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Immagine Alleghiamo il documento contenente l’ ordinanza di chiusura delle indagini preliminari.

ordinanza-chiusura-inchiesta-ILVA

N.B. : Il documento é stato pubblicato in forma parziale. Dal testo originale sono state sottratte le informazioni riguardanti i domicili degli indagati. Il file originale è tratto dal Sole 24 Ore.

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Giovedì 24 Ottobre al Liceo Scientifico Statale D. de Ruggieri di Massafra si terrà la presentazione del libro “Veleno” di Cristina Zagaria, edito da Sperling & Kupfer con la presenza della protagonista Daniela Spera, a cura del Comitato per la corretta gestioni dei Rifiuti. Siete tutti invitati.

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Ilva-TarantoQuesto materiale è stato presentato in anteprima il 22 Settembre 2013 a Mosaico Scienze, Mantova:

Licenza Creative CommonsBased on a work at http://www.youtube.com/watch?v=MSYAKKLBn-s.

IL PICCOLO 26 FEBBRAIO 2012

LA REPUBBLICA 25 FEBBRAIO 2012

CORRIERE DEL GIORNO 25 FEBBRAIO 2012

IL MATTINO 24 FEBBRAIO 2012

E Taranto dice NO agli inceneritori

L’opposizione attuata lo scorso anno dai tarantini al conferimento dei rifiuti campani in discarica rappresenta per Trieste la spinta propulsiva che mette in campo, domani 25 febbraio dalle 10 alle 13, un presidio davanti all’inceneritore di Trieste per protestare contro lo smaltimento incontrollato dei rifiuti della Campania nell’ambito dell’operazione ‘solidarietà’ attuata dal Ministero dell’Ambiente Italiano.

Come per l’iniziativa tarantina, anche per Trieste, tale opposizione è l’occasione per ribadire che piu’ in generale la gestione dei rifiuti non puo’ e non deve passare attraverso l’incenerimento e il conferimento in discarica. Del resto, la legislazione comunitaria pone al centro della gestione dei rifiuti la protezione della salute umana e la tutela dell’ambiente mediante la riduzione della produzione dei rifiuti e il loro riciclaggio spinto.

Ma l’iniziativa triestina vuole essere anche il proseguimento dell’azione di opposizione dei cittadini di Taranto, anche alla luce della recente autorizzazione concessa dalla Regione Puglia ad Ecodi srl per la costruzione di un inceneritore di rifiuti pericolosi e non pericolosi nella zona industriale, e della richiesta avanzata da Appia Energy di autorizzazione del raddoppio della sua produzione di energia elettrica tramite l’impiego di combustibili quali Biomasse e CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti). Tali materiali incrementano l’inquinamento ambientale per la produzione di polveri fini e ultrafini, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici, diossine. L’uso di CDR contribuisce, inoltre, a consolidare il traffico illecito e incontrollato connesso allo smaltimento dei rifiuti.

L’iniziativa, che è la prima di una serie di azioni congiunte tra gli ambientalisti di Taranto, di Trieste e della Slovenia, viene organizzata da Greenaction Transnational, Alpe Adria Green, Legamjonici. Hanno già dato l’adesione il MoVimento 5 Stelle di Trieste, il movimento Trieste Libera e cittadini.

Leggi anche: Emergenza rifiuti

Trieste, 20 febbraio 2012 – Un asse importante sul fronte della lotta all’inquinamento nazionale e transnazionale. Questo il senso dell’alleanza tra  Greenaction Transnational di Trieste e Legamjonici di Taranto.

Un’alleanza, annunciata proprio nella settimana dell’avvio dell’incidente probatorio sull’inquinamento dell’ILVA di Taranto svoltasi il 17 febbraio, che vuole puntare all’affermazione della legalità in campo ambientale da Nord a Sud con azioni che verranno portate fino al cuore delle istituzioni comunitarie.

La lotta contro l’inquinamento non può avere infatti alcun confine. E le due città marittime rappresentano molto bene il risultato finale di un inquinamento di Stato incontrollato.
Città devastate dalle discariche, dalle industrie inquinanti (stabilimenti siderurgici, raffinerie, terminali petroliferi), e private del loro futuro. Con l’accondiscendenza di amministratori pubblici locali che anziché fare gli interessi della loro comunità si sono messi a disposizione delle industrie e dello Stato.

Trieste e Taranto sono accomunate da un disastro ambientale epocale le cui conseguenze ultime potrebbero vedersi entro 20-30 anni se non vi saranno rapidi cambiamenti.
Le due città rischiano infatti di scomparire sotto il peso insopportabile di un inquinamento che uccide i cittadini avvelenandoli e che impedisce ogni possibile sviluppo, se non quello di ulteriori attività industriali inquinanti.

Una lenta ed inesorabile agonia decretata da chi può decidere sulla testa dei cittadini. Ma forse le cose stanno cambiando. Il 17 febbraio sarà una data da ricordare. I cittadini di Taranto hanno detto NO a questa morte annunciata manifestando davanti al tribunale in cui era in corso l’incidente probatorio dell’inquinamento ILVA. Una manifestazione compatta e decisa di chi sa che è in gioco la propria vita. Un forte segnale a quelle istituzioni fino ad ora più attente agli equilibri politici che alla difesa dei diritti dei cittadini e, in definitiva, della legalità.

L’alleanza degli ambientalisti deve rafforzare questa spinta al cambiamento. Un’alleanza fin dall’inizio molto “operativa”. Greenaction Transnational e Legamjonici hanno infatti già creato dei gruppi di intervento che interagiranno scambiandosi le competenze. Daniela Spera presidente del comitato Legamjonici è stata inserita nel direttivo di Greenaction Transnational quale responsabile del gruppo “Ecotossicità e salute” (Daniela Spera è tra l’altro consulente tecnico nell’incidente probatorio sull’ILVA per le parti civili), Roberto Giurastante presidente di Greenaction e portavoce per l’Italia della rete ambientalista internazionale Alpe Adria Green è diventato il responsabile del gruppo “Diritto” di Legamjonici.

Già avviate le prime denunce congiunte alla Comunità Europea sul disastro ambientale tarantino e sui nuovi incompatibili progetti industriali sostenuti dalle amministrazioni locali. L’aria di Taranto sta decisamente cambiando lo scenario nazionale.

Ha già lavorato per spostare le cozze, poi sposterà i Tarantini: cosi’ la grande industria avrà definitivamente conquistato Taranto espandendosi e sostituendosi all’intera città. Sembra un film dell’orrore e invece a Taranto tutto è possibile…ecco il sindaco ai microfoni di Radio Rai (Baobab del 13 gennaio 2012, minuto 56.40 )che tranquilizza i suoi interlocutori, nella fattispecie asserendo che la concentrazione dei metalli nel rione Tamburi non è preoccupante e dichiarando inoltre che si sta lavorando per risolvere completamente l’annoso problema legato alle emissioni delle polveri dell’Ilva, attraverso un progetto che prevede  lo spostamento dell’intero quartiere, oggetto inoltre di un processo avviatosi proprio oggi in cui è indagato Riva per deturpamento degli edifici antistanti lo stabilimento siderurgico.
  
Tutto ciò mentre cresce  la protesta dei cittadini, stufi di sentire il nome di Taranto ormai da tempo associato esclusivamente all’omicidio della povera Sarah Scazzi, oggetto di speculazioni mediatiche sulla stampa nazionale.
 
Dei giovani tarantini hanno cosi’ elevato davanti al Tribunale un grido di dolore per i tanti morti dovuti a 50 anni di inquinamento, cui i media nazionali non rivolgono la giusta attenzione.
  
 

Riteniamo interessante a riguardo questo intervento:

MAURIZIO BOLOGNETTI

Il compagno Vendola e l’isola che

non c’è. Ovvero il Governatore tra

delocalizzazioni e caratterizzazioni

17-01-2012

Potrei iniziare con il più classico dei “c’era una volta”, ma non c’azzecca. E allora inizierò con un c’era e c’è. Sì, c’è una città affacciata su uno splendido golfo da decenni martoriata da ogni sorta di veleni, un pezzo della Magna Grecia inghiottito da diossine e PCB, Ipa e metalli pesanti. E’ la città di Taranto, che come narrano le cronache fu fondata dagli spartani nel 706 a.c. Dopo Sparta venne Riva e poi Vendola, e poi Stefano, e a giudicare da come vanno le cose in questo splendido angolo di Puglia verrebbe da dire che qualcuno deve aver conservato l’insana abitudine di abbandonare i neonati sul monte Taigeto.

Il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, dopo aver delocalizzato le cozze del  Mar Piccolo, vittime di una indigestione di PCB, ha dichiarato ai microfoni della trasmissione Bao-Bab: “Stiamo lavorando per spostare le scuole, le residenze e le persone che abitano nelle vicinanze della grande industria”.

Geniale quasi quanto il governatore di “Tutte le Puglie”, di cui le cronache tramanderanno ai posteri una straordinaria intervista pubblicata sul numero uno della rivista “Il Ponte”, edita da Ilva Spa.

Insomma, se la montagna della bonifica ambientale non va da Maometto, Maometto va alla montagna, e gli sfigati abitanti del quartiere Tamburi saranno delocalizzati(si spera non con le cozze) a qualche miglio di distanza dal famigerato camino E312 e dalle polveri dei parchi minerari dell’Ilva. Temo, però, che l’operazione per quanto meritoria non servirà a sottrarre i “deportati” ai veleni che incombono su un’intera città assediata oltre che dall’Ilva anche dalle raffinerie Eni e dalla Cementir.

Il duo Vendola-Stefano, evidentemente, preferisce la cura alla prevenzione; o forse quando ha annunciato la delocalizzazione degli abitanti del quartiere Tamburi, Stefano aveva in mente la deportazione ordinata nel 209 a.c dal console romano Quinto Fabio Massimo, meglio noto come “Il Temporeggiatore”.

Di acqua sotto i ponti dalla seconda guerra punica ne è passata davvero tanta, ma rievocare le immagini di una Taranto saccheggiata e distrutta, con 30.000 uomini deportati e venduti come schiavi, ci fa pensare chissà perché ai pascoli vietati, alle cozze delocalizzate, alle pecore alla diossina, all’aria satura di benzopirene.

Ma nonostante tutto c’è una Taranto che non molla, rappresentata da un variegato associazionismo e dai ragazzi che,  in occasione della prima udienza del processo per l’omicidio Scazzi, hanno manifestato davanti al tribunale srotolando uno striscione sul quale campeggiava la frase: “Su Sarah avete speculato, ma del nostro inquinamento non avete parlato”. Uno dei manifestanti, a quanto pare, è stato denunciato. Non risultano denunciati, invece, perlomeno per oltraggio al pudore, coloro che da mesi e a reti unificate propongono corrispondenze e morbose ricostruzioni di quello che era e resta un terribile fatto di cronaca nera.

Una vicenda quest’ultima che è lo specchio dei tempi; specchio di un paese dove il dibattito e la possibilità di confronto vengono quotidianamente negati. E’ così sul debito ecologico, sulle vicende che mi piace definire di “veleni industriali e politici”, ed è così sulla questione giustizia-carcere.

Quel che è certo è che mentre l’Aedo Vendola canta di “un’isola che non c’è”, a Taranto un nucleo di resistenti racconta che la città continua a morire.

A febbraio, intanto, ci sarà un’importante udienza del processo che vede sul banco degli imputati l’Ilva, accusata di reati gravissimi, quali disastro doloso e colposo e avvelenamento di sostanze alimentari. Sarà interessante seguire gli sviluppi di questo processo e  incrociare le dita sperando che il tutto non si concluda con una bella prescrizione. Il Temporeggiatore non c’è più, o forse sì (Nicky che dici?), ma magari qualcuno a Taranto preferirebbe essere deportato e venduto come schiavo.

Per concludere gioverà ricordare quanto in relazione al Sin(Sito di bonifica d’interesse nazionale) di Taranto è dato leggere nei verbali della conferenza di servizi decisoria del 15 marzo 2011 a proposito della caratterizzazione delle acque di falda superficiali: “I superamenti delle Csc sono riconducibili alla presenza dei seguenti parametri Manganese, Ferro, Arsenico, Cianuri totali, Benzoapirene, Benzene, Etilbenzene, Toluene, Cloruro di vinile, Mercurio, Cobalto, Piombo”, ecc. ecc. E questo per non dire della situazione delle acque di falda profonde e delle matrici ambientali aria e terra.

fonte: http://notizie.radicali.it/articolo/2012-01-17/editoriale/il-compagno-vendola-e-l-isola-che-non-c-ovvero-il-governatore-tra-del