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Immagine Alleghiamo il documento contenente l’ ordinanza di chiusura delle indagini preliminari.

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N.B. : Il documento é stato pubblicato in forma parziale. Dal testo originale sono state sottratte le informazioni riguardanti i domicili degli indagati. Il file originale è tratto dal Sole 24 Ore.

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Giovedì 24 Ottobre al Liceo Scientifico Statale D. de Ruggieri di Massafra si terrà la presentazione del libro “Veleno” di Cristina Zagaria, edito da Sperling & Kupfer con la presenza della protagonista Daniela Spera, a cura del Comitato per la corretta gestioni dei Rifiuti. Siete tutti invitati.

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643915_488068941212534_2046868383_nCon comunicazione del 24 gennaio 2013 la Direzione Generale Ambiente – Ufficio applicazione, coordinamento per le infrazioni, ha informato Alpe Adria Green (Slovenia), Greenaction Transnational (Trieste) e il comitato Legamjonici (Taranto-Italia), di avere avviato l’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti dell’emergenza della regione Campania a seguito di denuncia presentata nel settembre 2012 dalle tre ONG ambientaliste.

Nella denuncia congiunta gli ambientalisti sloveni, croati, italiani avevano evidenziato che l’operazione di esportazione dei rifiuti campani in altre regioni italiane che avevano messo a disposizione i propri impianti per smaltirli, veniva eseguita in regime di emergenza straordinaria che permetteva (e continua a consentire) di eludere completamente la legislazione comunitaria.

I rifiuti sono stati così fatti uscire dalla regione Campania in base a procedure di controllo semplificate che ne hanno permesso la messa in discarica e l’incenerimento nell’Italia settentrionale (Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia) e meridionale (Puglia) senza che fosse possibile appurarne la reale qualità. Per completare l’operazione l’Italia ha inoltre rimandato di un anno l’entrata in vigore del sistema di tracciabilità dei rifiuti comunitario SISTRI che avrebbe anche permesso di controllare se effettivamente i rifiuti partiti dalle discariche campane erano gli stessi che poi arrivavano alla destinazione finale negli inceneritori del Nord o nelle discariche del Sud (Puglia, in particolare nell’area di Taranto).

In questo modo l’emergenza campana è stata semplicemente distribuita, esportandola, in altre aree e innescando situazioni critiche di livello transfrontaliero, come nel caso di Trieste dove i rifiuti incontrollati di Napoli e della Campania – spesso frutto della “particolare” gestione nel settore della Camorra – sono stati bruciati nel locale inceneritore comunale situato a tre chilometri in linea d’aria dalla Slovenia.

Nonostante le proteste dei cittadini e le richieste di chiarimento di Slovenia e Croazia almeno 25.000 tonnellate di rifiuti campani si sono così “volatilizzate” e senza che venisse nemmeno data risposta sulla destinazione finale delle ceneri.Il tutto in base ad accordi economici in base ai quali le amministrazioni pubbliche locali hanno il massimo interesse a recepire e smaltire la maggior quantità possibile di “munnezza” campana pagata a tonnellata. Naturalmente a scapito della salute dei propri concittadini (tratto da: RIFIUTI CAMPANI ED INQUINAMENTO TRANSFRONTALIERO: LA COMMISSIONE EUROPEA HA APERTO L’INCHIESTA)

Per l’ennesima volta un gruppo di cittadini cerca di tutelare il diritto alla salute e gli interessi della comunità, così come a Massafra, dove il Comitato per la corretta gestione dei rifiuti, che dopo aver contrastato il raddoppio dell’inceneritore Appia Energy, ottenendo la riapertura della conferenza dei servizi da parte della Provincia e della Regione, ha scoperto l’esistenza di altre procedure di V.I.A., riguardanti  due nuovi impianti di smaltimento e incenerimento di rifiuti liquidi e fanghi, all’insaputa della popolazione.

Ma ecco che rifiuti solidi urbani, per cui vige il principio della gestione e della “chiusura del ciclo” a livello territoriale, diventano rifiuti speciali, ovvero rifiuti che possono attraversare il Paese,  grazie allo Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell’utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale, che il 16 gennaio scorso ha avuto il parere favorevole della 13° commissione di Montecitorio, “Territorio, ambiente, beni ambientali”.

In questo ambito viene a definirsi il ruolo di Cementir,  il cementificio situato alle porte della SS 106, che, raddoppiando la produzione di cemento, si appresta anche a diventare co-inceneritore di combustibile solido secondario (Css, l’ex Cdr) grazie ad un Decreto in via di conversione in Legge, che per adeguare l’impianto ha ricevuto un doppio finanziamento pubblico da parte della Regione Puglia e della Banca europea di investimenti, oggetto di denuncia all’autorità europea, da parte di Legamjonici.

Il comitato Legamjonici sostiene, infatti, che la Regione Puglia ha ‘favorito’ Cementir, come è possibile notare, leggendo la documentazione presentata dall’azienda. Di fronte ad una palese irregolarità nella documentazione, l’atteggiamento tenuto dall’autorità di gestione italiana, tenuta a vigilare secondo il regolamento comunitario, sulla corretta procedura di attribuzione del finanziamento, è stato di chiara accondiscendenza.

avviso cementir gazzetta del mezzogiorno 23 novembreC’è, inoltre da aggiungere, che Cementir, per la modifica del ciclo produttivo legato all’utilizzo dei CSS, ha richiesto e ottenuto l’autorizzazione in deroga del valore limite di emissioni COT(composti organici totali) di

• 50 mg/Nm3 come valore medio giornaliero;
• 30 mg/Nm3 come valore medio annuale.

Sorgono perplessità quindi in merito ad aver autorizzato la deroga prima del riesame a seguito di quanto stabilito dalla Legge regionale n. 21 del 24 Luglio 2012 “Norme a tutela della salute e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate a elevato rischio di crisi ambientale” e delle prescrizioni contenute nel “Piano contenente le prime misure di intervento per il risanamento della Qualità dell’Aria nel quartiere Tamburi (TA)” approvato con D.G.R. 1474 del 17/07/2012; il riesame valuterà tutte le possibili interconnessioni esistenti tra gli impianti co-insediati nell’area industriale introducendo  ‘prescrizioni più restrittive’.

Ovvio che anche in questo cosa occorrerà interpretare il concetto di ‘prevenzione primaria’  che, mentre la politica locale (e non solo) intende come una sorta di monitoraggio dello stato di salute della popolazione esposta, la comunità scientifica internazionale valuta invece come necessità di evitare l’esposizione della popolazione a fonti di inquinamento di natura antropica (attività umana), specie se gli inquinanti prodotti hanno carattere di persistenza nell’ambiente.

Il concetto di prevenzione primaria mal si concilia, oltretutto, con la normativa vigente sui limiti di legge per le emissioni dei cementifici. Questi sono enormemente superiori rispetto a quelli previsti per gli inceneritori (solo gli NOx, inceneritore 200 mg/Nmc, cementificio tra 500 e 1800 mg/Nmc), nonostante il rispetto del limite di legge, pur considerato come indicatore  della ‘qualità dell’aria”, non dia alcuna indicazione sulla ‘qualità della vita’ che non può essere valutata a danno già avvenuto.

Considerando l’eccessiva produzione annuale nazionale di CO2 da parte di questi impianti, una minima riduzione è dunque ben poco se si considera che in questo modo i rifiuti non vengono riutilizzati per la raccolta differenziata,  che tra l’altro offre possibilità di lavoro, a fronte di una disoccupazione dilagante nel territorio.

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CORRIERE DEL GIORNO 21 DICEMBRE

 

E’ stata fissata per il 22 gennaio 2013, alle ore 9.20, a Bruxelles, in commissione per le petizioni, la discussione di due petizioni presentate dal comitato Legamjonici in collaborazione con l’associazione Greenaction Transnational.

Le due petizioni che hanno come oggetto i progetti Eni Tempa Rossa, l’impianto hydrocracking, la centrale a turbogas e i relativi metanodotti, toccano importanti questioni legate ad autorizzazioni concesse da parte dello Stato Italiano, in violazione della Direttiva Seveso e della normativa comunitaria sulla Valutazione di Impatto Ambientale.

Il Presidente illustrerà le petizioni, e previa specifica autorizzazione della commissione per le petizioni, i membri delle due organizzazioni potranno intervenire attraverso una breve dichiarazione.

Il comitato Legamjonici ha presentato corpose prove, con ulteriori integrazioni, a testimonianza di facili concessioni di autorizzazioni alla realizzazione dei progetti Eni, contestando violazioni della normativa nazionale e comunitaria in materia di sicurezza, di informazione alla popolazione sul rischio di incidente rilevante e in materia di valutazione dell’impatto ambientale, effettuato, secondo il comitato, con rilevanti omissioni.

I lavori della commissione si potranno seguire su internet al seguente indirizzo: http://www.europarl.europa.eu/activities/committees/homeCom.do?language=EN&body=PETI

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TARANTO SERA 20 DICEMBRE

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TARANTO OGGI 21 DICEMBRE

 

IL PICCOLO 26 FEBBRAIO 2012

LA REPUBBLICA 25 FEBBRAIO 2012

CORRIERE DEL GIORNO 25 FEBBRAIO 2012

IL MATTINO 24 FEBBRAIO 2012

RASSEGNA STAMPA-23 DICEMBRE 2011

TARANTO OGGI, 23 DICEMBRE 2011

QUOTIDIANO, 23 DICEMBRE 2011

CORRIERE DEL GIORNO, 23 DICEMBRE 2011


 Con riferimento a quanto replicato dal sindaco Ippazio Stefàno in data 5 agosto 2011 su un noto quotidiano locale, il comitato LEGAMJONICI specifica quanto segue.

Una replica a contenuti espressi nel corso di una conferenza stampa nella quale non si è stati presenti, ma della quale si sono acquisite solo informazioni tramite terzi, è soggetta ad imbarazzanti errori di valutazione. E’ questo il caso della replica rivolta al comitato Legamjonici da parte del sindaco di Taranto, assente alla conferenza stampa tenuta al centro Magna Grecia dal comitato Legamjonici, giovedì 4 agosto scorso. Invitiamo pertanto il primo cittadino a essere presente alle  conferenze del comitato se intende poi replicare oppure anche solo per acquisire importanti informazioni, non certo dettate da spinte emozionali ma da dati certi. Se il sindaco Stefàno fosse stato presente, avrebbe, infatti, appreso che il comitato Legamjonici ha parlato di assenza di un Piano di Emergenza Esterno definitivo (quindi a nostro avviso non aggiornato) giacché non è stata ancora ultimata, in particolare per l’ENI, l’istruttoria del rapporto di sicurezza da presentare a cura del gestore, come previsto dall’art. 8 del D.Lgs.334/1999, utile per una corretta pianificazione del piano di emergenza esterno. Inoltre, nel corso della conferenza stampa, è stato detto che il P.E.E. non risulta affiancato da un efficiente ed importante lavoro di divulgazione alla cittadinanza. Ricordiamo che l’art. 20 del D.lgs. 334/1999 prevede che nella fase di elaborazione e/o aggiornamento del P.E.E. (Piano di Emergenza Esterno) venga preventivamente consultata la popolazione interessata che dovrebbe essere adeguatamente informata, e finora quale cittadino era a conoscenza del piano di emergenza esterno? Un buon effetto ha sortito quindi la conferenza stampa del comitato Legamjonici visto che, dopo solo due giorni, si parla già della predisposizione di un piano di esercitazioni per meglio informare della problematica la cittadinanza.

Inoltre, l’art. 14 D.lgs. 334/99, integrato con l’aggiunta del comma 5 bis, individua un ruolo essenziale degli enti locali nella pianificazione urbanistica, quale strumento di controllo dell’urbanizzazione nelle zone interessate da stabilimenti a rischio d’incidente rilevante. A tal proposito nella fase di pianificazione del territorio e delle relative procedure di attuazione è riservato un ruolo fondamentale a Comuni, Province e Regioni nel mantenere le opportune distanze tra gli stabilimenti e le zone residenziali, gli edifici frequentati dal pubblico, le aree ricreative e le infrastrutture di trasporto principali.

Ritornando all’istruttoria non ancora completata per l’ENI del Rapporto di Sicurezza, ricordiamo che il piano di emergenza esterno è redatto sulla scorta delle informazioni acquisite mediante istruttorie che comprendono sopralluoghi tesi a garantire che i dati e le informazioni contenuti nel rapporto di sicurezza, fondamentale anche ai fini della prevenzione dell’“effetto domino”, descrivano fedelmente la situazione dello stabilimento. Purtroppo, però, il rapporto di sicurezza di Eni raffineria, non è stato ancora validato dal CTR (Comitato Tecnico Regionale), l’organo di controllo che svolge le istruttorie sui Rapporti di Sicurezza, di cui il Comune è anche elemento titolare. Pertanto il piano di emergenza esterno non risulta ancora completo. Probabilmente il sindaco non è a conoscenza della mancanza di tale fondamentale integrazione oltre a non sapere che, purtroppo, molto spesso le riunioni del CTR sono state invalidate a causa delle numerose assenze del rappresentante del Comune che non garantendo il raggiungimento del numero legale ha rallentato così i lavori. Eppure, da parte dell’amministrazione comunale, si sarebbe dovuta prestare la massima attenzione al puntuale funzionamento del CTR, dato che la nostra città non è stata immune da incidenti rilevanti. Basti ricordare quello avvenuto l’1 maggio 2006, dovuto alla rottura del serbatoio di greggio e sulla cui causa non si ha ancora una chiara risposta. Proprio in seguito a quell’incidente, i Vigili del Fuoco, in qualità di CTR, imposero prescrizioni riguardanti anche interventi correttivi per porre in essere procedimenti che garantissero nel tempo coerenza delle caratteristiche prestazionali con le norme di progetto e con gli standard attualmente vigenti da registrare in maniera pedissequa. Non è noto se le difficoltà intrinseche a tali prescrizioni sono state superate. Inoltre, un Rapporto di Sicurezza si basa anche sull’analisi storica dei singoli impianti di cui si devono conoscere le varie caratteristiche come i materiali utilizzati, la gestione e la manutenzione. Ma a questi dati storici pare sia molto difficile risalire.

Come si possono avviare delle esercitazioni se il Piano di Emergenza Esterno è incompleto poiché carente di informazioni fondamentali per una corretta gestione di un incidente rilevante?. Questo comitato pretende risposte.

 

 

 

 

RASSEGNA STAMPA : PIRRO CONTRO SPERA