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Massafra. Si è tenuta ieri, 4 luglio 2017, la Conferenza dei Servizi conclusiva in riferimento all’impianto di Incenerimento dei fanghi presentato dalla società STF (Cisa).
La Conferenza si è conclusa con un PARERE SFAVOREVOLE dell’Arpa e del Comune di Massafra.
L’Arpa ha affermato che l’impatto emissivo dell’impianto NON E’ COMPATIBILE con la situazione ambientale del nostro territorio.
La VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) non è superata in quanto gli inquinanti emessi sono eccessivi.

Il Comune di Massafra, nella persona del Sindaco avv. Fabrizio Quarto, ha ribadito il PARERE SFAVOREVOLE già espresso nella Conferenza del 29 Maggio 2017.

La Provincia, nelle persone de il dirigente del servizio Ecologia avv. Stefano Semeraro  e il Presidente dott. Martino Tamburrano, deve adesso esprimersi sulla concessione o meno dell’Autorizzazione alla costruzione all’impianto.

Noi riteniamo che con due pareri negativi di tale importanza la Provincia non possa che rigettare il progetto ed invitiamo fin d’ora tutti i cittadini a vigilare attraverso la partecipazione alle iniziative che metteremo in campo per raggiungere questo obiettivo.

Comitato Massafra vuole respirare

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NO AL RADDOPPIO DI APPIA ENERGY

In merito a quanto dichiarato da Antonio Albanese, amministratore della Cisa Spa e azionista di Appia Energy,  il comitato Lagamjonici sottolinea quanto segue.

Il progetto relativo al raddoppio dell’impianto di incenerimento mediante l’uso di CDR (Combustibile Derivato da Rifiuto), che con D.lgs. 205/2010 è indicato con la nuova denominazione di CSS (Combustibile Solido Secondario) e biomasse, di fatto, porterà un incremento dell’inquinamento atmosferico, del suolo e della vegetazione. Il monitoraggio ambientale è solo uno strumento di controllo che non può aprioristicamente escludere la possibilità di contaminazione ambientale. Non devono rassicurare, pertanto, le garanzie dell’azienda sull’applicazione di sistemi di monitoraggio in continuo avanzati. La migliore garanzia di tutela dell’ambiente è di fatto la prevenzione di un dato fenomeno d’inquinamento, proprio in piena applicazione del principio di precauzione.  La Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) tiene conto anche e soprattutto dell’incidenza che la realizzazione di un dato progetto puo’ avere sulla salute dei cittadini e in nessun caso si puo’ sottovalutare questo aspetto.

E’ necessario, inoltre, ribadire quanto all’attività di incenerimento,  sia connessa la produzione di insidiose molecole denominate nanoparticelle, la cui nocività è stata anche sottolineata da periti nominati dalla Procura della Repubblica di Taranto, in una relazione : ’’Gli inceneritori di rifiuti sono stati a lungo fra i maggiori produttori di diossina, ma negli ultimi anni l’evoluzione tecnologica ha permesso un notevole abbattimento delle emissioni gassose da queste fonti (anche se emettono pericolose nanoparticelle che possono trasportare diossine in forma non gassosa)’’.

Il documento relativo è stato depositato dal comitato Legamjonici presso l’ufficio di competenza della Provincia di Taranto e consegnato anche al Comitato per la Corretta Gestione dei Rifiuti di Massafra. Le nanoparticelle si generano ad elevate temperature, sfuggono al controllo e al monitoraggio, in quanto è tecnicamente difficile (se non impossibile) captarle tramite l’impiego di ‘filtri’. Per le loro ridotte dimensioni possono penetrare fino nelle vie aeree profonde e passare direttamente nel circolo sanguigno. Esistono in letteratura numerosi studi epidemiologici che evidenziano  l’aumento di patologie tumorali  e cardiovascolari in popolazioni residenti in prossimità di inceneritori.

La stessa perizia sottolinea: ..per quel che riguarda gli aspetti sanitari finali, la stragrande maggioranza degli studi epidemiologici, anche recentissimi,…rileva  una correlazione tra patologie diossina-correlate e la presenza di inceneritori nelle aree soggette ad indagine; viceversa sono pochi o nulli gli studi che non rilevano correlazioni’.

Le diossine sono inquinanti persistenti. La Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti, stabilita nel 2001, ha posto come obiettivo l’eliminazione di tali sostanze. Pertanto, anche in presenza di una normativa che stabilisce limiti di legge per le loro emissioni, la tendenza da parte degli Stati Europei deve essere quella di ridurre progressivamente la pratica di incenerimento di rifiuti anche se finalizzata alla produzione di energia.

Comunicato stampa del Comitato Legamjonici contro l’inquinamento.

OSSERVAZIONI SUL PROGETTOMortalità e morbilità nella popolazione residente intorno a due inceneritori a ForliPREOCCUPAZIONI DELLA COMUNITA’ SCIENTIFICA.

IL PICCOLO 26 FEBBRAIO 2012

LA REPUBBLICA 25 FEBBRAIO 2012

CORRIERE DEL GIORNO 25 FEBBRAIO 2012

IL MATTINO 24 FEBBRAIO 2012

E Taranto dice NO agli inceneritori

L’opposizione attuata lo scorso anno dai tarantini al conferimento dei rifiuti campani in discarica rappresenta per Trieste la spinta propulsiva che mette in campo, domani 25 febbraio dalle 10 alle 13, un presidio davanti all’inceneritore di Trieste per protestare contro lo smaltimento incontrollato dei rifiuti della Campania nell’ambito dell’operazione ‘solidarietà’ attuata dal Ministero dell’Ambiente Italiano.

Come per l’iniziativa tarantina, anche per Trieste, tale opposizione è l’occasione per ribadire che piu’ in generale la gestione dei rifiuti non puo’ e non deve passare attraverso l’incenerimento e il conferimento in discarica. Del resto, la legislazione comunitaria pone al centro della gestione dei rifiuti la protezione della salute umana e la tutela dell’ambiente mediante la riduzione della produzione dei rifiuti e il loro riciclaggio spinto.

Ma l’iniziativa triestina vuole essere anche il proseguimento dell’azione di opposizione dei cittadini di Taranto, anche alla luce della recente autorizzazione concessa dalla Regione Puglia ad Ecodi srl per la costruzione di un inceneritore di rifiuti pericolosi e non pericolosi nella zona industriale, e della richiesta avanzata da Appia Energy di autorizzazione del raddoppio della sua produzione di energia elettrica tramite l’impiego di combustibili quali Biomasse e CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti). Tali materiali incrementano l’inquinamento ambientale per la produzione di polveri fini e ultrafini, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici, diossine. L’uso di CDR contribuisce, inoltre, a consolidare il traffico illecito e incontrollato connesso allo smaltimento dei rifiuti.

L’iniziativa, che è la prima di una serie di azioni congiunte tra gli ambientalisti di Taranto, di Trieste e della Slovenia, viene organizzata da Greenaction Transnational, Alpe Adria Green, Legamjonici. Hanno già dato l’adesione il MoVimento 5 Stelle di Trieste, il movimento Trieste Libera e cittadini.

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