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643915_488068941212534_2046868383_nCon comunicazione del 24 gennaio 2013 la Direzione Generale Ambiente – Ufficio applicazione, coordinamento per le infrazioni, ha informato Alpe Adria Green (Slovenia), Greenaction Transnational (Trieste) e il comitato Legamjonici (Taranto-Italia), di avere avviato l’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti dell’emergenza della regione Campania a seguito di denuncia presentata nel settembre 2012 dalle tre ONG ambientaliste.

Nella denuncia congiunta gli ambientalisti sloveni, croati, italiani avevano evidenziato che l’operazione di esportazione dei rifiuti campani in altre regioni italiane che avevano messo a disposizione i propri impianti per smaltirli, veniva eseguita in regime di emergenza straordinaria che permetteva (e continua a consentire) di eludere completamente la legislazione comunitaria.

I rifiuti sono stati così fatti uscire dalla regione Campania in base a procedure di controllo semplificate che ne hanno permesso la messa in discarica e l’incenerimento nell’Italia settentrionale (Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia) e meridionale (Puglia) senza che fosse possibile appurarne la reale qualità. Per completare l’operazione l’Italia ha inoltre rimandato di un anno l’entrata in vigore del sistema di tracciabilità dei rifiuti comunitario SISTRI che avrebbe anche permesso di controllare se effettivamente i rifiuti partiti dalle discariche campane erano gli stessi che poi arrivavano alla destinazione finale negli inceneritori del Nord o nelle discariche del Sud (Puglia, in particolare nell’area di Taranto).

In questo modo l’emergenza campana è stata semplicemente distribuita, esportandola, in altre aree e innescando situazioni critiche di livello transfrontaliero, come nel caso di Trieste dove i rifiuti incontrollati di Napoli e della Campania – spesso frutto della “particolare” gestione nel settore della Camorra – sono stati bruciati nel locale inceneritore comunale situato a tre chilometri in linea d’aria dalla Slovenia.

Nonostante le proteste dei cittadini e le richieste di chiarimento di Slovenia e Croazia almeno 25.000 tonnellate di rifiuti campani si sono così “volatilizzate” e senza che venisse nemmeno data risposta sulla destinazione finale delle ceneri.Il tutto in base ad accordi economici in base ai quali le amministrazioni pubbliche locali hanno il massimo interesse a recepire e smaltire la maggior quantità possibile di “munnezza” campana pagata a tonnellata. Naturalmente a scapito della salute dei propri concittadini (tratto da: RIFIUTI CAMPANI ED INQUINAMENTO TRANSFRONTALIERO: LA COMMISSIONE EUROPEA HA APERTO L’INCHIESTA)

Per l’ennesima volta un gruppo di cittadini cerca di tutelare il diritto alla salute e gli interessi della comunità, così come a Massafra, dove il Comitato per la corretta gestione dei rifiuti, che dopo aver contrastato il raddoppio dell’inceneritore Appia Energy, ottenendo la riapertura della conferenza dei servizi da parte della Provincia e della Regione, ha scoperto l’esistenza di altre procedure di V.I.A., riguardanti  due nuovi impianti di smaltimento e incenerimento di rifiuti liquidi e fanghi, all’insaputa della popolazione.

Ma ecco che rifiuti solidi urbani, per cui vige il principio della gestione e della “chiusura del ciclo” a livello territoriale, diventano rifiuti speciali, ovvero rifiuti che possono attraversare il Paese,  grazie allo Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell’utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale, che il 16 gennaio scorso ha avuto il parere favorevole della 13° commissione di Montecitorio, “Territorio, ambiente, beni ambientali”.

In questo ambito viene a definirsi il ruolo di Cementir,  il cementificio situato alle porte della SS 106, che, raddoppiando la produzione di cemento, si appresta anche a diventare co-inceneritore di combustibile solido secondario (Css, l’ex Cdr) grazie ad un Decreto in via di conversione in Legge, che per adeguare l’impianto ha ricevuto un doppio finanziamento pubblico da parte della Regione Puglia e della Banca europea di investimenti, oggetto di denuncia all’autorità europea, da parte di Legamjonici.

Il comitato Legamjonici sostiene, infatti, che la Regione Puglia ha ‘favorito’ Cementir, come è possibile notare, leggendo la documentazione presentata dall’azienda. Di fronte ad una palese irregolarità nella documentazione, l’atteggiamento tenuto dall’autorità di gestione italiana, tenuta a vigilare secondo il regolamento comunitario, sulla corretta procedura di attribuzione del finanziamento, è stato di chiara accondiscendenza.

avviso cementir gazzetta del mezzogiorno 23 novembreC’è, inoltre da aggiungere, che Cementir, per la modifica del ciclo produttivo legato all’utilizzo dei CSS, ha richiesto e ottenuto l’autorizzazione in deroga del valore limite di emissioni COT(composti organici totali) di

• 50 mg/Nm3 come valore medio giornaliero;
• 30 mg/Nm3 come valore medio annuale.

Sorgono perplessità quindi in merito ad aver autorizzato la deroga prima del riesame a seguito di quanto stabilito dalla Legge regionale n. 21 del 24 Luglio 2012 “Norme a tutela della salute e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate a elevato rischio di crisi ambientale” e delle prescrizioni contenute nel “Piano contenente le prime misure di intervento per il risanamento della Qualità dell’Aria nel quartiere Tamburi (TA)” approvato con D.G.R. 1474 del 17/07/2012; il riesame valuterà tutte le possibili interconnessioni esistenti tra gli impianti co-insediati nell’area industriale introducendo  ‘prescrizioni più restrittive’.

Ovvio che anche in questo cosa occorrerà interpretare il concetto di ‘prevenzione primaria’  che, mentre la politica locale (e non solo) intende come una sorta di monitoraggio dello stato di salute della popolazione esposta, la comunità scientifica internazionale valuta invece come necessità di evitare l’esposizione della popolazione a fonti di inquinamento di natura antropica (attività umana), specie se gli inquinanti prodotti hanno carattere di persistenza nell’ambiente.

Il concetto di prevenzione primaria mal si concilia, oltretutto, con la normativa vigente sui limiti di legge per le emissioni dei cementifici. Questi sono enormemente superiori rispetto a quelli previsti per gli inceneritori (solo gli NOx, inceneritore 200 mg/Nmc, cementificio tra 500 e 1800 mg/Nmc), nonostante il rispetto del limite di legge, pur considerato come indicatore  della ‘qualità dell’aria”, non dia alcuna indicazione sulla ‘qualità della vita’ che non può essere valutata a danno già avvenuto.

Considerando l’eccessiva produzione annuale nazionale di CO2 da parte di questi impianti, una minima riduzione è dunque ben poco se si considera che in questo modo i rifiuti non vengono riutilizzati per la raccolta differenziata,  che tra l’altro offre possibilità di lavoro, a fronte di una disoccupazione dilagante nel territorio.

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A seguito della Conferenza Stampa tenuta presso la sede del Comitato per la Corretta gestione dei rifiuti che si oppone al raddoppio dell’inceneritore di Appia Energy si emette il seguente Comunicato Stampa del 21 Giugno 2012

Trovati valori alti di diossina nel Comune di Massafra

Il comitato dei cittadini che si oppone al raddoppio dell’inceneritore di Massafra comunica che l’Arpa (Dipartimento di Taranto) nel 2009, a seguito del fenomeno di contaminazione animale rilevato a Taranto (pecore alla diossina), ha svolto dei prelievi sul terreno nel Comune di Massafra.
Tali prelievi sono stati effettuati all’interno di un piano straordinario di monitoraggio per le aziende agricole e le aree adibite al pascolo in tutta la Provincia di Taranto.

Queste analisi hanno rilevato elevati valori di diossine e di furani nel Comune di Massafra.

In particolare un prelievo effettuato in Zona Parco di Guerra ha evidenziato un livello di contaminazione da Diossine/Furani quasi il doppio del valore limite.
Infatti il valore limite è di 10 ng I-TE/kg ed è stato riscontrato un valore di 18,68 ng I-TE/kg.
Occorre rilevare che il punto in questione dista circa 3 Km da Appia Energy, 7 km da AMIU e 10 Km da ILVA.

Questo campione faceva parte di un gruppo di campioni prelevati lo stesso giorno in località fra loro limitrofe, tutte fra Massafra e Crispiano.
Un altro prelievo, sempre nel comune di Massafra ma nei pressi della Masseria Accetta Grande, ha dato un valore di 4 ng I-TE/Kg.
Altri campioni (più distanti da Massafra e in direzione Crispiano) rientravano nei valori di fondo (di molto inferiori a 1 ngTE/Kg).

In seguito alle risultanze di tale piano di monitoraggio ARPA-ASL ci fu l’ordinanza del Presidente della Regione n.176 del 23 febbraio 2010 che vieta il pascolo (e il consumo di fegato ovicaprino) nelle aree incolte entro 20 Km dalla z.i. di Taranto e in cui ricade anche il terreno in questione.
L’ordinanza è tutt’ora vigente.
Occorre sottolineare che il valore di Parco di Guerra è il più elevato di tutti i prelievi della Provincia di Taranto (Relazione sui dati ambientali dell’area di Taranto) e quello immediatamente inferiore è di 10 ng I.TE/Kg nei pressi di Statte.

La notizia più allarmante è che questo valore anomalo ha lo spettro di concentrazione tossica molto vicino all’incenerimento e molto diversa da quella conosciuta dell’ILVA. Come dimostrano i grafici presentati in conferenza stampa.

Non vogliamo creare allarmismo ma VOGLIAMO CHIAREZZA!!

Il Sindaco Dott. Tamburrano sapeva?
Cosa ha fatto?

Il Responsabile del Dipartimento di Prevenzione ASL Dott. Mastronuzzi sapeva?
Cosa ha fatto?

Il comitato chiede al Sindaco, alla luce di questi rilievi e valori, di fermare il procedimento autorizzativo per il nuovo inceneritore ed avviare una campagna di prelievi svolto da Enti terzi di interesse pubblico su tutto il territorio comunale al fine di escludere una contaminazione diffusa da diossine e furani ed altro.

Il comitato chiede, alla luce di questi rilievi e valori, al Dott. Mastronuzzi, Responsabile del Dipartimento di Prevenzione della zona Massafra-Mottola-Statte-Palagiano di ritirare il PARERE FAVOREVOLE espresso in sede di Conferenza dei Servizi perchè egli stesso lo ha subordinato ad un controllo delle matrici ambientali (aria, acqua, suolo) in particolare le concentrazioni di diossine e furani ed altro.

Comunicato del Comitato per la corretta gestione dei rifiuti-No al raddoppio di Appia Energy

ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU FACEBOOK DA DANIELA SPERA, LEGAMJONICI, E PER CONTO DEL COMITATO PER LA CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI DI MASSAFRA.

E Taranto dice NO agli inceneritori

L’opposizione attuata lo scorso anno dai tarantini al conferimento dei rifiuti campani in discarica rappresenta per Trieste la spinta propulsiva che mette in campo, domani 25 febbraio dalle 10 alle 13, un presidio davanti all’inceneritore di Trieste per protestare contro lo smaltimento incontrollato dei rifiuti della Campania nell’ambito dell’operazione ‘solidarietà’ attuata dal Ministero dell’Ambiente Italiano.

Come per l’iniziativa tarantina, anche per Trieste, tale opposizione è l’occasione per ribadire che piu’ in generale la gestione dei rifiuti non puo’ e non deve passare attraverso l’incenerimento e il conferimento in discarica. Del resto, la legislazione comunitaria pone al centro della gestione dei rifiuti la protezione della salute umana e la tutela dell’ambiente mediante la riduzione della produzione dei rifiuti e il loro riciclaggio spinto.

Ma l’iniziativa triestina vuole essere anche il proseguimento dell’azione di opposizione dei cittadini di Taranto, anche alla luce della recente autorizzazione concessa dalla Regione Puglia ad Ecodi srl per la costruzione di un inceneritore di rifiuti pericolosi e non pericolosi nella zona industriale, e della richiesta avanzata da Appia Energy di autorizzazione del raddoppio della sua produzione di energia elettrica tramite l’impiego di combustibili quali Biomasse e CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti). Tali materiali incrementano l’inquinamento ambientale per la produzione di polveri fini e ultrafini, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici, diossine. L’uso di CDR contribuisce, inoltre, a consolidare il traffico illecito e incontrollato connesso allo smaltimento dei rifiuti.

L’iniziativa, che è la prima di una serie di azioni congiunte tra gli ambientalisti di Taranto, di Trieste e della Slovenia, viene organizzata da Greenaction Transnational, Alpe Adria Green, Legamjonici. Hanno già dato l’adesione il MoVimento 5 Stelle di Trieste, il movimento Trieste Libera e cittadini.

Leggi anche: Emergenza rifiuti