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DPP_0004CABINA DI REGIA DELL’AREA SALENTINA ISTITUITA CON DGR 2496 DEL 30/12/2015 SULLA QUALITA’ DELL’ARIA. 

La Regione Puglia al fine di affrontare le problematiche connesse al controllo e miglioramento della qualità dell’aria, ha istituito, nel dicembre 2015, una cabina di regia alla scopo di unire competenze e conoscenze di enti e istituzioni.

Con il primo tavolo svoltosi l’8 luglio scorso, di cui pubblichiamo il verbale, sono stati stabiliti dei gruppi di lavoro ai quali aderire per lo svolgimento razionale e coordinato delle attività.

Anche il comitato Legamjonici, su espressa richiesta della responsabile, la Dott.ssa Daniela Spera, è stato inserito nel progetto e avanzerà le proprie proposte relativamente alle seguenti tematiche:

  1. Gruppo di Lavoro Piani di Risanamento;
  2. Gruppo di lavoro odorigeni;
  3. Gruppo di lavoro protocollo MATTM/ANCI/REGIONI e norme comparto aria, con particolare riferimento alla revisioni di proposte normative nazionali e comunitarie che incidono sul comparto aria;
  4. Gruppo di lavoro su pubblica sicurezza ed incolumità sanitaria.

Si resta in attesa del prossimo incontro.

#cabinaregiaqualitariareatabrle

 

 

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pm2,5

figura 1

E’ stato pubblicato di recente il nuovo Rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente sulla Qualità dell’Aria in Europa, da cui si evince che la riduzione di emissioni in un’area da fonti specifiche non porta automaticamente a concentrazioni più basse. Le dimensioni ridotte del particolato infatti permettono alle particelle di rimanere sospese in aria per lunghi periodi  e possono essere trasportate per distanze lunghe fino a centinaia di chilometri (Figura 1).

Secondo un rapporto dell’OMS pubblicato nei giorni scorsi (“La revisione delle prove sugli aspetti sanitari dell’inquinamento atmosferico”) l’esposizione a lungo termine delle particelle sottili (PM 2,5) può innescare arteriosclerosi, problemi ai nascituri e malattie respiratorie nell’infanzia. Ci sarebbe anche un possibile collegamento  con  l’insorgenza di diabete ed interferenze con lo sviluppo delle funzioni cognitive e neurologiche.

LineeGuida_BassaRisoluzione

figura 2

Un  interessante documento della SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare) analizza gli effetti sulla salute umana dell’ l’inquinamento atmosferico associato alle malattie cardiovascolari,mentre uno studio del 2009 a cura di Epidemiologia e Prevenzione ci fornisce indicazioni più precise da un punto di vista epidemiologico (Figura 2).

La nuova direttiva 2008/50/CE, relativa alla qualità dell’aria ambiente in Europa(giugno 2008):
– fissa i limiti per i principali inquinanti
– stabilisce che gli Stati membri, entro il 2015,portino i livelli di PM2.5 al di sotto di 20 µg/m³ nelle aree urbane e riducano l’esposizione del 20% rispetto ai valori del 2010, entro il 2020.
– a livello dell’intero territorio nazionale, gli Stati membri dovranno rispettare il valore limite di 25 µg/m³ di PM2.5 da raggiungere obbligatoriamente entro il 2015.

Nonostante tali politiche però, la Società Europea di Medicina Respiratoria (European Respiratory Society, ERS) ha criticato le posizioni del Consiglio dei Ministri della Unione Europea (UE).
Infatti, secondo la ERS:

1. i valori limite per il PM10 e per il PM2.5 non devono essere superiori a 20 µg/m³ e a 10 µg/m³, rispettivamente, in modo da offrire un livello di protezione per i soggetti più vulnerabili, in base alle linee guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità;

2. i valori limite e la percentuale di riduzione dell’esposizione pianificata per il PM2.5 devono essere legalmente vincolanti;

3. i valori limite per il PM10 non devono essere indeboliti. In particolare, la ERS ha evidenziato come il valore limite proposto come media annuale per il PM2.5 non sia adeguato per proteggere la salute dei soggetti più fragili, quali neonati, bambini e soggetti affetti da malattie cardiorespiratorie. 

Allo stato attuale, le PM2.5  sono regolamentate solo negli Stati Uniti.

A sostegno della tesi sulla pericolosità del Pm2,5 si son schierati gli epidemiologi in un documento proposto dalla Società europea di medicina respiratoria.

Uno studio effettuato nell’area industriale di Taranto, dimostrava già nel 2005 che la concentrazione degli inquinanti contenuti nel PM 2,5 è potenzialmente più dannosa rispetto al suo peso effettivo.

Particolarmente difficoltoso risulta il contenimento dei PM 2,5 , per via delle piccolissime dimensioni di queste particelle , che riescono a  penetrare nei polmoni, radicandosi negli alveoli . Per questo motivo la barriera frangivento, in via di completamento nello stabilimento siderurgico ILVA di Taranto, non è efficace a contrastare la dispersione di polveri sottili. L”inefficacia di tale sistema è stata confermata dalla stessa Arpa Puglia.

Infatti, la centralina di via Machiavelli ha registrato per tre giorni consecutivi degli sforamenti (26-28-28 µg/m³ ) del valore limite obiettivo di PM 2,5, da considerare attribuibili all’Ilva, visto che, nello stesso giorno le centraline disposte in altre zone della città, interessate da un intenso traffico autoveicolare, non hanno rilevato valori simili. (Figura 3)

PM2.5 ARPA GEN-FEB

figura 3

Il Ministero della Salute ha pensato bene, pero’, di utilizzare Taranto come un grande laboratorio sperimentale, e i tarantini come cavie,  proponendo di monitorare per un determinato arco di tempo (cinque-otto anni) gli effetti dei livelli giornalieri misurati del PM10 e del PM2,5 sulla mortalità naturale,cardiovascolare, respiratoria, sui ricoveri ospedalieri ed accessi al pronto soccorso per malattie cardiache, respiratorie e cerebrovascolari nei residenti nella città di Taranto.

Questi dati, sempre secondo il Ministero della Salute, saranno utili per stimare il contributo del polo siderurgico alla concentrazione di PM10 e PM2,5, ed agli effetti sanitari avversi.

In altre parole: contiamo i morti e poi si vedrà!