Archivio per la categoria ‘Presentazione’

È una manifestazione nata da semplici cittadini, liberi da ogni bandiera politica! Ci sentiamo preoccupati dalla grave situazione in cui versa Taranto, vorremmo dare un segnale alla magistratura, che possa porre attenzione alle ultime richieste di patteggiamento del processo Ilva. Chiunque abiti a Taranto dovrebbe sentirsi coinvolto! Pensare che manifestare non serva a niente è un grosso errore. Facciamolo almeno per i nostri figli/nipoti: abbiamo il dovere morale di educarli e di spiegare loro cos’è la Giustizia, cerchiamo solo di chiedere che, anche a Taranto, venga rispettato il sacrosanto diritto alla salute. Pretendiamo che il governo non garantisca solo la produzione di acciaio, ma anche il futuro dei nostri figli. Lo chiederemo tutti a gran voce durante la manifestazione del 25 febbraio, anche gli operai che più di tutti rischiano la vita senza alcuna tutela né della salute né del lavoro.

Ecco alcune immagini della manifestazione:

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uova latteGli inquinanti presenti negli alimenti prelevati a Bucaletto sono simili a quelli rinvenuti dall’Arpa Puglia durante il monitoraggio della Sider.

Potenza come Taranto. Nella vicina Basilicata c’è allarme diossine e furani. In contrada Bucaletto, nell’ambito della raccolta fondi “Analizziamo la Basilicata” promossa dall’associazione di volontariato Cova Contro è stata raccolta la richiesta di un gruppo di cittadini che hanno donato fondi e tempo per capire lo stato di salute del luogo.

Per la matrice uova, il laboratorio ha rinvenuto: 95 pg/g(picogrammi/grammi) di diossine-furani per un valore di tossicità equivalente di 4,24 a fronte del limite UE di 3. Per il latte di capra rilevati 158 pg/g per una tossicità equivalente di 6,95 a fronte di un limite di legge europeo di 3, previa considerazione che il limite di 3 pg è stato emendato da una raccomandazione di tenerlo sotto i 2 pg per entrambi gli alimenti. Nei suoli campionati a ridosso della matrice uova il livello di diossine-furani si attesta a 3,92 a fronte di un limite per le aree residenziali di 10 (in altre nazioni questo limite rappresenta già una pesante contaminazione). Oltre ai microinquinanti organici, degni di nota sono i tenori dei metalli pesanti: nelle uova di Bucaletto il piombo era oltre 0,011 mg/kg, (limite di legge 0,02), il mercurio e l’arsenico, non normati, a 0,002 e a 0, 019. Il medesimo trittico di metalli pesanti lo rinveniamo in analoghe concentrazioni anche nel latte di capra. Nei suoli invece rilevate tracce di: pirene, benzoperilene e naftalene oltre ad altri idrocarburi policiclici aromatici non normati.

I valori di diossine e furani da noi ottenuti superano di gran lunga i tenori di inquinanti rilevati nel 2015 da Arpab nei campioni di latte e uova nell’area di Fenice, tenuto presente che nelle nostre analisi non sono stati ricercati i PCB. Diversi anche i punti di analogia tra le nostre analisi e quelle svolte dall’Arpa Puglia nell’ambito del monitoraggio della Sider Potenza sempre tra il 2013 ed il 2015, che attestavano pesanti deposizioni atmosferiche dei medesimi inquinanti, a Rione Betlemme oltre che a Bucaletto, con picchi di 44,33 pg di diossine/furani mentre l’Arpab nel 2003 riportava per l’area di Fenice valori di circa 1,6-2,1 pg.

L’articolo completo – con relativi allegati – potete trovarli su analizebasilicata.altervista.org, scritto da Giorgio Santoriello. Le informazioni sono a cura di:

Associazione Cova Contro: Giorgio Santoriello, Andrea Spartaco,Giusy Puppo

Isde Basilicata – Gian Paolo Farina

Potenza Attiva

 

Qui la replica di Arpab:

 

 

 

 

 

 

 

 

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Diossine e furani sono una famiglia di congeneri chimicamente diversi ma caratterizzati da una miscela di molecole che si distinguono in base al grado di clorurazione dei nuclei aromatici.

La struttura base delle diossine è costituita da due anelli aromatici (benzene clorurato) uniti da due ponti di ossigeno. La più nota e pericolosa è la TCDD (tetraclorurata):formula di struttura del TCDD

La struttura base dei furani è costituita da due anelli aromatici (benzene clorurato) uniti da un ponte di ossigeno. La più nota e pericolosa è la TCDF (tetraclorurata):formula di struttura

 

DPP_0004CABINA DI REGIA DELL’AREA SALENTINA ISTITUITA CON DGR 2496 DEL 30/12/2015 SULLA QUALITA’ DELL’ARIA. 

La Regione Puglia al fine di affrontare le problematiche connesse al controllo e miglioramento della qualità dell’aria, ha istituito, nel dicembre 2015, una cabina di regia alla scopo di unire competenze e conoscenze di enti e istituzioni.

Con il primo tavolo svoltosi l’8 luglio scorso, di cui pubblichiamo il verbale, sono stati stabiliti dei gruppi di lavoro ai quali aderire per lo svolgimento razionale e coordinato delle attività.

Anche il comitato Legamjonici, su espressa richiesta della responsabile, la Dott.ssa Daniela Spera, è stato inserito nel progetto e avanzerà le proprie proposte relativamente alle seguenti tematiche:

  1. Gruppo di Lavoro Piani di Risanamento;
  2. Gruppo di lavoro odorigeni;
  3. Gruppo di lavoro protocollo MATTM/ANCI/REGIONI e norme comparto aria, con particolare riferimento alla revisioni di proposte normative nazionali e comunitarie che incidono sul comparto aria;
  4. Gruppo di lavoro su pubblica sicurezza ed incolumità sanitaria.

Si resta in attesa del prossimo incontro.

#cabinaregiaqualitariareatabrle

 

 

DPP_0004Una delegazione della Commissione Ambiente, Sanità Pubblica Sicurezza Alimentare (ENVI) del Parlamento europeo ha incontrato le associazioni il 14 luglio 2016 a Taranto. Ecco l’intervento di Legamjonici.

In merito alla vicenda Ilva e al comportamento del governo che ha tutelato le ragioni del privato con i numerosi decreti ‘Salva-Ilva’, a discapito della salute della popolazione tarantina, il comitato Legamjonici ha reso noto di aver promosso nel 2013 il primo ricorso collettivo alla Corte Europea dei Diritti Umani con sede a Strasburgo, seguito da un altro ricorso nel 2015 presentato da altri ricorrenti. L’Italia è oggi sotto processo ed ha l’obbligo di presentare le proprie osservazioni entro il 30 settembre prossimo, in seguito all’ottenimento di una proroga.

Il comitato Legamjonici ha, inoltre, sottolineato che la Asl di Taranto non tutela la popolazione tarantina in quanto attua solo attività di osservazione e non di prevenzione. L’Asl confonde la misura della qualità dell’aria con il reale effetto che gli agenti tossici hanno sulla salute della popolazione e, riferendosi ai valori di legge, correla il rispetto dei limiti di legge di ossidi di azoto, benzene, monossido di carbonio, e gli attuali livelli di PM10 e di Benzo(a)pirene ad un miglioramento della qualità della vita della popolazione tarantina.

Citando quanto rilevato da Ferdinando Laghi, vice-presidente I.S.D.E. nazionale, il comitato ha specificato che i limiti di legge vengono di norma calcolati per una popolazione adulta e dunque l’impatto sui bambini, in relazione alla loro minore massa corporea, risulta diverso e generalmente superiore. Gli organismi in fase di sviluppo, inoltre, con particolare riferimento all’epoca gestazionale, risultano maggiormente suscettibili verso sostanze tossiche che fungono da “interferenti endocrini”, con effetti negativi sui meccanismi che sono alla base della regolazione ormonale.

Bandiera-Unione-Europea-409x240Relativamente ai PM10, viene contestata la posizione dell’Asl che sottolinea come i valori attuali, inferiori ai 25 μg/m3, siano una conquista dal punto di vista sanitario, dimenticando che la stessa Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha inserito le polveri sottili nel gruppo I, cioè fra i cancerogeni per l’uomo e che per quanto riguarda i metalli pesanti, in particolare Arsenico (As), Cadmio (Cd), Nichel (Ni) e alcuni Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), la Direttiva 2004/107/CE ha stabilito: ’Dai dati scientifici disponibili risulta che l’arsenico, il cadmio, il nickel e alcuni idrocarburi policiclici aromatici sono agenti cancerogeni umani genotossici e che non esiste una soglia identificabile al di sotto della quale queste sostanze non comportano un rischio per salute umana. L’impatto sulla salute umana e sull’ambiente è dovuto alle concentrazioni nell’aria ambiente e alla deposizione.’ Non esiste, dunque per queste sostanze, un “effetto soglia”, ossia una concentrazione al di sotto della quale se ne possano escludere effetti sulla salute. Infine, ma non ultimo per importanza, c’è da considerare come i limiti di legge, individuati per le singole sostanze, non tengano conto dell’azione sinergica e talora esponenziale che possono svolgere nel loro complesso.

Particolarmente preoccupante è la posizione della Asl di Taranto che nega l’attuale situazione di esposizione continuata, e dunque l’emergenza sanitaria in atto, sottolineando che le patologie tumorali future saranno frutto delle ‘pregresse esposizioni’ che ‘determineranno i loro effetti a lungo termine sulla salute dei cittadini anche negli anni a venire’. Dunque, secondo la Asl, oggi possiamo respirare a pieni polmoni anche nelle zone limitrofe allo stabilimento siderurgico, perché né oggi né domani subiremo danni per l’esposizione attuale.

E’, infine, singolare che la Asl affermi di essere in fase di valutazione degli effetti dei metalli pesanti sulla popolazione tarantina, lasciando intendere di condurre attualmente un’azione di mera osservazione e non di prevenzione. Il comitato ha concluso che lo stabilimento Ilva non potrà mai operare nel rispetto della salute umana, per le ragioni sopra spiegate ed ha, inoltre, fornito alla commissione copia del ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti Umani, oltre ad un corposo dossier che raccoglie quanto reso noto nel 2013, a Roma, presso il Ministero della Salute, da numerosi esperti nel corso del Workshop dal titolo ‘Clima, qualità dell’aria e salute respiratoria: situazione in Italia e prospettive’, in occasione dell’evento ‘2013-Anno europeo dell’aria’.

VIDEO DELL’INTERVENTO:

DPP_0004Dal luglio 2012, anno in cui è scoppiato -mediaticamente parlando- il caso Ilva, le vicende e i provvedimenti legislativi che hanno riguardato l’acciaieria hanno subìto una serie di modificazioni a cui anche il più esperto giurista fa fatica a stare dietro.

di Nicolina Di Gesualdo.

Oggi si è svolta l’ennesima udienza, dopo che nella scorsa era stato eccepito dalla difesa di Cesare Corti un difetto di notifica all’imputato, accolto parzialmente dal giudice.

Anche oggi, ulteriore rinvio dell’udienza al 18 luglio: la Corte d’Assise, presieduta dal giudice Michele Petrangelo, ha infatti accolto la richiesta di rinvio per motivi sanitari dei legali di Fabio Riva, figlio del patron Emilio (deceduto nel 2014, ndr).

Un differimento che era già nell’aria e che non fa che allungare ulteriormente i tempi di un processo partito a rilento, anche se Petrangelo, in qualità di presidente della Corte, ha affermato di voler celebrare il processo in tempi rapidi: sono sei, infatti, le udienze già fissate per luglio e, a partire da settembre, si svolgeranno, secondo quanto affermato dal giudice, tre udienze a settimana.

L’ultimo decreto “Salva-Ilva”, il decimo per l’esattezza, è entrato in vigore lo scorso 31 maggio. Il Consiglio dei Ministri infatti, su proposta dei ministri dello sviluppo economico Carlo Calenda e del ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, ha approvato il decreto legge che interviene sulle norme dedicate al procedimento di gara per il trasferimento a terzi di Ilva, avviato lo scorso gennaio. “Si tratta di norme tecniche a carattere interpretativo o di disposizioni di procedura necessarie per perfezionare il percorso delineato al fine di assicurare la necessaria centralità alla valutazione del Piano Ambientale collegato alle offerte degli interessati.” – si legge nella motivazione – in particolare, il Dl prevede che: al momento del deposito delle offerte da parte degli interessati entro il 30 giugno 2016, le eventuali proposte di modifica del Piano Ambientale avanzate dagli offerenti saranno vagliate preliminarmente a ogni altra componente dell’offerta da un comitato di esperti nominato dal ministro dell’Ambiente, che si esprimerà nel termine di 120 giorni dall’insediamento. Il parere verrà quindi comunicato agli offerenti, che provvederanno, se del caso, ad adeguare le loro offerte. La ratio del provvedimento – viene precisato nella relazione illustrativa – risiede nell’esigenza di evitare l’aggiudicazione ad un offerente senza prima aver vagliato la qualità dei diversi piani ambientali; solo successivamente, verranno valutate le offerte economiche associate ai piani ambientali considerati ammissibili. Tale valutazione verrà compiuta anche con l’ausilio di un perito indipendente che confermi la congruità di mercato delle offerte. Si procederà quindi all’aggiudicazione e all’adozione del piano ambientale definitivo”. Innanzitutto il piano di risanamento ambientale dell’Ilva verrà posticipato al 2019, quindi di ulteriori diciotto mesi rispetto al termine del 30 giugno 2017, che era già stato frutto di una proroga.

Sempre secondo il decreto, l’acquirente dell’Ilva non dovrà più restituire allo Stato il prestito ponte da 300 milioni di euro, come previsto dal decreto Guidi dello scorso gennaio, e concesso per garantire la prosecuzione delle attività, continuando il risanamento ambientale nelle more della procedura di trasferimento. Ora sarà l’Amministrazione Straordinaria a restituirlo, con gli interessi di mercato, e il debito sarà “anteposto agli altri della procedura” rendendo ancora più precaria la posizione dei creditori non assistiti da privilegio. Al nuovo acquirente viene, poi, concessa la stessa immunità penale, civile e amministrativa, riconosciuta ai commissari straordinari “per le condotte poste in essere in attuazione del Piano Ambientale”. Considerando anche che, se si fossero rispettati i tempi previsti in origine, il presunto ‘risanamento’ del siderurgico, ammesso che sia possibile, doveva essere fatto entro il 4 agosto 2016, questo decreto risulta essere l’ennesima disposizione a tutela della produzione dello stabilimento, oggetto di un’impugnazione davanti alla Corte Costituzionale da parte della Regione Puglia.

Nel frattempo, mentre è ancora in corso il processo, il nostro Paese risulta ufficialmente sotto processo davanti alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con l’accusa di non aver protetto adeguatamente la vita e la salute di 180 cittadini di Taranto. L’istanza alla Corte era stata presentata, nel 2013 da Daniela Spera (Legamjonici) e successivamente nel 2015 da altri ricorrenti.

L’accusa per lo Stato Italiano è di non aver adottato tutti gli strumenti giuridici e normativi necessari per garantire la protezione dell’Ambiente e della salute, soprattutto alla luce dei risultati dello studio “Sentieri” dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) e della perizia epidemiologica realizzata dagli esperti incaricati dal tribunale di Taranto agli inizi dell’inchiesta.

Il ricorso, inoltre, si fonda anche sulla presunta violazione degli artt. 2, 8 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ricorso per il quale, tra l’altro, in seguito alla richiesta del Governo italiano, la Corte Europea ha deciso di prorogare al 30 settembre 2016 (di circa tre mesi) il termine per la presentazione delle osservazioni in merito ai ricorsi presentati da 180 tarantini.

Ieri su tutti i giornali è uscita la notizia che un’altra inchiesta ha travolto la società dei Riva, proprio ora che è in corso la vendita della stessa, di cui si è precedentemente parlato. Secondo le indagini della polizia provinciale, infatti, nel 2012 l’Ilva avrebbe fatto “plurime spedizioni di transfrontaliere di rifiuti costituiti dalla loppa d’altoforno verso il Brasile, in assenza delle garanzie e delle formalità previste dalla normativa dello Stato ricevente”.

Nello specifico, l’inchiesta riguarda quattro spedizioni, la prima da quasi cinquantamila tonnellate del 21 giugno 2012, solo un mese prima che si aprisse l’inchiesta “Ambiente Svenduto”, le seconde invece partirono a settembre, quando l’intera dirigenza era inquisita, la quarta a novembre dello stesso anno. Che l’Ilva inquini e uccida, dunque, non è un mistero per nessuno. Ci auguriamo solo che venga accertato una volta per tutte e che ci sia giustizia per i cittadini e i bambini di Taranto.

Anche se, forse, “giustizia” non è il termine più appropriato per definire un eventuale risarcimento o una rigorosa misura penitenziaria. Non saranno mai sufficienti a rincuorare i genitori e i parenti di tutti i morti a causa dell’inquinamento. “Giustizia per Lorenzo non ci sarà mai, ma sicuramente bisogna evitare che accada ad altri”, ci ha detto durante una chiacchierata Mauro Zaratta, il padre del piccolo Lorenzo, deceduto a soli cinque anni nel luglio 2014 dopo una lunga malattia e altrettante dolorose cure di chemioterapia. Il tumore di Lorenzo (e di molti altri bambini di Taranto) è stato causato dall’inquinamento? È una domanda a cui ancora non c’è risposta. Eppure i consulenti tecnici del legale difensore della famiglia Zaratta sostengono che nel cervello di Lorenzo c’erano “numerosi corpi estranei” tra cui ferro, acciaio, zinco e persino silicio e alluminio, sostanze che non dovrebbero esserci. Ciò che sappiamo è che non si può più restare fermi ad aspettare, non si può restare inerti, perché in questo momento altre persone si stanno ammalando o, peggio, stanno perdendo la vita. E pensare che, ancora oggi, c’è chi sostiene che l’Ilva non inquina e che ha sempre rispettato la legge. Una legge che stenta a fare chiarezza sul nesso di causalità. Intanto ArcelorMittal lancia una proposta: cambiare l’AIA in modo che l’‪Ilva rispetti i requisiti richiesti, che tradotto significa ‘proporremo un’AIA ad hoc perché così com’è non può essere applicata ad un catorcio inquinante, va resa a misura d’Ilva’. La storia si ripete, gli inganni si ripetono.

targaUltime notizie: i picchi di diossine rilevati, nei mesi di maggio 2014, novembre 2014 e febbraio 2015, dalla centralina ubicata nel quartiere Tamburi non sono stati causati dall’ Ilva. Dall’analisi delle ‘impronte digitali’ – profili delle diossine analizzate – queste non sarebbero riconducibili all’Ilva di Taranto.

Resta da capire chi ha provocato questi picchi. Si attendono delucidazioni da parte di Arpa Puglia. Secondo gli esperti, la prof.ssa Zanetti del politecnico di Torino e l’ing. Onofrio, Le ripartizioni degli omologhi nelle polveri raccolte nei mesi in cui le centraline hanno rilevato i picchi, inoltre, risultano differenti rispetto a quelle rilevate in tutti gli altri mesi dell’anno’. Ecco appunto. L’Ilva produce diossine tutti i mesi dell’anno e le diossine sono inquinanti persistenti, cioè si accumulano giorno dopo giorno nell’ambiente. Questo però sembra non preoccupare ‘esperti’ e sigle sindacali che, ragionando solo sui ‘picchi’, aggirano il problema. Ma nessuno osa contestare questo piccolo particolare. Intanto la bonifica  della scuola Deledda ai Tamburi è stata predisposta a causa di una contaminazione non certo causata dai picchi di inquinanti ma da una esposizione continuata nel tempo. In attesa che nasca il  nuovo dibattito ‘picchi diossina Ilva sì, Ilva no’, i cittadini di Taranto continuano ad ammalarsi, mentre il 17 maggio prossimo riparte il processo ‘Ambiente Svenduto‘.

Link di riferimento: Ilva, Fiom-Cgil su caso diossina: “Attendiamo gli esiti del monitoraggio per conoscere le cause dei picchi”

petroleo_cuba_pozos_zpsc1fbaa27Comunicato Stampa
Referendum NoTriv: risultato incoraggiante per Taranto.
Legamjonici
18/04/2016

I tentativi di boicottaggio, il cono d’ombra mediatico, l’ignavia di alcuni e la disinformazione hanno avuto la meglio. In ogni caso 15 milioni di italiani sono andati a votare e 13 milioni hanno votato per abrogare la norma oggetto del quesito referendario. Un dato che il governo non può ignorare nonostante il mancato raggiungimento del quorum.

Nella regione recentemente investita dall’inchiesta sul disastro ambientale prodotto da attività petrolifere, la Basilicata, si è raggiunto un risultato importante: il 50,17% dei lucani si è recato alle urne e 96% ha detto “sì, siamo stanchi del petrolio’.

A seguire la Puglia con il 41,6% di affluenza alle urne, di cui il 95% ha votato ‘sì’. Lecce il capoluogo con i dati più elevati (47,55%) seguita da Bari (42,23%) e Taranto (41,74%).

Il dato di Taranto è significativo e incoraggiante. E’ stato evidentemente infranto un muro di omertà rispetto a un tema fondamentale: il futuro energetico del nostro Paese e la tutela delle nostre risorse naturali. Se si confronta questo dato con l’affluenza registrata nel 2011 al referendum su acqua pubblica e nucleare nella città di Taranto (49,9%), la cui campagna referendaria aveva goduto di un’adeguata tempistica di svolgimento, possiamo affermare che il dato di 42,5% è un ottimo risultato, soprattutto perché raggiunto nonostante il tempo limitato (meno di 2 mesi) a disposizione per informare. Un risultato, questo che acquisisce maggiore valore perché ottenuto in una città che, sopraffatta dall’emergenza sanitaria, ancora in atto, a causa dell’attività siderurgica, sembrava aver abbandonato ogni desiderio di riscatto.

La questione petrolifera ‘Tempa Rossa’ a Taranto, grazie a questo risultato, diventa ora centrale, non più solo battaglia di chi si è speso in questi anni, spesso in solitudine, contribuendo in così breve tempo a sensibilizzare l’opinione pubblica locale.
Per arrivare al quorum, sarebbe stato sufficiente ancora un mese, purtroppo non concesso da un governo che ha preferito non indire l’Election Day e che, invitando all’astensionismo, ha contribuito allo sperpero di denaro pubblico.

Questo referendum sarà anche ricordato perché attraversato, nelle ultime settimane, dallo scandalo intercettazioni che ha indotto l’ex Ministro Guidi a dimettersi e che ha messo in luce una forte commistione tra lobbies del petrolio e politica. Ma i continui colpi inferti ai territori, presto o tardi, torneranno indietro, come un boomerang. Vedremo alla fine chi esulterà.

Grazie a Taranto e alla sua provincia per aver votato e a tutti i cittadini italiani consapevoli.

Legamjonici contro l’inquinamento
18/04/2016