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Il 23 Ottobre scorso è stata presentata dal Presidente della commissione ecomafie (G. Pecorella) a Bari La RELAZIONE TERRITORIALE SULLE ATTIVITÀ ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI NELLA REGIONE PUGLIA. Tale relazione pone un serio interrogativo sulla corretta gestione dello smaltimento dei rifiuti e sull’incentivazione della raccolta differenziata.

Citiamo alcuni passaggi chiave :

“La regione Veneto, ad esempio, smaltisce 21 mila tonnellate all’anno di rifiuti nelle discariche private della regione, mentre dalla Puglia partono per la regione Veneto 40 mila tonnellate di rifiuti speciali, che però sono rappresentati da materiale proveniente da demolizioni, oggetto di recupero.
”In sostanza, mentre la Puglia invia nelle altre regioni materiali recuperabili, che rappresentano quindi delle risorse, incamera rifiuti che vanno semplicemente smaltiti e che rappresentano un problema.”
«E’ di tutta evidenza come i rilevanti interessi economici dei predetti gruppi imprenditoriali sarebbero compromessi in maniera significativa, laddove venisse adeguatamente incrementata la raccolta differenziata. I livelli bassi di raccolta differenziata e la mancanza di adeguate risorse per incrementarla non fanno altro che consolidare le posizioni di alcuni gruppi imprenditoriali che gestiscono in regime di quasi monopolio il settore delle discariche e dei trasporti e che sono, conseguentemente, portatori di interessi opposti rispetto a quelli che vengono tutelati attraverso l’implementazione della raccolta».

Sulla base di tutto ciò, oltre all’autorizzazione concessa all’inceneritore Ecodi nella zona industriale, rimaniamo attoniti nel constatare ulteriori pareri positivi da parte di enti istituzionali riguardo un ulteriore progetto dalla società S.T.F. di Massafra  per l’essiccamento e il recupero energetico dei fanghi(a tutti gli effetti un inceneritore) che si somma al raddoppio dell’inceneritore Appia Energy, tuttora in fase di verifica da parte dell’ente provinciale che ha espresso l’intenzione di riaprire la conferenza dei servizi, per chiarire alcuni aspetti legati al progetto.

La relazione tocca, tra i vari punti, la gestione delle discariche presenti in provincia  (tra cui la Vergine, per la quale Taranto Libera, oggi Legamjonici, ha relazionato alla Commissione nel 2010 ) e dello smaltimento dei rifiuti tossici della ex-Cemerad  nel territorio di Statte, che, ricordiamo, è ancora in fase  di avvio. Infatti il bando di gara della relativa caratterizzazione è oggetto di verifica da parte del Comitato, in quanto risulterebbe non stanziato in toto, così come invece illustrato dal sindaco di Statte in Commissione Ecomafie, nell’Agosto scorso.

Per conoscere meglio la problematica si legga l’intervista a Daniela Spera che Cosmopolis ha pubblicato di recente:

http://www.cosmopolismedia.it/ambiente/2346-un-bando-fantasma-per-la-ex-cemerad.html

All’interno del documento non è mancata l’occasione di discutere delle discariche presenti nello stabilimento Ilva. Il passaggio che però colpisce particolarmente riguarda il rilascio dell’A.I.A.:

“Solo dopo l’intervento della magistratura, attraverso i provvedimenti cautelari già menzionati, vi è stato un cambiamento nella composizione della commissione.
La vicenda su esposta pone gravi interrogativi sulla efficienza di una attività amministrativa di tutela di interessi costituzionalmente garantiti, in particolare quello alla salute ed all’integrità fisica, che si concretizza in procedure da cui esitano provvedimenti autorizzativi costituenti una sorta di «patente» per lo svolgimento di attività intrinsecamente pericolose.
 Si tratta di una procedura che, teoricamente consente, che la problematica concreta rimanga «silenziata», come se l’esistenza del «pezzo di carta» (autorizzazione amministrativa) possa assumere un ruolo salvifico, in termini di assicurazione della non incidenza dell’attività sulla salute e sulla vita delle persone.
Un tale sistema può funzionare solo a condizione che l’istruttoria che precede il rilascio o il diniego del provvedimento sia posta in essere in modo inequivocabilmente rigoroso da parte di soggetti di altissima professionalità e di indiscutibile moralità.
Nel caso di specie, invece, si è dovuto constatare che all’Ilva era stata rilasciata un’autorizzazione sulla base di risultanze tecniche positivamente smentite dai risultati dell’attività di indagine posta in essere dall’autorità giudiziaria, peraltro con la procedura garantita dell’incidente probatorio, quindi con la garanzia del contraddittorio tra le parti interessate.

Le richieste dell’impresa di potere esercitare la facoltà d’uso con prescrizioni sono state rigettate, in quanto gli investimenti programmati per l’adeguamento degli impianti, sottoposti all’attenzione del pubblico ministero e del Gip, non sono stati ritenuti idonei per la salvaguardia ambientale, sicché, oggi, l’unica attività legittimata è l’esecuzione del provvedimento sequestro nei termini indicati dall’autorità giudiziaria.”

Per approfondimenti :

RELAZIONE TERRITORIALE SULLE ATTIVITÀ ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI NELLA REGIONE PUGLIA

Estratto riguardante il CASO ILVA

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foto di Legamjonici, pubblicata su facebook

Sabato 26 Maggio 2012 si è svolta la manifestazione organizzata dal Comitato per la Corretta Gestione dei Rifiuti a Massafra contro il raddoppio dell’inceneritore Appia Energy.

Nonostante la pioggia, circa mille persone si sono radunate in un corteo cittadino lungo le strade di Massafra per dire No alle nanoparticelle e alle diossine e per richiedere un referendum consultivo che dia modo alla cittadinanza di esprimere la propria volontà.

Legamjonici ha seguito sin dall’inizio la vicenda, sollecitando la Provincia di Taranto a pubblicare la documentazione relativa alla Valutazione di Impatto Ambientale dell’impianto per redigere le proprie osservazioni,  ed ha offerto il suo contributo nei vari sit-in in Piazza Vittorio Emanuele informando la cittadinanza riguardo le ripercussioni sulla salute che questo tipo di impianti produce.

Ricordiamo che riduzione, riutilizzo, riciclaggio e recupero dei rifiuti sono le imprenscindibili direttive europee per un’effettiva sostenibilità del territorio, nel rispetto dell’ambiente.La presenza delle tante associazioni e comitati , venuti da Taranto e provincia, ha messo in evidenza la necessità di essere solidali in queste occasioni,per smuovere l’opinione pubblica e per fare comprendere la pericolosità degli inceneritori.

Il corteo si è infine radunato in Piazza Vittorio Emanuele, dove i portavoce dei comitati hanno messo in evidenza le varie criticità del progetto, confermando il parere negativo dell’ARPA di Taranto  e le varie contraddizioni in merito all’effettivo beneficio, praticamente nullo per la città, sottolineando che anche i monitoraggi e le attività di controllo non sono una sicurezza per la salute.

E’ importante che vengano organizzate tutte le iniziative possibili, dalla cittadinanza e dalla politica, per fermare la realizzazione della seconda linea della Centrale termoelettrica Appia Energy. 

Dunque, massima attenzione..la battaglia continua!

NO AL RADDOPPIO DI APPIA ENERGY

In merito a quanto dichiarato da Antonio Albanese, amministratore della Cisa Spa e azionista di Appia Energy,  il comitato Lagamjonici sottolinea quanto segue.

Il progetto relativo al raddoppio dell’impianto di incenerimento mediante l’uso di CDR (Combustibile Derivato da Rifiuto), che con D.lgs. 205/2010 è indicato con la nuova denominazione di CSS (Combustibile Solido Secondario) e biomasse, di fatto, porterà un incremento dell’inquinamento atmosferico, del suolo e della vegetazione. Il monitoraggio ambientale è solo uno strumento di controllo che non può aprioristicamente escludere la possibilità di contaminazione ambientale. Non devono rassicurare, pertanto, le garanzie dell’azienda sull’applicazione di sistemi di monitoraggio in continuo avanzati. La migliore garanzia di tutela dell’ambiente è di fatto la prevenzione di un dato fenomeno d’inquinamento, proprio in piena applicazione del principio di precauzione.  La Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) tiene conto anche e soprattutto dell’incidenza che la realizzazione di un dato progetto puo’ avere sulla salute dei cittadini e in nessun caso si puo’ sottovalutare questo aspetto.

E’ necessario, inoltre, ribadire quanto all’attività di incenerimento,  sia connessa la produzione di insidiose molecole denominate nanoparticelle, la cui nocività è stata anche sottolineata da periti nominati dalla Procura della Repubblica di Taranto, in una relazione : ’’Gli inceneritori di rifiuti sono stati a lungo fra i maggiori produttori di diossina, ma negli ultimi anni l’evoluzione tecnologica ha permesso un notevole abbattimento delle emissioni gassose da queste fonti (anche se emettono pericolose nanoparticelle che possono trasportare diossine in forma non gassosa)’’.

Il documento relativo è stato depositato dal comitato Legamjonici presso l’ufficio di competenza della Provincia di Taranto e consegnato anche al Comitato per la Corretta Gestione dei Rifiuti di Massafra. Le nanoparticelle si generano ad elevate temperature, sfuggono al controllo e al monitoraggio, in quanto è tecnicamente difficile (se non impossibile) captarle tramite l’impiego di ‘filtri’. Per le loro ridotte dimensioni possono penetrare fino nelle vie aeree profonde e passare direttamente nel circolo sanguigno. Esistono in letteratura numerosi studi epidemiologici che evidenziano  l’aumento di patologie tumorali  e cardiovascolari in popolazioni residenti in prossimità di inceneritori.

La stessa perizia sottolinea: ..per quel che riguarda gli aspetti sanitari finali, la stragrande maggioranza degli studi epidemiologici, anche recentissimi,…rileva  una correlazione tra patologie diossina-correlate e la presenza di inceneritori nelle aree soggette ad indagine; viceversa sono pochi o nulli gli studi che non rilevano correlazioni’.

Le diossine sono inquinanti persistenti. La Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti, stabilita nel 2001, ha posto come obiettivo l’eliminazione di tali sostanze. Pertanto, anche in presenza di una normativa che stabilisce limiti di legge per le loro emissioni, la tendenza da parte degli Stati Europei deve essere quella di ridurre progressivamente la pratica di incenerimento di rifiuti anche se finalizzata alla produzione di energia.

Comunicato stampa del Comitato Legamjonici contro l’inquinamento.

OSSERVAZIONI SUL PROGETTOMortalità e morbilità nella popolazione residente intorno a due inceneritori a ForliPREOCCUPAZIONI DELLA COMUNITA’ SCIENTIFICA.