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Il 30 marzo 2012, alle ore 12.00, nuova udienza al Tribunale di Taranto.

Un altro importante passo in avanti è stato fatto nell’ambito dell’inchiesta voluta dal gip Todisco.

Dopo l’esito della perizia dei chimici, nella giornata dell’1 Marzo è stata depositata la perizia degli epidemiologi al Tribunale di Taranto.
Lo studio effettuato mostra chiaramente come sia nel passato che nel periodo 1998-2010 il siderurgico abbia condizionato pesantemente la qualità della vita dei tarantini e degli operai dello stabilimento, causando morti e patologie acute e croniche dovute alle sostanze pericolose che vengono diffuse nell’aria. Naturalmente l’analisi delle emissioni in atmosfera è il principale aspetto che ha mosso la perizia ma le conseguenze dirette sono anche su altre matrici ambientali. Si tratta di un campione ristretto di popolazione, quello nelle immediate vicinanze, ma non é da escludere l’interessamento di centri abitati piu’ distanti dalla zona industriale in esame.

In particolare si evince che:

  • “L’analisi per i quartieri Borgo e Tamburi, che sono particolarmente interessati dal fenomeno dell’inquinamento dell’aria e dalle emissioni degli impianti industriali mostra che nonostante la ridotta numerosità, una forte associazione (come  stima puntuale) tra inquinamento dell’aria ed eventi sanitari è osservabile e documentabile solo in questa popolazione.  Tassi di mortalità e ricoveri ospedalieri sono più elevati nei quartieri Paolo VI e Tamburi”
  • “le stime di impatto sono coerenti con le informazioni sulle emissioni e le concentrazioni misurate dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria, anche applicando fattori di sconto per la maggiore suscettibilità e la quota non di origine industriale”
  • “nei 13 anni di osservazione sono attribuibili alle emissioni industriali 386 decessi totali, 237 casi di tumore maligno con diagnosi da ricovero ospedaliero, 247 eventi coronarici con ricovero, 937 casi di ricovero ospedaliero per malattie respiratorie”
  • “Esiste una maggior frequenza di denunce di malattie respiratorie  e tumori non da asbesto tra i lavoratori dell’ILVA rispetto al dato nazionale, i tumori non da asbesto causati dalle esposizioni  professionali dal 1998 al 2010 indennizzati dall’Inail sono stati 98”

In conclusione :

“L’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte”. E’ quanto sostengono i periti Annibale Biggeri, docente ordinario all’università di Firenze e direttore del centro per lo studio e la prevenzione oncologica, Maria Triassi, direttore di struttura complessa dell’area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia applicata dell’azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli, e Francesco Forastiere, direttore del dipartimento di Epidemiologia dell’Asl di Roma.

DOCUMENTI : LE CONCLUSIONI DELLA PERIZIA (FONTE : “LA REPUBBLICA”)

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NOI CONDANNATI A MORTE, VOI IN ATTESA DI GIUDIZIO”

SERVIZIO TG3 – 17/12/2012

MANIFESTAZIONE DAVANTI AL TRIBUNALE


Taranto and Trieste: a common destiny, a changing history


17 February 2012 might be remembered as the day when Taranto history has been made.
A pretrial hearing has been held on February 17 at 12 am at Via Marche Court in Taranto by the g.i.p (pretrial investigation judge) of the Judiciary of Taranto City against the top managers of ILVA Taranto Works, arraigned on a charge of environmental disaster, culpable food poisoning and dangerous stuff jetting.

This hearing has received nationwide attention not only because of great interests involved but also for historical meaning the final judgment may acquire in case of conviction.

In fact, despite denunciations lodged over the years by environmental associations and citizens committees, nothing concrete has ever been done to protect public health, territory and plants workers, due to a clear lack of political will of the local government to deal with pollution problems.
This trial might be a landmark not only for Taranto’s future but also for Trieste’s future (a province in northeastern Italy) which has to deal with severe pollution levels, just like Taranto has to.
On Wednesday morning 15 February, The Legamjonici Committee held a press conference, titling WAITING FOR THE HEARING OF 17 FEBRUARY and discussing mutual pollution problems of Taranto and Trieste. The conference was also attended by Roberto Giurastante, leader and spokesman of AAG (Alpe Adria Green) and Greenaction Transnational environmental associations, mainly operating in Trieste province.

 Debate Topics: Eni, Cementir, Ilva, what happens?; what is the link between Taranto and Trieste?; Waiting for the pretrial: additional key elements and an plea to the Court.

Now, what is the link between Taranto and Trieste? It is a devastating and unpunished pollution and the strenuous fight against it.
Yet there is something that makes the difference between the two cities.

In fact, the judges of Trieste have never turned their attention to denunciations by environmental activists and citizens, but things seem to go differently in Taranto, where judicial authorities initiated proceedings against polluters.

And this is a very significant detail the two cities are focusing in, pouring their hope for redemption into it.

The outcome of proceedings may depend also on people support to the Taranto Judiciary and its investigation and in fact many thousands of people, close to give up hope, let 17 February be the day they took courage and resolved to stand and fight for what is right, sending the clearest message to the local and national government that people will no longer accept pollution crimes and will keep on fighting, defending their health and their future, saying that “enough is enough”.

Traduzione di Anna Rita Spera

Venerdì 17. Una data che suscita facili ironie. 

Eppure proprio questa data potrebbe essere ricordata come il giorno in cui si fece la storia di Taranto.

Su disposizione del gip Patrizia Todisco è fissata per il 17 febbraio, alle ore 12 presso il Tribunale di Via Marche, la prima udienza per l’incidente probatorio che vede i vertici dell’Ilva accusati di disastro ambientale, di avvelenamento colposo di sostanze alimentari e getto pericoloso di cose.

Grande è l’attenzione rivolta al processo non solo per gli enormi interessi in gioco ma anche, come si è accennato, per il carattere storico che un’eventuale sentenza di condanna verrebbe ad assumere.

Infatti nonostante le denunce presentate negli anni dai comitati cittadini e dalle associazioni ambientaliste, nulla di concreto e di effettivamente risolutivo è stato mai ottenuto a tutela della salute dei cittadini, del territorio e dei lavoratori, causa un’evidente mancanza di volontà politica da parte delle amministrazioni.

Un processo che appare storico non solo per Taranto ma anche per una città come Trieste, da anni vittima anch’essa degli impuniti interessi dei poteri forti che hanno gettato e gettano tuttora il territorio triestino nel baratro del disastro ambientale. Un male in comune con Taranto che non costituisce in nessun modo un motivo di mezzo gaudio per le due città. Al contrario.

Alla conferenza stampa del Comitato Legamjonici tenutasi nella mattinata di mercoledì 15 febbraio è intervenuto Roberto Giurastante, portavoce dell’associazione ambientalista Alpe Adria Green e responsabile di Greenaction Transnational, operante principalmente nel territorio di Trieste. Titolo della conferenza: ASPETTANDO L’UDIENZA del 17 febbraio. Temi di discussione: Eni, Cementir, Ilva: cosa accade?; Cosa unisce Taranto e Trieste; Aspettando l’udienza: ulteriori elementi e un appello alla magistratura.

Ebbene, cosa unisce Taranto a Trieste? Un inquinamento devastante ed impunito e la strenua lotta contro di esso. Come a Taranto infatti si lotta a Trieste contro un disastro dietro cui si nasconde l’omertà dei rappresentanti politici, l’ostruzionismo della Giustizia italiana, la connivenza dei media locali.

Un territorio già pesantemente sfruttato e su cui incombe la minaccia di nuovi allarmanti progetti, come quello relativo ai terminali di rigassificazione nel Golfo di Trieste voluto dal colosso spagnolo Gas Natural, avallato dalle istituzioni italiane ed in qualche modo tollerato dalla stessa Commissione Europea, che ha “congelato” le inchieste al riguardo, nonostante le prove inconfutabili presentate da AAG e Greenaction a dimostrazione delle mistificazioni contenute nelle documentazioni fornite dalla società spagnola e delle irregolarità degli iter organizzativi in Italia. Fermo restando le parole di biasimo nei confronti dell’inspiegabile decisione della Commissione Europea, Giurastante ha tuttavia sottolineato l’importanza che potrebbero assumere dei rappresentati locali presso il Parlamento Europeo quali strumenti di pressione in tale sede.

Tornando al raffronto Taranto-Trieste, c’è qualcosa che differenzia le due città. Mai a Trieste la Magistratura ha dato seguito alle denunce avanzate dai gruppi ambientalisti. Diversamente sembrano andare le cose a Taranto dove la Magistratura si mobilita. Ed in questo non trascurabile particolare si concentra la speranza di riscatto delle due città. Ed in tutto ciò la capacità dei cittadini di esercitare pressione è fondamentale. Necessaria è la continua attenzione della collettività verso le udienze. Decisivo appare il fermo sostegno di essa alla Magistratura tarantina.

Questo è il messaggio che Legamjonici ha voluto lanciare in chiusura della conferenza stampa, sottolineando quanto sia necessario un continuo controllo da parte dei cittadini sull’operato delle amministrazioni, anche relativamente alle “misteriose” sparizioni di fondi stanziati per la bonifica del territorio.

Legamjonici ha infine ammonito che la grande industria inquinante non mollerà facilmente l’osso, stringendo ancora saldamente in pugno l’immarcescibile arma del ricatto occupazionale con cui tiene in ostaggio una provincia intera e soprattutto i lavoratori, i quali dovrebbero schierarsi al fianco di chi si batte per il territorio, anche in nome del loro primario diritto di lavorare in un ambiente sano ed umano, invece che chinare il capo ed accettare fatalisticamente il fatto che “all’Ilva non si producono cioccolatini”.

Cogliamo in calce l’occasione per augurare all’ILVA un buon venerdì 17.

Anna Rita Spera

Nella foto: Taranto, 14 gennaio 2010, inaugurazione impianto aspirazione e depolverazione Acciaieria 2.

Taranto, 28 gennaio 2012: il verdetto inequivocabile dei periti chimici della procura. L’Ilva inquina e rappresenta un pericolo, non solo a causa delle diossine. Ed ora la difesa Ilva.

Taranto, 3 Dicembre 2010: inizia l’incidente probatorio, con il sopralluogo nello stabilimento ILVA, per accertare se le emissioni del siderurgico più grande d’Europa siano nocive alla salute della popolazione; dopo più di un anno di indagini,  i primi risultati vedono luce nelle conclusioni da parte dei periti chimici, che mostrano il “quadro clinico” della situazione, da qui si evince la pericolosità delle emissioni, analizzando i dati delle rilevazioni, che verranno incrociati con quelli della popolazione per stabilire il nesso tra le emissioni e vari tipi di patologie.

Dunque è scientificamente evidente che il principio di precauzione debba essere applicato in via definitiva, per risolvere completamente il problema.

Il 17 febbraio, alle ore 12.00, ci sarà la prima udienza del processo, mentre  i periti epidemiologi hanno chiesto una proroga (di un mese) per completare il loro operato attraverso un’indagine specifica sulla popolazione.

La Dott.ssa Daniela Spera, responsabile del comitato Legamjonici, ringrazia l’avvocato Maria Teresa Mercinelli, per averle dato l’opportunità di seguire, come Consulente Tecnico di Parte per conto di un allevatore, le fasi piu’ delicate dell’incidente probatorio. Un ringraziamento speciale va a Vincenzo Fornaro per la sua assidua presenza e la sua grande umanità.

La Dott.ssa Spera ringrazia, inoltre, Alessandro Marescotti, di Peacelink che con il suo prezioso lavoro di informazione e divulgazione ha fatto emergere la terribile verità della contaminazione da diossine e PCB ed ha sostenuto concretamente la famiglia Fornaro.

LE CONCLUSIONI DEI PERITI CHIMICI (Fonte “La Repubblica”)

Taranto-20 novembre 2011. E’ in corso il lavoro richiesto dalla Procura di Taranto ai periti per stabilire le responsabilità nelle ipotesi di disastro ed inquinamento ambientale a carico dei vertici dello stabilimento siderurgico Ilva. Mentre i tecnici stanno campionando fumi e polveri all’interno dello stabilimento, un altro gruppo di lavoro composto da esperti in epidemiologia sta realizzando una inedita mappatura delle malattie che possono derivare dall’esposizione alle sostanze inquinanti riscontrate nell’aria, nei terreni e nella falda acquifera dentro ed intorno all’area industriale dell’acciaieria e stabilire il nesso causale fra l’esposizione ed il numero di malattie e decessi che si registrano fra i lavoratori dell’industria ed i cittadini.

Il Comitato “Taranto lider”, sulla base di precisi riferimenti scientifici e grazie alla collaborazione di medici esperti in problemi di fertilità, ha inviato una lettera ai tre periti epidemiologi, nominati dalla Procura, con le richieste di seguito riportate.

Alla cortese attenzione di: Prof. BIGGERI ANNIBALE, Dipartimento di Statistica “Giuseppe Parenti”; Prof.ssa TRIASSI MARIA, Scuola di Formazione in Management Sanitario; Dr. FORASTIERE FRANCESCO, A.S.L. Roma e Dipartimento di Epidemiologia.

Illustri dottori,

in qualità di membri del comitato cittadino, “Taranto lider”, acronimo di Libere Iniziative per la Diversificazione Economica e la Riconversione, che si pone come obiettivo la realizzazione di iniziative tese a far crescere una nuova consapevolezza nell’opinione pubblica sulla delicata questione delle alternative alla grande industria pesante e che ha sempre cercato di diffondere il principio di massima precauzione e prevenzione primaria con istituzione di mappe epidemiologiche,

SCRIVIAMO

la presente perché fortemente convinti che non tralascerete nella vostra indagine di considerare malattie fortemente invalidanti e diffuse, come le patologie tumorali, le neoplasie, ecc, ma al tempo stesso riteniamo di dover vigilare affinché venga data la giusta attenzione anche a malattie fortemente invalidanti, ma ancora non riconosciute ufficialmente dal Servizio Sanitario Nazionale, quali l’endomentriosi e l’MCS (Sensibilità Chimica Multipla).

Diamo in questo modo voce a tutti i cittadini che tramite “Taranto lider” hanno espresso il proprio dolore e il proprio desiderio di vedere i propri diritti rispettati, processo cominciato già tempo fa con la pubblicazione su una nota testata locale di un articolo in proposito:
http://www.tarantolider.it/news/?tag=endometriosi

All’interno di tale articolo fu citato il presidente della Sigo (Societa’ italiana di ginecologia) Giorgio Vittori che aveva affermato: “Le sostanze inquinanti presenti nell’ambiente, tra cui la diossina contribuiscono all’insorgenza dell’endometriosi, come dimostrano i dati epidemiologici del Belgio e di alcune regioni italiane. Secondo noi, considerato l’elevato numero di soggetti colpiti ci troviamo di fronte ad un’epidemia, e l’ampiezza del fenomeno deve essere riconosciuta dalle istituzioni.” Studi epidemiologici indicano l’associazione fra l’aumentato bioaccumulo di PCB “diossina simili” e/o diossine ed un incremento del rischio di endometriosi (Rier & Foster, Toxicol Sci. 2002 70: 161-70). Quanto dichiarato relativamente alla correlazione tra endometriosi e diossina è stato recentemente confermato da un gruppo di ricerca tutto italiano, finanziato dalla Fondazione Italiana Endometriosi, che è riuscito a identificare l’origine genetica dell’endometriosi, una malattia che colpisce oltre tre milioni di donne, solo in Italia, e la sua correlazione con gli inquinanti presenti in atmosfera e nella catena alimentare, tra cui diossina, mercurio, cadmio, piombo, plastificanti, fenoli. Gli scienziati sono riusciti a identificare con lunghe ricerche, cellule di endometrio al di fuori dell’utero, nei feti femminili già dalla sedicesima settimana di vita.

L’equipe dichiara: “Lo studio ha dimostrato, per la prima volta che l’endometriosi é determinata dalla presenza di tessuto endometriale primitivo al di fuori dell’utero, derivante da un minimo difetto genetico dell’apparato genitale. Concorrono alla formazione di questa patologia, distruttori endocrini, agenti inquinanti come la diossina e altri contaminanti che causano o stabilizzano il fenomeno durante la gravidanza.”

Con questa lettera vogliamo, inoltre, porre la vostra attenzione anche al legame esistente tra l’inquinamento e la problematica della sterilità a causa delle alte temperature riscontrate all’interno degli stabilimenti siderurgici, e delle radiazioni ionizzanti, già scientificamente comprovato da studi realizzati dal Prof. Filippo Maria Boscia (luminare nel campo della cura della sterilità e, in particolare, dell’endometriosi), dal suo staff e dal altri medici competenti ed esperti nel campo.

Attualmente è in corso, a partire dal 2010, un protocollo di ricerca finanziato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Puglia, in collaborazione con l`Università di Bari e in particolare con il dipartimento di ginecologia, ostetricia e neonatologia che potrà stabilire se, nella nostra provincia, c`è una relazione tra inquinanti ambientali e infertilità femminile. Lo studio diretto dalla dottoressa Raffaella Depalo, fisiopatologa della riproduzione umana al Policlinico di Bari, su un campione di 58 donne dell`area tarantina da confrontare con altrettante donne che risiedono nel resto della Puglia. L`emissione di diossina dell`impianto Ilva di Taranto desta, da sempre, forte preoccupazione. Lo studio è nato da un dato osservazionale retrospettivo sulla “risposta povera” alla stimolazione ovarica in cicli di Fecondazione Assistita, in una ristretta popolazione di giovani donne che avevano come comune denominatore la stessa provenienza: l’area geografica tarantina.
I dati prelimari sono relativi ad uno studio prospettico sugli effetti della diossina sulla maturazione dell’ovocita. Gli esiti definitivi saranno resi pubblici il 25 novembre a Lecce, nel XVII Week-end Clinico della Società Italiana della Riproduzione “Ambiente, fertilità e tumori” con la relazione della dottoressa Depalo: “Diossine e patologie ovariche correlate”.

Secondo i rilievi effettuati dall`Arpa Puglia, i dati annui proiettati su 45 anni di funzionamento dell`impianto, fornirebbero un ammontare di oltre 7 chili e mezzo di diossine fuoriuscite, con relative problematiche sanitarie connesse all`esposizione cronica.

Alla presentazione del progetto, nell`auditorium della Fondazione CrP, è intervenuto, tra gli altri, Giorgio Assennato, direttore dell`Arpa Puglia (l`Agenzia per l`ambiente) che ha sottolineato la necessità di dare risposte precise alla popolazione. Ha ricordato, inoltre, la tragedia di Seveso del 1976, con la grande quantità di diossina rilasciata nell`aria per un incidente agli impianti della Icmesa di Meda, e le gravi patologie che furono riscontrate nella popolazione contaminata.

In questo momento storico è in corso l’incidente probatorio sulle emissioni dell’Ilva e nell’ambito dello stesso ci sono 300 dipendenti Ilva da monitorare, per comprendere la correlazione tra le loro condizioni di salute e le emissioni dell’Ilva.

Noi come altri comitati della città tarantina, riteniamo che monitorare solamente 300 dipendenti, su circa 11.000, senza dimenticare gli ex-dipendenti congedati dopo decenni di vita nello stabilimento, possa essere insufficiente e ribadiamo vogliamo sollecitare la considerazione non solo delle malattie riconosciute come malattie professionali.

Affinché lo studio non risulti limitativo e poco rappresentativo, andrebbero ad esempio monitorati i dipendenti che sono stati costretti a ricorrere a periodi di malattia, verificando se hanno trascorso periodi in ospedali o abbiano seguito terapie antitumorali o interventi chirurgici o di autotrapianto oppure se siano deceduti.

Siamo naturalmente fiduciosi nelle Istituzioni e nel vostro operato, ma abbiamo l’obbligo, in quanto portavoce dei diritti dei cittadini, di esprimere i nostri dubbi e sollecitare il massimo impegno affinché la professionalità degli esperti prescelti sia in grado di evidenziare e sottoscrivere scientificamente la realtà e la drammatica situazione della città di Taranto già nota a tutti, ma da molti volutamente tenuta in sordina.

In attesa di un vostro gentile cenno di riscontro e di voler magari diffondere le vostre intenzioni sui nostri spazi web e tramite eventuali interviste e comunicati stampa, inviamo i nostri più cordiali saluti.

Comitato cittadino Taranto lider

SERVIZIO TELERAMA:

SERVIZIO  RAI 2

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ce419a96-d707-4b2e-9e28-c325e2245c4e.html#p=0