.

Il prossimo ottobre saremo chiamati ad esprimerci sull’approvazione o meno delle riforme proposte. Tra le tante discutibili proposte vi è anche quella relativa al titolo V. In particolare, le modifiche previste nella parte II della Costituzione, con l’art.31 (modifica dell’articolo 117 della Costituzione), pubblicamente passano sotto traccia e non vengono sufficientemente discusse.

Ma occorre metterle in evidenza perché puntano ad annullare ogni forma di partecipazione effettiva della popolazione locale alle decisioni finali riguardanti progetti devastanti per i territori nei quali potrebbe essere prevista la loro realizzazione. Laddove oggi alcuni passaggi dell’iter autorizzativo per la realizzazione di progetti di questo tipo sono di competenza Stato-Regione, perché materie di legislazione concorrente, con la riforma costituzionale passeranno direttamente nelle mani del Governo. Parliamo di progetti petroliferi, di infrastrutture per il trasporto di gas e petrolio, di scelte in materia energetica. Per intenderci, non potremmo più condurre battaglie territoriali facendo pressione sulle amministrazioni locali, in particolare quelle regionali, in quanto prive di effetti politici concreti. No Tap, No Triv, No Tempa Rossa, oggi, se la riforma fosse già in vigore, lotterebbero contro un nemico davvero fuori portata. Se oggi è ancora possibile bloccare progetti impattanti, sotto l’aspetto ambientale e paesaggistico, attraverso l’ interlocuzione con gli enti locali- quando disposti ad ascoltare- e mediante i mezzi legislativi a nostra disposizione, in futuro questo potrebbe non essere più possibile, se dovesse passare la riforma costituzionale. Persino la direttiva Seveso la cui applicazione è oggi affidata al Comitato Tecnico Regionale, per le infrastrutture strategiche, le grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale, potrebbe diventare, per queste opere, materia di esclusiva competenza legislativa statale. Ed é estremamente improbabile che il governo centrale ascolti le istanze territoriali. I fatti dimostrano che il governo intende assecondare ragioni privatistiche. Anche per questo occorre votare NO.

voto no

Di seguito riportiamo alcuni punti che riguardano le modifiche del titolo V con l’inserimento dell’esclusiva competenza dello Stato in materia energetica. Il testo di legge, approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera, riguarda: «Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione». A seguire l’attuale testo della Costituzione.

TESTO FUTURO

Capo IV

MODIFICHE AL TITOLO V DELLA PARTE II DELLA COSTITUZIONE

Art.31

(Modifica dell’articolo 117 della Costituzione)

 1. L’articolo 117 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 117. – La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali. Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

[…]

v) produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia;

[…]

z) infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale.

TESTO ATTUALE

Art. 117

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Al referendum di ottobre, dunque, VOTA NO!

Per maggiori informazioni, visita il sito: http://www.iovotono.it/